''invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passerà sotto il vostro tetto'' J.A. Brillat-Savarin- Fisiologia del gusto- 1825
domenica 12 agosto 2012
Meringata nel bicchiere
In onore di Anna, una signora dai capelli candidi mia compagna di ventura nelle trasferte in giro per lo stivale a caccia di spettacoli di balletto, mi metto d'impegno a ricostruire questo stra-goloso dessert al cucchiaio che ha consumato nello storico locale veronese Antica Bottega del Vino dove abbiamo cenato prima di assistere in Arena allo spettacolo di Roberto Bolle & friends, accolto da una folla di 10.000 spettatori entusiasti delle performances sue e delle grandi étoiles internazionali che hanno collaborato con lui, per la gioia dei nostri occhi.
Erano ben 19 anni che l'Arena non ospitava spettacoli di danza, un vero avvenimento quindi, accolto con il dovuto entusiasmo anche perchè catalizzato da una delle più grandi eccellenze della danza italiana nel mondo.
Evento vissuto da me con brivido sino a 5' dall'inizio dello spettacolo perchè, avendo prenotato a marzo, non so dire come ma è successo che ho smarrito l'ambìto biglietto. Cosa di cui mi sono accorta a due giorni dallo spettacolo e che solo grazie alla collaborazione di una signora competente e diligente sono riuscita a rimediare esibendo tutto l'esibibile per dimostrare che 'quel' certo posto poteva essere solo mio.
Ma perchè mi dilungo tanto in ciarle? io che poi non è che sia così tanto chiacchierona di natura!
Ritorno pertanto alle considerazioni su questa via di mezzo tra torta meringata e tiramisù, nella più classica tradizione veneta, che non mi è sembrata particolarmente difficile da replicare.
Ho scelto le pesche saturnine o tabacchiera perchè sono morbide, dolci e a polpa bianca (le mie preferite). Esse vengono coltivate principalmente in Sicilia, nel catanese, tanto che quelle dell'Etna sono un presidio Slow Food.
Una madeleine imbevuta di liquore sul fondo, pesche saturnine passate in padella, uno strato di crema tiramisù al mascarpone, granella di nocciole e, per finire, meringhe spezzettate.
Peccato Anna che tu sia in vacanza... ammetto che non è scenografico come quello che ti hanno servito, ma è anche di proporzioni più ridotte.
Dosi per 6
-ricetta-
7/8 pesche tabacchiera
6 madeleines
250 g mascarpone
3 uova freschissime
60 g zucchero
estratto di vaniglia
20 g burro
20 g zucchero grezzo
1/2 lime spremuto
100 g meringhette
40 g granella di nocciole
liquore di pesca
Tuffo le pesche per pochi secondi in acqua bollente così posso spellarle senza fatica.
Le taglio a spicchietti quindi le faccio rosolare in una padella dove ho fatto sciogliere burro e zucchero grezzo. Dopo una decina di minuti irroro col succo di lime e spengo e faccio raffreddare.
Separo i tuorli dagli albumi, monto i primi con lo zucchero finchè sono spumosi poi metto qualche goccia di estratto di vaniglia e un pizzichino di sale.
A questo composto aggiungo il mascarpone e lo amalgamo sino ad ottenere una crema soffice.
Monto gli albumi a neve e li incorporo delicatamente al resto.
Faccio tostare in un padellino la granella di nocciole.
Preparo i bicchieri che poi servirò mettendo una madeleine sul fondo, elimino la codina se non entra perfettamente, e le imbevo con il liquore mescolato a pochissima acqua, verso un cucchiaio di crema e poi metto 2 cucchiai di pesche, spolvero con un po' di granella di nocciole e completo con un altro strato di crema.
Decoro la superficie con le meringhe sbriciolate e con altra granella e metto in frigorifero per almeno mezza giornata.
A dire il vero ne sono usciti 7 bicchieri, uno dei quali è stato oggetto di test da parte del Doc, sempre pronto a fare da cavia.
sabato 11 agosto 2012
Frittata in verde con riso
Ma porca miseria, ogni volta che metto piede in giardino per raccogliere un rametto di foglie di alloro o di menta perdo un sacco di tempo a estirpare erbacce e fittoni di robinie e infestanti.
