martedì 10 dicembre 2013

Bassotti romagnoli

Il Natale si avvicina a grandi passi, si moltiplicano le cene con amici per scambiarsi gli auguri e spesso si è in molti a tavola. Urgono idee per lavorare poco in cucina e dedicare loro più tempo.
E questi che sono? Spiego subito che non sono parenti della Banda Bassotti di Topolinia che hanno comprato casa sull'Appennino romagnolo, i 'bassotti' o 'basotti' sono un primo piatto a base di sottili tagliolini cotti in brodo al forno che diventano una specie di torta compatta non troppo alta e rettangolare, in un ossimoro: tagliolini in brodo asciutti.
Una preparazione che ha ricevuto il marchio PAT regionale (prodotti agroalimentari tradizionali), tanto ormai le sigle per raggruppare le nostre specialità si moltiplicano come i funghi.
Se avete molti ospiti e non volete rimanere troppo tempo in cucina, basterà avere dei tagliolini pronti, brodo, burro e parmigiano per imbastire questa facilissima ricetta e dedicarvi agli amici mentre cuoce.
Naturalmente fare i tagliolini in casa sarebbe meglio, nulla vieta di usare quelli pronti purchè siano di pasta fresca. Calcolate 100 g farina 00 e 1 uovo per persona. Gli altri ingredienti sono a occhio, a seconda del numero dei commensali.
Mi raccomando il brodo che dev'essere di carne, non dico di maiale con gli ossi come in origine, un eccellente brodo di manzo o cappone sarà perfetto.
Sto pensando a Raffaella e al suo pranzo di Natale per 14 persone, il brodo di cappone ci sarà, perchè non pensare di cambiare e fare questi al posto dei tortellini?
Quando li assaggiai moltissimi anni fa in Romagna rimasi stupita dalla loro bontà, forse perchè adoro tutte le paste fresche di cui mio padre era un grande estimatore.
Rimettendo a posto alcuni raccoglitori pieni zeppi di ritagli di ricette, il limbo dei 'questa la vorrei provare', mi è saltato l'occhio su un breve trafiletto che spiegava come prepararli, un controllo veloce alla mia bibbia (Grande enciclopedia illustrata della gastronomia) che li cita brevemente, poco è bastato perchè decidessi che sarebbe stato l'esperimento nella prima cena tra amici.
I tempi di cottura variano in base al forno. Questa volta ci è voluta un'ora buona ma il forno non era il mio, sono pronti quando quasi tutto il brodo è stato assorbito e sulla superficie si forma una crosticina dorata.
Risultato? un primo piatto di una leggerezza infinità, ricco di sapore che non darà la sensazione di appesantire il pasto.

-ricetta-
tagliolini freschi casalinghi, o calcolate 70 g di prodotto confezionato per persona
brodo di carne abbondante (per 6 porzioni circa 1,5 l)
molto parmigiano (se piace anche un po' di pecorino) grattugiato
burro
noce moscata, pangrattato

Imburro bene una pirofila che si possa portare in tavola, spolvero di pangrattato il fondo e dispongo un primo strato sottile di tagliolini sui quali distribuirò abbondante parmigiano grattugiato, un cucchiaio di pecorino non troppo stagionato, un'idea di noce moscata e qualche fiocchetto di burro.
Faccio un nuovo strato di tagliolini, questa volta disponendoli perpendicolarmente agli altri e li condisco come prima, ripeto per la terza volta l'operazione poi ricopro a filo di brodo caldo, spolvero con molto parmigiano e metto in forno a 160° per 45' circa.
Li lascio riposare alcuni minuti nel forno spento poi li servo a porzioni come le lasagne.

