sabato 17 settembre 2011

''Perle di gioia'' o ''Lilli e il vagabondo''?

Il sugo per condire delle tagliatelle all'uovo servite ieri sera è stato a base di piccolissime polpettine di carni miste.
Non trovandogli un nome adeguato abbiamo chiesto agli amici come 'nominarlo'.
Gianluca si è ricordato delle spaghettata con polpettine del film disneyano, Alberto invece, commentando che non gustava da tempo immemore una tale delizia, ha coniato 'perle di gioia'...
Cucinare per 9 persone con appetiti che vanno da una taglia XS a una XXXL non è affatto semplice.
Abbiamo iniziato con le ormai collaudate tartine con caviale di melanzane e alici marinate composte su una fetta di pane ai cereali assolutamente superbo, il piatto forte sono state le tagliatelle, a seguire delle frittelle di cavolfiore.
Abbiamo concluso con la nota dolce della mousse all'ananas preparata dalla nostra amica alsaziana.
Il tutto con un cielo attraversato e illuminato a giorno da lampi e saette, ma la tempesta ci ha colti a cena terminata, e stamani c'è una maestralata da manuale...mare molto mosso, cavalloni paurosi.
Ma torniamo al sugo...le polpettine, della dimensione di una nocciola, richiedono un po' di manualità ma ripagano ampiamente il lavoro.
La salsiccia che ho utilizzato è quella toscana, aromatica e pepata.

-ricetta-
per 8/10 persone (se si calcolano i bis-tris)
-per le perle-
350 g macinato scelto di vitellone
350 g macinato di maiale
300 g di luganega toscana
60 g parmigiano grattugiato
1 uovo
un mazzetto di prezzemolo tritato con uno spicchio di aglio

-per il sugo-
400 g polpa pomodoro
1 cipolla
1 cucchiaino di 'nduja
olio evo, sale, pepe

Preparo le polpettine mescolando in una capace terrina le carni, la salsiccia spellata, l'uovo il formaggio e il trito di prezzemolo e aglio. Amalgamo bene e non salo perchè è già saporito abbastanza.
Con pazienza formo delle piccolissime palline che appoggio su un grande vassoio.
Prendo una padella grande e faccio scaldare un velo d'olio, spolvero di farina fatta scendere da un setaccino le polpettine e le cuocio poche alla volta facendo ruotare la padella per sigillarle senza romperle.
Appena sono rosolate, massimo 5', le verso in un piatto, rinnovo il velo d'olio e continuo a rosolarle sino a che non le ho terminate.
Nella stessa padellona metto a rosolare la cipolla tritata con il cucchiaino di 'nduja e dell'olio evo, aggiungo la polpa di pomodoro e la lascio insaporire per 7/8 minuti quindi verso le polpettine, scuoto piano e lascio sul fuoco ancora 5' prima di spegnere. Se occorre aggiungo del sale, e macino un po' di pepe nero.
Su delle tagliatelle all'uovo o con della pasta corta tipo conchiglie sono strepitose.

Il tutto abbinato a un Rosso IGT Veronese (taglio bordolese con della Corvina), l'Ettore 2007 di Giovanna Tantini...una gioia per il palato!


le perle crude

il sugo pronto

venerdì 16 settembre 2011

La Parmigiana a modo mio

E' un piatto della grande tradizione culinaria italiana, succulento, opulento, sontuoso e rustico allo stesso tempo.
La ricetta classica prevede che le melanzane vengano fritte, certamente così il piatto risulta estremamente godurioso, ma anche pesantuccio.
Perciò, sempre con un occhio attento al lato salutistico quando si può, ho scelto di realizzarne una versione light, con melanzane che cuocio su una griglia rovente, tagliate a fette spesse senza quasi buccia. E a seconda del tipo che trovo non a tutte faccio fare l'acqua, quelle violetto chiaro, per esempio, sono più dolci e morbide e non le salo preventivamente.
Al mercato locale ne ho trovate di entrambe le qualità, scure e chiare.
La salsa di pomodoro ho scelto di prepararla con dei perini maturi, sbollentati, pelati e passati, quindi fatti leggermente restringere con della cipolla tritata, uno spicchio di aglio e da ultimo del basilico. Aggiungo solo un filo di olio a crudo, al termine, e una presa di sale, ovviamente.

