martedì 2 settembre 2014

Tortillas integrali con salsiccia al finocchio e ricotta

E' arrivato settembre ed è iniziato con due giornate di sole. Durerà?
Fai il bravo, tempo, che fra una decina di giorni tocca a noi di partire per le vacanze.
Cercate uno snack veloce, oppure avete voglia di un antipastino diverso dal solito?
Preparate queste tortillas e dopo averle scaldate ricavatene rocchetti che rimarranno morbidi.
Ho usato salsiccia a nastro aromatizzata al finocchio perché quella avevo in casa, ma potrebbe andare bene anche del prosciutto cotto tritato, basta mescolarlo alla ricotta e profumarlo con paprica.
Una volta farcite le tortillas le ho avvolte in un foglio di alluminio e poi le ho scaldate nel forno caldo.
Posso prepararle in anticipo e scaldarle negli ultimi 10'.
3 pezzi bastano per un antipasto di 4 persone, le confezioni di tortillas originali messicane ne contengono 6.
Servite come antipasto in una cena informale con amici il vino abbinato era un bianco morbido della Francia del sud, un Collioure, zona di produzione di famosi vini dolci naturali che però ne produce anche di secchi e fermi, profumati, rotondi e assolutamente gradevoli; nonostante il grado alcolico piuttosto elevato mai grevi.

-ricetta-
3 tortillas integrali
250 g salsiccia al finocchio
100 g ricotta
paprica
Mescolo in una boule la salsiccia spellata, la ricotta e un cucchiaino di paprica.
Divido questo composto tra le tre tortillas, lo spalmo aiutandomi con una spatola, quindi le arrotolo e le avvolgo in un foglio di alluminio.
Un quarto d'ora prima di servirle le scaldo nel forno già portato a 200° per 10', elimino l'alluminio e le affetto a rocchetti.

domenica 31 agosto 2014

Cheese cake alla ricotta e fragole

Giusto il tempo di una grigliata all'asciutto, ieri sera, col cielo in lontananza pieno dei flash di lampi sulle Orobie, che tutta notte e stamani diluvia, al solito. Farò finta di nulla e procedo col dolce che avevo pensato per questa ultima domenica di novembre... come? non siamo a novembre? però lo sembra!
Ogni tanto un dolce senza fuoco ci sta, sebbene la mia preferenza vada alle torte da forno.
Una fresca cheese cake a crudo per concludere questo mese d'agosto, con una farcia morbida e un po' informale, non di quelle da fette perfette, rigide e geometriche.
L'importante qui è il sapore.
Una volta composta la base di biscotti si procede col ripieno e poi la si fa riposare qualche ora in frigorifero, in modo che la farcia si solidifichi un pochino.
Dosi per 8 golosi.

-ricetta-
250 g biscotti secchi o digestive
120 g burro
500 g ricotta
200 ml panna
300 g fragole
200 g zucchero
3 fogli di gelatina (15 g)
cannella/chiodi di garofano
zucchero velo
Trito i biscotti nel mixer con un cucchiaio di zucchero e un pizzichino di cannella e chiodi in polvere.
Sciolgo il burro nel microonde e lo mescolo ai biscotti, compatto l'impasto in uno stampo da 24 cm rivestendo fondo e bordi.
Metto a bagno in acqua fresca i fogli di gelatina.
Monto la panna con un cucchiaio di zucchero a velo, come una chantilly.
Mescolo a crema la ricotta con 150 g di zucchero.
Frullo le fragole, lasciandone da parte qualcuna per la decorazione con gli altri 50 g di zucchero, metto la purea in un pentolino e la scaldo in modo da poterci sciogliere la gelatina strizzata.
Faccio raffreddare il composto poi lo mescolo alla ricotta e incorporo delicatamente anche la panna montata.
Attendo che la crema di ricotta inizi a tirare e con questa riempio il guscio che ho preparato all'inizio, quindi copro con una campana e metto in frigorifero a raffreddare e rapprendersi, per minimo tre ore.
Prima di portare in tavola lascio il dolce a temperatura ambiente per un quarto d'ora e lo decoro con le fragole che ho tenuto da parte, tagliate a ventaglio.