lunedì 9 dicembre 2013

Ragù bianco di vitello

Buon inizio di settimana, al termine di questa mancheranno solo 10 giorni al Natale.
Questo è un periodo intenso di incontri, sia didattici con degustazioni a tema, sia tra amici per lo scambio degli auguri di Natale. Immagino che sia così anche per molti di voi, noi abbiamo preso l'abitudine di salutarci con gli amici organizzando incontri conviviali, dove tra abbondanti libagioni e buon cibo, si ride e si chiacchiera in totale relax, scambiandoci attimi di gioia.
Per me è un continuo riporre piatti e bicchieri che, dopo sole poche ore, vengono ricollocati su una nuova tavola imbandita, è la parte più noiosa ma fa parte del gioco.
E, ovviamente, sono avvolta da una spirale di ricette che si susseguono, nuove, sperimentali o ultracollaudate, a seconda del tempo che ho a disposizione tra un incontro e l'altro. E' chiaro che uso le scappatoie più facili e sicure quando non intercorrono neanche 12 ore tra un gruppo di 12 e l'altro.
Per il prossimo incontro con i colleghi sommelier di mio marito credo cucinerò gli sformatini di grana, ricetta piuttosto semplice ma sempre molto gradita, che trovate cliccando QUI , solo che stavolta, invece che adagiarli su un letto di crema di verdure, li accompagnerò con questo saporito ragù in bianco, quindi mi sono portata avanti preparandolo in giorni di relativa calma.
Tanto per fare qualche cosa di diverso. In più, l'eccedente, lo potrò riciclare per un gratin di pasta la domenica.
Come trito per il soffritto ho scelto carota, porro, gambi di sedano (cos'ho fatto con le foglie ve lo racconterò tra qualche giorno) e peperone giallo. Un paio di cucchiaini di spezie per esaltare il gusto, come la curcuma e la paprika forte.
Una cottura media, circa 40', creando l'umidità necessaria con l'aggiunta di un po' di brodo di carne, ne avevo avanzato molto dal bollito misto di un paio di settimane fa, che ho versato in bottiglie di plastica e conservato nel congelatore.
In ogni caso è un ottimo ragù adatto anche a farcire cannelloni, lasagne, oppure per condire un riso in bianco.

-ricetta-
600 g polpa di vitello macinata
2 gambi di sedano
1 porro
1 carota
1 peperone giallo
1 cucchiaino di curcuma
1 cucchiaino di paprika forte
olio evo
sale
500 ml brodo di carne

Trito nel cutter tutte le verdure pulite poi le verso in una pentola assieme a 50 ml d'olio facendole soffriggere lentamente per almeno 10', quando iniziano a prendere colore aggiungo la carne trita che deve rosolare prima di sfumarla con un goccio di vino, poi verso il brodo caldo, abbasso la fiamma e lascio sobbollire piano per circa 30', quindi mescolo anche le spezie proseguendo la cottura per altri 15' circa, regolando il sale solo alla fine.
Se non lo consumo subito lo trasferisco in vaschette che ripongo nel congelatore, in frigorifero si mantiene 2 o 3 giorni..

domenica 8 dicembre 2013

I Risini (paste di frolla e riso)

Quando Riccardo Moro, l'amico cuoco e danzatore, ha pubblicato la ricetta dei risini mi è subito venuta voglia di farli, prima di tutto perchè sono dolcetti che ben si prestano sia per colazione, che per merenda, ma fanno una gran figura anche a fine pasto. Sapete che non amo i dolci troppo elaborati, mi piacciono quelli cotti in forno, al massimo alcune mousse al cucchiaio, dolci tranquilli e poco dolci, se possibile.
Riccardo cura una sua pagina fb di cucina, Welcome to my Kitchen, chez Richard, segue corsi di pasticceria, è appassionato di dolci da forno, prepara sublimi panettoni e colombe home-made. Ha una gran pazienza, tempra forgiata con il duro studio della danza, immagino.
Pertanto copio letteralmente la ricetta del ripieno da lui pubblicata. Per la base di frolla utilizzerò la mia ricetta, non perchè non mi fido della sua, oramai la faccio col pilota automatico inserito e sono soddisfatta dei risultati che ottengo. La trovate QUI , per esempio.
Buona festa dell'Immacolata e buona, dolce, domenica, algida ma soleggiata.
Le dosi sono per 12 pezzi.

