sabato 28 febbraio 2015

Lasagne al radicchio

Come cucinare le lasagne bianche con verdure? Ci sono infiniti modi, basta scegliere la verdura predominante e condirla con una besciamella un po' liquida mescolata con formaggio.
Che ne pensate di una ricca porzione di lasagne al radicchio? Lascio a voi scegliere il tipo da usare, di sicuro non sprecherei l'ottimo tardivo che è buono crudo in pinzimonio.
Però ci sono il tondo di Chioggia, il trevisano, quello allungato. Qualsiasi di questi andrà bene, tanto una volta ben lavato si taglia a striscioline e si fa appassire in padella assieme a scalogni tritati.
Il risultato è un insieme dolce-amaro, in quanto il radicchio è stemperato dalla dolcezza della besciamella ed esaltato dalla salinità del formaggio.
Fatta la besciamella, l'assemblamento della lasagna è molto veloce a patto di usare sottili sfoglie di pasta fresca che non richiedono sbollentatura.
Dosi per 6/8

-ricetta-
350 g lasagne fresche
800 g radicchio
250 g ricotta
100 g pecorino rigatino
100 g grana grattugiato
3 uova sode
3 scalogni
burro
olio evo
sale, pepe
1/2 l latte, 25 g burro, 25 g farina, sale, noce moscata (besciamella)

Preparo la besciamella e quand'è ancora calda la condisco con il rigatino grattugiato, che si scioglierà col calore.
Intanto lavo il radicchio sfogliato, lo asciugo e lo taglio a striscioline. Scaldo un velo d'olio nel wok e ci rosolo gli scalogni tritati, quando sono appassiti aggiungo l'insalata e un pizzicone di sale. Macino un po' di pepe nero e faccio appassire a fiamma alta per 5', quindi spengo.
In una boule mescolo la besciamella col radicchio saltato.
Stendo uno strato di pasta sul fondo imburrato di una pirofila, lo spalmo di crema al radicchio e fiocchetti di ricotta. Metto alcune fettine sottili di uova sode e spolvero di grana grattugiato.
Faccio un nuovo strato di pasta, lo condisco allo stesso modo e proseguo a fare strati sempre uguali sino a che non termino gli ingredienti, lasciando in superficie solo pasta che condirò con fiocchetti di burro e abbondante formaggio grattugiato.
Inforno la pirofila per circa 20' a 200°. Spengo, lascio riposare 15' poi taglio a quadrotti e servo la lasagna.

giovedì 26 febbraio 2015

Riso di semola con carciofi e salsiccia



Vi confesso che, quando alcuni giorni fa ho letto riso di semola, nel web, ho sgranato gli occhi, scervellandomi per capire cosa mai potesse essere questo 'nuovo' cereale.
Sono i risoni di pasta, naturalmente! I miei amati risoni, la pastina che adoro risottare in mille modi e che ho scoperto piacere a tutti.
Il risultato è sempre un piatto cremoso e saporito, la pastina tiene molto bene la cottura e ci si può abbinare qualsiasi ingrediente vegetale, come si farebbe col riso.
Non si inventa niente di nuovo ma è un modo per variare le proposte culinarie. Senza sottovalutare il fatto che ne bastano 50 grammi a testa. Pensate a che misera porzione sarebbero 50 g di penne nel piatto. O di spaghetti... una decina di fili arrotolati. Una tristezza per chi è a dieta. Invece la medesima quantità di risoni, adeguatamente supportata da verdura e salsiccia, riempie il piatto.
Questo, dal punto di vista nutrizionale, è quasi un piatto unico.
Dosi per 4

