venerdì 1 agosto 2014

La bobba carlofortina o suprema di fave secche

Buon primo d'agosto!
Chissà perché penso al mare... Voi che dite? Chiacchiero sempre di ricette, e parla di qui e di là, scambio idee e mi confronto con chi è già tornato dalle vacanze, raccontandomi di quello che ha gustato sul posto.
Le mie vacanze isolane sono ancora lontane. Comunque anche l'attesa, per poi andarsene quando quasi tutti riprendono a lavorare, ha il suo fascino.
Oggi vado a fare un giretto virtuale nelle splendide isole del versante sud-occidentale della Sardegna.
Bobba non solo è una rinomata e bellissima spiaggia dell'isola di San Pietro vicino a Carloforte.
E' altresì una zuppa della cucina locale a base di fave secche o fresche, se di stagione, e verdure.
Si gusta tiepida o fredda. Poverissima ricetta che richiede il lungo ammollo di una notte per le fave e una successiva lenta cottura a fuoco moderatissimo.
Facile ed economica, si serve completata da basilico, da crostini di pane e un filo di olio extravergine.
Mangiare legumi fa bene alla salute, recentemente i nutrizionisti continuano a proclamare i loro effetti benefici per diabetici e ipercolesterolemici.
Sono proteici, sazianti, ricchi di fibre e hanno un basso indice glicemico. Basta non eccedere col condimento. Abituatevi ad avere una ciotola di essi in ammollo e cuoceteli per poi utilizzarli come contorni, in sughi e condimenti.
Le fave secche sono prive della buccia, quindi gli effetti poco piacevoli a livello intestinale sono ridotti.
Ma dovete sapere che, se si consumano abitualmente legumi, l'intestino poco alla volta si abitua e gli effetti indesiderati si attenuano man mano.
Non fate caso come al solito alla foto che ho allegato, l'ho servita in monoporzioni come entrée.
Dosi per 6

500 g fave secche
300 g zucchine
150 g cipolla
2 spicchi aglio
erbe aromatiche a piacere
olio evo
sale, pepe
Lascio in ammollo le fave per tutta la notte, poi le scolo, le sciacquo bene e le metto a insaporire in una pentola, meglio se di coccio, con un filo d'olio e l'aglio tritato.
Quindi le ricopro con 2 litri di acqua, porto a bollore, abbasso la fiamma e copro.
Lascio cuocere molto lentamente, dopo una mezz'ora aggiungo le zucchine a tocchetti e la cipolla affettata, proseguo nella cottura per circa 3 ore.
Profumo con alcune foglie di basilico spezzettate, ma anche maggiorana fresca, se ne ho nell'erbario.
Devo ottenere una zuppa piuttosto densa, con le fave naturalmente spappolate. Regolo di sale e spengo.
Lascio intiepidire prima di servire la zuppa con pepe macinato al momento e un filo di olio evo, accompagnando con pane abbrustolito, oppure croccanti cornetti di coppiette ferraresi.

Noi gli abbiamo abbinato un Sauvignon francese prodotto da Domaine Vacheron a Sancerre, vino da agricoltura biologica, sapido, fruttato ed elegante.
Ma l'ovvio abbinamento sarebbe con un bianco regionale, Vermentino di Gallura o Nuragus di Cagliari.