-ricetta-
600 ml latte
100 g riso Vialone nano o originario
50 g zucchero
30 g burro
2 tuorli
2 cucchiai di rum
scorza di limone bio
vaniglia
sale
-pasta frolla (cliccate dove sopra è evidenziato QUI per le dosi)
Fatta la frolla la metto a riposare al fresco e intanto scaldo il latte portandolo a ebollizione assieme a una scorza di limone e ad estratto naturale di vaniglia, oppure usate una bacca, lasciatela in infusione nel latte e poi apritela, asportando i semini al centro, poi la stessa bacca conservatela ben chiusa per un'altra volta in cui vi servirà solo il suo intenso aroma.
Al bollore aggiungo una presina di sale, lo zucchero e il riso e lascio cuocere a fuoco moderato, sorvegliando la cottura perchè il latte tende a traboccare, finchè tutto il liquido viene assorbito, mediamente dai 20 ai 30'. Quindi spengo e aggiungo il burro, mescolo ed elimino la scorza del limone che posso anche tritare finemente e rimettere nella crema, l'aroma di limone si deve percepire nei risini.
Quando il composto è freddo aggiungo i tuorli amalgamando.
Stendo la frolla in stampi da muffin, imburrati se non sono antiaderenti, e li rivesto fino al bordo.
A dire la verità i risini di norma hanno forma ovale, ma non ho trovato stampi plurimi di quella foggia.
Riempio con la crema di riso tutti e 12 i gusci di sfoglia e lascio riposare in freezer il tempo che si scalda il forno.
Inserisco lo stampo nel forno caldo a 170° e faccio cuocere per circa 30'.
Li sformo solo quando sono freddi.

sabato 7 dicembre 2013

Supreme di pollo imbottite e impanate

Le supreme si ricavano dal petto del pollo, taglio che io non amo in modo particolare, a meno che non sia cotto a cotoletta. Arrosto, alla piastra o con salsine varie, come servono normalmente le supremes alla francese, non mi va proprio giù.
Sarà anche la parte più nobile del pollo... non mi piace.
Invece addomesticato in questa maniera lo trovo molto gustoso. La parte rimane molto carnosa, e una buona farcitura con broccoletti, formaggio e pancetta magra li rende molto appetibili.
Soprattutto per quel goloso di pollo che è Max.Fast. Credo che ne potrebbe mangiare anche 4 di fila.
Assolutamente esagerato, come sempre, è uno dei più grandi estimatori della mia cucina 'semplice' e, da qui approfitto per dirgli, scusami caro se non ho molto apprezzato l'ultimo ristorante in cui ci hai portato (tanto so che mi leggi).
Buon Sant'Ambrogio a tutti i milanesi e meratesi.
Dosi per 4

-ricetta-
2 petti di pollo interi
100 g pancetta arrotolata magra
100 g broccoletti cotti
8 fettine di emmental
2 uova
pane grattugiato
olio per friggere
Pulisco i petti di pollo eliminando l'ossicino dello sterno e la cartilagine che hanno al centro, li divido in due, separo il filettino, che impanerò da solo, e apro a libro le due metà ottenute incidendole per il lungo con un coltello molto affilato.
Stendo una supreme alla volta sul tagliere, la farcisco con alcune fettine di pancetta, qualche cimetta di broccoletto e due fettine di formaggio. Chiudo premendo bene i bordi. Preparo le altre 3 tasche poi passo tutto nelle uova sbattute con appena un pizzichino di sale e quindi le rivesto uniformemente di pane grattugiato come faccio per le cotolette. Preparo piccole cotolette anche coi filettini più piccoli, impanandoli senza farcirli.
Scaldo abbondante olio di arachidi nella padella per friggere, metto le supreme e le faccio dorare in modo uniforme da ambo i lati. Le prelevo col ragno e le lascio scolare l'olio in eccesso su carta da cucina.
Se volete, per un risultato migliore al gusto, potete friggerle in abbondante burro chiarificato.
Abbiamo versato nei bicchieri un Rosé francese di una bontà infinita, siamo andati in azienda nello scorso maggio, attraversando macchia e boschi di Provenza vicino al circuito automobilistico di Le Castellet. Un vino rosato dal colore fantastico, prodotto da agricoltura biologica pieno e avvolgente, ricco e sapido.
Cercatelo se volete provare qualcosa di veramente stupefacente.
Domaine La Bégude, L'Irréductible.