E siccome non parto attrezzata per, quando le mani non ce la fanno più a trattenere il tutto realizzo quanto tempo è passato e guardo allarmata l'orologio, santi tutti! ero solo uscita per due foglie, dico due, di alloro!
Stavolta però in mezzo all'erba era tutto un proliferare di erbi o radicchi matti, un insieme di tarassaco, rucola selvatica e chissà quali altre specie di erbe matte che nonna Salute (ve l'avevo già raccontata la storia del nome di mia nonna) era solita raccogliere nei prati intorno a casa e poi cuoceva in padella, uhmmmm che buone! un mix tra dolce-amaro, le adoravo.
La persona che ci aiuta in giardino è in vacanza e quindi tra l'erbetta che comincia a essere troppo alta per i miei gusti (brutto segno, vuol dire che a breve dovrò deliziarmi col taglio erba) pullulava di erbe matte che mi sono affrettata ad estirpare, le ho pulite con pazienza e quindi cotte in padella.
L'insieme è molto amaro, a me piacciono tanto ma la mia cistifellea non le tollera più troppo perciò le ho usate mescolandole a prezzemolo e a una tazza di riso in bianco avanzato, per farne una verdissima frittata.
Jo-rigattiere di nuovo al lavoro. Sarà un segno? o nella vita precedente o in quella futura mi sa tanto che incarno una robivecchi... la mia passione per il recupero in cucina è eccessiva.
Preparare una frittata era anche la soluzione ideale per consumare parte delle uova che si accumulano in frigorifero, in questo periodo faccio molti gelati, per ogni gusto ne utilizzo al massimo uno che dev'essere freschissimo, il che mi costringe a dover recuperare le altre, non avendo una gallina che me lo sforna quotidianamente...
Il riso era avanzato, ma se non lo avete o non volete cuocerlo apposta potete anche ometterlo.
Data la grande quantità di formaggio non aggiungo altro sale oltre al pizzico che ho messo per stufare la verdura.
-ricetta-
6 uova
100 g parmig/padano grattugiato
2 cucchiai di farina
50 ml latte
100 g erbe cotte
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
olio evo
Comincio dalle erbe matte (se non le avete usate erbette o spinaci) che pulisco bene e poi faccio appassire in una padella con un filo d'olio e un pizzico di sale. Le lascio intiepidire poi le strizzo e le trito finissime con un trinciante su un tagliere.
Separo i tuorli dagli albumi mettendoli in due ciotole differenti, mescolo i tuorli con il formaggio, la farina, il latte, il prezzemolo e le erbe. Quindi aggiungo il riso cotto. Mescolo per amalgamare il composto.
Monto gli albumi a neve e li aggiungo incorporandoli pian piano al composto di uova.
Scaldo la mia insostituibile padella doppia per frittate, la sporco di olio e ci verso il tutto, faccio fare una bella crosticina scuotendo ogni tanto la padella poi la giro e cuocio anche l'altro lato.
Dopo averla rovesciata su un grande piatto la taglio in quattro e la servo.
Ho abbinato una fettina di gorgonzola piccante.
Niente vino per questa volta, fa troppo caldo, preferisco tanta acqua fresca.
venerdì 10 agosto 2012
Tomini alla griglia con uova strapazzate al pomodoro
C'è sempre una spiegazione dietro alla composizione di una ricetta, almeno per me.
Dunque, parto dai pomodori, splendidi esemplari di cuore di bue appena raccolti dall'orto e maturi al punto giusto.
Reperiti in frigorifero alcuni tomini da cuocere e delle uova.
Mica difficile comporre il piatto odierno, una passata di pomodori freschi mescolata alle uova strapazzate e per completare un tomino arrostito sulla piastra.
Semplicissimo nonchè godibilissimo accostamento, che ci farà consumare un tot di pane, ahinoi!, non so voi, ma io con uova e pomodori mi abbuffo di pane e la cremosità del tomino dove la mettiamo? come lo raccolgo il boccone filante se non con un pezzo di pane?
