La manifestazione che ormai da anni allieta i milanesi, e da poco anche i napoletani, torna coi suoi dolci assaggi.
Il 26 e 27 novembre sarà a Milano allo spazio MegaWatt, in via Watt 15: ingresso libero dalle 10 alle 20 circa, basta scaricare l'invito dal sito ufficiale. QUI il link
Sempre sul sito trovate tutte le indicazioni per Napoli, dove la manifestazione avrà luogo il 3 e 4 dicembre. Perché il panettone non lo mangiano, né tantomeno lo producono, solo i milanesi!! ANZI!
Se ci andrete, e vi esorto a farlo se siete vicini, avrete modo di assaporare le delizie artigianali, in tema di panettone, elaborate dai più grandi pasticcieri d'Italia. Assaggi gratuiti e possibilità di acquistare i panettoni a un prezzo equo e uguale per tutti.
Che aspettate?
Celebro l'occasione con le immagini della magnifica produzione di uno dei miei artigiani preferiti: Emanuele Lenti di Grottaglie.
I suoi dolci lievitati allietano la nostra tavola natalizia da oltre 15 anni, dopo che lo 'scoprimmo' a Merano, in occasione di una manifestazione culinaria associata al Merano Wine Festival.
Un amore che dura incontrastato da allora.
Com'è ovvio che sia, è una delle colonne portanti della manifestazione milanese, più volte premiato per i suoi lievitati di gran pregio, fatti solo con ingredienti naturali, integralmente prodotti da lui, scorze di arancia comprese!
p.s.
qui sotto, alcuni miei scatti nei quali potete ammirare le esclusive creazioni da 5 kg prodotte dal maestro Lenti in occasione di una manifestazione esclusiva, panettone. T. strappo, tenutasi a Milano un mese fa, alla quale abbiamo avuto modo di partecipare a seguito del suo gentile invito.
''invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passerà sotto il vostro tetto'' J.A. Brillat-Savarin- Fisiologia del gusto- 1825
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venerdì 11 novembre 2016
venerdì 4 settembre 2015
Fuori Expo e un invito gradito #parcomaremma
Niente ricetta oggi, ma il racconto di un'esperienza gusto-sensoriale. A volte essere food blogger ha i suoi vantaggi.
I primi giorni di agosto nella mia casella mail è giunto l'invito a partecipare a un incontro con degustazione 'Parco della Maremma a tavola', ai Chiostri dell'Umanitaria nell'àmbito di La Toscana a Milano, dei prodotti del Parco della Maremma Toscana. #parcomaremma
La data in questione era il 17 agosto e ho subito accettato con entusiasmo, chiedendo di includere il consorte in qualità di sommelier, visto che le nostre vacanze, ancora lontane, ci trattenevano in città.
Non mi sono affatto pentita di aver aderito all'invito benché conoscessi già la zona, visitata da piccola. È stato interessante e illuminante ascoltare la presidente del Parco e i vari intervenuti, raccontarci delle meraviglie del loro territorio, non solo paesaggistiche ma anche eno-gastronomiche, e dei meravigliosi prodotti che quella terra, un tempo malsana e paludosa, regala in abbondanza.
Solo adesso sono riuscita a trovare il giusto tempo per dedicare a queste persone e alla loro amata terra le parole adatte a ringraziarli.
Mentre la presidente del parco, Lucia Venturi, parlava con composto e pacato entusiasmo, dietro di lei scorrevano bellissime immagini del parco durante le differenti stagioni, del documentario 'Sguardi in ascolto', documentario girato da Francesco Falaschi. In sala era presente il regista Walter Bencini che, nel pomeriggio, avrebbe presentato il suo film: I cavalieri della laguna, dedicato ai pescatori di Orbetello grandemente provati dalla moria per mancanza di ossigeno di questa estate anomala e bollente, nel padiglione Italia di Expo.
