Un antipasto-snack ultra veloce da servire con un drink a vostra scelta: cocktail o spumante.
Non sono in vacanza all'isola d'Elba e non ho a disposizione la strepitosa porchetta del norcino che conosco da quasi trent'anni.
Però dal salumaio vicino a casa ne trovo di semi-industriale davvero buona. Che volete fare? Ogni tanto ci si accontenta.
Quest'anno a settembre ne farò una buona scorta di quella vera, dopo che ho sperimentato la conservazione sottovuoto e poi nel congelatore. Rimane perfetta per mesi.
Bene. Procuratevi buon pane da bruschette, formaggio spalmabile alle erbe e via.
-ricetta-
pane avanzato
aglio
formaggio alle erbe
porchetta affettata spessa
Metto il pane a scaldare su una piastra. Quando è croccante strofino con uno spicchio d'aglio, con mano leggera mi raccomando!, un lato della fettina e ci spalmo un po' del formaggio alle erbe.
Se non lo trovate confezionato fatelo voi mescolando a formaggio spalmabile o ricotta un mazzetto di varie erbe aromatiche tritato fine.
Sopra dispongo un pezzo di porchetta.
Se vi piace potete far intiepidire le bruschette nel forno caldo ma spento.
Comunque tenete la porchetta a temperatura ambiente, che fredda non è cosa.
''invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passerà sotto il vostro tetto'' J.A. Brillat-Savarin- Fisiologia del gusto- 1825
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giovedì 30 luglio 2020
Bruschetta con porchetta
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venerdì 26 gennaio 2018
Spezzatino di castrato
Il castrato, come si intuisce facilmente, è carne di pecora sottoposta a castrazione: dopo i sei mesi, se maschio, oppure che non ha mai partorito se femmina, entro i due anni.
Tagli di carne molto consumati nel centro Italia, era tra i preferiti di mio papà. Carni sapide e saporite, con odore caratteristico, economiche e ideali per brasati e spezzatini. Nel pescarese e nelle Marche si consumano anche in bistecca, arrostite sulla brace.
Grazie al mio frigorifero in panne ho ritrovato un pacchetto di bistecche acquistate a giugno '17 nelle Marche, conservate con l'intenzione di ricavare più carne possibile dai tagli e farne appunto un succulento spezzatino.
Mi sono messa in cucina e rispolverando una vecchia ricetta di famiglia ho preparato un piatto che ha conquistato tutti, anche i lombardi che di castrato ne sanno poco. Basta che ci sia abbinata della polenta...
La cottura dev'essere lenta e prolungata per permettere alla carne di diventare fondente e mescolarsi ai vari sapori del piatto.
Dosi per 4/6
-ricetta-
800 g bistecche di castrato
1 cipolla
1 gambo sedano
1 carota
1 spicchio di aglio
salvia, rosmarino, timo, maggiorana
500 g patate
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
100 ml vino rosso
brodo
farina
olio evo
sale, pepe, sambal
Ripulisco le bistecche eliminando le ossa e facendo la carne a tocchi.
Preparo la base di verdure classica per uno spezzatino, tritando grossolanamente carota, sedano e cipolla.
Scaldo un filo d'olio nella casseruola e ci rosolo le verdure a fiamma vivace assieme all'aglio.
Una volta che hanno preso colore le trasferisco in un piatto e nella stessa pentola rosolo la carne che ho spolverato di farina.
Sfumo col vino e rimetto nella pentola le verdure assieme alle erbe aromatiche, sale, pepe e un cucchiaino di sambal o peperoncino, e al concentrato sciolto in due mestoli di brodo.
Porto a ebollizione, abbasso la fiamma e proseguo la cottura molto lentamente per 90' sempre coperto, poi aggiungo le patate sbucciate e a tocchetti e continuo a cuocere per altri 60'.
Spengo quando lo spezzatino si è addensato e le patate sono cotte, sul punto di disfarsi.
È certamente migliore dopo qualche ora di riposo.
Servitelo con polenta.
Tagli di carne molto consumati nel centro Italia, era tra i preferiti di mio papà. Carni sapide e saporite, con odore caratteristico, economiche e ideali per brasati e spezzatini. Nel pescarese e nelle Marche si consumano anche in bistecca, arrostite sulla brace.
Grazie al mio frigorifero in panne ho ritrovato un pacchetto di bistecche acquistate a giugno '17 nelle Marche, conservate con l'intenzione di ricavare più carne possibile dai tagli e farne appunto un succulento spezzatino.
