lunedì 30 giugno 2014

Ciliegie 'balsamiche' in conserva

Sono ancora in tempo! Al mercato se ne trovano ancora, la stagione è stata lunga e si è prolungata.
Di ciliegie ne basta mezzo chilogrammo alle quali si aggiunge mezzo litro di aceto balsamico, che non dev'essere di qualità strepitosa, ci si accontenta di quello a poco prezzo, dopotutto il vero balsamico tradizionale va usato a gocce mentre qui ne serve in abbondanza per annegare le ciliegie e deve regalare acidità e l'aroma caramellato, nulla di più.
Una volta pronta la vaschetta, conservate tutto in frigorifero sino a che non le avrete terminate, vi consiglio di aggiungerle come accompagnamento ad arrosti oppure mescolarne qualcuna a una misticanza di insalatine. La loro conservazione è lunghissima, come ho potuto sperimentare con quelle dell'anno scorso.
Ne preparo mezzo chilo ogni anno da due anni, dopo che avevo scovato una ricetta interessante sulla Cucina Italiana.
Qui sotto vi metto il link dove potete trovare una loro applicazione come contorno agrodolce a un filetto di maiale cotto al sale, ricetta che ho avuto il piacere di riscoprire, facile e semplicissima, di ottima resa e gradevolissima.
Cliccate QUI se vi interessa scoprire la ricetta, adattissima a pranzi e cene estive.

-ricetta-
500 g ciliegie
500 ml aceto balsamico
1 vaschetta a chiusura ermetica

Lavo le ciliegie, le tampono con carta da cucina quindi elimino il picciolo.
Le verso in una vaschetta e le ricopro con l'aceto.
Chiudo ermeticamente e ripongo in frigorifero.
Si possono consumare già dopo 24 ore, denocciolandole e aprendole a metà, ma reggono bene alla conservazione, anche per mesi e mesi.

domenica 29 giugno 2014

Macedonia con bacche di Goji

Conoscete le bacche di Goji? Penso che in molti di voi risponderanno sì.
Per chi non le conosce ancora ecco due notizie sulle proprietà di questi alicamenti, non ho scritto sbagliato, si definiscono così alimenti particolarmente ricchi di molecole, sali, vitamine e tutto quanto può coadiuvare il benessere fisico.
Coltivate intorno ai 1500 slm negli altipiani della Mongolia, del Tibet e della Cina da quasi 3000 anni, i frutti di questo arbusto, il Lycium barbarum, che appartiene alla famiglia delle solanacee (come patate, pomodori, melanzane e peperoni), sono un vero pozzo di nutrienti che fungono da potentissimi antiossidanti, anti-age, disintossicano fegato e sono coadiuvanti in casi di affaticamento visivo, gravidanza, menopausa, stress e sbalzi d'umore. Aiutano nelle ipercolesterolemie dato che contengono anche acidi grassi polinsaturi come Omega3 e Omega6, più notevoli dosi di vitamine E e C, rame, zinco, ferro, manganese, cromo, fosforo, potassio e magnesio. Non si fanno mancare nulla.
Tutto merito dei terreni incontaminati sui quali crescono spontanei gli arbusti e, si spera, nel metodo di raccolta ed essicazione naturale.
Sono indicate quasi per tutti, eccezion fatta per coloro che assumono terapie con anticoagulanti e agli allergici al pomodoro.
Ne bastano 15 g al giorno, leggermente reidratate in acqua tiepida, da sole o in macedonia, oppure nello yogurt.
Ho mescolato ad una macedonia ricca di frutta gialla 30 g di bacche, che avevo fatto preventivamente rinvenire.
Chi le usa abitualmente ammette di sentirsi meglio, rinvigorito e pieno di energia.
Costicchiamo ma, date le molteplici qualità, credo valga la pena farle diventare un'abitudine quotidiana.
Anche giugno è terminato. Questo mezzo anno è volato via. Buona domenica!

