sabato 25 gennaio 2014

Chips di zucchine

Buon sabato fedeli lettori!
Oggi sono parecchio indaffarata nei preparativi della degustazione di stasera, tema la Barbera in varie declinazioni, soprattutto quelle piemontesi. So già che intorno a mezzogiorno avrò bisogno di una sferzatina e non rinuncerò alla buona abitudine di farmi preparare un cocktail da mio marito. In previsione di ciò ieri sera ho fatto queste chips da sgranocchiare.
Vi consiglio infatti di preparare questa ricettina la sera in quanto non richiede grande impegno e nel frattempo potrete rilassarvi con un buon libro o guardando un bel film. A dire il vero nel frattempo che cuocevano io ero alle prese con la frittura di una montagna di chiacchiere.
La loro preparazione è veloce, basta affettare le zucchine con la mandolina, stenderle senza sovrapporle su placche rivestite di cartaforno e infornarle a 110° per circa 2 ore, sorvegliandole sporadicamente sino a che non saranno dorate e asciutte.
Tutto qui! Le ho viste pubblicate sulla pagina di Laura Ravaioli e mi hanno, ovviamente, incuriosito.
Tanto è vero che non starò a scrivere la ricetta vera e propria, non c'è molto altro da dire, non occorre condirle nè salarle, nulla di nulla.
Vedrete che la zucchina così disidratata concentra il suo sapore. Sulle dosi regolatevi, con una zucchina grande ho riempito due placche ricavandone un bel piatto. L'importante è affettarle sottilissime con la mandolina.
Inoltre sono leggerissime e totalmente prive di grassi.
Buon lavoro e sotto con l'esperimento.

venerdì 24 gennaio 2014

Cavolfiore violetto al gratin con uovo poché

Siamo arrivati a venerdì e io puntuale ho la mia ricetta vegetariana o di pesce.
La mia intolleranza al fumo passivo, sia di sigaretta che di fuoco, mi ha resa nuovamente afona, stavolta però un po' me la sono andata a cercare, come potevo evitare il fumo passivo restando in coda prima dell'ingresso al concerto dei Dream Theater? Circondata da fumatori accaniti e senza via di fuga sapevo che sarebbe finita così, ma ne è valsa la pena. E' un po' meno divertente quando mi tocca respirare anche il fumo dei fuochi che accendono qui intorno per eliminare residui dei giardini e foglie secche. Oddio, secche mica tanto con tutto quello che è piovuto, e infatti fanno un gran fumo.
Help!!, che dite, le maschere antigas potrebbero funzionare? Sono un po' ingombranti e poi dove ne trovo una vera? Vediamo se trovo qualche aiuto in dispensa per combattere gli effetti nocivi provocati da tutto questo fumo.
Ho trovato un bel cavolo e così fu che al grido di 'evviva gli antiossidanti' le forchette affondarono nel gratin.
Il cavolfiore violetto, che ha un bel colore vivace e lilla scuro da crudo, dopo la cottura diventa quasi blu, prova del suo contenuto in antociani. Sostanze estremamente utili a contrastare gli effetti dannosi dell'invecchiamento, aiutano a prevenire patologie infiammatorie, cardiovascolari, cancerogene, e combattono i radicali liberi che respiriamo e ingeriamo.
Una volta cotto a vapore, diviso a cimette e posto in pirofile, individuali o unica, l'ho ricoperto di una ricca salsa, nè besciamella nè fonduta, o le due assieme, se preferite.
La base è una besciamella arricchita da tuorlo d'uovo e formaggi, un goccio di panna e profumata da pepe e noce moscata.
Sormontato da un uovo poché (affogato) è un perfetto piatto unico vegetariano, ricco di sapore, saziante, completo.
Dosi per 4