Chiedo scusa ma, troppo distratta dalle immagini e dal racconto, non ho segnato il cognome del nostro amabile intrattenitore, ricordo solo il nome Francesco, persona garbata e colta che ci ha raccontato e accompagnato con entusiasmo, introducendo i vari protagonisti che, coi loro prodotti, hanno solleticato il nostro palato.
A cominciare dai formaggi prodotti da latte maremma, che già conosco perché normalmente consumo il loro latte fresco all'isola d'Elba. Hanno presentato un 'grana' che hanno chiamato Granmaremma, stagionato 15 mesi, delicato ma saporito e col giusto punto di stagionatura che consente un suo versatile utilizzo in cucina. Hanno messo in degustazione anche un pecorino stagionato (ma non troppo, proprio come piace a me) e una caciotta. Il tutto accompagnato da profumate e deliziose gelatine dolci del Duchesco e dell'azienda Cupido di Magliano, che gestisce anche un agriturismo e che produce fermentati artigianali da dessert e meditazione (una vera scoperta). Ma non solo, latte Maremma produce da poco anche biscotti, a base latte, ovviamente.
Poi è stata la volta del riso, l'unico prodotto in Toscana, vicino al Parco Naturale dell'Uccellina. Riso di qualità superiore, viene sbramato con macine a pietra per rispettare al massimo l'integrità del chicco, che in questo modo mantiene tutte le caratteristiche organolettiche e nutritive; qualità che si riscontrano all'assaggio. Ne producono due qualità tra le migliori per risotti, ovvero Arborio e Carnaroli.
E poi c'erano due ragazzoni rappresentanti di Orbetello pesca lagunare, che ci hanno parlato dei presidi Slow Food della loro laguna, la 'bottarga di Orbetello', di cui vanno giustamente orgogliosi, ricavata da cefali che non hanno nulla a che invidiare ad altre specie, anzi! Ma il consorzio non produce solo bottarga, ovviamente affumicano sia i cefali dai quali la ricavano, come pure anguille e ombrine.
Preparano inoltre sughi pronti e filetti di pesce in vasetto di palamita del mare di Toscana, che conosco troppo bene essendo tra le catture preferite da mio marito, nelle sue battute di pesca a traina all'Elba. Tutti prodotti, questi di Orbetello pesca lagunare, reperibili alla Coop o alla Conad. Anche qui a Milano, dove non vedo l'ora di fare un salto per verificare e acquistare!
Non posso concludere senza menzionare le prelibatezze offerteci dalla cuoca Cristina, se non ricordo male, del Duchesco, biofattoria ad Alberese. La signora ha preparato non solo il pane ai cereali che ha accompagnato tutto il pasto, ma anche una lasagna vegana con verdure locali, squisita, e poi uno stracotto di vacca maremmana al ciliegiolo, vino prodotto dal Duchesco che ha accompagnato, anche nel bicchiere, la portata di carne così abilmente marinata e cotta a lungo che si tagliava con un grissino, anche se la cosa che mi ha più stupito è stato il sapore della carne. Avrei fatto il bis!
La degustazione si è conclusa prima con pesche noci, maremmane ovviamente, marinate al bianco Bizzosa, che aveva il gusto particolare di tutti i vini prodotti da agricoltura biologica, quindi con cantucci (sempre di Cristina) e biscotti (di Latte maremma) da intingere in un fermentato di Aleatico e miele millefiori e di Moscato e miele, che porta un nome evocativo, Maremma maiala.
Al termine saluti e convenevoli di rito e un gradito omaggio da parte di latte maremma, uno spicchio del loro Granmaremma.
Adesso non vedo l'ora di avere un lungo weekend a disposizione per poter partire alla ri-scoperta di questi meravigliosi territori.
Alla prossima e grazie #parcomaremma!
