domenica 29 marzo 2015

La torta alla Nutella® di Matt Preston

DUE, solo due ingredienti.
Crema al cacao e nocciole, Matt ha espressamente usato Nutella, e uova.
Wow, impressionate. Un omaggio al signor Ferrero recentemente scomparso, inventore di questa crema spalmabile tanto amata.
Mi diverto a vedere le puntate di Masterchef Australia, le registro e quando mi sveglio la notte, colta da attacchi di insonnia, me le guardo con piacere. C'è sempre da imparare, anche dalla cucina dell'altro mondo. E Matt, oltre che critico gastronomico, è uno chef alternativo che consiglia sempre ricette furbe e fattibili.
Quindi... cerchiamo in dispensa un barattolo medio di crema al cioccolato, altri suoi succedanei andranno benissimo, e diamoci da fare.
Certo non è una torta da esibire in un pranzo importante, diciamo che è di contorno, infatti gli chef usano fettine o losanghe di questi dolci per decorare e completare piatti di dessert variamente composti, assieme a gelato, sorbetti, mousse, crumble ecc.
Ha sapore delicato ed è molto morbida.
Dosi per 6

-ricetta-
240 g crema cacao/nocciole
4 uova
2 gocce di succo di limone
vaniglia, estratto
Nella planetaria monto le uova col limone e una punta di estratto di vaniglia per almeno 6', devo ottenere un composto bianco, gonfio e spumoso.
Intanto accendo il forno a 175° e scaldo la nutella per ammorbidirla.
Aggiungo un terzo del composto di uova alla crema e mescolo delicatamente poi, ancor più lentamente e mescolando dal basso verso l'alto, inglobo il resto delle uova.
Verso in uno stampo di silicone oppure in uno rivestito di cartaforno bagnata e strizzata. Dev'essere piuttosto piccolo, 18/20 cm di diametro.
Metto a cuocere in forno per circa 30'.
Sformo su una gratella e lascio raffreddare prima di accompagnare il dolce con gelato, mousse, crema pasticcera o chantilly.

sabato 28 marzo 2015

Stinchi di maiale disossati, cotti nella birra

Comincio bene con la descrizione della ricetta! Manca la foto a fine cottura, ok! usate l'immaginazione, dopotutto vengono solo più coloriti di quelli in foto, che erano ancora da cuocere. Chiedo venia, me la sono scordata e sì che li ho fatti ben tre volte, ultimamente.
E poi vi prego: non arricciate subito il naso, vi posso assicurare che non è difficoltoso disossare gli stinchi.
Non si tratta di farlo con un pollo, per il quale ammetto che ci vuole una certa perizia. Gli stinchi hanno due sole ossa e basta togliere il più grosso, quello sottile e piatto può rimanere per mantenere la forma e perché a fine cottura si sfila senza problemi. Armatevi di un coltello ben affilato e non temete, l'impresa è possibile.
In questa maniera è senz'altro più facile servirli a tavola e al loro interno si possono condire meglio.
Conservate uno degli ossi spolpati e mettetelo a cuocere assieme alla polpa nella pentola, ha al suo interno del midollo che verrà rilasciato in cottura.
Calcolate che uno stinco basta per due persone.
Quanto alla qualità della birra, per evitare che alla fine il tutto risulti troppo amaro, sceglietene una ad alta gradazione piuttosto morbida, non troppo luppolata. Un'abbazia o una trappista andranno più che bene.
Buon sabato, ultimo di Quaresima, splende un bel sole, la temperatura è mite, vado a dedicarmi a un po' di giardinaggio, le piogge degli scorsi giorni mi hanno impedito di piantare qualche fiore per aggiungere un po' di colore al prato.
Dosi per 6

-ricetta-
3 stinchi di maiale
6 fettine pancetta arrotolata
erbe aromatiche tritate
salamoia bolognese
3 spicchi di aglio
2 cucchiai di miele
paprica e cumino
400 ml birra
olio evo