-ricetta-
per 8 persone
4 melanzane grosse
salsa di pomodoro circa 1 kg
3 fiordilatte
100 g parmigiano grattugiato
sale, olio evo

Della passata ho già detto, le melanzane le sbuccio e le taglio a fette dello spessore di 1 cm.
Affetto i bocconcini di fiordilatte e li lascio a perdere l'acqua.
Scaldo la griglia e la spolvero di sale. Metto alcune fette e le lascio arroventare, le giro e le spolvero con sale finissimo. Man mano che sono pronte le accumulo in un contenitore, e procedo sino a terminare tutte le fette.
Prendo una grande teglia da forno, sul fondo metto un filo di olio e un cucchiaio di salsa e inizio a fare uno strato di melanzane, bagno con alcuni cucchiai di salsa, una spolverata abbondante di parmigiano e alcune fettine di fiordilatte.
Continuo a fare strati sino a che non ho terminato le melanzane.
Un filino di olio appena appena e inforno a 160° per circa 40'.
Tiepida è eccezionale...

giovedì 15 settembre 2011

Sugo al tonno, sedano e pisellini

Sai la novità! un sugo al tonno...
Non so bene perchè, forse mia mamma (che non mangia pesce) è stata presa da un'improvvisa spinta salutista, ma la dispensa abbonda di scatolette di tonno!
Lo userà per condire il cibo che prepara ai gatti della colonia isolana? questi poveri animali, una quindicina in tutto, mangiano poco e male e sono talmente abituati agli avanzi di pasta che gli servono i turisti che, anche quando potrebbero alimentarsi con mangime adatto a loro, la 'pastina' non deve mai mancare.
Io gliela preparo con burro e parmigiano, mia mamma invece aggiunge ali di pollo lessate o tonno in scatola.
Comunque dal momento che avevo 4 pomodori stramaturi giusti per la salsa, del sedano e poco altro, ho pensato di preparare un sughetto per condire delle linguine.
L'amico che è in vacanza con noi lo ha giudicato sublime...mah! merito della 'nduja? perchè si da il caso che una boccia da mezzo chilo duri un'infinità usandola a cucchiai, con la giusta parsimonia, vista la sua piccantezza. 
Di quella iniziata a luglio ne ho ancora metà che ho portato con me, certa che avrei trovato il modo di utilizzarla al meglio. 
Trovo che aggiungerne un cucchiaio nei soffritti, anche in sughi con del pesce, non guasti.
Le dosi sono abbondanti...bastano per due volte, si può anche congelare eventualmente.

-ricetta-
1 cucchiaio di 'nduja (che si può sostituire con del peperoncino)
1 scatoletta da 200 g di tonno sott'olio
1 cipollotto
1 scatoletta da 200 g di pisellini finissimi
4 pomodori ramati maturi
4 gambi di sedano verde
olio evo, sale 

Preparo i pomodori a dadini eliminando un po' della loro acqua, lavo bene il sedano e lo taglio a tocchettini. 
Prendo una padella un po' capiente e ci faccio soffriggere il cipollotto affettato sottile con la 'nduja e 3 cucchiai di olio lasciando che la 'nduja si sciolga, poi aggiungo il sedano e lo lascio rosolare un paio di minuti, quindi metto i pomodori e lascio cuocere una decina di minuti. 
A questo punto unisco il tonno ben scolato e sbriciolato e i pisellini. 
Regolo di sale e lascio che il tutto si insaporisca per altri 5' prima di spegnere.