-ricetta-
30 g bacche di Goji
1 ananas baby
1 banana
5 albicocche
3 pesche
2 cucchiai di zucchero grezzo
angostura
Metto le bacche in una ciotolina e le ricopro di acqua appena intiepidita lasciandole a bagno per 15'/30'.
Intanto verso sul fondo di una ciotola lo zucchero e lo spruzzo con qualche goccia di angostura.
Pulisco la frutta, sbuccio la banana e le pesche e tolgo la scorza e il ciuffo all'ananas.
Taglio tutto a pezzi, la dimensione fatela secondo il vostro gusto, a me piace che la frutta rimanga a pezzi piuttosto grandi, quindi sul fondo metto prima la banana, poi l'ananas e di seguito pesche e albicocche. Cospargo con le bacche che si sono gonfiate nel frattempo, e chiudo il recipiente con la pellicola.
Posso lasciare la frutta così preparata anche un paio d'ore al fresco, non scurirà né si macererà, poi, solo al momento di servire la macedonia, la mescolo bene. Con pochissimo zucchero e appena il gusto dell'angostura vi assicuro che è come mangiare la frutta al naturale.

venerdì 27 giugno 2014

Seppie con piselli

Un super classico. Ebbene sì, ogni tanto ci casco anch'io, tenuto conto che adoro sia le prime che i secondi.
Un piatto molto semplice da realizzare, seppie fresche (di cui si può fare scorta per congelarle) e piselli, dolci e teneri, i mercati attualmente sono pieni di cassette colme di baccelli di ogni tipo.
Mezz'ora in tutto. Poco, per un secondo piatto completo.
Ho usato tanta cipolla, mi piace e coi piselli ci va a nozze.
Dosi per 4

-ricetta-
500 g seppie fresche
400 g piselli sgranati
200 g cipolla
1 spicchio di aglio
olio evo
sambal oelek
sale
Pulisco bene le seppie, eliminando le interiora, il becco, gli occhi e l'osso, e le spello. Le sciacquo bene sotto l'acqua corrente prima di ricavarne strisce di larghezza regolare.
Trito finemente la cipolla e la faccio sudare in una pentola assieme a un velo d'olio e allo spicchio di aglio che elimino non appena comincia a dorare.
Quando è diventata trasparente, ci vogliono circa 10' a fuoco basso con l'aggiunta di un goccio di acqua per evitare che asciughi troppo e i suoi zuccheri, caramellandosi, possano colorarla troppo bruciandola, ne andrebbe del suo sapore e diventerebbe acida e amara, verso i piselli, e bagno con un mestolo di acqua.
Lascio che diventino teneri, dopo circa 10' aggiungo le seppie che ho tagliato a striscioline e un cucchiaino di sambal, che sala e dà sprint.
Copro la pentola e continuo la cottura per altri 10'. Dovrebbero bastare, perché le seppie diventino tenere.
Spengo, regolo di sale ma, secondo me, non ne occorre altro e macino un po' di pepe.
Siccome il sughetto è saporito e delizioso, servo in tavola con tante fette di pane scaldato, per fare scarpetta. Se proprio volete strafare, grattugiate un po' di buccia di limone/lime.