-ricetta-
800 g cavolfiore violetto
300 ml latte
50 ml panna
50 g fontina
50 g formaggio grattugiato
30 g burro
25 g farina
4 uova
1 tuorlo
noce moscata
sale, pepe
Intanto che cuocio al vapore il cavolfiore già separato a cimette, preparo la besciamella con 25 g di burro, la farina, il latte e un pizzico di sale, mescolando per non fare grumi. Quando la besciamella è pronta ma ancora sul fuoco metto la fontina a pezzetti, metà formaggio grattugiato e la panna, mescolo sulla fiamma bassissima per far sciogliere tutto, aggiungo il tuorlo e spengo dopo che si è amalgamato.
Imburro le pirofiline individuali, distribuisco tra loro le cimette di cavolfiore, cospargo un pochino di formaggio e ricopro con la salsa.
Ancora un pizzicone di formaggio sopra e il gratin è pronto da infonare, a 180° per circa 15' o comunque sino a che non si forma sulla superficie una bella crosticina.
Mentre il gratin è in forno preparo le uova affogate, versandone uno alla volta, sgusciato, in acqua a leggero bollore, leggermente salata e addizionata di un cucchiaio di aceto. Lo rigiro con una schiumarola molto delicatamente in modo che si rivesta uniformemente di albume e dopo massimo 3' lo scolo su un piatto.
Prima di portare in tavola le pirofile calde sistemo un uovo al centro del gratin e servo.

mercoledì 22 gennaio 2014

Tomino alla piastra con carciofo e puré

Belli i tomini e anche buoni. Risolvono alla grandissima un pranzo leggero o per vegetariani.
E' capitato, durante le feste natalizie, che avessi a pranzo amici ormai sazi di gran pranzi, di arrosti, bolliti e ghiottonerie varie. Niente di meglio che servire loro questo piatto.
Godiamoci i carciofi nella loro stagione migliore, se avete la fortuna di trovarli con gambi lunghi e carnosi non esitate a pulirli e mantenerli in cottura.
Se proprio siete pigrissimi il puré potete usarlo anche liofilizzato, ma quello fatto con vere patate bollite è tutt'altra cosa e non richiede gran tempo in più.
In tutto, tra pulitura e cottura dei carciofi e preparazione del puré, calcolate un'ora di tempo.
Dosi per 4

-ricetta-
4 tomini da cuocere
2/4 carciofi
600 g patate
100 ml latte
50 g burro
olio evo
sale

Preparo i carciofi eliminando le foglie esterne più coriacee, spello parte del gambo e li taglio a metà eliminando la barbetta al cuore.
Metto a lessare le patate in acqua fredda che salo al bollore, quando sono cotte le sbuccio e le passo allo schiacciapatate rimettendole nella pentola dove hanno cotto, che nel frattempo ho risciacquato.
Le condisco col burro a pezzetti, ancora un pizzico di sale, il latte e se piace una grattatina di noce moscata. Mescolo energicamente amalgamando gli ingredienti per ottenere una soffice massa.
Mentre lessano le patate pongo i carciofi in una pentola con acqua bollente sufficiente a coprirli, salata e leggermente acidulata da una fettina di limone, e li faccio stufare sino a che non sono teneri, quindi li scolo.
Scaldo una bistecchiera per cuocervi i tomini.
Preparo i piatti dividendo il puré e sistemando metà o un carciofo intero in ciascuno, appena i tomini iniziano a fondere li sollevo dalla piastra con una paletta e li appoggio tra i contorni servendoli subito in tavola. Il carciofo si può condire direttamente nel piatto con un filo di olio extravergine.

lunedì 20 gennaio 2014

Zuppa di fregola con carciofi, guanciale e taggiasche

Rieccoci ad un nuovo inizio settimana con una nuova zuppa.
Per chi volesse farne un piatto totalmente vegetariano basta eliminare il guanciale, che però regala alla zuppetta un sapore delizioso, ma attenzione, parlo di guanciale non di pancetta, la tipologia e qualità del grasso è completamente differente.
I carciofi potete indifferentemente cuocerli nella zuppa oppure utilizzarli già parzialmente sbollentati, com'era il mio caso, a dire il vero ho costruito questa zuppa assemblando carciofi che avevo avanzato da una precedente preparazione.
Ho aggiunto un pugno di olive taggiasche senza nocciolo alla fine per arricchire di sapore un piatto già molto gustoso.
Dosi per 4