venerdì 6 dicembre 2013

Mafaldine con seppioline e crema di peperoni gialli

Happy Friday! con oggi comincia l'ultimo ponticello dell'anno, un po' sfortunato visto che le festività cadono di sabato e domenica, domani a Milano si festeggia Sant'Ambrogio, domenica è l'Immacolata.
Diserterò, come ormai faccio da molti anni, la fiera degli Oh bej, oh bej, purtroppo non ha più nulla a che vedere con la manifestazione che attirava tutta la popolazione cittadina di qualche decennio fa. La globalizzazione ha rovinato tutto, non c'è più nulla di caratteristico, tutto è uniformato e prodotto nella PRC.
Mi tiro su di morale cucinando un primo piatto col pesce, per essere precisi le seppie sono molluschi cefalopodi, e accostate a una crema di peperone non sono niente male.
Sughetto piuttosto semplice e di veloce realizzazione, le seppie cuoceranno intanto che si stufano i peperoni prima di essere frullati.
Cosa ci si beve insieme? abbiamo provato l'accostamento con un Sauvignon prodotto in Sicilia, questi produttori emergenti cercano di produrre seguendo il gusto internazionale a scapito della tipicità, quindi gli enologi che li consigliano studiano vini che potrebbero essere fatti indifferentemente in Australia, Cile o SudAfrica. Vitigni a mio avviso maltrattati dall'uso della barrique, tutti con profumi di vaniglia e appiattiti su un gusto che non rispetta le caratteristiche organolettiche dei vitigni. Vini ruffiani, apparentemente gradevoli al palato ma che non invogliano a riempirsi nuovamente il bicchiere. Ottima cosa se si vuole bere poco... ma che non incontrano il mio gusto. Giudizio del tutto personale, quello del sommelier di casa è peggiore.
Dosi per 4


-ricetta-
350 g mafaldine integrali
400 g seppioline
2 peperoni gialli
1 peperoncino piccante
1 cipolla
1 spicchio di aglio
olio evo
sale, pepe
Pulisco e taglio a dadi i peperoni, li metto a soffriggere piano in una padella assieme alla cipolla tritata e un giro d'olio. Alzo la fiamma facendoli rosolare senza che scuriscano, li spolvero con un pizzico di sale poi, quando sono teneri li travaso in un bicchiere capiente e li frullo con la frusta a immersione, ottenendo una crema gialla e saporita.
Lavo ed elimino becco e interiora alle seppioline se non sono già pulite, poi le taglio in 3/4 parti e conservo i ciuffetti dei tentacoli.
Soffriggo uno spicchio d'aglio vestito in un buon giro d'olio assieme al peperoncino piccante pulito della maggior parte di semi e filamenti e affettato a rondelle.
Quando inizia a prendere colore lo elimino e butto le seppie e i ciuffi, le faccio saltare, le sfumo con un goccio di vino bianco poi le bagno con un goccio d'acqua, lasciandole cuocere massimo 10'.
Salo solo a fine cottura macinando anche un po' di pepe.
Lesso la pasta in abbondante acqua salata, la scolo al dente, la ributto nella pentola calda, la condisco con la crema di peperoni e con le seppie, mescolo aggiungendo un goccio di acqua di cottura per amalgamare i sapori, quindi porto in tavola.

giovedì 5 dicembre 2013

Pizza, che gusto vuoi?

Continuano le meravigliose giornate di sole, ragazzi, vi assicuro che qui lungo le rive dell'Adda è un vero spettacolo affacciarsi alla finestra, io non devo fare nemmeno quello, perchè nessuna delle mie finestre è vestita da tende, abbiamo voluto poter vedere liberamente il verde dei boschetti circostanti e l'azzurro delle acque, tanto più che nessuno può 'guardarci in casa'. Una bella differenza con la cortina impenetrabile con cui si è costretti a riparare le finestre in città. Proprio ora dal pelo dell'acqua, scaldata dai raggi del sole, evapora una sottile nuvola di vapore, sembra quello che potrebbe aleggiare da un'enorme jacuzzi. Come mai così bucolica stamattina? Cerco di pensare positivo sempre e comunque, visti gli accidenti che ci capitano manco fossimo magneti.  
Oggi ho voglia di pizza. C'è chi ama la Margherita, chi la Napoli, chi la vegetariana, con rucola, con verdure grigliate ecc. ecc.
Per tagliare la testa al toro ne ho composta una tutta vegetariana a più gusti.
Un bel quadretto cromatico, indubbiamente, e anche una festa di sapori per il palato.
Alcune verdure grigliate, fiocchi di cottage cheese, fiordilatte o parmigiano. Un tripudio colorato e salutare adagiato su una base pronta, non il massimo ma in casi di emergenza ci si accontenta.
Volete provare questo giropizza 'da casa'? fateci caso, in quelle pizzerie dove servono queste pizze miste, le prime che se ne vanno sono le margherita, le 4 formaggi e le 4 stagioni, mentre avanzano (inevitabilmente) porzioni di non ben identificate farciture con sottaceti e salumi. Che rinsecchiscono alla velocità della luce senza che nessuno se ne serva. Che tristezza quello spreco.
Già parecchi anni fa, capitando in una di queste pizzerie sulla statale tra Lecco e Como, rimasi allibita e piuttosto disgustata dalla proposta, eravamo in circa 15 persone e continuava a girare questo nastro con le 'invendute'... al che pensai, tra me e me, ma perchè togliermi il diritto di mangiare quella che più mi piace? (la tavolata era lunga e ai malcapitati seduti in fondo alla tavola arrivavano solo le NON scelte). Al limite preferisco la proposta di alcune pizzerie 'intelligenti' che offrono pizze mignon per chi ha più gusti, così ne ordini 3 differenti e soddisfi le tue passioni.
Invece, nella nostra cucina, possiamo scegliere come comporle, secondo i gusti di casa.
Qui trovate la mia proposta vegetariana.