giovedì 26 giugno 2014

Focaccia farcita

Ma quanto ha diluviato ieri? non la smetteva più, altro che bombe d'acqua, era un'atomica. Il fiume ha subito assunto i colori di quelli asiatici, come il Giallo o il Mekong. Osceno... acque marroni cariche di terra. E chi si poteva muovere? nemmeno per uscire a liberare le bocchette di scolo in terrazza.
Ovvio che mi sono arrangiata con quel che c'era, una focaccia congelata e poco altro, tenuto conto della solita salsiccia che tengo per emergenza, casomai dovessi fare un ragù veloce o un panino.
Quando vado di fretta, sono sola e poco motivata a cucinare, (con quella pioggia stavo affogando nella mia più nera meteoropatia) non mi limito mai a un paio di fette di pane da toast, devo comunque comporre un panino che contempli un'adeguata farcitura.
Una focaccia rotonda può andare ottimamente, anzi è pure troppa. Ma è la normale misura che usa l'amica Anna del bar Innamorata all'Elba. Lei ne prepara di buonissime, tipo col tonno i pomodori e salsine stuzzicanti. Ma forse è il 'dove' vengono servite che le fa sembrare ancora migliori. La vista sulla baia, la risacca, i gabbiani stridenti...
Io sono rimasta sul classico abbinamento salume e formaggio, optando per salsiccia e stracchino, spolverati di pepe e salsa alla senape.
Una bella scaldata sulla piastra, in modo che il pane diventi croccante e il ripieno intiepidisca, una buona birra e lo spuntino di mezzogiorno, completato da un po' di frutta, è fatto.

-ricetta-
1 focaccia per persona
80 g salsiccia a nastro o salamella
50 g stracchino
senape forte
pepe
Apro a metà la focaccia e spalmo una parte con lo stracchino e l'altra con la salsiccia.
Distribuisco sopra formaggio e salsiccia un po' di senape e macino poco pepe nero (facoltativo)
Richiudo la focaccia e la faccio tostare su una piastra rovente.
Quando è ben calda da entrambi i lati la taglio a spicchi servendola con una buona birra, tipo...
la Grimbergen Blonde ad alta fermentazione, dell'Abbazia di Grimbergen, più volte distrutta e risorta dalle sue ceneri tanto che ha scelto come simbolo la leggenda della Fenice. Una bevanda fruttata e dalle note vagamente speziate, leggermente più alcolica della media, 6,7°, dal bel colore oro intenso.

lunedì 23 giugno 2014

Maccheroni al torchio conditi con salamelle mantovane alla vodka

Premetto che non conoscevo la resa di questa pasta, che è notevole. Un pacco da 500 g soddisfa tranquillamente 8 persone. Non che quella avanzata sia andata buttata, io adoro far colazione con avanzi di pasta o risotto, sin da bambina.
Essendo pasta all'uovo dovevo immaginarlo. Comunque, c'è sempre da imparare qualcosa.
Ho preparato un sugo quasi in bianco per esaltare il sapore della pasta che, quando è fatta bene, è buona anche da sola, usando le mie amate salamelle mantovane; sin da piccola apprezzavo la loro delicata speziatura mangiandole crude, papà ne acquistava ogni settimana una fila di 6 da Peck.
Per sgrassarle dopo averle sgranate e rosolate in padella, ho usato un bicchierino di vodka, fiammeggiandolo.
Appena qualche petalo di pomodorino per macchiare qua e là di colore il piatto e il gioco è fatto.
Dosi per 6

-ricetta-
300 g maccheroni al torchio
3 salamelle mantovane
8 pomodorini
1 porro
1 cipolla piccola
1 bicchierino di vodka
olio evo
sale, pepe
Preparo per primo il condimento sgranando le salamelle spellate.
Pulisco il porro e la cipolla e li trito mettendoli in padella a rosolare, senza che si colorino troppo, in un velo d'olio caldo. Quando sono pronti verso la salsiccia, alzo la fiamma e faccio rosolare rimescolando prima di sfumare e fiammeggiare con la vodka.
Da ultimi aggiungo i pomodorini tagliati in 4 e strizzati per eliminare i semi.
Il sugo è pronto.
A questo punto cuocio la pasta, la scolo e la condisco direttamente nella padella del sugo.
In accompagnamento a questa portata, dal gusto avvolgente e saporito, un Bardolino Chiaretto, quello di Giovanna Tantini ovviamente, mi piace proporlo agli amici che ancora non lo conoscono e osservare il loro gradimento per questo rosato, che di 'normale' non ha nulla.
Brava Giovanna, sei sempre al top.