-ricetta-
200 g pastina 'risoni'
200 g salsiccia mantovana o a nastro
4 carciofi
1 porro
50 ml vino bianco
olio evo
brodo vegetale
formaggio grattugiato
Pulisco il porro eliminando le foglie più esterne e un po' della parte verde. Faccio altrettanto nettando i carciofi e mettendoli a bagno in acqua acidulata da succo di limone; con gli scarti preparo il brodo vegetale, aggiungendo una carotina e qualche foglia di sedano. Basterà far bollire in acqua gli scarti, ben lavati, per almeno mezz'ora e salare leggermente (tutto ciò può essere bypassato usando brodi pronti).
Affetto il porro e taglio i carciofi a spicchetti sottili.
Scaldo un velo d'olio e ci soffriggo il porro, dopo 5' verso i carciofi, li faccio insaporire poi li sfumo con due dita di vino bianco e continuo a stufarli per altri 5' prima di aggiungere la salsiccia, privata del budello e sgranata con la forchetta.
La faccio rosolare poi verso i risoni e mescolo. Inizio ad aggiungere, poco alla volta, brodo a mestoli.
Quando i risoni sono pronti spengo e manteco con del grana/parmigiano grattugiato.
Aspetto qualche minuto e poi servo in tavola.

Si dice sempre che i carciofi siano di difficile abbinamento col vino. Ebbene, noi abbiamo trovato un matrimonio ideale con un vino austriaco biodinamico certificato Demeter, vendemmia del 2004 Vom Stein, il Riesling Smaragd, di Nikolaihof Wachau. Quanto è difficile la classificazione autriaca/tedesca dei vini! Non ci si capisce quasi nulla.
Comunque questo era di un bel colore giallo paglierino carico, al naso un sentore di miele e di idrocarburi, tipico del vitigno, in bocca un retrogusto di mandorle supportato da una buona acidità.
Gradevolissimo e perfetto coi carciofi.


martedì 24 febbraio 2015

Cosce d'anatra confit

Che io non ami cucinare carni convenzionali oramai chi mi segue da un po' lo sa perfettamente.
Il che non vuole assolutamente dire che mi applichi in ricette difficili, tutt'altro. È che mi piace cucinare tagli alternativi, variare e cambiare il tipo di carni e la loro preparazione. Adoro tutti i pennuti da cortile ma l'anatra di più.
Cosa vuol dire confit? Letteralmente, in caso di frutta, si intende candita. Quando è riferito a carni, fegato grasso ecc. significa cotto a lungo immerso in un grasso, metodo che conferisce una consistenza ferma ma burrosa alla carne.
Cuocere confit significa anche poter poi mantenere le carni per lungo tempo, se si invasano molto calde in barattoli e poi si ricoprono col grasso di cottura. Non a caso, ovunque in Francia vendono grandi barattoli di grasso d'oca, adatto a questi tipi di cottura. In sua mancanza possiamo usare strutto e quel che avanza può essere conservato e riciclato per profumare patate saltate, per esempio, poichè la cottura prolungata a fuoco bassissimo non degrada il grasso, che non arriva mai a bollire.
Provate, il sapore della carne si esalta e non potrete che stupire i vostri ospiti. Ideale per la carne rossa dell'anatra, va ugualmente bene in caso di oca, anche se i tempi di cottura inevitabilmente si allungheranno. A breve farò una prova col pollo, uno di quelli ruspanti però, con carni ferme e sode.
Le cosce d'anatra vengono vendute complete di sovracoscia, quindi due sono sufficienti per 4 persone.

-ricetta-
2 cosce di anatra
aglio
alloro
pepe nero in grani
strutto (circa 500 g)
sale grosso
Massaggio le cosce con sale grosso e le lascio marinare per una notte.
Poi le sciacquo e le asciugo prima di passarle sulla fiamma per eliminare le pennette più piccole.
Scaldo, in una pentola che le contenga di misura, lo strutto assieme a due foglie di alloro, un cucchiaino di grani di pepe e uno spicchio di aglio vestito.
Appena il grasso accenna a bollire metto dentro le cosce che ho prima rosolato in una padella rovente.
Devono rimanere completamente ricoperte dallo strutto.
Trasferisco la pentola sul fornello più piccolo, col fuoco al minimo, e lascio che cuociano per circa 90', senza che il grasso arrivi mai a bollire.
Faccio intiepidire le cosce nella pentola poi le scolo, le divido in due parti e le servo, magari con una fumante polenta, oppure con patate saltate utilizzando qualche cucchiaio del grasso di cottura.
Cotta in suddetto modo è buona persino la pelle. Ma non a tutti piace.
Eccellente l'abbinamento con un Rosso Marche IGT, il Tornamagno vendemmia 2004 di Colonnara, prodotto con uve Sangiovese e Montepulciano. Invecchiato lentamente nella nostra cantina esprimeva sentori di frutti maturi, note leggere di botte grande e una struttura vellutata nei tannini, limati dal tempo.