-ricetta-
1 base pizza rettangolare
100 g spinaci o erbette lessate, strizzate e tritate
100 g caviale di melanzane
100 g di zucchine grigliate
100 g concassè di pomodoro
1/2 fiordilatte
50 g fiocchi di latte
50 g parmigiano grattugiato
olio evo

Stendo la base pronta di pizza su una placca rettangolare lasciandola sulla sua base di cartaforno.
Accendo il forno portandolo ad almeno 200°.
Divido in 4 porzioni ideali la pasta farcendo ognuna con i seguenti ingredienti: spinaci e parmigiano, zucchine e parmigiano, pomodoro e fiordilatte e melanzane con i fiocchi.
Irroro con un filino di olio evo e inforno. Lascio che cuocia per circa 20' poi estraggo la placca e porziono la pizza nei piatti.
La servo accompagnata da una buona birra, secondo me il miglior accostamento possibile. Lieviti con lieviti.
Scelgo una birra speciale, del resto sono un'appassionata di birre 'diverse'.
La Estrella Inedit Damm è prodotta a Barcelona con 2 malti diversi, orzo e grano più coriandolo, scorze d'arancia e liquirizia, birra spagnola sì ma nata da un'idea di un mastro birraio alsaziano, morbida e fruttata, intensa e mediamente alcolica. Servita in un bicchiere ampio che lasci esprimere tutti i suoi profumi.

mercoledì 4 dicembre 2013

Piccoli frutti rossi alla vodka


Ho un amico che adora la frutta sotto spirito. Ogni Natale gliene regalo una diversa.
Ho trovato al mercatino di Sant'Ambrogio, non a Milano, bensì a Merate dove si festeggia lo stesso patrono, la solita bancarella ricoperta di cesti di frutta disidratata.
Tra questi mi ha attratto un cesto ricolmo di piccoli frutti rossi, mirtilli neri e rossi, ciliegie, ribes.
Pensando a Daniele ne ho acquistati un paio di etti, sarà il regalo spiritoso di quest'anno.
Utilizzo la vodka perchè ha un gusto abbastanza neutro che, dopo qualche giorno di infusione della frutta, assume un sapore fantastico e non modifica quello dei frutti.
Questa me l'ha riportata Paola, un'amica pilota reduce da un tour aviatorio nei paesi dell'Est europeo.
Non riempite totalmente i barattoli coi frutti, fermatevi a due cm dal bordo, perchè reidratandosi si gonfiano un pochino, con queste dosi ne farete giusti due vasetti. Me ne sarebbero serviti ancora 30 g, per cui ho aggiunto un po' di uvetta sultanina.
Preparate questa conserva con qualche giorno di anticipo, regalatela o usatela come fine pasto digestivo.

-ricetta-
200 g frutti disidratati piccoli
30 g uvetta sultanina
450 ml vodka

Preparo ben puliti, lavati e asciugati, due barattoli.
Verso metà dei frutti e un po' di sultanina e copro con la vodka sino a 1 cm dal bordo.
Tappo e conservo al buio per almeno 10 giorni prima di consumarla.

martedì 3 dicembre 2013

Pasticcio di pollo e zucchine e... 300mila!