domenica 22 giugno 2014

Torta caprese alle ciliegie

Eccola! Mi riferisco agli amici che domenica scorsa hanno partecipato al pranzo organizzato, appena rientrata, per festeggiare il compleanno del consorte. Avevo loro promesso la ricetta, finalmente ho trovato il tempo per trascriverla.
Sono pazza, I know, rientrata il sabato pomeriggio dopo due settimane di vacanza, domenica mattina alle 6.30 ero già all'opera in cucina per preparare questa torta e non solo. L'unico rammarico è quello di non aver potuto festeggiare con amici provenienti da Milano, viviamo in una ZTL durante i giorni festivi e, proprio domenica scorsa, ci avevano blindato impedendoci persino il transito, da residenti, per una manifestazione in seguito annullata per pioggia! (e poi qualcuno si meraviglia se voglio scappare per andare a vivere in paesi più civili, dove c'è più considerazione per i cittadini da parte della pubblica amministrazione). PUNTO.
Ben conoscendo le preferenze e i gusti degli ospiti, tra i presenti: il cioccolato-dipendente di Max.fast e due bellissime fanciulle che non hanno, né si fanno, problemi di linea, l'unica torta che potessi prendere in considerazione doveva avere il cioccolato come ingrediente principale.
Prima di partire avevo messo un segnalibro nella Cucina Italiana di giugno a questa caprese, presentata con un gelato di burrata di complemento, ripromettendomi di farla non appena tornata a casa. In casa non avevo gli ingredienti per il gelato, mentre quelli base per la caprese c'erano tutti.
In sostanza le dosi sono quasi come per una 4/4, si sporcano un po' di ciotole ma la sua esecuzione è più semplice di quel che sembrano i numerosi passaggi.
Approfittatene sino a che trovate ancora delle ciliegie. Io lo farò oggi stesso, infatti per pranzo la replico, per la gioia dei golosi presenti...
Dosi per 8

-ricetta-
250 g ciliegie
125 g zucchero
125 g burro a temperatura ambiente
125 g farina di mandorle
125 g cioccolato fondente al 65/70%
3 uova
sale
zucchero a velo
Come prima cosa sciolgo a bagnomaria il cioccolato spezzettato così, mentre preparo il resto del composto, si intiepidisce.
Snocciolo le ciliegie, ben lavate e tamponate.
Scaldo il forno, portandolo a 180°.
Monto burro e zucchero con una frusta elettrica o in planetaria, sino a che non diventano spumosi, quindi incorporo i tuorli e la farina di mandorle più un pizzico di sale, continuando a montare con le fruste.
Incorporo pian piano il cioccolato, mescolandolo bene al composto.
A parte, con due gocce di succo di limone, monto a neve ferma gli albumi e quindi li mescolo al composto aggiungendoli poco alla volta, girandoli delicatamente per non smontare il tutto.
Rivesto uno stampo imburrato e alto, a cerniera di cm 18 di diametro, con cartaforno bagnata e strizzata.
Verso nello stampo il composto, ci affondo le ciliegie distribuendole e spingendole con una forchetta, sbatto sul piano lo stampo per livellare e inforno la torta per un'ora circa.
Quando è cotta spengo, lascio che intiepidisca nel forno con lo sportello un po' aperto, la sformo quando è quasi fredda e, prima di portarla in tavola, la spolvero con lo zucchero a velo.
Decoro il piatto con alcune ciliegie fresche.