Perfetto l'abbinamento con una birra fruttata come la Grimbergen Rouge, dal sottile aroma di fragola e bacche rosse, una birra strutturata come una d'abbazia, coi suoi 6°, ma leggera e gradevolissima se abbinata a questo dolce al cucchiaio. Che piace molto alle ragazze.

sabato 30 agosto 2014

Coniglio in insalata con carciofini e taggiasche

Buondì. In molte parti d'Italia quest'estate si è sofferto il caldo, qui da me, se non fosse stato per il fastidio e il disagio delle moltissime piogge, la temperatura non è mai salita oltre i 25°.
Un vero paradiso, sotto questo aspetto.
Nonostante questo siamo ancora in stagione e la voglia di cibarsi di piatti freschi e freddi, preparati con anticipo e che si possono anche portare in un pic nic, è comprensibile.
Che ne pensate di un'insalata di coniglio? Ne basterà mezzo per 4 persone.
Condito con tre semplici cose: olive taggiasche, carciofini sott'olio, di quelli che metto in conserva in primavera, gustosi e croccanti, e una manciata di capperi sotto sale che apportano la giusta salinità al piatto.
Dell'ottimo extravergine a completare.
Così preparato si mantiene al fresco per un paio di giorni, anzi un riposo in frigorifero di un giorno ne aumenta il gusto.
Mi raccomando, filtrate e conservate il delicato brodo di cottura, versatelo in una bottiglia di plastica e conservatelo in frigorifero sino a 3 giorni oppure nel congelatore. Vi tornerà utile per un ottimo risotto.
Non amate il coniglio? Sostituitelo con carne di pollo, anatra, tacchino.
La ricetta per fare i carciofini sott'olio, oramai la prossima primavera, la trovate cliccando QUI
Dosi per 4

-ricetta-
mezzo coniglio
100 g olive taggiasche denocciolate sott'olio
200 g carciofini sott'olio
40 g capperi sotto sale
olio evo
pepe
Metto il coniglio in una pentola coperto di acqua con l'aggiunta di un pezzo di cipolla, una piccola carota, un gambetto di sedano e un pizzico di sale.
Porto a ebollizione, abbasso la fiamma e lo faccio lessare per circa 50'.
Quando è tenero spengo, copro la pentola e lo lascio intiepidire nel brodo.
Quindi lo spolpo ed elimino gli ossi, lo sfilaccio e lo metto in una ciotola assieme alle olive, ai carciofini scolati e divisi a metà, ai capperi che ho risciacquato.
Per aggiungere una piccola nota di colore metto anche la carota del brodo tagliata a cubetti.
Condisco con poco pepe e un buon giro d'olio.
Copro con pellicola e metto in frigorifero per qualche ora, anche per una notte.
Prima di servirlo lo lascio a temperatura ambiente per un'oretta, altrimenti i sapori rimangono attenuati dal freddo.

Vino in abbinamento?
Un bianco della Costa del Rodano come il Crozes Hermitage di Château Curson, annata 2007, a base di uve Marsanne e Roussanne, dal colore vivace e giallo dorato, ricco di profumi e avvolgente in bocca.