domenica 22 febbraio 2015

Muffins ai lamponi, senza burro, con fioretto di mais e latte di mandorla

Buona domenica, golosoni.
Che ne dite di un dolcetto che è un mix di sapori, privo di burro, con un po' di fioretto di mais (farina macinata finissima, per dolci) che lo rende rustico e arricchito dal latte di mandorle? Dimenticavo, al loro interno questi muffins hanno lamponi e gocce di cioccolato e in superficie ho messo qualche granello di fave di cacao tritate. Sono belli da vedere, colorati e monoporzione.
Oramai mi sbizzarrisco inventando gli accostamenti più strani, mescolando farine e dosando latti diversi. Il che vuol dire che anche gli intolleranti al lattosio o alle proteine del latte, o al glutine, possono scambiare questo ingrediente con altro a loro gradimento.
Il latte di mandorle senza zucchero lo trovate nei negozi di prodotti biologici, ma va bene anche quello dolcificato, nel qual caso togliete 20 g di zucchero.
Come dico sempre, i muffins sono i dolci ideali da fare quando si ha poco tempo a disposizione. In poco più di mezz'ora sono impastati e cotti. E il tutto si fa sporcando appena due ciotole. Senza mixer. Occorrono solo bilancia e misurini dosatori. Siccome si conservano bene per qualche giorno, mi rivolgo alle mamme che acquistano pacchi enormi di merendine industriali preconfezionate, che abbondano di sciroppi di glucosio-fruttosio, grassi idrogenati, olio di palma, latti in polvere, uova disidratate o condizionate, addensanti, conservanti... continuo? Meglio di no.
Dedicate meno di un'ora della vostra giornata alla preparazione dei muffins come merendine per i vostri piccoli. Saprete sempre gli ingredienti che li compongono perché sarete voi a sceglierli. E saranno infinitamente più buoni, nonché economici.
Dosi per 12 pezzi

-ricetta-
180 g farina
100 g zucchero
50 g fecola
20 g fioretto di mais
10 g lievito per dolci
2 uova
125 g lamponi freschi
40 g gocce di cioccolato
100 ml latte di mandorle (senza zucchero)
60 ml olio di semi di vinaccioli/mais
sale
fave di cacao macinate (facoltativo)
In una boule peso la farina, il fioretto, la fecola e il lievito. Aggiungo un pizzico di sale.
In un'altra sbatto le uova con lo zucchero, diluisco con latte e olio poi unisco i due composti sempre mescolando con una forchetta o una frusta a mano.
A questo punto aggiungo le gocce di cioccolato e i lamponi lavati e tamponati, tranne una dozzina che mi serviranno per decorare i muffins. Mescolo delicatamente, tanto i lamponi si romperanno ugualmente.
Accendo il forno a 180°, verso il composto a cucchiaiate nei pirottini sistemati nello stampo plurimo, decoro la sommità dei dolcetti affondandoci un lampone e metto qualche granello di fave tritate.
(Il bel colore giallo intenso della pasta è dato sia dall'uso di fioretto di mais che dai tuorli delle uova, che per dolci e pasta fresca scelgo tra quelle a pasta gialla, ovvero sono prodotte da galline alimentate con più mais affinché il tuorlo si colori di più).
Inforno per circa 30/35'. Dipende sempre dal forno. Ognuno conosce i segreti del proprio. Io per esempio lo utilizzo quasi sempre con la funzione ventilata.
Sforno lo stampo, aspetto una decina di minuti poi tolgo i muffins per disporli su un vassoio.
Prima di servirli li spolvero appena di zucchero a velo.