Il vino che volevamo abbinarci, un uvaggio di Franz Haas, purtroppo aveva un problema di tappo...per cui, non avendo un altro bianco in fresco, siamo rimasti in Alto Adige optando per un rosso di montagna,     
che coi suoi sentori leggeri di brodo di verdura ben si sposava con il sedano del sugo.




martedì 13 settembre 2011

Polpettine di carne e riso alla greca

Tecnicamente questa ricetta ha un condimento a base di succo di limone e tuorlo d'uovo che in italiano di chiama fricassea e in greco 'avgolemono'.
Invece del solito stufato o del pollo, anche per questione di velocità di preparazione, preparo delle polpettine con carne e riso crudo che faccio cuocere in brodo leggero e alla fine si rivestono di questa salsina acidula.
Le assaggiai per la prima volta tanti anni fa in Grecia fatte con carne di agnello, ma francamente non ho nè tempo nè voglia, qui in vacanza, di mettermi a disossare un piccolo coscio di agnello per ricavarne la polpa.
E' uno dei piatti ricorrenti dei nostri spuntini sulla spiaggia, solitamente l'abbinamento col succo di limone non è semplice, perciò scegliamo delle bollicine italiane, che con la loro effervescenza aiutano a sgrassare la bocca dalla salsina, e un rosso mediamente leggero, come uno prodotto qui sull'isola, che siamo in 8 e due calici evaporano alla svelta!

-ricetta-
per 4 persone
350 g macinato scelto di manzo e vitello
100 g riso profumato tipo basmati
1 uovo
1 limone, 1 cipollotto
rosmarino e prezzemolo tritato
sale, pepe, circa 700 ml di brodo leggero
olio evo e 50 g burro.

Prendo una boule e ci metto la carne, l'albume, il riso crudo, un rametto di rosmarino e il cipollotto tritato, sale e un po' di pepe macinato fresco. Mescolo bene tutto per amalgamare, copro e lascio riposare un'ora al fresco.
Preparo delle piccole polpette, grosse come una noce.
Prendo una larga padella, metto a scaldare il burro con 4 cucchiai di olio e poi ci rosolo le polpette, molto delicatamente per non romperle, per 5'.
Bagno col brodo caldo e lascio cuocere lentamente e parzialmente coperto per circa mezz'ora. Se dovessero asciugarsi troppo aggiungo ancora brodo, non devono risultare troppo asciutte per quando aggiungerò l'emulsione. Il riso è crudo quindi ci vuole il suo tempo perchè si cuocia, quando arriverà a cottura dalle piccole polpette usciranno tanti cornetti.
Nel frattempo sbatto il tuorlo col succo di limone e un pizzico di sale, e al termine della cottura verso l'emulsione sulle polpette, lascio restringere un pochino a fuoco basso e termino spolverando con del prezzemolo tritato.
Ottime sia calde che tiepide.

domenica 11 settembre 2011

Schiaccia, soppressata e fichi

Continuo con le ricette dal mare...
Quando siamo qui all'Elba diamo la preferenza alla cena serale, che spesso si svolge al bar della spiaggia dove, con un gruppo di amici-degustatori ormai consolidato negli anni, ci si da appuntamento prima del tramonto e si cena con piatti che preparo nel pomeriggio e una scelta di bottiglie di vino dalla nostra cantina.
Il mezzogiorno perciò è all'insegna del cibo veloce, possibilmente senza fuoco, cercando di attingere alle stuzzicherie locali, che in Toscana....non so se mi spiego!
C'è solo l'imbarazzo della scelta.