giovedì 28 agosto 2014

Formaggi bleu e saporiti e vino di Cerons

Buongiorno a tutti!
Mi sono accorta, rivedendo vecchie ricette pubblicate in questi anni, che il mio non è solo un blog di cucina ma anche un archivio-dati sul tempo meteorologico.
Non vi ricordate bene com'è stato il mese di aprile dello scorso anno? Basta rileggere qualche mio post di quel mese per scoprirlo.
Le condizioni meteoorologiche sono il mio punto debole. Non sono una persona troppo incline al lamento, dopo tanti anni di vita ho imparato che per lamentarsi bisogna avere validi motivi e della mia vita, tutto sommato, posso trarre un bilancio più positivo che negativo. Ma il maltempo mi 'tocca' parecchio.
Vivo in un posto bellissimo, circondata da piccoli boschetti e lungo le rive dell'Adda, e vorrei poter ammirare la natura in tutto il suo splendore sempre. Non affacciarmi e ritrovarmi, invece che in estate, a novembre inoltrato o essere svegliata dal rumore fastidioso di piogge scroscianti, grandine, venti impetuosi, come stanotte. Non vivo in Cornovaglia o in Scozia, dopotutto.
Anche agosto sta finendo e le giornate asciutte e soleggiate sono state in tutto sei o sette. Il resto è stato una sequela infinita di piogge violente, tuoni, lampi. Che barba!
Un paio di settimane fa mi è capitato di organizzare una merenda tra amici un po' diversa dal solito, persino in questa estate anomala.
Eravamo in terrazza, in una delle poche giornate serene che si ricorderanno di questo luglio/agosto del 2014, piovosi, grigi e freddi quanto umidi. Bah, egoisticamente confido in un meraviglioso settembre/ottobre. Non posso fare altro.
Dunque, gruppo di amici e merenda.
Una buona bottiglia di vino non comune, dolce e botritizzato del Bordelais, e tre formaggi erborinati e saporiti in accompagnamento. Pane a volontà. Piacere a mille!
Procuratevi in enoteca una buona bottiglia che sia Sauternes, Barsac o Cerons, come in questo caso, due/tre buoni formaggi e il gioco, alla ricerca dell'abbinamento perfetto, è fatto.
Non dimenticate un cestino di fragranti fettine di pane tiepido, in aggiunta e accompagnamento.
Il Cerons è, come in questo caso, il cosiddetto cugino, se vogliamo definirlo povero, di una delle altre due zone situate nel sud est di Bordeaux che producono vini bianchi dolci, botritizzati, universalmente famosi e prodotti sin dal 1660. Cerons si trova lungo la riva del fiume Ciron, affluente della Garonna.
Qui producono vini dolci naturali, simili ai più famosi Sauternes e Barsac perché ricavati dagli stessi vitigni, ossia Sémillon, Sauvignon Blanc e Muscadelle che, date le particolari condizioni climatiche della zona, vengono attaccati dalla cosidetta pourriture noble, muffa nobile che riveste il grappolo di uva matura trasformandolo in oro liquido col suo caratteristico sapore.
I vini che producono nella zona hanno un colore dorato carico, profumi di frutta esotica e albicocche disidratate e sono caratterizzati da un perfetto matrimonio tra finezza ed eleganza. A costi decisamente contenuti.
Quindi... perché non provare??
Procuratevi un bello spicchio di Fourme d'Ambert, erborinato AOC e AOP prodotto in Auvergne da latte vaccino, un italianissimo zola di capra e un Chabichou, altra AOC del Poitou, a base di latte di capra e di consistenza piuttosto cremosa. Tutti formaggi saporiti e con una buona salinità, in grado di esaltare/esaltarsi nell'abbinamento cibo/vino. In loro vece andranno benissimo del Bleu d'Aoste, uno zola piccante naturale, il classico Roquefort o caprini stagionati.
La nostra era una bottiglia di Château Haura del 2003 di Denis Dubourdieu, nelle Graves. Acquistato in zona durante uno dei nostri viaggi eno-gastronomici, conservava un perfetto equilibrio tra dolcezza e acidità.
Buon divertimento alla ricerca dell'abbinamento perfetto.