venerdì 20 febbraio 2015

Pizza muffins all'australiana

Muffin salati oramai se ne vedono di tutti i colori e le specie. Trovo che siano uno snack veloce da preparare e molto versatile, a seconda di quel che ci si mette dentro. Nonché belli da vedere.
Leggendo però come sono fatti questi, qualcuno crederà sia uno scherzo di Carnevale. Potrebbe esserlo, in effetti.
Tempo fa ho seguito in tv Masterchef Australia e, a parte la travolgente e ingombrante simpatia di Matt Preston, il critico gastronomico-cuoco dai completi multicolori, assortiti con camicia e foulard in tinte a contrasto, mi ha colpito la cucina multietnica e variegata che contraddistingue il nuovo mondo. Del resto è uno stato-continente vastissimo ed è ovvio che abbia subito numerose contaminazioni essendo stato colonizzato da emigranti provenienti da ogni parte del mondo, che hanno portato con sé tecniche e gusti di cibi differenti.
Con queste premesse, come possono mai intendere gli australiani, dall'altra parte del mondo, la pizza?
Strana, almeno secondo i nostri canoni.
Quanto mi piacerebbe visitare questa Meganesia che mi affascina con la sua natura selvaggia, l'oceano (coi suoi squali), il suo cinema aggressivo e interessante (è patria di registi e attori che trovo bravissimi), le aziende vinicole. Una cosa sola mi frena, e non poco, la mia intolleranza agli insetti, mosche, moscerini e zanzare in primis, e i serpenti. Dovrei davvero fare un grande lavoro di training preventivo, o girare con grandi cappelli e velette, e tanto repellente spalmato addosso.
Anyway... divago sempre. Domenica scorsa, per celebrare la mia guarigione da una fastidiosa, lunga e spossante forma pseudo-influenzale, ho invitato a pranzo un pugno di amici e avevo voglia di scherzare e sdrammatizzare.
Un pranzo con esperimenti vari, carne cotta a bassa temperatura, frittelle e castagnole, spätzle agli spinaci conditi con una crema di porri e, per rompere il ghiaccio, questi muffins. Mi ha stuzzicato la ricetta pubblicata su un magazine che ha anche una versione online, donnahaypuntocompuntoau.
Quindi non ridete, anche se ci sarebbe da sbellicarsi con un impasto di pizza farcito da ananas, prosciutto, cheddar e concentrato di pomodoro.
Dunque, ho mantenuto ananas e cotto ma ho cambiato il cheddar con la 'pelle' di una burrata e del latteria dolce e ho salato un pochino, dal momento che i miei formaggi erano poco saporiti.
A noi sono piaciuti. Sempre che cerchiate un gusto alternativo... la rivista ha fornito anche le dosi in grammi e millilitri. Volete verificare voi stessi? CLICCATE QUI per il link alla ricetta originale.
Dosi per 12 muffins (+3)

-ricetta-
450 g farina autolievitante
180 g formaggio grattugiato/tritato
120 g ananas (3 fette) ben scolato, asciugato e tritato
150 g cotto a dadini
250 ml latte
150 ml olio semi
2 uova
2 cucchiai di concentrato di pomodoro
1 cucchiaino di lievito per torte salate
1 cucchiaino sale
Mescolo farina, lievito, sale, cotto, ananas e 120 g di formaggio, il resto mi servirà per decorare la sommità dei muffins.
In un'altra boule diluisco latte, olio, concentrato e uova. Mescolo bene e verso nel composto di farina e ingredienti vari. Ottengo una pastella densa e granulosa.
Accendo il forno portandolo a 170° e rivesto lo stampo da muffin con i pirottini di carta.
Verso la pasta, piuttosto collosa, a cucchiaiate e sopra suddivido i pezzettini di formaggio avanzato.
Cuocio per circa 30/40', posso verificare con uno stecchino che siano cotti a puntino.
Tolgo lo stampo dal forno, lascio intiepidire e trasferisco le weird-pizza su un vassoio.
L'aspetto è accattivante, il sapore molto gradevole. Insomma, le cangaroo-pizza sono state promosse.