Lo spuntino che ho scelto di preparare oggi mi riporta alla mia adolescenza, quando mio padre "passava le acque" a Chianciano...il 'furbo', con la scusa che per l'idroterapia la mattina doveva stare digiuno, all'uscita dalle terme si regalava un'abbondante colazione a base di una fetta di pane sciocco spalmato di fichi e ricoperto di fette di finocchiona.
Qui sull'isola il pane sciocco non manca, ma preferisco mille volte di più un bel trancetto di schiaccia, i fichi, bianchi e dolcissimi, abbondano sulla pianta davanti casa e il sabato (ahinoi!) al mercato di Porto Azzurro c'è un banco di norcini che arrivano dalla provincia di Siena...che proprio non si riesce a sorpassarlo indenni (da acquisti).
Tra le varie prelibatezze vendono del prosciutto toscano tagliato a coltello (che costa quanto un jamòn Serrano), porchetta, salsicce secche e fresche e formaggi pecorini di vari tipi. Inoltre sul banco fa bella mostra di se un enorme cilindro rivestito di juta, la soppressata.
Questo insaccato è prodotto soprattutto tra Arezzo e Siena utilizzando tutta la testa del maiale che viene fatta bollire poi disossata, sminuzzata e condita con spezie varie, erbe aromatiche e buccia di limone e arancia, insaccata e fatta raffreddare perché le abbondanti fibre di collagene si compattino.
Le pezzature sono tra 5 e 10 kg. Si affetta a coltello e si mangia solitamente con del pane sciocco perché è piuttosto saporita, mostosa e succulenta.
Purtroppo questi 'tentatori' hanno anche dell'ottima schiaccia cotta in forno a legna...come resistere? per cui per compensare l'eccesso di sapore salato ho pensato di smorzare il tutto, ricorrendo alla golosità paterna, aggiungendo i fichi.
Lo si può considerare un pasto completo, ci sono proteine, carboidrati, fibre, vitamine, grassi, non manca nulla!
O forse si, un bel bicchiere di vino rosso, un Chianti Classico o un Rosso di Montalcino.
Nella prima foto Ivan, il norcino, al taglio della soppressata.




sabato 10 settembre 2011

La Panzanella

Non faccio a tempo ad arrivare sull'isola che entro subito nel mood 'cucina leggera, pratica e veloce', ma che sia pure appetitosa.
Non è altrettanto facile e veloce pubblicare post con la connessione a manovella che c'è qui! ci vogliono alcuni passaggi come se dovessi realizzare una ricetta 'molto complicata'.
Ma 'arrendersi' è un vocabolo che uso scarsissimamente nel mio modo di essere.
Questo e' un piatto della tradizione toscana ma pure umbra, marchigiana e laziale.
A seconda dei gusti gli ingredienti possono subire aggiunte, ma la base resta invariabilmente a base di pane rustico, ottimo olio evo, aceto di vino rosso, sale, pepe e cipolle, cui si aggiungono pomodori ben maturi e basilico.
Se non doveste avere del pane raffermo a disposizione ben venga l'uso di friselle.
Data la mia passione smodata per i capperi io aggiungo sempre anche quelli e, se ne ho a disposizione, delle olive di Kalamata, di cui ho una fornitrice ufficiale, un'amica nata proprio nel capoluogo del Peloponneso. Le scatole da kg di olive nere, spaccate e conservate in una salamoia di olio e aceto, che mi riporta ogni qualvolta abbia occasione di andarci le conservo per i mesi estivi quando ho la certezza di poterle usare in vari modi.
Dosi per 6

-ricetta-
una grossa fetta di pane a testa, vecchio di un paio di giorni, secco oppure tostato
3 pomodori cuore di bue grandi
1 cipolla di Tropea
1 cetriolo
un mazzetto di foglie di basilico
una cucchiaiata di capperini sott'aceto
sale naturale marino in fiocchi
pepe nero, olio e.v.o. Toscano, aceto rosso

Metto dell'acqua fresca e un paio di cucchiai di aceto in una boule dove immergerò il pane lasciando che si inzuppi per bene.
Procedo allo stesso modo casomai usassi delle friselle.
Affetto la cipolla sottilmente, sbuccio e taglio a rondelle il cetriolo.
Lavo i pomodori e li taglio a pezzi irregolari.
In un piatto capiente che poi porterò in tavola metto a strati il pane che avrò ben strizzato, e rotto sommariamente, della cipolla, alcune rondelle di cetriolo, i pomodori, le foglie di basilico spezzettate, qualche fiocco di sale e un buon giro di olio (occorre essere generosi con la dose), del pepe macinato fresco e continuo sino a terminare tutti gli ingredienti.
Da ultimo completo con i capperi e le olive.
Ultimo filo di olio prima di portare in tavola dopo che l'ho lasciata riposare il tempo di...una nuotata? un'aperitivo sulla spiaggia? Il necessario, via!