Mi sono messa in cucina e rispolverando una vecchia ricetta di famiglia ho preparato un piatto che ha conquistato tutti, anche i lombardi che di castrato ne sanno poco. Basta che ci sia abbinata della polenta...
La cottura dev'essere lenta e prolungata per permettere alla carne di diventare fondente e mescolarsi ai vari sapori del piatto.
Dosi per 4/6
-ricetta-
800 g bistecche di castrato
1 cipolla
1 gambo sedano
1 carota
1 spicchio di aglio
salvia, rosmarino, timo, maggiorana
500 g patate
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
100 ml vino rosso
brodo
farina
olio evo
sale, pepe, sambal
Ripulisco le bistecche eliminando le ossa e facendo la carne a tocchi.
Preparo la base di verdure classica per uno spezzatino, tritando grossolanamente carota, sedano e cipolla.
Scaldo un filo d'olio nella casseruola e ci rosolo le verdure a fiamma vivace assieme all'aglio.
Una volta che hanno preso colore le trasferisco in un piatto e nella stessa pentola rosolo la carne che ho spolverato di farina.
Sfumo col vino e rimetto nella pentola le verdure assieme alle erbe aromatiche, sale, pepe e un cucchiaino di sambal o peperoncino, e al concentrato sciolto in due mestoli di brodo.
Porto a ebollizione, abbasso la fiamma e proseguo la cottura molto lentamente per 90' sempre coperto, poi aggiungo le patate sbucciate e a tocchetti e continuo a cuocere per altri 60'.
Spengo quando lo spezzatino si è addensato e le patate sono cotte, sul punto di disfarsi.
È certamente migliore dopo qualche ora di riposo.
Servitelo con polenta.
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giovedì 4 febbraio 2016
Busiate integrali, datterini gialli e pomodori secchi
Alberto, uno dei colleghi associati del consorte, nonché padre del nostro capitano in seconda all'isola (che non è quella dei Famosi), ci aveva riportato dalla Sicilia un pacco di questa meravigliosa pasta che avevamo imparato a conoscere durante la nostra vacanza in provincia di Trapani.
Le 'busiate', una specie di fusilli arrotolati su un ferro, immagino.
La versione integrale che ci ha riportato meritava un sugo degno della qualità della pasta.
Pertanto ho preparato un saporito sugo con pomodori datterini gialli, quelli che pubblicizza chef Barbieri, per intenderci, e pomodori secchi da me messi in conserva sott'olio.
Gustosissima pasta... da fare il bis se solo ne fosse avanzata almeno una forchettata!
Dosi per 4
-ricetta-
500 g busiate integrali artigianali
1 vasetto, credo sui 300 g, di pomodori datterini gialli
10 pomodori secchi sott'olio
1 scalogno
olio evo
sale, pepe
Se ben ricordo le busiate necessitavano di circa 16' di cottura, pertanto mentre si scaldava l'acqua salata per lessarle e cuocerle, ho fatto il sugo.
Ho scolato i pomodori secchi da me prodotti, ovviamente, e li ho tritati.
Ho tritato anche lo scalogno e l'ho fatto appassire nella padella assieme a un generoso giro d'olio, poi ho aggiunto i datterini gialli senza scolarli, ho fatto rosolare e cuocere per almeno 10'.
Quindi ho scolato la pasta e l'ho versata direttamente nella padella del sugo, facendola saltare perché assorbisse il sugo al meglio.
L'ho quindi porzionata nei piatti e servita.
Le 'busiate', una specie di fusilli arrotolati su un ferro, immagino.
La versione integrale che ci ha riportato meritava un sugo degno della qualità della pasta.
Pertanto ho preparato un saporito sugo con pomodori datterini gialli, quelli che pubblicizza chef Barbieri, per intenderci, e pomodori secchi da me messi in conserva sott'olio.
Gustosissima pasta... da fare il bis se solo ne fosse avanzata almeno una forchettata!
Dosi per 4
-ricetta-
500 g busiate integrali artigianali
1 vasetto, credo sui 300 g, di pomodori datterini gialli
10 pomodori secchi sott'olio
1 scalogno
olio evo
sale, pepe
Se ben ricordo le busiate necessitavano di circa 16' di cottura, pertanto mentre si scaldava l'acqua salata per lessarle e cuocerle, ho fatto il sugo.
Ho scolato i pomodori secchi da me prodotti, ovviamente, e li ho tritati.
Ho tritato anche lo scalogno e l'ho fatto appassire nella padella assieme a un generoso giro d'olio, poi ho aggiunto i datterini gialli senza scolarli, ho fatto rosolare e cuocere per almeno 10'.