mercoledì 18 febbraio 2015

Cavolfiore arancione gratinato al Camembert

Una ricetta facile, veloce, gustosa. Sana e leggera. Con oggi, mercoledì delle Ceneri, inizia ufficialmente la quaresima e, d'abitudine, la carne è bandita dalla tavola.
Tutti conosciamo le molteplici qualità e proprietà nutritive di cavoli, broccoli, cavolfiori e verze.
Dovremmo utilizzarli molto in cucina proprio per i loro benefici nutrienti e perché, si dice, preservino l'intestino dalle forme cancerose.
Questo gratin si prepara in poco tempo, con due soli ingredienti più il condimento.
Il Camembert è il più famoso formaggio di Normandia, a base di latte crudo, a pasta molle con crosta fiorita edibile, che si trova in commercio nella classica scatola rotonda in legno di pioppo.
Inutile che vi stia a raccontare dei magnifici formaggi 'fermier' che abbiamo potuto gustare in loco lo scorso mese di giugno. Una prelibatezza che si avvicina molto alla lontana ai prodotti industriali reperibili ovunque, ma pur sempre a marchio AOC.
Dosi per 4

-ricetta-
1 cavolfiore, 600 g
150 g camembert
olio evo
sale

Pulisco e lavo il cavolfiore, lo divido a cimette che scotto in abbondante acqua bollente salata, scolandolo al dente.
Preparo il camembert a pezzetti.
Sistemo le cimette in una pirofila unta di olio, distribuisco i pezzetti di camembert, qualche goccia di olio e faccio gratinare per circa 15' in forno a 200°.
Porto in tavola dopo un riposo di circa 10'.

lunedì 16 febbraio 2015

Fusilli di farro con merluzzo, barbabietole e peperoni verdi

Oggi va tanto di moda parlare di healthy food.
Cibo preparato con verdure, materie prime eccellenti, salutari, biologiche e senza carne.
Non sono una fondamentalista della cucina salutare né mai lo sarò, una volta ogni tanto mi piace sgarrare con cibi 'proibiti'.
Ma spessissimo cucino piatti assolutamente corretti e sani, cercando di variare gli ortaggi e utilizzarne di alternativi come le tanto bistrattate barbabietole. C'è chi le ama smodatamente, chi le detesta in egual misura.
A me piacciono, sia già cotte al forno o lessate sia crude, dove sono io a decidere come utilizzarle.
Eccomi qui con un piatto di pasta al farro condita con pesce e verdura, decisamente un piatto unico completo.
Dalla foto non si capisce, perché la barbabietola ha il brutto vizio di tingere di rosso tutto ciò che c'è nel piatto, ma nel condimento ci sono anche peperoni verdi, il cui sapore erbaceo si avverte in bocca.
Posso garantirvi che ogni boccone è un incanto. Poche gocce di succo di limone esaltano, smorzandone la dolcezza, il piatto.
Dosi per 4

-ricetta-
300 g fusilli al farro
150 g peperone verde
150 g filetti di merluzzo fresco
100 g barbabietole
60 g cipolla
1/2 limone
olio evo
sale, pepe
Sbuccio la barbabietola ed elimino semi e torsolo al peperone, taglio tutto a bastoncini.
Pulisco il merluzzo eliminando eventuali spine residue e lo taglio a striscioline.
Scaldo un velo d'olio nel wok, ci rosolo la cipolla tritata, poi peperone e barbabietola, li salo e dopo 5' aggiungo il merluzzo.
Faccio saltare pochi minuti e spengo.
Lesso la pasta, la scolo al dente e la ripasso nel wok con le verdure e il pesce, aggiungendo un filo d'acqua di cottura.
Spruzzo col succo di mezzo limone e porto in tavola. Pepe nero... macinato fresco, solo per chi lo gradisce.