Dovessi avere a disposizione dei peperoni, del sedano croccante o altra verdura cruda...ogni aggiunta è consentita a seconda dei gusti o del rifornimento in dispensa.
Ad esempio la scorsa estate ne realizzai una per 10 persone aggiungendo dei grossi pezzi di 'tonnina', una specie di tonno salato che si usa molto qui sull'isola, dopo averlo lasciato a perdere il sale in acqua corrente per alcune ore.

mercoledì 7 settembre 2011

Risotto con finocchi, pinoli e pesto

Per la serie 'in cucina non si butta via nulla' o quasi...
Ehhehhehh! alquanto improbabile come accostamento, ma avendo in frigorifero un residuato di finocchio un po' moscetto (avrà patito il viaggio) che non si poteva più mangiarlo crudo e che era troppo poco per farci delle frittelle, l'unica soluzione era cuocerlo.
Ma uno solo? troppo poco lo stesso per 3 persone.
Mentre aspettavo l'arrivo di un amico da Milano ho partorito questo esperimento.
Ho scelto di completare la ricetta con alcuni pinoli per dare una nota piacevolmente croccante e con del pesto per aggiungere un po' di verde e aromaticità, non potendo disporre delle barbine, miseramente appassite.
So perfettamente che non tutti gradiscono questa verdura cotta, ma posso garantirvi che non predomina alla fin fine. E per la serie 'famolo stranissimo' ho scelto di terminare una confezione di riso parboiled trovata aperta in dispensa.
Che tutto sommato a me non dispiace fatto a risotto, certo non rilascia amido, ma la sua consistenza è gradevole, senza sottovalutare l'apporto vitaminico maggiore rispetto ai risi bianchi, concentrando il procedimento di parboilizzazione all'interno del chicco tutte le sostanze nutritive.
L'ennesima dimostrazione che il riso lo si può abbinare a qualsiasi cosa.

A esaltare il tutto è arrivato in soccorso il sommelier, che ha pensato che in abbinamento ci potesse stare un Pinot Gris d'Alsace...ottima scelta.

-ricetta-
300 g riso
50 g pancetta tesa stagionata
1 cipolla piccola
1 finocchio pulito
4 cucchiai di formaggio grattugiato
3 cucchiaini di pesto
una manciata di pinoli
brodo, olio evo e vino bianco

Trito la cipolla e la pancetta e preparo a dadini il finocchio.
In un pentolino metto a scaldare il brodo.
Prendo una casseruola e faccio appassire pancetta e cipolla in 4 cucchiai di olio evo, aggiungo i finocchi e li lascio saltare, mescolando, per 5', quindi butto il riso e lo faccio rosolare prima di sfumarlo con mezzo bicchiere di vino bianco.
Aggiungo a poco a poco il brodo bollente e porto a cottura.
Spengo e lascio mantecare coperto dopo aver unito il formaggio.
In un padellino rovente faccio tostare i pinoli, e in una ciotolina allungo poco pesto con dell'altro olio evo.
Quando è il momento di servire metto una porzione di risotto nel piatto, al centro un cucchiaino di pesto e qualche pinolo qua e là.
L'amico ha gradito molto, e mio marito pure.
E da stasera inizieranno le serate sulla spiaggia...a domani con le ricette!


martedì 6 settembre 2011

Il gelato al caffè

L'unico gelato industriale che acquisto è la 'Coppa del Nonno'....
Sarà che ero bambina quando la Motta la lanciò sul mercato, sarà che in quei tempi era l'unico modo per noi bambini di assaporare il gusto del caffè...insomma, ci sono affezionata e quando non ho modo di preparare del gelato in casa, ricorro alle vaschette da 500 g o al multipack di 4 coppette.
Devo ammettere che nulla è cambiato nel suo gusto e nella ricetta nonostante quasi mezzo secolo e il cambio di marchio.
Però se mi capitano sottomano uova fresche (di galline razzolanti in un bel pollaio)... non resisto, e me lo confeziono da sola. Giusto quello che ho fatto mezz'ora fa.
Sarà una bella sorpresa per mio marito quando rientrerà domani.