Ho fatto un ristretto coi pomodori, anche se ben maturi e polposi sono comunque ricchi di acqua, perciò li ho tagliati a dadi e fatti restringere sino ad asciugarsi completamente su fuoco vivace, poi li ho aromatizzati con un rametto di origano fresco e qualche foglia di basilico, un pizzico di sale e una goccia di olio evo.
In questo ristretto ho fatto strapazzare le uova appena sbattute con un goccio di panna (orrore! nooo, è che non ho latte a disposizione per cui ho diluito due cucchiai di panna con due cucchiai di acqua) e un pizzico di sale.
Dosi per 4
-ricetta-
6 uova
3 pomodori cuore di bue, oppure 6/8 S. Marzano maturi
4 tomini da cuocere
basilico e origano freschi
2 cucchiai di panna
olio evo, sale, pepe
Trito i pomodori e li metto in una padella ad appassire in un filo d'olio evo sino a che tutta la loro acqua di vegetazione non sia evaporata. A questo punto aggiungo le foglie di origano e quelle del basilico spezzetate e correggo con un pizzico di sale.
Sguscio le uova in una ciotola e le sbatto con una forchetta, condendole con un pizzichino di fleur de sel e con la panna diluita con la stessa quantità di acqua.
Scaldo in una larga padella un cucchiaio d'olio e ci verso il ristretto di pomodoro, quand'è bello caldo aggiungo le uova e le mescolo per strapazzarle sino a che non si sono parzialmente coagulate rimanendo però morbide.
Intanto su una piastra arroventata metto a grigliare i tomini freddi di frigorifero, quando si sono ammorbiditi e rigati li tolgo, li accomodo nei singoli piatti dove ho servito cucchiaiate di uova strapazzate.
Una macinata di pepe, qualche fogliolina di origano fresco e... buon appetito!
Cosa ci si abbina? le uova dolciastre, il pomodoro acidulo, il formaggio cremoso e grasso... dunque, io starei comunque su un Prosecco superiore di Cartizze, le delicate bollicine del metodo Charmat sgrassano e la dolcezza compensa l'acidità del pomodoro, mitigata dall'uovo.
In più fa caldo e le bollicine danno sempre una maggiore idea di leggerezza e la bottiglia finisce tanto presto che non fa in tempo a scaldarsi.
Noi beviamo quello di Col Vetoraz, un prodotto equilibrato, fine, ricco di profumi e che non ci delude mai, ormai da anni!
giovedì 9 agosto 2012
Risotto con filetti di cernia
Oggi farò una variante del risotto col pesce persico, tipica specialità lariana.
Circa 30 anni fa, mamma mia! sono trascorsi quasi tre decenni da che mettemmo piede per la prima volta al paesello sul fiume, mio marito amava pescare con un amico nelle acque dell'Adda.
Si pescava molto, dalle alborelle ai lucci e, con la tirlindana, anche molti persici.
Ora non c'è quasi più pesce nel fiume, rimangono pochissimi cavedani e qualche siluro.
Finito il tempo dei pesciolini fritti, prima bastava buttare la canna fissa e non appena il galleggiante si raddrizzava l'alborella aveva già abboccato. Ero bravissima persino io in questa tecnica di pesca e in poco più di un'ora se ne faceva un secchiello, adesso se se ne trovano arrivano dall'Albania o dai paesi dell'Est, congelate. Che poi anche se si pescassero qui sarebbe obbligatorio congelarle per debellare l'anisakis, qualora ne siano infettate.
Quindi per fare questo classico risotto del lago dovevo organizzarmi, rinunciando agli introvabili filetti di persico e cambiando pesce.
Al banco del fresco ho trovato della cernia preparata in piccoli filetti simili per misura a quelli del persico e mi sono fatta tentare.
Ho deciso che li infarino leggermente e li faccio dorare per poi adagiarli su un semplice risotto bianco cotto con un profumato soffritto di porro, che rimane più delicato della cipolla.
Direi un ottimo connubio col quale ci berremo insieme una grande bottiglia, uno Champagne della Côte de Blancs nella valle della Marna, il Blanc de Blancs Premier Cru di Larmandier Bernier, con finissimo perlage, lungo e persistente anche in bocca, in perfetto abbinamento col piatto.