mercoledì 30 luglio 2014

Lumache al pesto di sedano con piselli e crudo

Buongiorno!
Uno dei complimenti più belli che ho ricevuto ultimamente lo devo ad Alvaro, un quasi habitué dei nostri pranzi domenicali, essendo le donne della sua famiglia occupate nell'attività di bar caffetteria.
Ha confessato di apprezzare la mia cucina soprattutto per la varietà dei piatti, dichiarando che da me non ha mai mangiato la stessa cosa. Chiedendomi, però una replica per la prossima domenica, vorrebbe che gli cucinassi il risotto con gli ossibuchi, di cui va ghiotto.
Considerata la non estate che stiamo vivendo credo che potrò accontentarlo senza difficoltà.
Comunque il complimento riguardava l'antipasto e il primo.
Dei ravioloni con gambero e zucchine vi racconterò in un altro post. Un antipasto veloce da preparare, gustoso e saporito.
Adesso vi parlo invece della pasta.
Mi sono ritrovata con l'ultima parte di un pezzo di prosciutto Del Botto, produttori della bergamasca.
Adattissimo a insaporire una pasta e fagioli, per esempio.
Una parte l'ho ridotta a cubetti e l'ho invece aggiunta al condimento a base di pesto di sedano.
Vi ricordate che avevo messo la ricetta lo scorso dicembre? Vi metto QUI il link diretto.
Trovo che sia un pesto ugualmente saporito rispetto al classico al basilico, ma più leggero e più facilmente digeribile. Conosco amici che hanno difficoltà digestive con gli oli essenziali contenuti nel basilico.
Un po' di piselli, di quelli molto fini, insaporiti appena in un cipollotto soffritto e una guarnizione di fiordilatte.
La pasta biologica Felicetti, pastificio in Predazzo, in val di Fiemme, dal 1908, mi riporta all'infanzia. Quando andavamo dallo zio Nazareno a passare le vacanze di Natale ne mangiavamo ogni giorno. Da qualche anno producono una linea biologica e vari formati in altri grani, dal kamut al farro. Ottima pasta davvero, cercatela perché ne vale la pena. Ho scoperto per caso un market della mia zona che ne è ben fornito.
Dosi per 6 (con bis)

-ricetta-
500 g pasta
200 g pesto di sedano
150 g piselli finissimi
100 g gambetto di prosciutto crudo
1 cipollotto
1 fiordilatte tritato
olio evo
Cliccando sul link appena sopra scoprirete come fare velocemente il pesto di sedano.
Trito il cipollotto e lo metto ad appassire in un velo d'olio, intanto sgocciolo i pisellini e li verso nella padella perché si insaporiscano col soffritto. Non salo, ci penserà il crudo a dare la giusta salinità.
Bagno con un goccio d'acqua e lascio cuocere per 5', quindi aggiungo il crudo, al quale ho eliminato la cotenna, che ho tagliato a cubetti. Gli lascio prendere solo calore, poi spengo e verso nella padella il pesto di sedano. Mescolo e lascio da parte.
Intanto lesso la pasta al dente, la scolo e la condisco con il sugo preparato e un po' di acqua di cottura.
Porziono nei piatti e, in cima, metto un po' di fiordilatte tritato. Chi vuole può macinare del pepe nero.

Ne abbiamo approfittato per stappare il Catarratto di Feudo Montoni, Vigna del Masso, vendemmia 2013.
Prodotto con un antichissimo vitigno autoctono siciliano, lontano parente del Trebbiano, è sapido e ha sentore di fiori bianchi, mantenendo una notevole freschezza e una piacevole acidità che compensava la dolcezza dei piselli e il salato del prosciutto crudo. Una vera delizia per il palato. Siamo sempre più soddisfatti della nostra nuova scoperta. E i nostri commensali con noi.

lunedì 28 luglio 2014

Caponata di peperoni cornetti (o Palermo) e sedano bianco

Voi li digerite i peperoni? Io perfettamente, da sempre. E a quelli rossi non so resistere.
I cornetti non sono troppo carnosi eppure sono dolci, facili e veloci da cucinare.
Mescolandoli al sedano e sfumandoli a fine cottura con un goccio di aceto molto aromatico, tipo uno di Banyuls, regione del sud-est della Francia dove siamo stati in vacanza lo scorso anno, sono un contorno perfetto per carne, pesce, uova strapazzate. Ma, se ne avanzo, sono un ottimo condimento anche per pasta o riso. Oppure si possono gustare su fette di pane rustico a mo' di bruschetta.
Cos'è l'aceto di Banyuls? In quella zona coltivano viti bassisime dalle cui uve si ricava un vino dolce naturale. Immaginate che delizia può essere l'aceto fatto con esso. Rosso scuro, fruttato e speziato.
Si può trovare in qualche enoteca-delicatessen ben fornita oppure acquistare su internet direttamente dall'acetaia che lo produce, come quella che abbiamo visitato noi, La Guinelle.
Altrimenti usate un buon aceto di vino rosso, magari di Xérèz, oppure di lamponi, fichi.
Questa caponata si prepara in mezz'ora. Il costo è decisamente basso.
Dosi per 6/8