-ricetta-
3 tuorli
80 g zucchero grezzo di canna, tipo Demerara
250 ml panna fresca
150 ml latte fresco intero
2 caffè espresso zuccherati

Prendo un pentolino e metto a scaldare il latte, la panna e lo zucchero. Appena lo zucchero si è sciolto tolgo dal fuoco, aggiungo i tuorli e mescolo il composto con una frusta elettrica per alcuni minuti.
Rimetto sul fuoco e lascio scaldare rimestando senza far bollire, il composto dovrà appena velare il cucchiaio. Mescolerò sulla fiamma bassa per almeno 5', in modo da pastorizzare i tuorli.
Quindi aspetto che il composto si raffreddi.
Preparo nel frattempo i due caffè che dolcifico con un cucchiaino per ciascuno di zucchero e lascio raffreddare anche loro prima di aggiungerli al composto preparato.
Verso il tutto nella gelatiera e faccio mantecare il gelato per circa 35/40', verso in una vaschetta e ripongo nel freezer.
Sono molto soddisfatta della qualità raggiunta dopo una serie di tentativi... il risultato è eccellente, nessun retrogusto troppo dolce, nè sensazione di grasso sulla lingua.


lunedì 5 settembre 2011

Formaggi erborinati e vino passito

A volte mi capita di non aver voglia di preparare qualcosa di elaborato solo per me, soprattutto quando sono reduce da un fine settimana fitto di incontri e assaggi culinari.
Allora guardo cosa c'è nel frigorifero, se per caso è avanzato un calice del tal vino...e decido.
La scelta di stasera è caduta su un duo di gorgonzola, uno naturale piccante e l'altro cremosissimo.
Questo formaggio, re degli erborinati (da erborin=prezzemolo), originario come dice il nome dell'omonimo paese situato tra Milano e l'Adda e la cui nascita sembra risalire all'anno 1000, è ormai prodotto in tutta la fascia padana da ovest in Piemonte, spingendosi sino a Cuneo, Vercelli, Novara,  a est in molte delle provincie lombarde, sino a Brescia.
Le muffe che lo caratterizzano sono introdotte con l'aggiunta di spore di Pennicillium Roqueforti, Weidemannii ecc., e la forma viene poi bucata con aghi per favorirne lo sviluppo in aerobiosi.
Matura ed è pronto per il commercio in circa 60 giorni.
Questo solo per il tipo dolce, il piccante o naturale viene stagionato in 150 giorni circa, e la foratura prevede aghi più grossi e una diversa aggiunta di latte, mescolando la mungitura serale e quella del mattino successivo.
Ovviamente il processo produttivo è più complesso, ma non sono qui per fare un trattato di tecniche casearie. Per quello ci sono valide pubblicazioni, o anche suggerimenti per sommi capi su internet....basta solo essere curiosi di approfondire.
In Val Taleggio e Val Brembana esistono ancora casari che producono poco 'zola naturale' di pregio...può capitare di imbattersi in formaggiai ben forniti di alcune forme di questa prelibatezza, che hanno diametro minore e altezza doppia di quelle dello zola classico.
Il giusto abbinamento è con vini passiti o botritizzati, che compensino le note di sottobosco, fungine quasi, e la nota finale leggermente amara, ma mai sgradevole.
Non dimentichiamoci del pane fragrante...una bella michetta, tiepida magari, o una baguette o perchè no, una coppia ferrarese.