martedì 26 agosto 2014

Souvlaki di pollo e peperoni

Il mio primo assaggio di souvlaki (dal greco 'punta di spiedo') risale alla notte dei tempi.
1970 ad Atene, in una viuzza della Plaka (tipo un caruggio) erano apparecchiati dei tavolini che occupavano lo stretto pertugio tra due case. Dal negozio all'angolo uscivano effluvi di carne arrostita.
Sui tavolini occupati c'erano vassoi ricolmi di fumanti spiedini di carne e bicchieri di vino resinoso, la Retsina.
Come resistere? Ci sedemmo e gustammo, per la prima volta, i kalamaki, come ad Atene chiamano i souvlaki. Ne preparano con vari tipi di carne, agnello, maiale, pollo. A volte mischiati a verdure.
Certo ricordo con più nostalgia quelli che consumammo, una decina di anni dopo, ai piedi delle Meteore. Dopo un'intera giornata passata ad arrampicarci per scalinate infinite e tortuosi sentieri sin dalle 5 di mattina. Provate voi, in luglio, ad avventurarvi in orari 'da cristiani' per quei monasteri.
Al ritorno, dopo una doccia ristoratrice e una pausa per recuperare forze e fiato, il ristorantino del campeggio aveva in lista solo quelli, di agnello ovviamente.
Ne ordinammo una quantità infinita e, in compagnia di una bottiglia di fresco Retsina e una mega porzione di melitzanosalada e tzaziki, con pazienza e metodo li terminammo tutti, godendoci il sole che tramontava su quello spettacolo naturale meraviglioso.
Accompagnati a calde pite sono un perfetto street food.
Torniamo a noi, ora.
Mi sono inventata, al solito, questo uso alternativo delle sovracosce di pollo, sempre perché mio marito non ama mangiare il pollo con le dita, né rosicchiare intorno agli ossi.
Quindi ho disossato, come d'abitudine, le sovracosce ma, invece che cuocerle in padella coi peperoni (troppo normale, vero?), mi sono detta che sarebbe stato molto più carino presentarli come spiedini, alternando a minuscoli pezzetti di pollo altrettanti piccoli pezzi di peperone rosso.
Scenograficamente molto più belli ma, soprattutto, velocissimi da cuocere.
Meglio ancora sarebbe stato comporne con peperoni di vari colori, spiedini tutti rossi, altri gialli, altri ancora verdi. Ma, data la mia predilezione per i rossi, solo quelli avevo a disposizione.
Con poca spesa potrete soddisfare un gran numero di commensali, oppure fate come me: lavorate una volta sola e portatevi avanti. Preparatene una discreta quantità, un po' cucinateli subito, gli altri conservateli nel congelatore, pronti in caso di bisogno.
Dosi per 6

-ricetta-
450 g sovracosce disossate
2 peperoni rossi
olio
sale, pepe
Ripulisco le sovracosce di ogni grassello e ne ricavo dadini di 2x2 cm.
Pulisco e tolgo i semi ai peperoni, li taglio a striscioline larghe come la carne e quindi a quadretti.
Prendo degli spiedini e inizio a infilzare, alternativamente, dadini di pollo e di peperone.
Ne conto almeno una dozzina per tipo, con queste dosi vengono giusto 12 spiedi.
Li metto a marinare con un filo d'olio e un pizzico di sale e pepe per circa mezz'ora, poi scaldo una griglia o una piastra, o anche il forno, e li metto ad arrostire, girandoli da ogni lato.
Essendo la carne tagliata molto piccola ci vogliono non più di una decina di minuti e rimarrete stupiti dalla loro morbidezza.