Prima di qualsiasi chiacchiera, stamattina voglio e devo assolutamente ringraziare i miei 109 lettori fissi e tutti gli altri che quotidianamente cliccano e vengono a leggere le mie ricette e le mie divagazioni. In quasi due anni e mezzo, o 30 mesi se preferite, ho raggiunto l'esorbitante numero di 300.500 visualizzazioni. Ma lo sapete che è una cifra enorme per un piccolo blog come il mio, con pochissimi (in rapporto alle visualizzazioni) lettori fissi? Vuol dire che siete molti di più ma tanti non si registrano oppure non hanno un account google.
In ogni caso vi ringrazio tutti, vi porto nel cuore per la fedeltà con cui mi seguite, ma posso ripagarvi solo con le mie ricette. Mi avete fatto un enorme regalo di Natale.
3centomilaepassavolte GRAZIE!! amici miei. 

E adesso metto da parte, soddisfazione, orgoglio e una piccola lacrimuccia di gioia e vi racconto dell'ennesimo riciclo.
Questa ricetta è nata dall'esigenza di recuperare un petto di pollo arrosto e le zucchine che aveva di contorno.
Non c'è niente di peggio di un petto di pollo avanzato, addentare qualche filo di stoppa sarebbe meglio.
Mio parere personale, detesto il petto di pollo ai ferri/arrosto. Però è peccato buttarlo e quelle strane bestiole pelose che mi allietano le giornate non sono avvezze a mangiare cibo della nostra tavola.
Che ci faccio, mi domando guardandolo piuttosto disgustata? Avevo sotto gli occhi uno stampo in silicone e da lì è partita l'idea del pasticcio.
Una frullata al tutto mescolandoci una patata bollita, un uovo e un po' di formaggio e via in forno.
Senza grassi aggiunti, uovo a parte, con mezzo petto ho preparato un secondo delicato e saporito per 4 persone.
Chiaro che, se al posto del petto avete avanzato cosce o ali, fa lo stesso.
Guardate nella foto il mixer che ho usato, è quello piccolo, non serve una gran quantità di carne, anzi meglio se abbondano le zucchine, ne bastano due già saltate.
Se vi piace, profumatelo con curry in polvere, con paprika o curcuma.
Dosi per 4

-ricetta-
mezzo petto di pollo arrostito
due zucchine cotte
1 uovo
1 patata grande bollita
50 g parmigiano grattugiato
mandorle a lamelle
spezie a piacere
pepe
Passo al mixer pollo, zucchine e patata con l'aggiunta dell'uovo e del formaggio.
Condisco il composto tritato con un po' di pepe macinato e con le spezie (ho usato un po' di paprika), verso nello stampo di silicone, completo con un po' di mandorle che gli daranno un bel croccante, e metto a cuocere in forno, già portato a 180°, per circa 20'.
Sformo su un piatto e servo il pasticcio accompagnato da fettine di pane caldo.

Mi sembra giusto brindare all'evento dei 300.000, per cui stapperemo volentieri un Rosé del Roussillon, a base di uve Syrah e Grenache Noir, prodotto da La Preceptorie, il Coume Marie. Nella zona di Maury producono vini rosé e rossi anche secchi, non solo vini dolci, sapidi e profumati di bacche rosse, molto lunghi in bocca, che io adoro. Guardate il colore intenso di questo vino, peccato non possiate percepirne profumi e aromi.

lunedì 2 dicembre 2013

Passato di zucchine con tostini di lingua senapati

Io sono una gran sbadata. Spesso cucino alcune cose che poi mi dimentico allegramente di portare in tavola. Quando oramai gli ospiti sono andati via mi ritrovo contorni e altro, nascosti nel microonde o nel forno spento.
E' successo così con le zucchine trifolate che avevo concepito di servire da contorno al bollito misto, alcuni giorni fa. Forse non ci sarebbe stato manco posto per gustarle, sta di fatto che pulendo la cucina ho trovato la pirofila dove le avevo ricoverate in attesa di riscaldarle.
E adesso?
E se ci facessi un bel passato? basta allungare il frullato con un po' di brodo... e se ci aggiungessi dei piccoli toast di pane raffermo spalmati di senape e farciti con fettine di lingua? così il tutto diventa un piatto unico, saziante e completo e non ci si pensa più.
Chiaro che se non avete lingua avanzata potete farcire i toast come più vi piace, anche con soli formaggi per restare sul vegetariano. Oppure potete usare fettine di arrosto avanzato, salumi, verdure grigliate. Liberate la fantasia, l'importante è prendere spunto.
Buon primo lunedì di dicembre, qui è ancora bel tempo, ci sono albe meravigliose, fa piuttosto freddo ma è normale. Mancano poco più di 20 giorni al Natale, siete pronti?? Io sto già studiando il menù di alcuni incontri programmati.
Dosi per 4