-ricetta-
200 g fregola
60 g guanciale
2 carciofi
2 cipollotti
12 olive taggiasche denocciolate
timo
olio evo
sale, pepe
Pulisco i carciofi, li taglio a fettine e li metto a sudare in una pentola con un velo d'olio e i cipollotti tritati. Lascio soffriggere bene bagnando con un po' di acqua calda se asciugano troppo, quando sono cotti a metà aggiungo il guanciale ridotto a striscioline, lo faccio saltare sino a che il grasso diventa trasparente poi verso la fregola, la lascio insaporire 5' mescolando spesso poi bagno tutto con acqua bollente salata o brodo leggero aggiunto a mestoli e porto a cottura in circa 20'.
Al termine regolo di sale e completo con le olive. La zuppa è pronta da portare in tavola dopo un riposo di circa 10'. Quand'è nei piatti profumo con qualche fogliolina di timo fresco.

domenica 19 gennaio 2014

Confettura di cachi, pere martine e uva aledo, per Soqquadro

Solo domenica scorsa ero a Parma e la sera prima al concerto di Soqquadro Italiano.
Altra domenica stesso brutto clima, la nebbia ha lasciato il posto alla pioggia. Detesto entrambe.
Oggi vi racconto di questa confettura che ho fatto espressamente per loro, gli amici di Soqquadro Italiano.
Presentarmi con qualcosa di fatto da me per salutarli dopo il concerto mi sembra il minimo che io possa fare in cambio della grande gioia che la loro musica e la voce incredibilmente bella di Vincenzo sanno regalare.
Claudio Borgianni direttore artistico, Vincenzo Capezzuto voce solista, Simone Vallerotonda alle chitarre barocca e battente e alla tiorba, Luciano Orologi al sax e clarinetti e Gabriele Miracle alle percussioni, più alcuni elementi variabili, compongono l'ensemble che suona musiche eterogenee spaziando dal barocco ai giorni nostri. Non solo artisti ma persone belle dentro e fuori, cosa volete che sia una misera confettura preparata apposta per loro?
Giorni fa mi avevano regalato una montagna di cachi maturi, dolcissimi e con la buccia molto sottile.
Per smorzare un po' la loro dolcezza ho mischiato alcune pere Martin sec e ho trovato modo di consumare un grappolo d'uva che era sì dolcissima, ma piena di semi quindi molto fastidiosa da mangiare.
Un limone per dare acidità e pectina e un solo chilo di zucchero per 3 chili di frutta.
Ok, con così poco zucchero magari la confettura non si conserva a lungo ma so che verrà consumata molto presto, anche se mi sono raccomandata che la facessero riposare almeno una decina di giorni per consentirle di assestarsi.

-ricetta-
1,8 kg di polpa di cachi
1 kg di pere martine pulite e sbucciate
1 kg di zucchero
200 g uva aledo
1 limone
Pulisco bene i cachi eliminando il torsolo e la buccia e metto la polpa direttamente nella grande pentola dove cuocerò la confettura.
Pulisco l'uva eliminando i semi e dividendo gli acini a metà, quindi la metto assieme ai cachi.
Pelo e privo del torsolo le pere poi le taglio a pezzettini piccoli. Metto tutto assieme nella pentola con lo zucchero e il limone ridotto a metà, lascio riposare una notte poi la mattina dopo spremo il limone e verso il succo sulla frutta macerata, accendo il fuoco e porto a bollore.
Quando bolle forte faccio molta attenzione e mescolo in continuazione per diluire la schiuma che si forma, continuo a cuocere a fiamma alta per circa 30', trascorsi i quali la confettura dovrebbe gelificare.
Spengo, la travaso subito in vasetti puliti che tappo e capovolgo.
Quando sono freddi li rigiro, li etichetto e li conservo in cantina al buio.
Una volta apertone un vasetto è meglio conservarla in frigorifero, dato il bassissimo tenore di zucchero aggiunto.