Visto Dani?? mi sono ricordata di scattare la foto all'etichetta!
Dosi per 6
-ricetta-
500 g riso Rosa Marchetti
300 g filettini di cernia
1 porro
30 g burro
olio evo, sale
2 cucchiai di panna
50 g robiola fresca
100 ml vino bianco
Pulisco il porro e lo affetto sottile poi lo metto in pentola col burro e con 3 cucchiai di olio e lo faccio appassire piano, salando leggermente.
Alzo la fiamma e verso il riso, lo faccio tostare, lo sfumo col vino e poi inizio ad aggiungere acqua bollente, mescolo ogni tanto e quando è al dente spengo, aggiusto di sale e lo manteco con la panna e la robiola.
Copro e lo lascio riposare 3'.
5 minuti prima che il riso sia cotto mi preparo il pesce infarinato e lo faccio dorare in una grande padella in un filo d'olio, girando delicatamente i filetti con una spatola. Li salo a fine cottura.
Porziono il riso nei piatti e sopra ci appoggio un paio di filettini dorati.
la foto è sfocata... avevo tolto il macro, sorry!
mercoledì 8 agosto 2012
Sugo d'arrosto avanzato?
Mi raccomando non gettatelo. E' utilissimo, oltrechè buonissimo, usatelo per cuocervi delle verdure, acquisteranno un sapore unico!
Dalla cottura del filetto di vitello al forno ne avevo avanzato una tazza, l'ho trasferita in un vasetto che ho messo nel congelatore in attesa di un recupero 'intelligente'.
Chissà come i miei recuperi sono sempre intrisi di materia grigia, ehhehhehh, sono intelligentissimi! hanno un Q.I. da paura... (parlo dei recuperi mica di me)
Scherzo ovviamente, però se pensiamo che il sugo d'arrosto è la somma dei succhi estratti dalla carne, di un po' di condimento e, in questo caso specifico, anche dell'aroma delle verdure in cottura, è comprensibile che stufandovi altre verdure, queste acquisiscano un sapore extra.
Se il sugo fosse rimasto attaccato alla pentola o alla teglia deglassatelo aiutandovi con un goccio d'acqua o di vino bianco, mescolate e staccate i residui fluidificandoli.
E' così che mi sono ritrovata con questo saporito contorno di patate e zucchine, che ho cotto in due tempi.
Prima le zucchine poi, nel fondo ulteriormente aromatizzato, è stata la volta delle patate a fettine.
Ottimo accompagnamento per carni, salumi o, come per me oggi, una morbida crescenza protagonista di un pranzetto vegetariano, i giorni di agosto rotolano veloci senza che il susseguirsi dei bollenti anticicloni accenni a diminuire.
Per carità non voglio e non devo lamentarmi (dato che dentro casa mia la temperatura non è mai salita sopra i 26°, senza climatizzatore), dopotutto abbiamo avuto molte più giornate serene e limpide al posto delle solite estati con cieli bianchi e afa insopportabile, ma tutta questa calura africana a lungo andare sfinisce e la promessa di temporali rinfrescanti è rimasta un miraggio nelle ultime sere, tuoni e fulmini in lontananza ma nemmeno una goccia.
-ricetta-
200 ml di sugo di arrosto
2 zucchine
4/5 patate novelle piccole
salamoia bolognese
olio evo
Affetto le zucchine a rondelle, pelo le patate e le taglio a fettine spesse un centimetro.
Verso il sugo d'arrosto in una padella assieme a due cucchiai di olio evo, quand'è caldo metto le zucchine, le faccio cuocere sino a che non formano una crosticina scura, poi le tolgo aiutandomi con una paletta forata e al loro posto inserisco le patate e le faccio cuocere sino a che sono ben croccanti, spolverandole con un pizzico di salamoia bolognese.
Traferisco il tutto in una ciotola e porto in tavola con il formaggio o la carne o un uovo al tegamino.
martedì 7 agosto 2012
Tagliatelle di farro con ragù di carne e zucchine fritte
La mia curiosità quando si tratta di acquistare prodotti nuovi o appena arrivati in commercio non ha limiti. Sembra quasi che sia dotata di un radar.