-ricetta-
1 kg di peperoni Palermo
1 cuore di sedano bianco
2 spicchi di aglio
2 cucchiai di aceto rosso e profumato
1 cucchiaio colmo di zucchero di canna
olio evo
sale
Pulisco i peperoni eliminando il torsolo e parte dei semi ma lasciandoli interi, quindi li taglio a rondelle fini.
Sbuccio l'aglio e infilzo i due spicchi con uno stecchino.
Affetto sottilmente il sedano.
Scaldo un velo d'olio col sedano e l'aglio nel wok, quando gli spicchi hanno rilasciato il loro aroma e iniziano appena a colorirsi, li elimino e verso i peperoni.
Faccio saltare le verdure a fiamma vivace mescolando spesso, salo poco e dopo circa una decina di minuti spolvero con lo zucchero e bagno con l'aceto.
Lascio che evapori parzialmente e spengo.
Faccio raffreddare la caponata prima di servirla.

domenica 27 luglio 2014

Panna cotta col latte di mandorla, coulis di frutti rossi

Happy sunday.
Grazie ai fedelissimi che seguono questa mia passione con costanza, ho passato le 450.000 visite, siete tantissimi!
Ma sta per davvero terminando il mese di luglio? Francamente, chi se n'è accorto?
Ci sono state talmente tante giornate piovose e grigie che sembrava di essere a marzo, o novembre.
Certo per chi rimane a casa non ci sono problemi, anzi, la piacevole frescura senza afa può solo fare piacere, oltre che bene al portafoglio; condizionatori spenti, al massimo rimangono accesi i ventilatori a soffitto per eliminare un po' della fastidiosa umidità. Ma per chi è al mare? persino al sud ci sono state parecchie giornate funestate da pioggia e temporali.
Noi qui ce la siamo, ettolitri di acqua piovuta a parte, cavata egregiamente. Arriva il mese d'agosto e non ho ancora programmato l'impianto di irrigazione.
Perché oggi non ci facciamo una delicata panna cotta per festeggiare questa domenica, facendo finta che le nuvole si siano disperse?
Basta mescolare panna fresca e latte di mandorla, è da qualche mese che i brick con la dolce bevanda sono diventati di gran moda e si trovano ovunque.
Poca gelatina, a me la panna cotta piace che sia compatta ma non di cemento né gommosa, deve mantenere una certa cremosità e, per ovviare all'inconveniente che, se non si mette molta gelatina non si sforma, la servo in bicchieri monoporzione decorandola sulla sommità senza sformarla.
Una crema poco dolce e deliziosamente aromatizzata alle mandorle.
Scegliete secondo il vostro gusto la frutta con cui preparare il coulis, che è semplicemente un frullato addizionato di un po' di zucchero ed eventualmente qualche goccia di succo di limone.
Adoro i frutti rossi che compensano con la loro naturale acidità il dolce della crema, ma si può fare un delizioso coulis anche con pesche, albicocche, prugne. Il dosaggio dello zucchero è soggettivo, basta regolarsi aggiungendone poco alla volta. Io di preferenza metto la frutta nel mixer assieme allo sciroppo di zucchero di canna, iniziando con 50 ml e regolandomi a seconda della dolcezza dei frutti.
L'idea l'ho presa da Elle a tavola.
Dosi per 6