domenica 24 agosto 2014

Latte di vecchia

E' un po' di tempo che volevo rifare un liquore che preparava mio papà, una sorta di limoncello al latte molto alcolico; diceva lui che la ricetta veniva da una sua amica piacentina, bellissima città che fu la sua patria di adozione da quand'era bimbetto sino alla maturità, prima che si trasferisse a Milano dove conobbe mia mamma.
Molte delle ricette di famiglia provengono dalla tradizione piacentina che, da buon marchigiano amante della buona tavola, aveva assorbito.
Tra queste appunto, ecco spuntare da un vecchio libro questa versione digestiva di un limoncello lattiginoso, che richiede un lungo tempo di riposo una volta filtrato, di almeno sei mesi.
Vi avviso, armatevi di pazienza quando lo filtrerete, usando gli appositi coni di carta non si finisce più.
Per trattenere tutte le particelle di latte cagliato occorre quasi un giorno, il filtrato scende goccia a goccia con una lentezza impressionate. Lui usava garze fittissime, se non trovate i coni usate quelle.
Ma ne vale la pena. Poi ve lo dovete dimenticare al buio della cantina per circa un semestre, quindi recuperatelo e travasatelo in piccole bottiglie che possano essere conservate in freezer, aspettatevi di trovarlo gelato e diviso nella parte alcolica e quella zuccherina, non importa! Basta agitarlo vigorosamente prima di versarlo in bicchierini, piccoli perché la sua alcolicità è notevole.
Però è talmente gradevole che risulta un ottimo digestivo.
Lavoro per lavoro, come sempre dico, ne faccio dosi doppie, ossia un litro di latte e uno di alcool.
Tanto trovo sempre un amico che ne gradisce un'ampolla.
Ho la fortuna di avere un'amica di Bormio che, sempre troppo gentilmente, mi procura l'alcool a 96° a Livigno dove, senza le esorbitanti tasse, costa molto meno. Grazie Antonella! Apprezzo sempre molto i tuoi omaggi!

-ricetta-
1 l latte fresco intero di qualità superiore
1 l alcool
2 limoni biologici e belli, di Sorrento magari
800 g zucchero
1 bacca di vaniglia
La preparazione è di una facilità estrema. Procuratevi due contenitori in vetro giganti, capaci di contenere almeno un litro e mezzo di liquido ciascuno.
Lavateli, sterilizzateli e asciugateli bene.
Quindi nei due vasi mettete un limone tagliato a pezzetti, metà zucchero, mezzo litro di latte e mezzo di alcool, e mezza bacca di vaniglia.
Tappate ermeticamente e iniziate ad agitare. Lasciate i due vasi al riparo dalla luce e ricordatevi di agitarli due volte al giorno, per venti giorni.
Dopodiché inizia il supplizio. Con un colino fitto cominciate col filtrare il grosso, poi prendete altri barattoli grandi puliti e metteteci un imbuto rivestito da un cono di carta da filtro, vanno bene anche i filtri di carta per le macchine da caffè americano.
Versate il liquido a mestoli e con santa pazienza filtrate il tutto.
Chiudete ermeticamente i barattoli e riponeteli al buio, a riposare per sei mesi.
Quindi riprendete imbuto e filtri, ripassate nuovamente il liquore e travasatelo in piccole boccette.
A questo punto è pronto per essere conservato in freezer e gustato dopo aver ben agitato la boccetta.
Enjoy!

N.B.
Importante! Non buttate gli spicchi di limone ma conservateli in frigorifero, chiusi in vasetti di vetro.
Sono un ottimo snack dopo pasto, in attesa che il 'latte' sia invecchiato a dovere, si possono assaporare come bonbon, non sono troppo forti di alcool e hanno un gusto dolce/aspro molto intrigante.

venerdì 22 agosto 2014

Pipe con zucchine e scamorze appassite al profumo di menta

Un bel piatto di pasta fa sempre allegria, soprattutto al palato.
I profumi dell'orto mescolati a piccole scamorze leggermente appassite, un'idea di pancetta rosolata ma giusto perché ne avevo un pezzetto da consumare, che si può tranquillamente omettere per una scelta vegetariana.
Le pipe sono un formato di pasta che rimane sempre in forma. Non scuociono, rendono bene e poi, con quel leggero aroma di menta e una spolverata di origano, sono impagabili.
Anche tiepido è un piatto eccezionale.
Buon proseguimento di questa pazza estate.
Dosi per 4