domenica 15 febbraio 2015

Fritole alla ricotta, bacche di goji e uvetta

Ieri era sabato grasso. Il prossimo mercoledì, detto delle Ceneri, chiuderà questa festa colorata ma non per gli ambrosiani, per i quali si protrarrà sino a sabato 21. Carnevale, tempo di dolcetti fritti.
Ce ne sono di tanti tipi, con tanti ingredienti all'interno. Queste frittelle con ricotta fresca nell'impasto me le ha insegnate un'amica, rimangono morbidissime e, tanto per metterci la mia firma, assieme alla tradizionale uvetta ho aggiunto un bella manciata di bacche di goji.
Queste ultime regalano tutto il loro aroma ad ogni morso.
Quando uso ricotta nei dolci, utilizzo sempre quella a peso, in grandi forme da chilo, e preferibilmente di pecora.
Come tutte le frittelle e i bignè vanno, ahimé, mangiati il più presto possibile, perché il riposo di un giorno le rende decisamente meno buone. Non immangiabili, ma la fragranza di una frittella dura sino a poco dopo che si è raffreddata.
Sono ottime per la merenda dei bambini, per una festicciola o per un incontro tra amiche golose.
Qui è una domenica di pioggia fitta e gelata. In montagna nevica e io rinnovo la mia supplica a Giovepluvio... fai quel che devi fare sino a venerdì. Poi ci regali un po' di bel tempo per la settimana bianca?
Dosi per circa trenta pezzi.

-ricetta-
300 g ricotta pecora
100 g farina
80 g zucchero
30 g uvetta
30 g bacche goji
2 uova
3 cucchiai di Porto bianco o Marsala
buccia di limone bio
cannella
sale
olio per friggere
In una boule mescolo farina, zucchero, un cucchiaino di cannella in polvere, la buccia di limone grattugiata, un pizzichino di sale. Al composto secco unisco le due uova leggermente sbattute, il Porto e la ricotta, setacciata.
Aggiungo la frutta che ho fatto rinvenire in un po' di acqua e amalgamo il composto.
Copro con pellicola e lo metto al fresco per un'oretta.
Scaldo abbondante olio di arachidi nell'apposita padella e friggo il composto a cucchiaiate.
Scolo le frittelle quando sono ben dorate, le metto a perdere l'olio in eccesso su fogli di carta da cucina, poi le trasferisco su un piatto grande e, quando sono tutte fredde, le spolvero di zucchero a velo.
Porto subito in tavola.

sabato 14 febbraio 2015

Fleuron di sfoglia e verdure

Sto cercando di fare un po' di spazio tra tutte le vecchie annate di riviste che conservo nel locale adiacente al garage.
Visto che stiamo per affogare nella carta, il consorte mi ha convinta a separarmi dalle numerose annate della Cucina Italiana, che conservo sin dal 1990, e di altre testate soprattutto straniere.
Un'impresa immane poiché, prima di privarmene per sempre, le sfoglio alla ricerca di qualche idea e dei miei appunti e segnali, che ho lasciato tra le pagine.
Nel numero di settembre 1994 erano descritti questi fleuron, che già eseguii allora e che mi sono tornati utili come antipasto in un recente pranzo.
In origine erano proposti abbianti a un secondo di pesce. Invece li ho serviti da soli e vi assicuro che sono belli, colorati, saporiti e molto decorativi.
Dosi per 12 fleuron, ricavati da un rotolo di pasta sfoglia rettangolare. Se vi avanzeranno un po' di verdure saltate portatele in tavola assieme ai dischi di sfoglia. Andranno a ruba.
Saranno bellissimi sulla tavola di un buffet per Carnevale oppure per una cenetta romantica in onore di San Valentino. Auguri a tutti i possessori di questo nome famoso. Io ne conosco una mezza dozzina.