-ricetta-
500 ml latte di mandorla
250 ml panna fresca
65 g zucchero
15 g colla di pesce
circa 300 g more/mirtilli/lamponi
Mentre la gelatina in fogli si ammolla in acqua fredda metto in una pentola latte, panna e zucchero, mescolo, porto sul fuoco e appena arriva a bollire spengo.
Aggiungo a questo punto la gelatina strizzata e lascio che si sciolga mescolando bene.
Verso la panna cotta nei bicchieri, meglio se sono bassi e larghi e li faccio raffreddare qualche ora.
Nel frattempo lavo e asciugo i frutti, li verso in un bicchiere alto e aggiungo 50 ml di zucchero di canna, se liquido, oppure due o tre cucchiai in polvere. Frullo sino ad ottenere una purea omogenea e la metto in frigorifero. Essendo già frutti piuttosto acidi non aggiungo limone. Né passo la purea al colino per eliminare i semi perché mi sembra assurdo, dopotutto se li mangiassimo interi i semi mica li potremmo eliminare.
Prima di servire decoro la superficie dei bicchieri con un paio di cucchiai di coulis e qualche frutto intero. E con cialde di biscotti. Tegoline alle mandorle, lingue di gatto. Quello che ho a disposizione.

sabato 26 luglio 2014

Piccole quiche agli asparagi

Buon sabato. Agosto si avvicina a grandi passi, ecco un suggerimento per non servire il solito primo piatto di pasta o riso.
Ho scoperto che i dischi di pasta pronta della Buitoni, venduti in confezioni da 16 pezzi, sono un valido aiuto anche per preparare piccole quiche, non solo ravioli dolci o panzerotti salati. In più sono confezionati ognuno col suo dischetto di cartaforno, per cui non serve imburrare nessuno stampino e, al termine della cottura, tutto si sformerà prefettamente.
Quindi, evviva! Basta cucinare un ripieno ad hoc e tante piccole torte salate saranno pronte in un baleno. E a costi molto contenuti.
Come ho detto sopra, nell'introduzione, ho servito queste quiche a guisa di primo piatto, accompagnandole con un mix di insalatine croccanti.
Ovviamente il ripieno può variare, a seconda delle verdure che avete in casa o di quel che propone la stagione.
Si trovano ancora meravigliosi asparagi e ne ho approfittato.
Dopo essere rientrata di recente dalla mia vacanza francese e dopo aver approfittato delle splendide mini quiche che quasi ogni panettiere proponeva la mattina, per lo più appena sfornate, mi ripeto, invitandovi ad eccedere con l'appareil, ovvero la materia liquida a base di panna, uova e formaggio con cui vengono condite le verdure (o i lardons in caso di quiche lorraine). Più è grassa, più le quiches saranno morbide, soffici e deliziose da addentare. E non aspettatevi nulla di pesante da digerire, tutt'altro.
Dosi per 6

-ricetta-
6 dischi di pasta pronta Buitoni (farcigusto)
500 g asparagi
200 ml panna fresca
50 g padano/parmigiano grattugiato
2 uova
1 porro
olio evo
sale, pepe
Preparo gli asparagi mondandoli, eliminando la parte più legnosa e lavandoli bene.
Quindi li taglio a rondelle, userò per le quiche solo i gambi, le punte le conservo per un'altra ricetta.
Tolgo al porro le guaine più esterne e parte del verde, lo lavo bene, lo apro a metà per il lungo e lo affetto sottile.
Soffriggo il porro in una padella con un velo d'olio, lo bagno con un mestolino d'acqua calda e dopo 3' aggiungo gli asparagi, abbasso la fiamma, condisco con un pizzico di sale e porto il tutto a cottura.
Intanto in una boule mescolo le uova con il formaggio e la panna, condisco con sale e una macinata di pepe e tengo da parte.
Rivesto stampini per piccole crostate con i dischi di pasta lasciando il foglio di carta che nella confezione separa ogni disco e ne bucherello il fondo con una forchetta.
Mescolo all'impasto gli asparagi intiepiditi e divido il composto tra gli stampi che per comodità appoggio su una placca.
Intanto ho scaldato il forno a 200°, inforno la teglia e cuocio per circa 25/30'.
Lascio che le quiche si raffreddino poi le servo accompagnate da una fresca misticanza o da germogli assortiti.
(Se vi dovesse avanzare un po' di farcitura, foderate velocemente un altro stampino e riempitelo).