-ricetta-
500 g zucchine col fiore
300 g pipe
6/8 piccole scamorze appassite
1 cipollotto
olio evo
origano, menta
sale, pepe
Pulisco le zucchine spuntandole, lavandole e affettandole a semilune.
Se non sono troppo sciupati conservo e taglio a pezzetti anche i fiori.
Sbuccio e trito il cipollotto, poi lo faccio appassire in un velo d'olio, aggiungo le zucchine e le lascio saltare velocemente, quando sono cotte al dente le spolvero di sale e origano.
Lesso la pasta in acqua bollente salata, la scolo al dente.
La condisco con le zucchine e con le scamorze che ho tagliato a dadini.
Da ultimo metto alcune foglie di menta ridotta a striscioline e una macinata di pepe.
Servo subito.

mercoledì 20 agosto 2014

Taboulé di boulgur e quinoa

Un primo piatto freschissimo, la voglia di piatti estivi non cede al maltempo, anche se le temperature non sono mai eccessive. E continua a piovere tantissimo, troppo.
Invece che con la solita semola da couscous ho realizzato un taboulé con chicchi misti di quinoa e grano spezzato, ossia il boulgur.
Si trovano in commercio confezioni miste da 250 g che cuociono in soli 10'.
Il tempo sufficiente per preparare il condimento, che dev'essere abbondante, e un saporito piatto unico vegetariano è pronto, magari lo si cucina la mattina presto e dopo un adeguato riposo è pronto per pranzo o per cena.
Insalata di cereali tipica di tutta l'area nord-africana, solitamente viene insaporita da molta menta e succo di limone.
Dosi per 6

-ricetta-
250 g quinoa-boulgur
3 pomodori maturi
1 limone succoso e non trattato
1 mazzetto di foglie di menta
basilico
olio evo
sale
Metto a scaldare una pentola con abbondante acqua che salo al bollore. Quindi ci lesso i cereali per 10', li scolo e li allargo in un grande piatto per farli raffreddare.
Nel frattempo trito i pomodori, se so che non piace la buccia li sbollento e la elimino, e li metto in una boule con il succo di limone, la menta e il basilico a striscioline, un buon giro d'olio, una presa di sale e parte della buccia del limone grattugiata.
Mescolo e lascio insaporire finché i cereali sono freddi, quindi li aggiungo e conservo il taboulé al fresco sino al momento di servirlo.

lunedì 18 agosto 2014

Empanadas al forno con gamberoni e zucchine

Buongiorno!
Mentre scrivo questa ricetta è notte fonda e cerco di occupare il tempo portandomi avanti con le ricette, ne ho un numero incredibile in arretrato (finché la connessione tiene, col maltempo oltre che il sereno se ne va pure l'Adsl), per non deprimermi oltre dato che fuori diluvia e piove incessantemente a dirotto, scaricando bombe d'acqua impressionanti, da più di 12 ore, e le previsioni non annunciano nulla di buono.
Per adesso il fiume tiene, ma altrove ci saranno sicuramente problemi di dissesto idro-geologico.
Avrete notato che spesso vi parlo dei dischi di pasta pronti della Buitoni.
Mi trovo talmente bene che li uso molto in cucina.
Stavolta ho preparato una versione marinara delle empanadas con gamberoni incamiciati da una fettina di zucchina. Tempo totale 40'.
Ottima soluzione finger food per un antipasto. O in versione secondo piatto leggero e sfizioso servendone 3 a testa.
Calcolate un gamberone per ogni disco di pasta mentre da una zucchina si ottengono mediamente 8 sottili nastri, aiutandosi con la mandolina. I gamberoni possono essere anche di quelli congelati.
Troverete anche questa tra le Ricette veloci con zucchine di www.gustissimo.it