Disosso gli stinchi e conservo una tibia. Stendo la carne sul tagliere, la spolvero con un pizzico di salamoia bolognese e con una macinata di pepe, sopra appoggio due fettine di pancetta e arrotolo, legandoli con spago da cucina.
Preparo anche gli altri due allo stesso modo.
Scaldo un velo d'olio in una pentola e metto a rosolare i grossi involtini conditi con erbe aromatiche tritate (salvia, rosmarino e timo), girandoli da ogni lato. Faccio tutto senza avere fretta, la carne deve sigillarsi bene.
A questo punto aggiungo l'osso che ho tenuto da parte, gli spicchi d'aglio schiacciati col coltello, un cucchiaino di semi di cumino e di paprica e tutta la birra.
Porto a ebollizione, abbasso la fiamma e copro parzialmente.
Ogni tanto mi ricordo di girare i pezzi di carne e lascio cuocere lentamente per circa due ore.
Al termine gli stinchi dovranno avere un bel colore bruno e il fondo di cottura si sarà ridotto.
Servo gli stinchi privati della legatura e divisi in parti, abbondantemente bagnati dal sughetto.

giovedì 26 marzo 2015

Involtini di pesce spada al sesamo

Il pesce spada non rientra tra le mie pietanze preferite, non sopporto il forte odore che si sprigiona cuocendolo in casa che sia al forno o sulla piastra.
Nemmeno al ristorante mi faccio tentare, a meno che non mi trovi in Sicilia dove, tra Trapani, Marsala e Catania, ne ho mangiato di eccellente.
In casa mi capita di usare le fettine sottili da carpaccio arrotolate ad involtino. Dentro metto qualche aroma, dipende dall'umore, e fuori li rivesto di semi di sesamo. Una passata veloce sulla piastra rovente e il secondo è servito. Rapidissimo e pieno di sapore.
Altrimenti ne acquisto un trancio che però uso come condimento, preparando un saporito sugo.
Involtini di pesce spada al sesamo, ricetta facilissima che potreste programmare per domani. Ecco come farli.
Se non gradite la pasta di olive potete profumarli con del pesto, con polvere di arance essiccate, oppure metterci dentro un pezzetto di asparago bianco ripassato in padella con una noce di burro.
Chissà se smetterà di piovere, io sono già disgustata abbastanza dal maltempo, e alcune amiche a Roma sono messe pure peggio.
Dosi: calcolate 4 fettine di carpaccio, regolari, a persona.

-ricetta-
fettine di carpaccio di pesce spada
patè di olive
semi di sesamo
1 albume
Stendo le fettine di spada su un tagliere e le velo appena di patè di olive. Le arrotolo a sigaro.
Ne infilo 4 su uno spiedino di legno e poi passo gli spiedini in un piatto dove ho sbattuto un bianco d'uovo, quindi li rivesto con semi di sesamo premendo per farli aderire.
Scaldo una piastra e quando è rovente ci appoggio gli spiedini. Giusto il tempo perché i semi si tostino un pochino e giro il pesce, facendo tostare anche l'altro lato.
Servo immediatamente accompagnando con un ciuffo di panna acida al rafano, oppure yogurt maneggiato con erba cipollina e un contorno a piacere, dalle chips di patata al tarassaco bollito.

martedì 24 marzo 2015

Paternosti, porri, zola e barbabietola

Il maltempo è tornato. Detesto chi commenta che è normale sia così, che è la stagione.
La primavera io la intendo come un'esplosione di fioriture con giornate tiepide e soleggiate. Qualche pioggerella solo la notte se proprio non se ne può fare a meno. Se piove molto si rovineranno tutte quelle multicolori primule e viole e bulbi, che sono spuntati e fioriti qua e là ovunque nel mio piccolo giardino.
Oggi per giunta ho sentito che vorrebbero rivoluzionare il calendario astrologico per introdurre il tredicesimo segno zodiacale. Non che ci tenga all'oroscopo ma se mi detronizzassero dal mio amato segno del Toro, in cui mi riconosco non poco, un po' mi spiacerebbe.
Intanto prendete nota, se vi piace, di questa ricetta vegetariana.
Se non ho risoni uso comunque pasta di piccolo formato, ideale per essere cotta a risotto.
Un buon brodo vegetale e, per completare, un po' di barbabietole crude marinate che regalano un tocco di colore e un che di agrodolce al piatto.
Tutto vegetariano e naturale.
Con gli scarti dei porri e qualche foglia di sedano preparo il brodo.
Intanto che la pasta si cuoce la barbabietola ha il tempo di marinare con un po' di aceto o succo di limone e un cucchiaio di zucchero. Scegliete voi quello che preferite. Anche succo di lime e un po' della sua scorza grattugiata.
Dosi per 4