sabato 21 giugno 2014

Salsa di scalogni al vino bianco per carne e/o pesce

Buongiorno! Forza Jo, datti da fare che la vacanza è finita.
Adieu France, è stato bello, spero che si possa ripetere al più presto.
Non so che dirvi, visitare Normandia e Bretagna è stata un'esperienza appagante per me/noi.
Ci siamo immersi nella natura, abbiamo visitato paesi incantevoli, parchi naturali ben tenuti e attrezzati, a cominciare dai parcheggi. Ovunque a pagamento, ma ordinati e capienti. Proprio come da noi, faccio un esempio a caso... l'isola d'Elba, dove per accedere ad alcune spiagge si percorrono anche un paio di chilometri con auto in (mala)sosta su entrambi i lati. E' anche vero che noi manchiamo di spazio, che invece abbonda sulle spiagge atlantiche. Ma i paesi c'erano già molti anni fa quando non si poteva prevedere il boom delle automobili. Eppure lassù, ovunque sono previste ampie zone di sosta, regolamentata dai parchimetri. La sosta selvaggia non è minimamente contemplata. Io, questa, la chiamo civiltà.
E se ti beccano in sosta vietata, magari mentre stai scaricando i bagagli nell'hotel in pieno centro storico, vieni gentilmente invitato a spostarti il prima possibile, non sanzionato a tradimento non appena varchi le porte della hall.
Qualcuno di voi vorrebbe magari chiedermi: perché non te ne vai a vivere là? Ehhhh, magari! Per ora mi tocca star qui, ma una volta che mio marito sarà svincolato dalla sua professione, eufemismo per dire quando finalmente se ne andrà in pensione, state certi che scappo. Il web non ha confini e, se ancora mi occuperò del mio blog, vi aggiornerò da dove starò.
Ma veniamo alla ricetta. E' da tempo che l'ho trascritta sul mio quadernetto, questa me l'aveva data la mia amica coreana Soo Yun, ma ci voleva il viaggio per ricordarmela, i francesi usano spesso riduzioni al vino e panna per nappare i loro piatti di carne o pesce. Sono salse delicate e leggere, nonostante tutto.
L'ho accompagnata a un filet mignon, cotto intero al forno e poi scaloppato.
Il procedimento è solo un po' lungo, per via del tempo che occorre alla riduzione, ma non difficile.
Usatela come accompagnamento al pesce o alle capesante, come mi è capitato di gustarle sul litorale della Costa di Grantito Rosa. Dopo essermi immersa per un bagno tonificante nelle acque dell'oceano (temperatura dell'acqua 12°, ma come potevo tornare senza averla provata?), ci siamo ristorati in un bel posticino tranquillo affacciato sul mare, con davanti agli occhi un paesaggio meraviglioso di spiaggia sabbiosa e pozze di acqua trasparentissima di tutte le sfumature, dal bianco al blu allo smeraldo.
Ho scoperto che quel mare è molto poco salato e, dopo la nuotata, la mia pelle era setosa e non scritta da aloni biancastri di sale, come mi succede con le acque del mare nostrum. E' decisamente il mio mare preferito. Non fa mai troppo caldo, la natura è selvaggia, le spiagge infinite, il pesce fresco è in ogni dove. E vedeste che belle case... non mi riprenderò facilmente. Au secours! (tdf: aiuto!)
Usate il fumetto di pesce se la salsa va abbinata a pesce/crostacei/molluschi, oppure un brodo di carne ristretto se la userete per la carne.

-ricetta-
3 scalogni
1/2 l vino bianco
1/2 l fumetto di pesce/o brodo di carne
300 ml panna liquida
olio evo
sale

Affetto gli scalogni puliti e li metto in una pentolina a rosolare con un filo d'olio, quando sono lentamente appassiti, senza che si colorino, verso il vino e il brodo e lascio sobbollire adagio, sino a che il liquido si riduce a un terzo. Sorveglio l'evaporazione mescolando ogni tanto.
Quando è ridotto aggiungo la panna che faccio ridurre a fiamma più vivace, salo appena e quando la salsa si è addensata un pochino, la trasferisco nel frullatore, o uso una frusta a immersione, sino a ottenere una crema fine.
Se ne avanza posso anche congelarla in piccoli vasetti.