-ricetta-
dischi Farcigusto
gamberoni crudi
1 zucchina
senape
olio evo
Affetto in nastri sottili, con la mandolina, la zucchina. Passo le fettine su una griglia caldissima leggermente unta di olio, arrostendole da ambo i lati.
Sguscio i gamberoni ed elimino il budello incidendoli sul dorso.
Spalmo ogni fettina di zucchina con un velo di senape e la arrotolo su un gambero.
Prendo un disco di pasta e lo appoggio sul piano di lavoro, al centro posiziono il gamberone e richiudo a mezzaluna sigillando i bordi con i rebbi di una forchetta.
Spennello le empanadas di olio, le dispongo su una placca rivestita di cartaforno e le inforno a 180° per circa 30', o comunque sino a che non sono ben dorate.
Le servo tiepide.
Pensate alla Franciacorta, terra di spumanti metodo classico. Ebbene, vi suggerisco un bianco frizzante insolito, viene infatti prodotto in queste terre non come il nobile Champagne ma come un Prosecco, col metodo charmat, ossia spumantizzato in autoclave. Da uve hardonnay e pinot nero, il 1701 Cuvée Première è stata una piacevole scoperta. Gradevolissimo, adatto ad aperitivi poco impegnativi, il matrimonio con le empanadas è stato perfetto.

domenica 17 agosto 2014

Pere sciroppate al vino e zenzero, custard e cioccolato fuso

Buona domenica! Passato bene il Ferragosto? Incredibile, splende il sole!
Anche se in questo momento ho appena sfornato una torta alla Guinness (ricetta già pubblicata tempo fa e che vi consiglio spassionatamente, il link lo trovate cliccando qui ), oggi vi suggerisco un dessert al cucchiaio che si può servire in comodi bicchieri, a base di pere coscia cotte in uno sciroppo di vino e zucchero, profumato da fettine di zenzero e uno spicchio di lime, accompagnate da una leggera crema custard e completate da un top di cioccolato fondente fuso.
La cottura delle pere richiede circa un'ora. Nel frattempo posso dedicarmi al custard, io uso il classico e tradizionale Bird inglese, e faccio sciogliere il cioccolato lasciandolo nel bagnomaria caldo per mantenerlo fuso.
Terminato di comporre il dessert nei bicchieri, li trasferisco in frigorifero sino al momento di consumarli, aggiungendo il cioccolato solo poco prima di portarlo in tavola.
Dosi per 6

-ricetta-
8 pere coscia
100 g zucchero di canna
500 ml vino rosso
1 pezzetto di radice di zenzero
1 spicchio di lime
2 cucchiai di custard
1 cucchiaio di zucchero semolato
600 ml latte
100 g cioccolato fondente al 70%
Sbuccio le pere lasciando il picciolo, elimino la parte di fondo del torsolo e le metto in una pentola che le contenga di misura lasciandole in piedi, verso il vino, lo zucchero di canna, lo zenzero pelato e tagliato a fettine, il lime.
Porto sul fuoco, al bollore do una mescolata e abbasso la fiamma, lasciando sciroppare le pere per un'oretta, girandole e voltandole ogni tanto in modo che si cuociano in modo uniforme.
Lascio che diventino un po' tiepide nel liquido di cottura quindi le scolo.
Intanto diluisco con due cucchiai di latte la polvere di custard e il cucchiaio di zucchero, l'altro latte lo scaldo in una pentolina, quando sta per bollire aggiungo il custard diluito, mescolo bene e porto a bollore. Lascio sobbollire per 5' mescolando continuamente, e poi spengo.
Sciolgo il cioccolato ridotto a pezzetti in un latro pentolino posto sopra un bagnomaria, quand'è fuso spengo.
Compongo i bicchieri mettendo sul fondo due cucchiaiate di custard, poi divido le pere in quarti, eliminando parte del torsolo e dei semi, ne metto 5 spicchi per bicchiere, verso ancora un po' di custard e ripongo in frigorifero.
Prima di portare in tavola completo col cioccolato fuso.
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