Quindi ho scolato la pasta e l'ho versata direttamente nella padella del sugo, facendola saltare perché assorbisse il sugo al meglio.
L'ho quindi porzionata nei piatti e servita.
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martedì 17 marzo 2015
Fregola con broccoli e salsiccia
Ho servito questa ricetta a Gianluca (l'affezionato capitano in seconda di mio marito) e a mia mamma al loro arrivo all'isola d'Elba. La ricetta in bozza è rimasta nascosta nei dossier, sono abbastanza ordinata ma non troppo, evidentemente. Comunque, siccome broccoli e salsiccia si trovano sempre durante l'anno, è sempre attuale.
Vi chiederete come mai non un piatto di pesce. Semplice, ogni tanto pioveva anche lì, tanto per cambiare. E una portata con spiccata connotazione di terra ci stava benissimo.
La fregola si presta a essere risottata senza temere di scuocere. I broccoli già spuntavano negli orti isolani e la salsiccia era di quella macinata fine e pepata, alla toscana.
Ingredienti perfetti anche per questo periodo. Un cucchiaio di 'nduja per dare un po' di piccante, quel tanto che basta.
Dosi per 4
-ricetta-
500 g broccoli
300 g salsiccia
200 g fregola
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di 'nduja
olio evo
sale
In una pentola con acqua salata in ebollizione sbollento per 3' i broccoli, puliti e ridotti a cimette.
Li scolo e conservo l'acqua in cui li ho sbianchiti.
Scaldo un velo d'olio in una pentola e ci rosolo la 'nduja con lo spicchio di aglio schiacciato, che elimino quando inizia a colorire, poi verso la salsiccia sbriciolata.
Una volta che ha preso colore aggiungo la fregola e inizio a bagnare con mestoli dell'acqua che ho tenuto da parte. Dopo 5' aggiungo anche i broccoli.
Porto a cottura come se fosse un risotto, mescolando poco e aggiungendo acqua poca alla volta.
Quando la fregola è cotta e ancora un po' brodosa spengo e lascio riposare alcuni minuti prima di servire, portando in tavola formaggio e pepe nero, secondo i gusti.
Vi chiederete come mai non un piatto di pesce. Semplice, ogni tanto pioveva anche lì, tanto per cambiare. E una portata con spiccata connotazione di terra ci stava benissimo.
La fregola si presta a essere risottata senza temere di scuocere. I broccoli già spuntavano negli orti isolani e la salsiccia era di quella macinata fine e pepata, alla toscana.
Ingredienti perfetti anche per questo periodo. Un cucchiaio di 'nduja per dare un po' di piccante, quel tanto che basta.
Dosi per 4
-ricetta-
500 g broccoli
300 g salsiccia
200 g fregola
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di 'nduja
olio evo
sale
In una pentola con acqua salata in ebollizione sbollento per 3' i broccoli, puliti e ridotti a cimette.
Li scolo e conservo l'acqua in cui li ho sbianchiti.
Scaldo un velo d'olio in una pentola e ci rosolo la 'nduja con lo spicchio di aglio schiacciato, che elimino quando inizia a colorire, poi verso la salsiccia sbriciolata.
Una volta che ha preso colore aggiungo la fregola e inizio a bagnare con mestoli dell'acqua che ho tenuto da parte. Dopo 5' aggiungo anche i broccoli.
Porto a cottura come se fosse un risotto, mescolando poco e aggiungendo acqua poca alla volta.
Quando la fregola è cotta e ancora un po' brodosa spengo e lascio riposare alcuni minuti prima di servire, portando in tavola formaggio e pepe nero, secondo i gusti.
lunedì 15 dicembre 2014
Porri gratinati con prosciutto cotto e formaggio
Buongiorno a tutti.
Per questa ricetta ho usato i porri di Cervere, lunghi, sottili e dolci. Chiaramente la si può rifare con i normali porri che si trovano in commercio, che sono pochi, ahimé, quelli prodotti in Italia; molti vengono dal Belgio e dalla Germania, dove è noto che ne consumino più di noi.
Anche perché la stagione dei porri di Cervere sta per terminare e poi si trovano solo in loco.
La ricetta l'ho pescata dal sito ufficiale del consorzio. Più volte ho parlato di questo ortaggio delicato che con un po' di fortuna riesco a procurarmi in occasione di qualche gita domenicale nelle Langhe.