sabato 18 gennaio 2014

Risotto con gli ossibuchi

Il secondo weekend di gennaio è dominato dalle piogge, anche intense. Maltempo che stava per rovinare l'accensione della pira sul fiume, ieri sera, per i tradizionali festeggiamenti in onore di Sant'Antonio Abate, meglio conosciuto come 'del porcello', protettore degli animali. Qui in paese è una festa molto sentita con tanto di processione e distribuzione del sale benedetto e la sera, generalmente con temperature sottozero, distribuzione di vin brulé e trippa in brodo, la busecca, per tutti, dopo i fuochi d'artificio.
Pertanto tiriamoci su con del buon cibo. Magari sarebbe stato il caso di parlare di busecca. Resto in tema comfort food e tratto di ossibuchi.
Per una volta ho fatto la ricetta non con la classica gremolata alla milanese, quel trito di prezzemolo e buccia di limone che si aggiunge a fine cottura al risotto e alla carne e lascia un sapore inconfondibile.
Ho voluto fare qualcosa di diverso, più in tono con la dolcezza del midollo, che fosse meno incisivo, quindi ho abolito la gremolata e terminato la cottura del risotto rendendolo cremoso con un po' del fondo degli ossibuchi brasati lentamente con appena un'idea di pomodoro.
I due Max hanno gradito, come al solito.
Il piatto fa gola solo a vederlo. Adattissimo a un pranzo domenicale tra amici buongustai.
Dosi per 6

-ricetta-
6 ossibuchi
400 g riso
2 carote
1 cipolla
1 gambo di sedano
1 scalogno
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
brodo vegetale
prezzemolo
curcuma
olio evo
burro
sale, pepe

Gli ossibuchi hanno bisogno di spazio, sceglietene metà grandi e metà più piccoli, a volte un intero ossobuco è troppo, ma siccome la carne cuocendo si staccherà dalle ossa, si può dividere meglio tra i commensali, mentre gli ossi devono essere tanti quanti sono gli ospiti, c'è sempre chi non lo gradisce ma c'è pure chi fa il bis.
Trito grossolanamente carote, sedano e cipolla e le metto a soffriggere in una larga pentola con un pezzetto di burro e un filo d'olio, appena iniziano a colorire aggiungo gli ossibuchi di cui ho inciso con un coltello affilato la parte di connettivo che li circonda, per evitare che si arriccino troppo in cottura.
Li faccio dorare dai due lati poi li bagno con acqua calda e con il concentrato sciolto in essa.
Condisco con un cucchiaino di curcuma e con un po' di sale e pepe e lascio cuocere lentamente, coperto, per almeno due ore, o anche più a seconda dello spessore degli ossibuchi.
Li tengo sempre bagnati, al termine devo avere un bel sughetto addensato ma abbondante.
Scaldo il brodo vegetale per cuocere il risotto, trito uno scalogno e lo faccio soffriggere nella pentola per il risotto con una noce di burro, quando sta appassendo verso il riso, lo faccio tostare bene poi inizio a bagnarlo di brodo aggiungendolo a mestoli man mano che asciuga, porto il riso a cottura e negli ultimi minuti verso un mestolo abbondante del fondo degli ossibuchi.
Manteco con 4 cucchiai di formaggio grattugiato e copro lasciandolo riposare 3'.
Servo risotto e ossibuchi accomodati in una pirofila grande e riscaldata, spolvero con qualche fogliolina di prezzemolo tritato e servo.
A mio avviso un accostamento superlativo potrebbe essere con un Saumur Champigny, vino della Loira, 100% Cabernet Franc, dai profumi intensi di legno verde, china e una leggera animalità che scompare dopo qualche minuto nel bicchiere. Vendemmia 2007, il Clos Rougeard Les Poyeux, di Foucault, propriétaire-récoltant a Chacé. Mio marito ama particolarmente i vini 100% cabernet franc e Stefano lo ha portato per la cena di San Silvestro. Ne conservo un piacevolissimo ricordo.