In onore alla ricetta di derivazione francese, scelgo un Sancerre, vino della valle della Loira, da uve Sauvignon, prodotto da Pascal Cotat, vendemmia 2010, Les Monts Damnés.
Un'esplosione di sapori e una spiccata mineralità; dopo essere stati nella zona e aver visitato alcune cantine ci si rende conto dei terroirs su cui crescono le viti di Sauvignon Blanc, ricche di fossili.

giovedì 24 luglio 2014

Sablés salati con semi di papavero

Spesso non ci si pensa e non si fanno per pigrizia, invece per impastare i sablés basta un attimo.
In seguito occorre un'oretta di riposo in frigorifero per fare compattare l'impasto poi, una volta ricavati i dischetti, si cuociono velocemente.
Con poco si ottengono deliziosi piccoli frollini burrosi, friabili e assolutamente deliziosi, che si accompagnano ad aperitivi e salumi.
Con queste dosi ne vengono circa 30/40 pezzi.
Ho preso lo spunto di addizionarli coi semi di papavero dalla rivista di Alice Tv, ma ho cambiato le dosi, troppi semi di papavero, troppo sbilanciato il rapporto farina/burro. A mio modesto avviso.
Rimane il fatto che i semini di papavero scrocchiano piacevolmente sotto ai denti ed è questa la cosa simpatica.

-ricetta-
150 g farina
60 g parmigiano grattugiato
60 g burro
20 g semi di papavero
1 uovo
sale, pepe

In una boule peso e impasto la farina con un pizzicone di sale, aggiungo il formaggio, i semi di papavero, il pepe, il burro a dadini cercando di inglobarlo alla farina; per ultimo verso l'uovo, impasto velocemente con la punta delle dita e ricavo due salametti che avvolgo in cartaforno e metto a compattare in frigorifero per circa un'ora.
Rivesto di cartaforno una placca, porto il forno a 190°, taglio i salametti a fettine spesse 1/2 cm e le allineo sulla placca.
Inforno per circa 10', appena vedo che i bordi cominciano a scurire li tolgo, li trasferisco con tutta la carta su una gratella e li lascio raffreddare.
Mi immagino un aperitivo con bollicine, tipo il Franciacorta Brut Rosé di La Ferghettina, fresco e con un bel carattere, dal caratteristico colore buccia di cipolla. E qualche fettina di cacciatore o di prosciutto di montagna.

martedì 22 luglio 2014

Ramequin con bocconcini di fiordilatte alla pizzaiola

Cercate un invitante amuse-bouche per aprire una cena o un pranzo rustico?
Ecco una versione morbida della caprese, dove la salsa di pomodori freschi, con una fresca nota di peperone metà verde metà giallo, abbraccia un bocconcino di mozzarella. Il tutto ripassato in forno quel tanto che basta perché il calore inizi a fondere il formaggio.
Scegliete voi se vi piace di più aromatizzare il tutto con origano piuttosto che basilico, o con entrambi.
Prevedete un bel cestino di fettine di pane abbrustolito, la scarpetta è doverosa.
Aumentando la dimensione del ramequin e il numero dei bocconcini può diventare un ottimo secondo piatto vegetariano.
Vi chiedete cos'è il ramequin? il contenitore, di solito a forma cilindrica, di porcellana/ceramica da forno dove si cuociono budini e creme.