C'è chi ci va per mangiare i tartufi ma dato che io li aborro, e adesso chissà in quanti mi denigreranno, io non aspetto altro che poter incappare in qualche bancarella di paese, in qualche orticoltore locale che esibisca mazzi chilometrici di porri, sedano rosso, peperoni quadrati in salamoia, cardi meravigliosamente gobbi e teneri e mai fibrosi (che quelli che troviamo qui, nelle grosse catene distributive, in confronto fanno piangere).
Ricetta di facilissima preparazione ma di grande soddisfazione.
Dosi per 4
-ricetta-
150 g emmental grattugiato
50 g grana grattugiato
50 g burro
4 porri
4 fette prosciutto cotto
sale, pepe
latte
In una pentola scaldo latte e acqua in parti uguali, salando leggermente.
Pulisco i porri, eliminando le radichette e alcune delle foglie più esterne, che potrò usare per una crema di patate oppure per aromatizzare il brodo per un risotto.
Li taglio in pezzi di uguale lunghezza che possano entrare in pirofile individuali oppure in un'unica quadrata, quindi li sbollento per circa 5/6' minuti, devono diventare teneri.
Li scolo stendendoli ad asciugare su un canovaccio.
Intanto imburro le pirofile, grattugio a filetti l'emmental e mi preparo le fette di cotto stese sul piano di lavoro.
Sopra ognuna metto 2/3 pezzi di porro (dipende dallo spessore), li cospargo con l'emmental e un po' di pepe nero (se piace) quindi arrotolo le fette come se fosse un involtino.
Li appoggio nelle pirofile, aggiungo ancora un po' di emmental, una spolverata di grana e qualche fiocchetto di burro.
Inforno a 190° per circa 30', spengo e lascio riposare qualche minuto, ma solo quando sono ben gratinati in superficie.
Per questa ricetta ho usato i porri di Cervere, lunghi, sottili e dolci. Chiaramente la si può rifare con i normali porri che si trovano in commercio, che sono pochi, ahimé, quelli prodotti in Italia; molti vengono dal Belgio e dalla Germania, dove è noto che ne consumino più di noi.
Anche perché la stagione dei porri di Cervere sta per terminare e poi si trovano solo in loco.
La ricetta l'ho pescata dal sito ufficiale del consorzio. Più volte ho parlato di questo ortaggio delicato che con un po' di fortuna riesco a procurarmi in occasione di qualche gita domenicale nelle Langhe.
C'è chi ci va per mangiare i tartufi ma dato che io li aborro, e adesso chissà in quanti mi denigreranno, io non aspetto altro che poter incappare in qualche bancarella di paese, in qualche orticoltore locale che esibisca mazzi chilometrici di porri, sedano rosso, peperoni quadrati in salamoia, cardi meravigliosamente gobbi e teneri e mai fibrosi (che quelli che troviamo qui, nelle grosse catene distributive, in confronto fanno piangere).
Ricetta di facilissima preparazione ma di grande soddisfazione.
Dosi per 4
-ricetta-
150 g emmental grattugiato
50 g grana grattugiato
50 g burro
4 porri
4 fette prosciutto cotto
sale, pepe
latte
In una pentola scaldo latte e acqua in parti uguali, salando leggermente.
Pulisco i porri, eliminando le radichette e alcune delle foglie più esterne, che potrò usare per una crema di patate oppure per aromatizzare il brodo per un risotto.
Li taglio in pezzi di uguale lunghezza che possano entrare in pirofile individuali oppure in un'unica quadrata, quindi li sbollento per circa 5/6' minuti, devono diventare teneri.
Li scolo stendendoli ad asciugare su un canovaccio.
Intanto imburro le pirofile, grattugio a filetti l'emmental e mi preparo le fette di cotto stese sul piano di lavoro.
Sopra ognuna metto 2/3 pezzi di porro (dipende dallo spessore), li cospargo con l'emmental e un po' di pepe nero (se piace) quindi arrotolo le fette come se fosse un involtino.
Li appoggio nelle pirofile, aggiungo ancora un po' di emmental, una spolverata di grana e qualche fiocchetto di burro.
Inforno a 190° per circa 30', spengo e lascio riposare qualche minuto, ma solo quando sono ben gratinati in superficie.
giovedì 1 maggio 2014
Torta al taràssaco di Conco
Ogni tanto è doveroso rendere omaggio alla produzione artigianale italiana.
Quale giorno migliore per parlare dei bravi artigiani italiani, che lavorano secondo scienza e coscienza, del giorno della festa del lavoro?