Ho scovato queste tagliatelle nell'abituale supermercato che frequento in zona, sempre attento alle novità e anche a prodotti di eccellenza.
Non poteva certo sfuggirmi il vassoio con queste brune tagliatelle, in più adoro il farro quando è utilizzato per fare la pasta, avrei anche potuto farmele da sola ma il caldo di questa estate bollente mi annienta le forze e allora, quando trovo qualcosa di valido già bell'e pronto, ne approfitto.
Dedico magari più tempo al condimento.
Giorni fa ho cotto il mio solito ragù di salsiccia per Giulio, figlio della mia amica Vet in Inghilterra per un soggiorno-studio, ben sapendo che sarebbe tornato affamato di pasta al ragù!
Nel contenitore che le ho dato non ci è entrata tutta la pentola perciò ho congelato la ciotola avanzata per una futura esigenza.
Queste tagliatelle meritano un ragù mi son detta, ma non da solo.
Basta davvero poco per modificare il solito sugo, ho usato zucchine ma avrebbero potuto essere melanzane.
Allora ho preso un paio di zucchine appena regalatemi da un conoscente che coltiva un orticello, piuttosto grandi ma dolcissime, le ho private della polpa interna riducendo a dadini solo la parte verde, le ho spolverate di farina e le ho fritte in olio evo.
Niente formaggio, coprirebbe il gusto dolce delle zucchine mascherandolo.
Dosi per 4.
-ricetta-
250 g tagliatelle di farro
250 g ragù
2 zucchine
olio evo
sale
Tolgo alle zucchine la parte verde lasciando uno spessore tale da farne dadini di 1x1 cm.
Le passo velocemente nella farina e poi le tuffo in una padella con molto olio evo ben caldo.
Le faccio friggere fino a che non assumono un colore dorato poi le scolo e le tengo in caldo.
Poco prima di utilizzarle le condisco con un pizzico di sale.
Cuocio le tagliatelle al dente e nel frattempo riscaldo, anche al microonde, il ragù quindi scolo la pasta e la condisco nella pentola calda con il sugo e le zucchine.
Preparo i piatti e servo subito.
lunedì 6 agosto 2012
Prosciutto crudo di Parma e fichi
Questo è un piatto che consiglio per quando fa molto caldo e si ha poca voglia di cucinare.
Oddio, a me quella voglia non manca mai, però in questa estate con temperature ampiamente sopra i 30° da oltre un mese una portata a base di frutta, ricca di fibre e sali minerali, e proteine nobili non guasta.
E' un secondo leggero e fresco che si prepara in 10'.
Un contorno a vostro gusto, io starei su un insalata verde, e il pranzo è risolto.
Però potrebbe andare bene anche come antipasto.
Mi raccomando la stagionatura del prosciutto, deve essere perfetta e di almeno 18 mesi, meglio ancora se di 24, perchè come dice il nome il prosciutto deve 'sembrare aciutto', non un fetta di carne molliccia e cruda.
L'abbinamento? con questo caldo l'ideale sarebbe un bel bicchierone d'acqua, ma come si fa a resistere a un calice di fresca Malvasia dei Colli Piacentini? penso a quel tripudio che è il Boccadirosa di Luretta, vino bianco fermo ricavato da 100% uve Malvasia di Candia aromatica.
Vi consiglio di fare una visita a questa azienda, il sabato e la domenica ricevono su appuntamento, che si trova a Gazzola, una ventina di km a sud di Piacenza, all'interno del Castello di Momeliano, una costruzione in sassi risalente al XIV secolo, a pianta quadrata, sulle colline piacentine della val Luretta.
La signora Carla è un'ospite fantastica che vi accoglierà con entusiasmo e competenza e non lontano di lì potreste fare una sosta per il pranzo all'antica Locanda del Falco.
-ricetta-
prosciutto di Parma ben stagionato a fette piuttosto spesse
fichi bianchi
Se i fichi sono di quelli piccoli e a buccia tenera io non li spello, ma li lavo con delicatezza e li asciugo con carta da cucina.