-ricetta-
1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
100 g zucchina (solo il verde)
100 g carote
100 g peperone giallo e rosso
50 g porro
1 uovo
olio evo
salsa di soia
Riduco tutte le verdure a fiammifero e le salto nel wok in un filo d'olio, le spruzzo con un po' di soia e dopo soli 5' spengo e tengo da parte in modo che intiepidiscano. Devono rimanere ben croccanti.
Stendo la sfoglia e sopra una metà distribuisco un po' di verdure.
Ripiego la pasta a portafoglio e la premo passandoci sopra il mattarello, metto delle altre verdure sempre e solo su una metà della pasta e richiudo a libro. Ripasso col mattarello per compattare la sfoglia col suo ripieno, mi aiuto con un po' di farina per non fare attaccare. In questo modo le verdure restano imprigionate tra gli strati di pasta.
Con un coppapasta ricavo dei dischetti di circa 8 cm di diametro che allineo su una placca rivestita di cartaforno. Reimpasto i ritagli, ma solo accostandoli tra di loro, e ne ricavo altri dischetti.
Pennello la superficie dei fleuron con l'uovo leggemente sbattuto con un goccio d'acqua.
Metto in forno, già portato a 200°, per circa 20'.
Li sforno e li servo tiepidi o freddi, accompagnati dalle verdure che sono avanzate.
Vi è mai capitato di assaggiare uno spumante metodo classico inglese? Sììì, avete letto bene, nella pallida Albione coltivano la vite e producono vini. Il Bloomsbury è un English quality sparkling wine millesimato 2010 di Ridgeview.
Adesso non aspettatevi chissà che, sono parenti alla lontana se confrontati con i nostri prodotti in Trentino, Alto Adige oppure Franciacorta. Però ammetto che è un vino di tutto rispetto. Senza difetti e gradevolmente fresco e fruttato.


venerdì 13 febbraio 2015

Crostini con tonno affumicato e kumquat caramellati

Il tonno a pinne gialle si dice che sia il migliore in assoluto.
Adesso se ne trova anche di affumicato, confezionato in fettine separate una a una.
Ottimo per preparare un veloce antipasto, che di povero non ha nulla, dal gusto complesso di affumicato e agrodolce, morbido e pastoso, unito al croccante del pane.
Una busta da 100 g contiene 8 fettine regolari di tonno; come base per il crostino ho scelto sottili sfoglie secche di pane integrale, appena velate di robiola maneggiata con pepe e succo di limone.
Per caramellare i kumquat ci vogliono solo una decina di minuti. Casomai aveste difficoltà a reperire i mandarini cinesi penso che un'ottima soluzione alternativa potrebbe essere quella di caramellare spicchi di clementine o mandaranci, dopo averli ben ripuliti da tutti i filamenti bianchi.
Il vassoio così preparato può rimanere in attesa anche un'ora ma il pane, inevitabilmente, perderà parte della sua croccantezza.
Potrebbe essere un'idea fantastica e poco impegnativa per chi, domani, avesse voglia di festeggiare con un'intima cenetta romantica il giorno di San Valentino.
Auguri a tutti quelli che hanno il cuore che palpita per amore.

-ricetta-
crostini di pane integrale
100 g tonno affumicato
100 g robiola
10 kumquat
15 g burro
2 cucchiai di zucchero grezzo
succo di limone
pepe
In una ciotolina maneggio la robiola con una macinata di pepe nero e qualche goccia di succo di limone.
Scaldo il burro in un padellino e verso i kumquat divisi a metà, li spolvero con lo zucchero e lascio caramellare, scuotendo ogni tanto, per circa 10'.
Spalmo 8 crostini con un velo robiola, arrotolo le fettine di tonno, dandogli la forma di un sigaro, e le appoggio sui crostini.
Completo le due estremità con mezzo mandarino.
Accomodo l'antipasto su un piatto e lo servo subito, oppure sigillo tutto con pellicola e conservo al fresco sino al momento di portarlo in tavola.
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