Almeno questo è quello che mi sento da fare io quando incrocio sulla mia strada di acquirente esigente e, nel mio piccolo, competente (sono modesta lo so!), piccole realtà che lavorano in modo superlativo.
E' notorio che i dolci non rientrano tra i miei alimenti preferiti, sono decisamente propensa per il salato.
Proprio perché non dipendente dallo zucchero, credo di avere quello che si potrebbe definire un "palato assoluto", un po' come alcuni fortunati dotati di orecchio assoluto per la musica.
Non sono avvezza a cibarmi di dolci per la necessità di soddisfare voglie improvvise, sin da piccola sgranocchiavo volentieri una michetta rafferma in caso di buco nello stomaco o per merenda, quindi se un dolce non è fatto più che bene me ne accorgo immediatamente e, quando incappo in qualcosa di buonissimo realizzato con ingredienti freschi, lo avverto all'istante ed è un piacere per il palato.
E a voi tocca sorbirvi la mia voglia di esternarvi queste scoperte, lo faccio con l'intento di suggerirvi qualcosa di interessante da andare a ricercare in caso di gite fuoriporta o da farsi spedire.
In occasione del weekend trascorso sull'altopiano di Asiago e dei 7 comuni, acquistai una tortina al taràssaco della pasticceria Cortese di Conco (Vi). Conco è appunto uno dei sette comuni facenti parte dell'altopiano.
Mi colpì subito il buon sapore di burro, farina e uova mescolato alla delicata fragranza di fiori e foglie della tipica piantina spontanea, che tappezza l'altopiano in primavera. Una piccola torta, la pezzatura è di 300 g, ideale per 6/8 commensali, fatta come la si potrebbe realizzare in cucina con buon burro di montagna e uova fresche.
Molto incuriosita, appena tornata a casa mi misi in contatto con la pasticceria Cortese e, dopo accordi telefonici col titolare, signor Gabriele, ordinai alcuni loro prodotti, tra i quali anche la tipica torta vicentina La gata, a base di cioccolato, mandorle, farine di frumento e mais di Marano, grappa.
Famoso e rappresentativo dolce del territorio berico, ha persino un Consorzio dedicato, QUI trovate la sua storia. Cliccateci, è interessante scoprire le possibili ipotesi sull'origine del detto "vicentini magnagati".
Tempo un paio di settimane, mi arrivarono a casa alcune tortine al taràssaco, che subito sottoposi all'assaggio dei nostri ospiti. Successo annunciato. Ovviamente nella spedizione inclusi una Gata e alcune fugasse, dolce che mi riporta all'infanzia, quando nonna Salute le impastava per Pasqua e poi le portava al forno del paesello perché venissero cotte a legna. Un lievitato semplice, poco dolce e piuttosto compatto, ideale da bagnare nel latte a colazione, tipico del vicentino-trevigiano, molto simile alla pinza triestina.
Basta, non mi dilungo oltre. Oggi daremo fondo all'ultima tortina rimasta, delicata e morbida, un ottimo fine pasto se abbinata a un dolce e aromatico Moscato d'Asti naturale come quello di Gianni Doglia, ad esempio.
Se vi ho incuriosito abbastanza, nel roll laterale del blog alla voce 'consigli per gli acquisti' troverete, nell'elenco dei mie suggerimenti, il link diretto al sito della pasticceria Cortese.
Quale giorno migliore per parlare dei bravi artigiani italiani, che lavorano secondo scienza e coscienza, del giorno della festa del lavoro?
Almeno questo è quello che mi sento da fare io quando incrocio sulla mia strada di acquirente esigente e, nel mio piccolo, competente (sono modesta lo so!), piccole realtà che lavorano in modo superlativo.
E' notorio che i dolci non rientrano tra i miei alimenti preferiti, sono decisamente propensa per il salato.
Proprio perché non dipendente dallo zucchero, credo di avere quello che si potrebbe definire un "palato assoluto", un po' come alcuni fortunati dotati di orecchio assoluto per la musica.
Non sono avvezza a cibarmi di dolci per la necessità di soddisfare voglie improvvise, sin da piccola sgranocchiavo volentieri una michetta rafferma in caso di buco nello stomaco o per merenda, quindi se un dolce non è fatto più che bene me ne accorgo immediatamente e, quando incappo in qualcosa di buonissimo realizzato con ingredienti freschi, lo avverto all'istante ed è un piacere per il palato.
E a voi tocca sorbirvi la mia voglia di esternarvi queste scoperte, lo faccio con l'intento di suggerirvi qualcosa di interessante da andare a ricercare in caso di gite fuoriporta o da farsi spedire.