-ricetta-
200 g pastina 'paternosti'
200 g porro
100 g zola
100 g barbabietola
2 coste di sedano e un mazzetto di foglie
olio evo
sale, pepe
zucchero
Preparo subito il brodo mettendo le guaine più esterne e un po' della parte verde apicale del porro, assieme alle foglie di sedano in una pentola ricoperte da un litro di acqua leggermente salata.
Lascio sobbollire per 30' quindi tengo da parte.
Grattugio la barbabietola cruda, pulita e pelata, e la metto in una scodellina con un pizzico di sale, lo zucchero e aceto di mele aromatizzato al lampone. Deve marinare per 30'.
Affetto sottile il resto del porro e il sedano.
Li metto a sudare in una pentola assieme a un velo d'olio, li bagno con un mestolino di brodo e li lascio ammorbidire senza bruciare.
A questo punto verso la pastina e la porto a cottura aggiungendo mestolini di brodo, poco alla volta, come se fosse un risotto.
Quando la pastina è al dente spengo la fiamma, manteco con lo zola a pezzettini e mescolo.
Copro e lascio che riposi per 5', poi la porziono nei piatti e sopra ciascuno metto una forchettata di barbabietola e macino un po' di pepe nero.

domenica 22 marzo 2015

Muffins vegani al tè matcha, farina integrale, latte di mandorle e...

Eccoci qui, è arrivata la primavera e, invece di celebrarla con belle giornate soleggiate, piove!
Il brutto tempo mi stimola agli esperimenti. Preparatevi perché ne ho alcuni in lista di davvero curiosi.
Non amo particolarmente la cucina vegana, a mio avviso le manca qualcosa. E il consorte non gradisce molto, fa strane facce come se dovesse deglutire cartone. Ma ammetto che alcuni dolci, creati usando escamotage vari per aggirare l'uso di derivati animali, non sono poi male.
Mi sono accorta della radice vegan di questa ricetta solo facendola; niente latte vaccino né burro, né uova; solo farina integrale, zucchero: assente. Quando l'ho trovata, su www.oneingredient.com, cercavo solo di fare qualcosa col tè matcha, che ho imparato ad apprezzare dopo che me lo ha fatto conoscere un'amica sommelier giapponese.
Le cime delle foglie di questa pianta di tè vengono macinate finissime finché si ottiene una polvere dal colore verde intenso e il suo sapore, una volta ottenuto il tè bollendo e raffreddando l'acqua a 60° e mescolando col classico frustino in bambù, è leggermente asprigno. Ha moltissime proprietà antiossidanti, molte di più di un normale tè verde, ma attenzione perché contiene anche caffeina. Ricco di polifenoli e vitamine aiuta la digestione e combatte l'iperacidità gastrica. Per saperne di più cercate notizie su internet.
Nei dolci lo trovo eccezionale.
Questi muffins, la cui ricetta originale richiedeva latte di soya e olio di cocco che non avevo in dispensa, li ho fatti usando latte di mandorle al naturale, ovvero senza zucchero aggiunto, e olio di semi di vinaccioli.
I muffins, una volta freddi, hanno una consistenza piuttosto compatta ma non sono asciutti, nel sito suggeriscono di aggiungere mezza banana schiacciata qualora si voglia ottenerne di più morbidi.
Dosi per 12