mercoledì 18 giugno 2014

Mafaldine con ricotta, pomodori confit e poco altro

I miei inviti domenicali di solito sono in tutto relax, nel senso che, avendo ottemperato a cene di degustazione e incontri dov'è richiesta attenzione ai piatti in abbinamento finisce che, quando ricevo amici e/o parenti, senza obblighi particolari, mi rilasso inventando accostamenti e mischiando materie prime.
Come nel caso di questa pasta, condita con un sugo vegetale a base di tante cipolle, sedano e pomodorini confit al forno, mantecata con ricotta avanzata dalla cheese cake e qualche dadino di mozzarella (o primosale). Un piatto quasi estivo, semplice e fresco.
Dev'essere piaciuta molto se tutti hanno fatto il bis, compresa la mia mammetta che ha bissato coi pomodori avanzati.
Vabbè... ho scritto la ricetta a ridosso della partenza (in effetti fa sempre parte dei miei compiti per le vacanze, così rientro in tranquillità e non mi devo occupare subito del blog) ma, appena tornerò operativa, te ne preparerò una teglia di pomodorini al forno, mammina cara, tanto si conservano in frigorifero sino a una settimana.
Dosi per 6

-ricetta-
500 g mafaldine lunghe
800 g pomodorini
100 g ricotta
100 g fiordilatte
3 cipolle
2 gambi di sedano
1 scalogno
olio evo
origano
zucchero di canna grezzo
sale, pepe
La cosa più lunga, che si può preparare anche di sera o con un giorno di anticipo, è la cottura dei pomodori confit. Li apro a metà a li allineo su una placca rivestita di cartaforno, li spolvero di sale e zucchero, molto origano e un filo d'olio.
Pongo la teglia in forno a 150° per circa 90' o sino a che non li vedo ben appassiti.
Scolo il fiordilatte dal liquido e lo taglio a dadini.
Trito lo scalogno e affetto le cipolle pulite e il sedano, li metto a rosolare adagio in una padella assieme a un filo d'olio, li bagno con un mestolino d'acqua e continuo a cuocerli sino a che diventano teneri, altrimenti le cipolle mantengono un sapore dominante e forte, mentre così sono completamente digeribili. Salo solo a fine cottura.
Lesso la pasta al dente, la scolo e la ributto nella pentola calda assieme alla ricotta (che la renderà cremosa) e al sugo di cipolle e sedano, verso i pomodorini (se sono troppi ne conservo alcuni per delle bruschette) e mescolo bene.
Preparo le porzioni nei piatti e completo con qualche dadino di mozzarella.

lunedì 16 giugno 2014

Sandwich di polenta, sopressa e taleggio

Sto ancora racimolando le idee e le forze dopo la vacanza itinerante. A parte visitare e riempirsi gli occhi di paesaggi incantevoli, ci mancavano tantissimo le due pelose. Anche loro non si sono ancora tranquillizzate dopo averci visto tornare. Siamo tutti elettrici e felici. Meno male che, previdente, i compiti delle vacanze arrivavano sino ad oggi e questo invitante snack l'avevo preparato poco prima di partire.
Anche a giugno si può servire uno snack goloso di polenta, basta che sia in veste accattivante come questo sandwich.
Mia mamma è tornata recentemente al suo paesello natale per una rimpatriata tra cugine ed è tornata a casa con una mega sopressa in regalo. Secondo voi potevo resistere al classico abbinamento con la polenta?
Ovvio che un gratin col caldo fosse fuori discussione perciò ho preparato la polenta (come sempre con la farina rustica che mi procura Gina al molino di Cerete Basso) e dopo che si è raffreddata ne ho ricavato dei dischi con un coppapasta, che ho farcito con il tipico insaccato veneto e con un pezzetto di taleggio; li ho ripassati in padella per fargli fare una crosticina e far prendere il giusto calore al formaggio perché iniziasse a fondere.
Mangiati caldi sono una prelibatezza. Se volete accorciare i tempi potete usare polenta pronta in panetti o prepararla con la farina a cottura rapida ma, vi avviso, il sapore è diverso.
Con queste dosi ne escono 6 pezzi.