In occasione del weekend trascorso sull'altopiano di Asiago e dei 7 comuni, acquistai una tortina al taràssaco della pasticceria Cortese di Conco (Vi). Conco è appunto uno dei sette comuni facenti parte dell'altopiano.
Mi colpì subito il buon sapore di burro, farina e uova mescolato alla delicata fragranza di fiori e foglie della tipica piantina spontanea, che tappezza l'altopiano in primavera. Una piccola torta, la pezzatura è di 300 g, ideale per 6/8 commensali, fatta come la si potrebbe realizzare in cucina con buon burro di montagna e uova fresche.
Molto incuriosita, appena tornata a casa mi misi in contatto con la pasticceria Cortese e, dopo accordi telefonici col titolare, signor Gabriele, ordinai alcuni loro prodotti, tra i quali anche la tipica torta vicentina La gata, a base di cioccolato, mandorle, farine di frumento e mais di Marano, grappa.
Famoso e rappresentativo dolce del territorio berico, ha persino un Consorzio dedicato, QUI trovate la sua storia. Cliccateci, è interessante scoprire le possibili ipotesi sull'origine del detto "vicentini magnagati".
Tempo un paio di settimane, mi arrivarono a casa alcune tortine al taràssaco, che subito sottoposi all'assaggio dei nostri ospiti. Successo annunciato. Ovviamente nella spedizione inclusi una Gata e alcune fugasse, dolce che mi riporta all'infanzia, quando nonna Salute le impastava per Pasqua e poi le portava al forno del paesello perché venissero cotte a legna. Un lievitato semplice, poco dolce e piuttosto compatto, ideale da bagnare nel latte a colazione, tipico del vicentino-trevigiano, molto simile alla pinza triestina.
Basta, non mi dilungo oltre. Oggi daremo fondo all'ultima tortina rimasta, delicata e morbida, un ottimo fine pasto se abbinata a un dolce e aromatico Moscato d'Asti naturale come quello di Gianni Doglia, ad esempio.
Se vi ho incuriosito abbastanza, nel roll laterale del blog alla voce 'consigli per gli acquisti' troverete, nell'elenco dei mie suggerimenti, il link diretto al sito della pasticceria Cortese.
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mercoledì 27 novembre 2013
Re Panettone torna a Milano
Sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre torna a Milano la golosa manifestazione Re Panettone, alla sua sesta edizione, ospitata nello spazio ex-Ansaldo in via Bergognone 34, angolo via Solari.
Cliccate QUI per trovare tutte le notizie relative.
Mi rivolgo ai milanesi e a tutti quelli che possono raggiungere la città, non perdete l'occasione di assaggiare le eccellenze della pasticceria italiana!
Manca meno di un mese a Natale, è un'ottima occasione per acquistare prodotti di pregio, non il solito panettone...
Cliccate QUI per trovare tutte le notizie relative.
Mi rivolgo ai milanesi e a tutti quelli che possono raggiungere la città, non perdete l'occasione di assaggiare le eccellenze della pasticceria italiana!
Manca meno di un mese a Natale, è un'ottima occasione per acquistare prodotti di pregio, non il solito panettone...
venerdì 18 ottobre 2013
Fregola con arselle
Reminiscenze vacanziere. Con questo piatto ho accolto Gianluca, il capitano in seconda che accompagna il consorte nelle sue battute di pesca. Mio marito lo considera quasi un figlioccio e, se gli studi glielo consentono, non manca di trascorrere una settimana da noi sull'isola, ha saltato l'anno scorso ma quest'anno si è rifatto, pensate che un giorno sono rientrati con lampughe di oltre 2 kg!
Per il primo pranzo assieme gli ho cucinato la fregola, in pescheria mi hanno tentato arselle e vongoline veraci e non ho resistito.
Ho fatto la ricetta un po' a modo mio, aggiungendo alcuni pomodorini a spicchietti, risottando la pasta e sormontandola da fettine di baby melanzana fritte.
E' impensabile cercare la fregola sull'isola, infatti me l'ero portata da casa prevedendo che mi sarebbe tornata utile.
E' una pasta fatta a mano, tipica sarda, a base di semola, da cui si ricavano pallini più grandi del cuscus che vengono poi tostati in forno, assumendo varie sfumature dal nocciola al marrone.
Ha una consistenza decisa come tutte le paste 'ammassate' in casa con sola acqua e farina e un gusto tostato molto gradevole.
Io l'acquisto normalmente al supermercato, il solito, molto ben fornito.