-ricetta-
215 g farina integrale
160 ml latte mandorle/soya
125 ml sciroppo d'acero
70 ml olio semi vinaccioli
8 g lievito (1/2 bustina)
2 cucchiai succo limone
1 cucchiaio semi di lino macinati
1 e 1/2 cucchiaino tè matcha
1 pizzico estratto vaniglia
4 g sale
1 vaschetta mirtilli
fave di cacao macinate
La ricetta si compone di 3 passaggi preparatori.
1) Mescolo latte di mandorle, semi di lino, succo di limone e vaniglia, lascio riposare per 10'.
2) In una boule mischio la farina con lievito e sale. Quindi aggiungo la polvere di tè matcha.
3) In un'altra boule mescolo olio di semi e sciroppo d'acero.
Mischio olio e sciroppo con la miscela di latte. Poi, lentamente, aggiungo la farina e gli altri ingredienti secchi e per ultimi i mirtilli, senza maneggiare troppo l'impasto.
Verso a cucchiaiate negli stampi da muffins e decoro con un mirtillo e poche fave di cacao tritate.
Cuocio nel forno caldo a 170° per circa 20/30', dipende sempre dal forno.
Sformo solo quando sono intiepiditi.

sabato 21 marzo 2015

Guazzetto di vongole e orata all'arancia

Ieri ho fatto una rapida incursione a Barolo, dove negli ultimi tre giorni si è svolta una manifestazione interessante di promozione dei vini delle Langhe, sulla falsariga di quelle che organizzano in Francia la Bourgogne e la Costa del Rodano. Complimenti all'organizzazione, perfetta sotto ogni punto di vista. Già che ero lì non ho potuto fare a meno di visitare il mitico Sandrone, macellaio storico in paese, approfittando dell'occasione per fare rifornimento di salsiccia di Bra, carne di fassona e ravioli del plin, confezionati a mano dalle donne di famiglia.
Ma tranquilli, oggi non vi parlerò di carne bensì di pesce.
Secondi piatti di pesce che abbiano un bell'aspetto, e che si cucinino in pochissimo tempo, quanti ne conoscete? Si crede spesso che sia difficile cucinare il pesce, con questa ricetta vi dimostro che non è vero. È facilissimo, più semplice che cucinare carne, classica fettina in padella a parte.
Un paio di fette di pane casereccio, tostato e strofinato con aglio, servite su un piattino al caldo di un tovagliolo e... questo secondo apparentemente complicato vi farà fare una gran figura.
Pochi ingredienti per un che di raffinato, non occorre andare a Masterchef per comporre qualcosa di gradevole in poche mosse.
I filettini sottili di orata si trovano sotto forma di carpaccio e si fanno in pochissimi minuti, a patto di avere il trito di bucce d'arancia a portata di mano, ma andrà bene anche scorza fresca grattugiata.
Ringrazio la mia mammetta ottuagenaria, che si nutre tutto inverno con grandi bicchieri di spremute d'arancia, per la collaborazione. Utilizzando sempre arance naturali mi ha tenuto da parte le scorze, pazientemente pelate senza ombra di albedo, e poi, una volta seccate, me le ha frullate in polvere. Lei conserva così quelle di arance e limoni per profumare i dolci. Io invece le uso per piatti salati, con risultati esaltanti perché il loro aroma è assolutamente intenso. Infatti ne basta un'idea per cambiare tutto il sapore di un piatto.
Per il guazzetto di vongole basteranno quindici minuti, spurgatura a parte.
Questo è stato il mio benvenuto al consorte in occasione del nostro ultimo anniversario per le nozze di pelle. Non ero granché in forma e per quello scelsi qualcosa che lo avrebbe stupito e stuzzicato e che non richiedesse grande lavoro in cucina.
In abbinamento un vino con richiami agrumati, ovviamente. Siamo in Alto Adige col Sylvaner riserva Lahner di Taschlerhof, vendemmia 2011.
Chiaramente ho cucinato per due.