-ricetta-
1 bocconcino per persona
800 g pomodori ben maturi
1 peperone misto giallo/verde
1 cipolla rossa di Tropea piccola
2 spicchi di aglio
olio evo
origano/basilico
sambal/peperoncino
sale, pepe
Pulisco la cipolla e la trito assieme a uno spicchio d'aglio.
Elimino torsolo e semi al peperone e lo taglio a dadini.
Preparo anche i pomodori tritati grossolanamente.
Scaldo un velo d'olio in una pentola, ci soffriggo il trito di cipolla, aglio e i peperoni, dopo una decina di minuti aggiungo i pomodori e un cucchiaino da caffè di sambal e lascio cuocere lentamente per altri 20'. Spengo e condisco regolando il sale, macinando un po' di pepe e completando con alcune foglie di origano o di basilico spezzettate.
Accendo il forno regolandolo sui 200°, ungo i ramequin con olio e ci verso della salsa ben calda, al centro metto un bocconcino spaccato a metà e inforno per circa 7/8'.
Porto subito in tavola assieme alle fettine di baguette abbrustolite (posso farlo mentre si scaldano i ramequin).

domenica 20 luglio 2014

Torta di carote e albicocche

Buona domenica, ai golosi e non.
Anche la ricetta di questo dolce l'ho pescata da La Cucina Italiana ma, alla luce dell'esperimento fatto, nel mettere le dosi degli ingredienti apporterò qualche piccola correzione diminuendo la quantità di zucchero.
Vi suggerisco, inoltre, di cuocerla in uno stampo tondo, l'effetto cake non è male ma l'impasto è molto umido per via delle carote e della frutta e una massa che deve svilupparsi in uno stampo stretto e verticale cuoce in più tempo e in modo meno perfetto che se distribuita in uno spazio più largo e basso.
L'impasto è legato da olio di semi di arachidi al posto del burro.
Dosi per 8/10

-ricetta-
400 g carote pulite
280 g farina
250 g zucchero
250 g albicocche pulite
200 g olio arachide
3 uova piccole
1 bustina di lievito
sale
Passo al mixer le carote tagliate a rondelle assieme all'olio, sino a che non ottengo una crema alla quale aggiungo mescolando le uova, la farina col lievito, un pizzico di sale e da ultimo lo zucchero.
Scaldo il forno portandolo a 180°.
Snocciolo e riduco a pezzetti le albicocche.
Verso l'impasto in uno stampo da 24 cm rivestito di cartaforno bagnata e strizzata, lo livello e ci affondo le albicocche passate velocemente in un velo di farina.
Cuocio il dolce per circa 1 ora, lo lascio leggermente intiepidire, poi sformo la torta su una gratella perché finisca di raffreddarsi.
Solo prima di portarla in tavola la spolvero con zucchero a velo.

sabato 19 luglio 2014

Maiale all'alentejana

Premessa geografica. L'Alentejo è una regione portoghese situata tra Lisbona e l'Algarve.
Essendo i portoghesi grandi consumatori di pesce e molluschi si sono anche inventati questo accostamento che potrebbe sembrare azzardato ma che, vi assicuro, vi conquisterà.
Chiacchierando durante un aperitivo un po' anomalo, come siamo abituati a farne noi, assieme al barman della caffetteria delle nostre amiche, Andrea ci racconta di questa ricetta, che a noi era sfuggita durante il nostro, purtroppo, unico e breve soggiorno a Lisbona di qualche anno fa.
IPad alla mano navighiamo subito per approfondire questo insolito accoppiamento di maiale e vongole!
Stuzzicata e non poco, mi accordo con Andrea per un esperimento a breve.
Sul net ne trovo parecchie versioni, con o senza pomodoro, con o senza peperoni, filetto o spalla o coscia di porco, come lo chiamano loro. Bel dilemma.
Decido di creare una mia versione assemblando varie idee e seguendo le reminiscenze di Andrea.
Perciò ecco qui la mia versione della carne de porco à alentejana.
Dosi per 6