-ricetta-
500 g zucchine
150 g lingua lessata
2 panini del giorno prima
senape forte
500 ml brodo di carne o vegetale
olio evo
sale, pepe
Pulisco le zucchine e le taglio a mezzaluna, le metto a soffriggere in una padella con un velo d'olio, facendole stufare sino a che non sono tenere. Le salo alla fine.
Affetto i panini ricavando fettine di uguale spessore, metà delle quali vengono spalmate di senape.
Affetto la lingua e ci farcisco il pane preparando i tostini che metto a dorare su una piastra rovente appena unta d'olio.
Passo le zucchine con la frusta a immersione assieme al brodo bollente ottenendo una crema, scodello il passato nei piatti e servo coi tostini caldissimi.

domenica 1 dicembre 2013

Torta di cachi e cioccolato

Ieri mattina nevicava, poco per fortuna, oggi è tornato a splendere un magnifico sole e tutto sembra più bello e smagliante. Buona domenica a tutti gli amanti della cucina semplice e casalinga!
Parafrasando lo slogan di una fortunata trasmissione tv, fortunata soprattutto per quello che ha portato nelle tasche della prima conduttrice... posso dire di aver letto e copiato immantinente.
Sono entrata stamattina nella pagina fb del mio amico Riccardo Moro, abile danzatore e ancor più abile cuoco, cercavo la ricetta dei dolcetti di riso tipici del Veronese e non solo che aveva pubblicato tempo fa, e lì mi sono imbattuta in questa ricetta che mi era sfuggita, mica posso stare sempre su fb, purtroppo le varie applicazioni per cellulari e tablet sono molto carenti e fanno perdere un sacco di aggiornamenti.
Mi sono subito innamorata dell'idea di usare i cachi nell'impasto, anche perchè ne ho un tot che mi hanno regalato degli amici.
Al ritorno dal pranzo con gli ex-compagni di liceo, ci sarà questa ad attendere mio marito per lo spuntino serale.
Dosi per uno stampo da 24 cm.

-ricetta-
300 g cachi frullati (più o meno 3 interi)
160 g farina 00
100 g zucchero
75 g burro
50 g cioccolato fondente
20 g cacao amaro
2 uova
1/2 bustina di lievito
sale, zucchero a velo
Monto il burro morbido con lo zucchero poi aggiungo i tuorli e continuo a sbattere ottenendo un composto spumoso al quale aggiungo la farina mescolata al lievito e un pizzico di sale. Quindi a mano incorporo la polpa di cachi e in seguito il cacao e il cioccolato fondente ridotto a scagliette.
Porto il forno a 175°.
Monto gli albumi a neve ferma e li incorporo delicatamente al composto che verso nello stampo rivestito di cartaforno, oppure ne uso uno in silicone che sarà più facile da sformare.
Inforno il dolce per circa 50', lo lascio intiepidire poi lo sformo nel piatto e quando è freddo lo spolvero con un po' di zucchero a velo.

Data la presenza del cioccolato mitigato dai cachi, ci si abbina bene uno zibibbo di Pantelleria. A pochi giorni da un'altra citazione, mi ritrovo a parlare dello stesso produttore. Che fortuna avere in cantina ancora una bottiglia di Bukkuram, prodotto sull'isola da Marco de Bartoli, vendemmia 2001. La cantina è situata in un dammuso settecentesco, ora alla guida c'è il figlio Renato, vi riporto le note olfattivo-gustative annotate da mio marito: colore ambrato, profumi esotici e speziati, di albicocche e fichi secchi, miele, arancia e cedro canditi. Lunghissima la persistenza in bocca.
Un vino da centellinare, assaporandolo senza fretta.
Bukkuram, voce araba, significa 'padre della vigna', ovvero la zona più vocata dell'isola alla coltivazione della vite. Nel 1984, primo anno di produzione, fu scelto questo nome in omaggio alla splendida terra dove viene prodotto.

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