-ricetta-
500 g vongole veraci
160 g fettine sottili di orata
10 pomodorini datterini
3 scalogni
prezzemolo
aglio
sambal/peperoncino
polvere di arancia
vino bianco
olio evo
sale, pepe
Libero le vongole dalla reticella e le metto per qualche ora a bagno in acqua fredda salata, cambiandola per tre volte sino a che non vedo più residui sabbiosi.
Taglio a dadini i datterini. Lavo e trito un mazzetto di foglie di prezzemolo.
Scaldo un velo d'olio e ci rosolo gli scalogni puliti e affettati assieme a un cucchiaino di sambal, poi metto i pomodorini e li salto velocemente, devono scottarsi senza spappolarsi.
Metto in una padella un velo d'olio, 50 ml di vino bianco, i gambi del prezzemolo e uno spicchio d'aglio vestito e schiacciato assieme alle vongole. Metto il coperchio e pongo su fuoco vivace. Dopo pochi minuti tutte le vongole si apriranno.
Appoggio i filettini di orata su un tagliere, li condisco con un pizzichino di sale, buccia d'arancia e poco pepe. Li arrotolo a sigaro e li metto su un piatto che possa andare nel microonde assieme a un velo d'olio, un ciuffo di prezzemolo e 3 cucchiai di vino bianco. Chiudo con pellicola e la bucherello.
Cuocio alla massima potenza per 3'. Lascio riposare nel micro per 2'.
Intanto sguscio una metà delle vongole, filtro il liquido che è rimasto nella padella e lo aggiungo ai pomodori saltati, scaldo appena aggiungendo il prezzemolo tritato e le vongole all'ultimo momento, per evitare che ricuociano diventando dure e gommose.
Verso nei piatti il guazzetto e sopra appoggio i rotolini di orata divisi a metà.
Porto in tavola col pane tostato e profumato con aglio (anche senza se non piace), per raccogliere il saporito sughetto.

giovedì 19 marzo 2015

Polvere d'arance essiccate

Oggi non vi racconto la ricetta delle zeppole di san Giuseppe ma tanti auguri a tutti i papà li faccio lo stesso. E anche a tutti i Giuseppe che festeggiano l'onomastico.
Mio papà sono tanti anni che non è più su questa terra, mi resta comunque la mamma...
Ammetto che è molto comodo averla ancora arzilla ed efficiente. E pure sempre piena di idee.
Sin da che ero bambina ricordo che appoggiava bucce di agrumi sui caloriferi, diceva che così profumavano la casa. E facevamo i lumini coi mandarini svuotati della polpa e riempiti di un po' d'olio.
Adesso che sta allegramente vivendo la sua avanzata terza età si dà ancora da fare e legge moltissimo.
In una delle riviste che girano per casa sua, di quelle che hanno pagine su pagine di consigli su come smacchiare l'impossibile o imperdibili segreti e trucchi di cucina e non (come se ne avesse bisogno! non ho mai visto nessuna come lei che riesce a togliere le macchie impossibili dalle mie tovaglie... mamma, please, lascia scritto come fai, redigi un bel testamento di consigli pratici dedicato solo a me, altrimenti sarò fritta quando non potrai più assistermi!), pare abbia scovato questo consiglio per conservare e riutilizzare le bucce delle arance.
Siccome nella sua alimentazione quotidiana non possono mancare due bicchieroni di spremuta di arance e clementine, ecco che, regolarmente, in inverno mi rifornisce di un bel vasetto di questa preziosa polvere arancione che è una vera esplosione di profumi. Merito forse delle arance rigorosamente biologiche, naturali e non trattate.
Gli usi che se ne possono fare sono molteplici, dall'aromatizzare una tazza di tè ai dolci, sino alle ricette salate, e infatti io uso la polvere di bucce per il pesce, in primis.
Realizzarla è semplicissimo. Magari il consiglio è quello di usare un vecchio macinino perché le scorze essiccate contengono comunque molti olio essenziali e le pareti del vaso del robot, se in plastica, potrebbero assorbire l'aroma di arancia e rovinarsi. Con un frullatore col vaso di vetro, invece, nessun problema.
Conservata in un barattolo a chiusura ermetica, la polvere dorata mantiene inalterato il suo aroma per tutto l'anno, almeno sino a quando un nuovo vasetto arriverà a sostituire il vecchio.
Non ho molto da spiegarvi riguardo al procedimento.
Conservate sino a essiccarle le scorze di arancia (o clementine/mandarini), pelate la frutta con attenzione per ottenere solo la parte aromatica senza il minimo albedo. Una volta ben seccate frullatele un po' alla volta nel frullatore e conservatele al riparo dell'umidità, in un vasetto a chiusura ermetica. Utilizzatele a pizzichi ogni volta che è richiesta della scorza grattugiata di arancia, considerando che, essiccata, ha più potere aromatico che fresca.
Perfetta sul pesce.