Dosi per 4
-ricetta-
1 kg di vongole
250 g fregola
200 pomodori ciliegini
2 melanzane baby
1 cipollotto
prezzemolo
aglio
olio evo
vino bianco
Si parte dalle vongole, ben lavate e spurgate che metto in una padella con uno spicchio d'aglio, un rametto di prezzemolo, un goccio d'olio e uno di vino. Lascio che si aprano a fuoco vivo con la padella coperta poi le sguscio tutte, filtro e conservo il loro sughetto.
Taglio a filetti i pomodorini. Trito un mazzetto di foglie di prezzemolo.
Trito un piccolo cipollotto, lo faccio appassire in una casseruola con un filo di olio e i pomodori poi verso la fregola, la faccio intridere nel condimento quindi la sfumo subito con liquido delle vongole in modo che i chicchi asciutti assorbano tutto il sapore. Continuo poi la sua cottura aggiungendo acqua calda a mestoli man mano che asciuga, mescolando ogni tanto.
Nel frattempo scaldo un po' di altro olio in un padellino e friggo le melanzane a fettine sottili, come si fa per la Norma.
Per la fregola ci vogliono circa 15' di cottura, se non di più.
Al termine completo con le vongole, col prezzemolo tritato e regolo di sale. Lascio riposare 3' poi impiatto e sormonto con alcune fettine di melanzana.
Porto in tavola il pepe nero da macinare secondo i gusti.
Abbiamo stappato una magnum di birra, una trappista millesimata Grande Réserve della Chimay, l'ho vista sullo scaffale e non ho resistito. In effetti è stata una bella idea, la sua complessità e l'aroma spiccato, oltre che l'alcolicità, sono stati uno sposalizio perfetto per placare la sete dei pescatori, assaporata sotto il pino marittimo assieme a un magnifico panorama.
Per il primo pranzo assieme gli ho cucinato la fregola, in pescheria mi hanno tentato arselle e vongoline veraci e non ho resistito.
Ho fatto la ricetta un po' a modo mio, aggiungendo alcuni pomodorini a spicchietti, risottando la pasta e sormontandola da fettine di baby melanzana fritte.
E' impensabile cercare la fregola sull'isola, infatti me l'ero portata da casa prevedendo che mi sarebbe tornata utile.
E' una pasta fatta a mano, tipica sarda, a base di semola, da cui si ricavano pallini più grandi del cuscus che vengono poi tostati in forno, assumendo varie sfumature dal nocciola al marrone.
Ha una consistenza decisa come tutte le paste 'ammassate' in casa con sola acqua e farina e un gusto tostato molto gradevole.
Io l'acquisto normalmente al supermercato, il solito, molto ben fornito.
Dosi per 4
-ricetta-
1 kg di vongole
250 g fregola
200 pomodori ciliegini
2 melanzane baby
1 cipollotto
prezzemolo
aglio
olio evo
vino bianco
Si parte dalle vongole, ben lavate e spurgate che metto in una padella con uno spicchio d'aglio, un rametto di prezzemolo, un goccio d'olio e uno di vino. Lascio che si aprano a fuoco vivo con la padella coperta poi le sguscio tutte, filtro e conservo il loro sughetto.
Taglio a filetti i pomodorini. Trito un mazzetto di foglie di prezzemolo.
Trito un piccolo cipollotto, lo faccio appassire in una casseruola con un filo di olio e i pomodori poi verso la fregola, la faccio intridere nel condimento quindi la sfumo subito con liquido delle vongole in modo che i chicchi asciutti assorbano tutto il sapore. Continuo poi la sua cottura aggiungendo acqua calda a mestoli man mano che asciuga, mescolando ogni tanto.
Nel frattempo scaldo un po' di altro olio in un padellino e friggo le melanzane a fettine sottili, come si fa per la Norma.
Per la fregola ci vogliono circa 15' di cottura, se non di più.
Al termine completo con le vongole, col prezzemolo tritato e regolo di sale. Lascio riposare 3' poi impiatto e sormonto con alcune fettine di melanzana.
Porto in tavola il pepe nero da macinare secondo i gusti.
Abbiamo stappato una magnum di birra, una trappista millesimata Grande Réserve della Chimay, l'ho vista sullo scaffale e non ho resistito. In effetti è stata una bella idea, la sua complessità e l'aroma spiccato, oltre che l'alcolicità, sono stati uno sposalizio perfetto per placare la sete dei pescatori, assaporata sotto il pino marittimo assieme a un magnifico panorama.