-ricetta-
200 g farina mais
12 fettine di sopressa
100 g taleggio
10 g burro
sale
Scaldo circa 900 cc di acqua leggemente salata e con una nocetta di burro. Quando arriva a bollire verso la farina tutta in una volta e la mescolo bene per eliminare i grumi. La porto a cottura in circa 50/60' rimestandola ogni tanto.
Appena pronta la stendo livellandola su un vassoio inumidito.
Intanto affetto la sopressa e taglio il taleggio a pezzetti.
Con un coppapasta ricavo 12 dischetti dalla polenta, di diametro uguale alla sopressa. Ne farcisco la metà con il formaggio e il salume e ricopro con gli altri 6.
Ungo appena una padella antiaderente, ci appoggio i sandwich e metto a rosolare sul fuoco sino a che non si forma una bella crosticina da entrambi i lati. Per girarli uso una paletta cercando di non scomporli.
Li servo subito caldissimi.
Abbinamento? Noi ci abbiamo accompagnato una birra, la Blanche de Namur, birra belga sui lieviti a base di malto d'orzo e frumento, con un aroma speziato dato dall'aggiunta di coriandolo e curaçao.
Leggera e fruttata, fresca e non amara.

sabato 14 giugno 2014

Gnocchi con wurstel asparagi e cipollotti

Che ne dite di un fumante piatto di gnocchi di patate conditi alla tirolese?
Uso questo aggettivo solo per via dei wurstel, che naturalmente sono altoatesini doc essendo stati prodotti dal mitico Pizzinini della Val Badia. Se vi capitasse di essere in vacanza in zona, fate un salto nelle botteghe di macelleria della famiglia, a San Cassiano e La Villa. Sarà un'esperienza che ricorderete con l'acquolina in bocca.
I wurstel vengono settimanalmente prodotti da loro, nel retrobottega super attrezzato a laboratorio.
Sono saporiti e leggeri, senza pelle. Ne fanno di vari tipi, dai meraner a macina grossolana e speziati, ai brat, quelli bianchi con carne di vitello ciccioni e tozzi, oppure rimanete sul classico, sempre buono e genuino.
E' sufficiente riscaldarli al massimo 10' in acqua bollente oppure arrostirli su una griglia rovente per pochi minuti.
Sono gli unici wurstel che riesco a digerire.
Appena saltati in padella con cipollotti e asparagi sono diventati un condimento alternativo a un piatto di gnocchi di patate. Piatto unico completo e saziante, ho diminuito la dose di gnocchi grazie al condimento ricco.
Non amate o non avete asparagi? usate pochi piselli o taccole, fagiolini o fave, tanto per dare una nota verde andrebbe benissimo anche del sedano.
Dosi per 4

-ricetta-
600 g gnocchi di patate
4 wurstel classici
3 cipollotti
200 g di gambi di asparagi
1 ciuffo di prezzemolo tritato
olio evo
sale
Preparo subito il condimento: affetto i cipollotti puliti e i wurstel, senza sbollentarli prima.
Scaldo un velo d'olio in una padella capiente, ci rosolo piano i cipollotti quindi verso gli asparagi mondati e affettati, li bagno con un goccio di acqua bollente e li porto a cottura prima di aggiungere i wurstel e farli insaporire il tempo sufficiente a che si scaldino.
Intanto metto a scaldare una pentola d'acqua salata, cuocio gli gnocchi e appena risalgono a galla li scolo con una schiumarola e li verso nella padella col sugo caldo.
Salto velocemente perché si rivestano di condimento e porziono nei piatti, completando con un po' di prezzemolo tritato.
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