Arrotolo intorno ad ogni fico una fettina di prosciutto tagliata piuttosto spessa e poi adagio i pacchettini su un piatto foderato di foglie di vite.
Verso il vino fresco al punto giusto, sui 12°, e porto in tavola.
domenica 5 agosto 2012
Filetto di vitello al forno con verdure
Un filetto risolve sempre. E' una carne talmente tenera che non richiede lunghissime cotture e rende discretamente, un pezzo di 600 g basta per 5 persone.
Con noi ieri hanno cenato gli amici veterinari e so che Anna non ama molto la carne per cui ho ripiegato su una ricetta tranquilla, un classico arrosto ma in chiave mediterranea con l'abbinata patata-pomodoro e le rosse cipolle di Tropea che si sono quasi caramellate.
Inizialmente l'idea era di farlo con una salsa al gorgonzola ma il gran caldo mi ha fatto desistere, trovo che sia una portata più a carattere autunnale.
E' un arrosto molto facile da fare, a prova di bambino come dico a volte, fa tutto il forno in poco più di un'ora.
-ricetta-
1 filetto di vitello del peso di 600 g
500 g patate novelle
2 cipolle rosse di Tropea
10 pomodori pizzutelli
rosmarino e salvia
sale e pepe
olio evo
Mi preparo le verdure pelando le patate (se sono nuovissime si possono anche solo raschiare un pochino) e tagliandole a metà, sbuccio le cipolle e le taglio a spicchi grossi, taglio a metà i pomodori.
Rifilo il filetto eliminando i grasselli più evidenti e qualche nervatura.
Prendo una teglia e ci verso un filo d'olio, ci adagio il filetto rigirandolo per rivestirlo d'olio, tutto intorno distribuisco le verdure che condisco con un pizzicone di sale, metto un rametto di rosmarino e qualche foglia di salvia, macino del pepe nero.
Intanto avrò fatto scaldare il forno a 190°, inserisco la teglia e faccio cuocere la carne per 40', girandola un paio di volte e approfittando per mescolare un po' le verdure.
Il segreto è cuocere la carne lasciandola leggermente rosata all'interno così rimarrà tenera e succosa.
Calcolando che per ogni chilo di carne occorre un'ora di cottura, 40' sono sufficienti per un pezzo di 600 g.
Trascorso questo tempo tolgo la carne che avvolgo in un foglio di alluminio dopo averla condita con un pizzico di sale e continuo a cuocere le verdure per altri 20'.
Al termine affetto la carne e la riappoggio in mezzo alle verdure tenendo al caldo sino al momento di servire.
sabato 4 agosto 2012
Risotto al peperone e porro mantecato con robiola della Valsassina
Buongiorno amici e buon sabato!
Dopo mezza settimana intensa vissuta a Milano, di cui avrei fatto molto volentieri a meno, ieri sera abbiamo ritrovato il piacere di condividere una serata in compagnia di amici, cenando in terrazza dove c'era una lieve frescura, ammirando prima i colori delle colline illuminate dal sole al tramonto, poi ascoltando le folaghe che starnazzavano allegre sotto i bagliori della luna piena.
Gina e Dani adorano il riso così ho scelto di coccolarli con un risotto alle verdure mantecato con questa robiola, che è un simil taleggio, formaggio a crosta lavata ma di forma più piccola, per cui matura più in fretta concentrando il sapore.
L'ho interamente privata della crosta rossastra che si potrebbe anche mangiare se ben raschiata ma che in mantecatura resterebbe troppo presente senza sciogliersi.
Ho aggiunto pochissimo sale, ancora una volta, ho lasciato che fosse il formaggio a bilanciare tutto.
Peperone verde e porro, un soffritto con cipolla rossa di Tropea, un goccio di Riesling per sfumare.
L'abbinamento è stato fatto con un vino alsaziano, il Klevener annata 2010 di Daniel Ruff, prodotto col Savagnin Rosé, un vitigno autoctono variante del Gewurztraminer, che ha una produzione limitatissima alla zona di Eiligenstein. Profumato di agrumi e frutti esotici è morbido e le sue note vegetali e minerali hanno bilanciato molto bene l'erbaceo del peperone verde, la dolcezza del porro e la sapidità del formaggio.