venerdì 17 gennaio 2014

Taragna ai quattro formaggi

Buondì amici.
E piove. Se solo facesse più freddo nevicherebbe. Siete superstiziosi? Speriamo che questo venerdì 17 porti solo pioggia senza fare troppi danni. Ma piove così forte, accidenti!
Con questo tempo mi sto trasformando in una polentona.
Sono già di mio un'acquirente compulsiva, grazie alla mia amica Gina ho fatto l'abituale scorta di farine da polenta del molino di Cerete (Bg), in più mi ritrovo sacchetti di polenta di ogni tipo regalatami da amici e conoscenti. Fortuna che la polenta ci piace, la cucino spesso anche perchè si fa quasi da sola cuocendo lentamente, coperta, nel paiolo antiaderente.
Ho un paio di chili di polenta taragna, ossia farina di granturco mescolata a farina di grano saraceno e li sto utilizzando per fare polente pasticciate in vario modo.
Oggi l'ho condita con quattro formaggi, senza abusarne per non rendere il piatto indigesto e pesante.
Basta racimolare avanzi vari, tagliarli a pezzetti e scioglierli assieme a una noce di burro nella polenta appena si è spento il fuoco. Dopo, o la si serve subito in tavola filante e fumante oppure si può anche conservare e mangiarla riscaldata a fette, soffriggendola lentamente nella padella appena unta di burro finchè non ha fatto una bella crosticina.
Dosi per 4

-ricetta-
300 g farina per polenta taragna
100 g ricotta
80 g zola piccante
80 g crema di brie
50 g parmigiano
30 g burro
Scaldo circa 5 volte il peso della farina di acqua leggermente salata, quando arriva a bollire verso la farina e mescolo bene per evitare la formazione di grumi, aspetto che si addensi sempre mescolando poi abbasso la fiamma e copro la pentola, lasciando cuocere per circa 50/60', mescolando ogni tanto.
Nel frattempo preparo i formaggi a pezzetti, quando la polenta è pronta la condisco aggiungendo anche un pezzetto di burro, mescolo per far sciogliere tutto e poi la verso nella pirofila che userò per portarla in tavola, completandola con una spolverata di grana.

mercoledì 15 gennaio 2014

Puré di patate viola e cotechino vaniglia

Che ne dite di un bel piatto invernale per smorzare questo tempaccio? ma quanto ha piovuto ieri?? Mi stanco subito della pioggia, tutto diventa così umido.
Chiariamo subito che detto cotechino non ha l'aroma di vaniglia ma lo si definisce così per la particolare delicatezza e dolcezza dell'impasto.
Tipico della bassa padana, vede i natali a Cremona ma è molto in voga qui in Brianza. Qui tutti consumano questo tipo piuttosto che quello modenese.
Secondo le regole dovrebbe essere insaccato in budello di vescica di vitello ed essere un misto equilibrato tra carni magre, grasso e cotenne, a macina piuttosto fine. La speziatura, piuttosto leggera, è a discrezione del salumaio che lo produce. Per i tempi di cottura è sempre meglio chiedere, a volte bastano un'ora e mezza, altre anche più di due, benchè la pezzatura non sia eccessiva, di solito sta sotto al chilogrammo.
Me ne ha regalato uno per Natale l'amico Claudio e ho deciso di fargli onore servendolo con un morbido puré di patate viola, così sono riuscita a stupire una volta in più, casomai ce ne fosse bisogno, l'amico Max.fast.
Queste patate, note anche col nome di vitelotte, sono ricche di antociani che regalano loro il tipico colore oltre che tutte le buone proprietà legate a queste sostanze, hanno una buona resa sia lessate che fritte, con la loro polpa violacea si fanno chips favolose.
Cotte in puré il colore sbiadisce un poco ma il sapore è molto gradevole.
Provate questo accostamento, non solo di colore.
Dosi per 4