-ricetta-
1 kg di vongole veraci
800 g filetto e coscia maiale
2 cipolle non troppo grandi
1 peperone rosso
4 spicchi di aglio
1 limone
2 dl vino bianco
coriandolo, alloro e prezzemolo
paprika
farina
olio evo
sale
Metto a bagno le vongole, ben sciacquate e battute, in acqua fresca e sale. Le lascio spurgare per un'ora, poi ripeto l'operazione altre due volte cambiando l'acqua e facendo attenzione a eliminare la sabbia che si è depositata sul fondo.
Verso un goccio d'olio e un cucchiaio di vino in una padella, metto uno spicchio d'aglio e un gambo di prezzemolo, le vongole sgrondate e pongo sul fuoco a fiamma vivace e col coperchio.
Appena le vongole si sono aperte, le scolo e filtro il liquido che rimane.
Taglio la carne di maiale ripulita di tutti gli scarti e nervature a dadi di 2/3 cm per lato.
Prendo una boule e preparo la marinata con vino, paprika, 2 spicchi d'aglio tritati, la foglia di alloro, prezzemolo e coriandolo tritati, sale e pepe. Ci immergo la carne e lascio marinare per una notte.
Poi trito le cipolle pelate, 2 spicchi di aglio e il peperone rosso pulito e tagliato a dadini e li soffriggo in un velo d'olio sino a che diventano trasparenti. Spengo e tengo da parte.
Prendo una casseruola e ne ricopro il fondo di olio, infarino la carne sgocciolata e la rosolo facendola ben dorare.
A questo punto vi aggiungo cipolle e peperoni e verso il liquido delle vongole, abbasso un po' la fiamma e faccio cuocere per 15', poi completo con le vongole, un trito di prezzemolo e il succo di mezzo limone. Faccio insaporire solo un paio di minuti poi spengo.
Tradizionalmente questo piatto viene accompagnato da patate fritte a dadini e cotto nella cataplana, simile alla pentola a pressione.

Abbinamento: bianco o rosso? secondo me ci stanno bene entrambi, anche se ho una leggera preferenza per il rosso. Magari un Rosso di Valtellina da uve Nebbiolo. Di Marsetti, Prevostini o Negri, oppure Fay.

venerdì 18 luglio 2014

Tomatokeftedes, ovvero frittelle di pomodoro

E' un vizio il mio, sadico e perverso, ma ogni tanto non so resistere alla tentazione di un frittino, a maggior ragione se sfizioso e a base di verdure.
Mi basta leggere una ricetta di frittelle ed ecco che mi attivo per rifarla.
Queste poi avevo avuto modo, diversi lustri fa, di assaggiarle sul posto. Sono infatti le famose Fried Santorini tomato balls. La dicitura dice tutto.
Pomodori, feta, menta, origano. Tutti i sapori e i profumi delle meravigliose Cicladi, isole greche disposte circolarmente nell'Egeo meridionale, di rara bellezza e che ricordo con nostalgia. Forse perché la prima volta che ci andai avevo solo 17 anni.
Tinos, Paros, Naxos, Mikonos, solo per citarne alcune, le raggiungemmo con un traghetto partito a sud di Atene. Un'esperienza che ricordo ancora. Scoprii le prime spiagge per nudisti a Mikonos.
Ebbene queste frittelle si preparano con pochi ingredienti, poveri ma pieni di sapore.
Invece che ritornare a mangiarle sul posto me le sono cotte a casa, quasi tutte le riviste di cucina, in questo periodo, ne pubblicano una loro versione.
Dosi per circa 15 pezzi

-ricetta-
400 g pomodori maturi ma sodi
100 g feta
1 uovo
1 cipolla di Tropea
menta, aneto, origano
farina
lievito per salati
olio semi arachidi
sale
Sbollento i pomodori per eliminare la buccia. Tolgo anche i semi, taglio la polpa a cubetti e metto il tutto a scolare in un colino cinese per un paio d'ore.
Intanto trito finemente la cipolla assieme alle erbe aromatiche, ho messo anche qualche fogliolina di origano fresco.
Preparo un impasto nella boule mescolando i pomodori con la cipolla, l'uovo, circa 4 cucchiai di farina mescolata a un cucchiaino raso di lievito, un pizzico di sale e la feta tritata.
Scaldo non troppo olio in una padella, deve ricoprire il fondo per mezzo centimetro, verso l'impasto a cucchiaiate, appiattisco leggermente le frittelle e le faccio dorare da entrambi i lati.
Le scolo su carta da cucina e le servo caldissime o tiepide.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...