martedì 17 marzo 2015

Fregola con broccoli e salsiccia

Ho servito questa ricetta a Gianluca (l'affezionato capitano in seconda di mio marito) e a mia mamma al loro arrivo all'isola d'Elba. La ricetta in bozza è rimasta nascosta nei dossier, sono abbastanza ordinata ma non troppo, evidentemente. Comunque, siccome broccoli e salsiccia si trovano sempre durante l'anno, è sempre attuale.
Vi chiederete come mai non un piatto di pesce. Semplice, ogni tanto pioveva anche lì, tanto per cambiare. E una portata con spiccata connotazione di terra ci stava benissimo.
La fregola si presta a essere risottata senza temere di scuocere. I broccoli già spuntavano negli orti isolani e la salsiccia era di quella macinata fine e pepata, alla toscana.
Ingredienti perfetti anche per questo periodo. Un cucchiaio di 'nduja per dare un po' di piccante, quel tanto che basta.
Dosi per 4

-ricetta-
500 g broccoli
300 g salsiccia
200 g fregola
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di 'nduja
olio evo
sale
In una pentola con acqua salata in ebollizione sbollento per 3' i broccoli, puliti e ridotti a cimette.
Li scolo e conservo l'acqua in cui li ho sbianchiti.
Scaldo un velo d'olio in una pentola e ci rosolo la 'nduja con lo spicchio di aglio schiacciato, che elimino quando inizia a colorire, poi verso la salsiccia sbriciolata.
Una volta che ha preso colore aggiungo la fregola e inizio a bagnare con mestoli dell'acqua che ho tenuto da parte. Dopo 5' aggiungo anche i broccoli.
Porto a cottura come se fosse un risotto, mescolando poco e aggiungendo acqua poca alla volta.
Quando la fregola è cotta e ancora un po' brodosa spengo e lascio riposare alcuni minuti prima di servire, portando in tavola formaggio e pepe nero, secondo i gusti.

domenica 15 marzo 2015

Tartufi con amaretto e polvere di caffè

Innanzitutto buona domenica.
Che tempo fa dove siete voi? Ho appena ascoltato alla radio che, da stasera e sino a martedì, in alcune zone del nord-ovest è prevista neve abbondante, sino a un metro.
Qui, lungo le rive dell'Adda, per ora è una giornata decente, per lo meno non piove.
Sempre a caccia di ricette alternative a quelle che normalmente applico, su Bon Appétit giorni fa hanno pubblicato questa dei tartufi con ganache profumata all'Amaretto di Saronno.
Il vero punto di forza di questi tartufini è la copertura con polvere di caffè. Il mix amaretto-moka è perfetto per chiudere in dolcezza, con una tazzina di caffè bollente, un convegno tra amici.
Ho apportato un paio di modifiche che non hanno compromesso la riuscita delle praline. Del tipo che ho usato crème fraîche francese (molto densa e appena un po' acida) ma solo perché: dove caspita la trovo da noi una heavy cream? E ho aggiunto all'impasto qualche amaretto sbriciolato.
Realizzare questi tartufi non richiede grande pratica né molto tempo. Quindi se desiderate un dolcetto fatto in casa con ingredienti scelti da voi (tipo la qualità del cioccolato, di cui io ho mescolato tre tipi)... eccovi la soluzione.
Un certo Max.fast oggi apprezzerà.
Dosi per 30/40 pezzi