Daniele mi ha fatto notare che metto poche foto dei vini di cui parlo, in effetti quando scatto la foto al piatto è un po' complicato inserire anche la bottiglia quindi sopperisco con tutte le indicazioni possibili come se la bottiglia si vedesse.
Buone vacanze ragazzi, divertitevi a Kalimnos!
-ricetta-
400 g riso Baldo
2 peperoni verdi a cornetto o 1 quadrato
1 porro
1 piccola cipolla di Tropea
olio evo, sale, pepe
100 ml vino bianco
100 g robiola della Valsassina
Preparo le verdure pulendo il peperone, lo taglio a falde e quindi a listerelle sottili, lo stesso faccio col porro privandolo della parte verde e affettandolo a rondelle, poi trito la cipolla.
Nella risottiera scaldo un filo d'olio e ci metto cipolla e porro ad appassire lentamente appena spolverati da un pizzico di sale rosa, poi aggiungo il peperone e faccio saltare per 5'.
A questo punto verso il riso, lo faccio tostare poi lo sfumo col vino e lascio che evapori completamente poi continuo la cottura con acqua bollente a mestoli sino a quando non è ben al dente.
Spengo lasciandolo morbido e manteco col formaggio.
Faccio riposare 3' coperto e poi lo servo con una macinata di pepe fresco, per chi lo gradisce.
mercoledì 1 agosto 2012
Nocette di filetto di maiale alle zucchine
Buongiorno a tutti! E così siamo già arrivati al mese di agosto!
Spero per voi che siano delle belle giornate, benchè calde o torride, ma comunque belle.
Le nostre girano un po' meno, ma a tutto si rimedierà... con l'aiuto di un po' di fortuna, forza di volontà e tempo.
L'ultima volta che ho cucinato un filetto di maiale al sale ne avevo avanzato una codina, che ho avvolto in carta stagnola e conservato in freezer, pronta all'uso.
Questa ricetta può essere recuperata anche con un pezzo di roastbeef oppure con bocconcini di petto di pollo arrostiti o, perchè no?, con filettini di pesce.
Una/due grosse zucchine affettate a nastri e grigliate nelle quali avvolgere i bocconi di carne, poco condimento e un secondo leggero e saporito è pronto per andare in tavola.
Cosa che il consorte, al rientro dalla bollente Milano, apprezzerà.
-ricetta-
(per 4 persone calcolate almeno 3 fettine o bocconcini a testa di:)
filetto di maiale, o petto di pollo o filettini scottati in padella di pesce (nasello, merluzzo o triglie)
tante fettine grigliate di zucchina quanti sono i bocconi da rivestire
salsina a base di yogurt, senape, maionese, concentrato di pomodoro/ketchup oppure maionese agli agrumi
Affetto il filetto residuo e avvolgo ogni singola fettina con un nastro di zucchina grigliato.
Preparo la salsa di condimento mescolando lo yogurt (di solito uso quello greco) con un cucchiaino di senape, un'idea di ketchup, un cucchiaio di maionese, pochissimo sale e pepe.
Metto i pacchettini di carne su un piatto dove ho tagliato a listerelle un piccolo cespo di lattuga e porto in tavola con la ciotolina della salsa.
Un calice di rosso per completare, direi che ci sta a meraviglia una Schiava dell'Alto Adige, vino schietto e croccante, 'apparentemente' poco strutturato ma con un bouquet inconfondibile, che l'amico Marcus di Gumphof rende al meglio, facendone una delle migliori produzioni locali. Lassù lo chiamano Vernatsch, provatelo, ha un rapporto qualità prezzo risibile, vi posto la foto delle vigne impervie dove viene coltivato... io lo adoro! uno dei pochi vini di cui finirei tutta la bottiglia, goccin goccino.
Nella foto alcune vigne di Marcus Prackwieser ( Weingut Gumphof) scattata a giugno, in pieno rigoglio!
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