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lunedì 5 novembre 2012
Torna "Re panettone"
Ormai giunto alla sua quinta edizione torna a Milano Re Panettone, la manifestazione dedicata all'eccellenza tra i produttori di panettoni artigianali.
Manifestazione organizzata allo spazio ex Ansaldo, il 24 e 25 novembre, aperta al pubblico con orario continuato dalle 11 alle 19.
Ingresso libero.
Golosi e curiosi, fatevi sotto!
Adesso lo sapete, di queste manifestazioni si viene a conoscenza spesso troppo tardi, meglio prepararsi per tempo.
Milano, Spazio A ex-Ansaldo, via Bergognone 34
24-25 novembre, ore 11-19 ingresso libero
Cinque, cifra tonda. Questo è il numero d’ordine della prossima edizione di Re Panettone®, Festa del dolce milanese, l’evento che ogni anno fa il punto sulle migliori interpretazioni del panettone artigianale.
Trentasei fra i migliori pasticcieri italiani si riuniranno per far assaggiare grtuitamente ai milanesi e ai gastroturisti panettoni artigianali e altri lievitati d’eccellenza. Prezzo al chilo: 20 €, uguale per tutti i dolci in mostra.
La manifestazione sarà organizzata dall’Associazione Amici del Panettone, presieduta da Sabrina Dallagiovanna, segretario e ideatore dell’evento,Stanislao Porzio.
Quest’anno è denso di novità. La prima riguarda l’ingredientistica. Re Panettone® 2012 accoglierà solo lievitati privi di conservanti, emulsionanti e altri additivi artificiali, per esaltare la freschezza, la naturalità e l’artigianalità dei prodotti presenti.
L’industria, ormai, è in grado di realizzare prodotti di qualità, con ottime materie prime. L’unico vero discrimine tra artigianale e industriale, numeri a parte, può essere la freschezza. Mentre le aziende industriali devono prevedere per i loro prodotti una shelf life piuttosto lunga e, quindi, ricorrere a conservanti o a emulsionanti, i veri artigiani, che conoscono la loro clientela, possono puntare sulla freschezza e sulla naturalità dei loro prodotti. Un vero prodotto artigianale, perciò, non avrà mai la durata di un prodotto industriale, ma c’è chi ne sa apprezzare la differenza. A Re Panettone® 2012 se ne potranno assaggiare di 36 produttori diversi, provenienti da Milano, dalla Lombardia, dal resto d’Italia e anche dalla Svizzera
http://www.repanettone.it/RePanettone/re_panettone_2012.html
domenica 26 agosto 2012
I peperoni cruschi di Senise
Buongiorno amici!
Dove non arrivo io, se posso, mando i miei inviati speciali, così quest'anno uno dei compiti di Max.Pa, in vacanza a Diamante, è stato quello di riportarmi questa prelibatezza da Senise, un paesino lucano dove ha approfittato per fare una gitarella.
Si chiamano così dei peperoni dolci con polpa sottile, che secca velocemente, prodotti a Senise e in pochi altri comuni lucani ai piedi del Parco del Pollino e che hanno la denominazione IGP.
Una volta raccolti vengono stesi per qualche giorno su graticci per una prima asciugatura poi infilati in serte e appesi a essiccare, passeggiando per i paesi inclusi nella denominazione se ne vedono alle finestre, sotto i portici, ovunque.
Lo stesso paesaggio tinto di rosso che si ritrova nei paesi baschi a Espelette, Pirenei francesi, dove però la qualità coltivata è piccante.
Questi peperoni di Senise sono molto versatili in cucina, l'uso maggiore che si fa da quelle parti è di friggerli in abbondante olio extravergine d'oliva e servirli come croccante contorno, oppure si possono sbriciolare sulla pasta, aggiungere a un semplice aglio e olio, sulle frittate, in vari sughi per il pesce, in polvere nell'impasto della focaccia. Tutti da provare.
La frittura è il momento più delicato, dev'essere attenta perchè altrimenti si corre il rischio di bruciarli e di dover buttare via tutto.
E' per questo che in loco consigliano di friggere in olio caldo i peperoni a pezzetti e invece di mettere in olio freddo quelli interi e di mescolarli nella padella quando l'olio ha raggiunto il calore adatto.
Costano molto ma rendono anche tanto, per una frittata o un sugo ne bastano un paio, e come snack croccante 5/6 spezzettati in 3/4 parti.
Con l'avvento di internet è ora possibile acquistarli e farseli spedire con pochi click.
Fine del commento, seguiranno i miei esperimenti in cucina! :-)
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