-ricetta-
500 g patate viola
1 cotechino vaniglia
50 g burro salato
100 ml latte tiepido
sale
La sera prima metto in ammollo in acqua fredda il cotechino, la mattina scolo l'acqua e lo metto in una pentola sommerso di acqua fredda e fresca. Lo pongo sul fuoco e appena inizia a sobbollire abbasso la fiamma sino a che rimane solo un lieve fremito e proseguo la lessatura per circa 2 ore, lentissimamente.
Lo faccio intiepidire nell'acqua di cottura.
Intanto lesso le patate con la buccia partendo da acqua fredda che salo un po' al bollore, le spello e le passo ancora calde allo schiacciapatate riversandole in una casseruola, le condisco con un bicchiere di latte tiepido e pezzetti di burro, mescolo per ottenere una soffice crema ed eventualmente lo riscaldo sulla fiamma prima di servirlo, se dovessi prepararlo con anticipo, aggiungendo qualche goccia di latte per ammorbidirlo.
Scaldo anche il cotechino, verso il puré in una pirofila riscaldata e sopra metto le fette di vaniglia ben calde e private del budello.

Per l'occasione abbiamo stappato una bottiglia di Morinaccio sui lieviti di Cascina Garitina in Piemonte, siamo nella provincia di Asti. Tecnicamente è una Barbera ma fatta non seguendo il disciplinare tanto che in etichetta è riportato solo 'vino rosso', in quanto al momento dell'imbottigliamento viene aggiunto circa un 3% di Freisa e, per consentire la rifermentazione in bottiglia, questo vino viene imbottigliato durante la prima luna dopo l'equinozio di primavera quando avviene il risveglio vegetativo dei lieviti naturali.
Vino interessante, spontaneo, fresco, da bere intorno ai 10/12°, vinoso e per niente alcolico nonostante i 14° dichiarati.

lunedì 13 gennaio 2014

Montebianco di polenta su crema di lenticchie

Ricomincia una nuova settimana, è lunedì, quindi secondo il mio calendario vi parlo di un primo piatto comfort food.
La nostra gita in Emilia del fine settimana è andata benissimo e ieri, prima di incontrare una coppia di amici con due pargoli che incontriamo sempre all'Elba, come mio solito ho avuto modo di svaligiare una bella bottega alimentare di Parma, riportando a casa culatello, parmigiano, salame di maiale nero, anolini, ciccioli e prosciutto. Il tempo è rimasto asciutto ma c'era nebbia ovunque.
Il concerto di Soqquadro Italiano della sera prima, tenutosi nel piccolo teatro di Casalmaggiore, una piccola bomboniera settecentesca piena come un uovo, è stato meraviglioso e coinvolgente come sempre e la cena coi musicisti, protrattasi sino a tarda notte, è sempre un valore aggiunto. Sono ragazzi fantastici, giramondo e pieni di cose da raccontare.
Nel ristorante in riva al Po dove abbiamo cenato, una specie di circolo canottieri con annesso spazio cucina gestito da uno chef capace, ho scelto la pizza al tegamino, alta soffice e leggerissima, prima o poi ve ne parlerò e mi cimenterò a rifarla.
Passatemi invece la licenza del titolo di questa ricetta, la polenta che avevo avanzato e che ho servito sopra una crema di lenticchie, anch'esse avanzate, l'ho spremuta con lo schiacciapatate come si fa con le castagne nel montebianco.
Bell'effetto!
Alzi la mano chi non si è ritrovato con un piatto di lenticchie rimaste dai pranzi passati. O forse sono solo io che ho cotto cotechini et similia uno dietro l'altro?
E' capitato poi che avessi avanzato anche polenta bianca mista a taragna, chissà perchè sbaglio sempre le dosi per eccesso, sarà intenzionale?
Ecco un sistema per recuperare con stile gli avanzi. Senza contare che in pochi minuti si va in tavola con un piatto innovativo e antispreco.
Ovviamente il mio piatto l'ho cucinato due giorni dopo i bagordi goderecci di capodanno, ma torna sempre utile sapere come fare un buon riciclo.
Dosi per 4