-ricetta-
250 g cioccolato fondente al 70%
300 ml panna densa
40 g amaretti sbriciolati
60 ml Amaretto liquore
3 cucchiai di caffé in polvere
zucchero
Scaldo la panna con il liquore all'amaretto e nel frattempo riduco le tavolette di cioccolato in pezzi, mettendoli in una boule.
Verso panna e liquore bollenti sul cioccolato, aspetto un minuto e poi con una spatola mescolo tutto per ottenere la ganache, una massa morbida e omogenea.
A questo punto aggiungo gli amaretti e mescolo ancora. Copro con pellicola e metto in frigorifero per un paio d'ore, finché la ganache si solidifica quel tanto da permettermi di formare i tartufi.
Aiutandomi con un cucchiaino, per avere pezzi tutti delle stesse dimensioni, formo i tartufi rotolandoli tra i palmi delle mani.
Quindi li faccio rotolare in una ciotolina dove ho messo il caffè in polvere mescolato con un cucchiaio di zucchero.
Trasferisco i tartufi in piccoli pirottini e li conservo al fresco, chiusi da una busta in acetato. Si mantengono per 4/5 giorni. Ma non ne avanzeranno, parola di esperta!

sabato 14 marzo 2015

Quiche con brie, cotto ed erbette

Ehi, lassù. Mi rivolgo a chi decide del bello e del brutto tempo. Una settimana di sole non mi è bastata, ne vorrei... facciamo un'altra trentina? Magari sino a Natale? Ho un weekend bello pieno e avrei tanto gradito cieli sereni e soleggiati. Invece i meteorologi, che sono peggio dei corvi di malaugurio, parlano di vari giorni di maltempo. Uffa!
Farei presto a consolarmi, mi metto in cucina e traffico, ho una tale mole di esperimenti che mi aspettano che dovreste vedere la mia cartellina "things to do"! Tuttavia... il bel tempo sarebbe gradito. Intanto che mi preparo psicologicamente alle giornate uggiose vado sul sicuro.
Ho perso il conto di quante ricette di torte salate ho pubblicato, il fatto è che non ne faccio mai una uguale alla precedente, perché tutto dipende da cosa trovo in frigorifero. Per esempio domani ho già deciso che ne farò una con gli champignon. Scoprirete più avanti come sarà andata.
Cucinare le torte salate, come ripeto spesso alle amiche di un gruppo di degustazione che si perpetua oramai da oltre 20 anni, non è per niente difficile. Basta curiosare in dispensa e avere un rotolo di pasta sfoglia o brisée a portata di mano. Si potrebbe impastare una brisée in pochi minuti ma conosco le mie amiche... meglio averne un paio di confezioni di scorta di quella già pronta.
Avevo un fondello di prosciutto cotto, spesso dal salumiere si trovano i pezzetti che avanzano dai grossi pezzi che hanno affettato, io li trovo in ceste, confezionati sottovuoto, e hanno un prezzo conveniente.
Se per esempio si trova un pezzetto di prosciutto crudo, andrà benissimo per una pasta e fagioli. Queste rimanenze sono economiche ma non sono scarti.
E poi mi piace variare, per cui la sfoglia questa volta era del tipo delicato e il formaggio uno spicchio di brie, prodotto che trovo adattissimo alla cucina ma che a tavola non amo in modo particolare.
Dosi per 8/10

1 rotolo pasta sfoglia
200 g brie
150 g erbette cotte
100 g prosciutto cotto
50 g formaggio grattugiato
3 uova
50 ml latte
Taglio il cotto a cubetti regolari, se non trovo un fondello posso usare cubetti già pronti.
Faccio altrettanto col formaggio.
Stendo la sfoglia su uno stampo da 26 cm di diametro mantenendo la carta che ha sul fondo, la bucherello con una forchetta.
Distribuisco sulla pasta il brie e il cotto.
In una ciotola mescolo le uova con latte e formaggio grattugiato, aggiungo le erbette tritate finemente, verso questo composto sopra il ripieno della quiche e quindi rigiro i bordi ripiegandoli e pizzicandoli, cercando di fare un motivo decorato.
Cuocio nel forno già a 200° per circa 35', o comunque sino a che il ripieno non si è rappreso e il bordo è colorato.
Lascio intiepidire poi taglio la torta a spicchi e la servo, calda o a temperatura ambiente.
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