Ho la fortuna di potermi concedere la replica dell'assaggio di un vino da uve surmature delle Costa del Rodano...le uve di Roussanne e Viognier sono lasciate appassire in vigna, e il vino viene prodotto solo nelle annate in cui il clima consente la formazione di brume mattutine favorenti lo sviluppo di muffe nobili (la Botrytis Cinerea), questo di solito avviene in seguito all'alternarsi di giornate calde e soleggiate a notti fredde. Solo così i grappoli si riducono, concentrando negli acini molto zucchero, la produzione cala drasticamente arrivando a 10 hl per ettaro, ma il prodotto finale è un vero prodigio che viene commercializzato in bottiglie da 500 ml.





domenica 4 settembre 2011

L'ARMAGNAC

Indubbiamente la più antica acquavite di Francia e forse d'Europa, è un distillato di vino che nasce nel sud-ovest della Francia, nella terra dei Moschettieri di Dumas, la Guascogna.
Nel Medioevo era indicato come 'aygue ardente', iniziarono a produrlo regolarmente nel '600 e la sua diffusione avvenne nel '700, trasportato su carri che partivano da Mont de Marsan e poi viaggiavano via acqua lungo l'Adour sino a Bayonne, da dove poi partiva per il resto d'Europa via mare.
Il trasporto di vino trasformato in alcool era l'unico sistema per far giungere a destinazione una bevanda potabile, se fosse stato solo vino sarebbe inevitabilmente inacidito, quindi l'unica soluzione possibile era che il vino fosse già distillato in un alcolico o fortificato con alcool come nel caso dei vini di Porto o di Marsala o di Jerez.
L'Armagnac si ottiene da uve bianche che danno vini a basso grado alcolico e alta acidità come l'Ugni blanc (il nostro Trebbiano), il Colombard, la Folle Blanche, il Baco blanc.
Viene distillato in speciali alambicchi a ripiani, invecchia in botti di quercia da circa 400 l provenienti dai boschi del Limousin e della Guascogna.
Si distingue in Bas e Haut, la differenza sta nei terreni su cui vengono coltivate le viti, per il BAS il suolo ha sabbie silicee e sottosuolo argilloso, povero di calcare, che regalano al prodotto più finezza e morbidezza, sentori spiccati di frutta. Ha ottenuto l'AOC nel 1905.
Gli HAUT sono meno raffinati e aromatici, crescendo le uve su terreni più calcarei.
La gradazione va da 40° a 60°, i prodotti più vecchi, giunti al culmine della maturazione, vengono conservati in grandi recipienti di vetro per non subire ulteriori evoluzioni.
La visita a una maison che produce Armagnac è un'esperienza esaltante, ricordo ancora l'atmosfera ovattata in cui riposavano delle enormi dame nude ricolme di liquido più o meno ambrato, dai riflessi ramati, vecchio di 20, 30 anni e più.
Abbiamo avuto nel 2004 la possibilità di assaggiarne di diverse annate, per capirne le diverse sfaccettature, e anche l'opportunità di acquistarne di annate particolari in una delle più vecchie maison di produzione, certamente quella che ha l'alambicco più vecchio di Guascogna, il Domaine d'Ognoas.
Tra quelle a disposizione ne scegliemmo una dell'84, perchè avevamo appena festeggiato i 20 anni di matrimonio.
Alcune settimane fa abbiamo deciso che era arrivato il momento di rompere la ceralacca.
Siamo rimasti affascinati dalle note di frutta, vaniglia e prugna sotto alcool, senza pungenza al naso. Molto fine e vellutato.
Stasera, dopo una due giorni di abbondanti libagioni, non ho voglia di cenare, preferisco regalarmi il piacere di assaporarne un calice, finalmente al fresco sulla terrazza.
L'Armagnac si beve liscio in snifter glass, ossia balloon non troppo grandi, a temperatura ambiente, umanizzando il bicchiere, cioè scaldandolo con la mano.


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