-ricetta-
500 g polenta avanzata
400 g lenticchie cotte
formaggio grattugiato
zola o altro formaggio, giusto per guarnire
brodo leggero
olio evo
Passo le lenticchie avanzate, precedentemente riscaldate, col frullatore a immersione diluendole con un po' di brodo caldo, aggiungendone secondo la consistenza che desidero ottenere, per una crema più o meno densa.
Ripartisco la crema di lenticchie nelle fondine, scaldo molto bene nel microonde la polenta avanzata e poi la taglio a pezzi che spremo direttamente sopra le lenticchie usando lo schiacciapatate.
Completo con qualche dadino di zola o di altro formaggio a piacere, una grattugiata di parmigiano o padano, un filino di olio evo e porto in tavola ben caldo.

domenica 12 gennaio 2014

Torta di riso di Anna, con cannellino

Buona domenica! oggi mi rilasso, stamattina non so bene dove ce ne andremo a zonzo, so per certo che ci incontreremo a Parma con amici che abbiamo consciuto all'Elba e poi andremo a pranzo da Marco Parizzi. Sono proprio curiosa di assaggiare la sua cucina.
Intanto vi lascio il dolce della festa. In onore alla regione che mi ospita.
Oddio, di questi tempi scrivere Torta di riso con un programma tv che mi pare si chiami così, non so cosa mi porterà. La mia torta è un dolce la cui ricetta mi arriva da una bolognese Doc, l'amica Anna con la quale condivido lunghi viaggi su e giù per lo stivale al solo scopo di assistere a spettacoli di danza.
E' un po' di tempo che la volevo cucinare, ho un vago ricordo di mia nonna paterna che ne faceva una simile, ma non ho mai trovato ombra di ricettario della nonna. Perciò ho chiesto ad Anna se gentilmente mi passava la sua, che poi mi dice che arrivi da Carrara, non da Bologna.
Lei ha una buona vena ironica e mi ha stimolato ad aggiungere qualcosa di mio, a dire il vero volevo farla uguale ma mi sono inceppata sul liquore, non ho in casa nè sambuca, nè rosolio nè Vov, quindi ecco che ho dovuto accendere la mia fantasia e ci ho messo il liquore alla cannella che produco da me.
Non mi resta che attendere la prova assaggio e, inoltre, dovrò passare sotto il giudizio di Anna, anche se è solo visivo.
Buona domenica amici golosi!

-ricetta-
500 ml latte
170 g riso originario
150 g zucchero
50 ml cannellino
40 g uvetta
4 uova
1 limone non trattato
sale
Sbatto con le fruste elettriche le uova con lo zucchero, il pizzico di sale e la buccia grattugiata del limone. Lavoro a lungo ottenendo un composto spumoso, poi gli unisco il latte e il liquore mescolando bene.
Bagno con un po' di acqua l'uvetta e la lascio ammorbidire qualche minuto, poi la strizzo per bene.
Intanto ho lessato per 7' il riso in acqua bollente salata e l'ho scolato su un piatto.
Accendo il forno portandolo a 215°.
Imburro una tortiera e la rivesto di cartaforno poi metto il riso e l'uvetta e li livello, quindi sopra verso il composto liquido.
Inforno per circa 45/60'. La faccio raffreddare, la sformo e la spolvero con un po' di zucchero a velo mescolato a poca cannella.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...