Cari amici lettori e gourmands spero, con questo racconto, di avervi messo un po' di curiosità. Il Parco Maremma non è troppo distante, dopotutto è in Toscana, al centro del nostro stivale. Ricordiamoci ogni tanto delle bellezze naturali che abbiamo a portata di mano e rechiamoci a visitarle. E godiamo dei buoni prodotti che ci possono offrire.
I primi giorni di agosto nella mia casella mail è giunto l'invito a partecipare a un incontro con degustazione 'Parco della Maremma a tavola', ai Chiostri dell'Umanitaria nell'àmbito di La Toscana a Milano, dei prodotti del Parco della Maremma Toscana. #parcomaremma
La data in questione era il 17 agosto e ho subito accettato con entusiasmo, chiedendo di includere il consorte in qualità di sommelier, visto che le nostre vacanze, ancora lontane, ci trattenevano in città.
Non mi sono affatto pentita di aver aderito all'invito benché conoscessi già la zona, visitata da piccola. È stato interessante e illuminante ascoltare la presidente del Parco e i vari intervenuti, raccontarci delle meraviglie del loro territorio, non solo paesaggistiche ma anche eno-gastronomiche, e dei meravigliosi prodotti che quella terra, un tempo malsana e paludosa, regala in abbondanza.
Solo adesso sono riuscita a trovare il giusto tempo per dedicare a queste persone e alla loro amata terra le parole adatte a ringraziarli.
Mentre la presidente del parco, Lucia Venturi, parlava con composto e pacato entusiasmo, dietro di lei scorrevano bellissime immagini del parco durante le differenti stagioni, del documentario 'Sguardi in ascolto', documentario girato da Francesco Falaschi. In sala era presente il regista Walter Bencini che, nel pomeriggio, avrebbe presentato il suo film: I cavalieri della laguna, dedicato ai pescatori di Orbetello grandemente provati dalla moria per mancanza di ossigeno di questa estate anomala e bollente, nel padiglione Italia di Expo.
Chiedo scusa ma, troppo distratta dalle immagini e dal racconto, non ho segnato il cognome del nostro amabile intrattenitore, ricordo solo il nome Francesco, persona garbata e colta che ci ha raccontato e accompagnato con entusiasmo, introducendo i vari protagonisti che, coi loro prodotti, hanno solleticato il nostro palato.
A cominciare dai formaggi prodotti da latte maremma, che già conosco perché normalmente consumo il loro latte fresco all'isola d'Elba. Hanno presentato un 'grana' che hanno chiamato Granmaremma, stagionato 15 mesi, delicato ma saporito e col giusto punto di stagionatura che consente un suo versatile utilizzo in cucina. Hanno messo in degustazione anche un pecorino stagionato (ma non troppo, proprio come piace a me) e una caciotta. Il tutto accompagnato da profumate e deliziose gelatine dolci del Duchesco e dell'azienda Cupido di Magliano, che gestisce anche un agriturismo e che produce fermentati artigianali da dessert e meditazione (una vera scoperta). Ma non solo, latte Maremma produce da poco anche biscotti, a base latte, ovviamente.
Poi è stata la volta del riso, l'unico prodotto in Toscana, vicino al Parco Naturale dell'Uccellina. Riso di qualità superiore, viene sbramato con macine a pietra per rispettare al massimo l'integrità del chicco, che in questo modo mantiene tutte le caratteristiche organolettiche e nutritive; qualità che si riscontrano all'assaggio. Ne producono due qualità tra le migliori per risotti, ovvero Arborio e Carnaroli.
E poi c'erano due ragazzoni rappresentanti di Orbetello pesca lagunare, che ci hanno parlato dei presidi Slow Food della loro laguna, la 'bottarga di Orbetello', di cui vanno giustamente orgogliosi, ricavata da cefali che non hanno nulla a che invidiare ad altre specie, anzi! Ma il consorzio non produce solo bottarga, ovviamente affumicano sia i cefali dai quali la ricavano, come pure anguille e ombrine.
Preparano inoltre sughi pronti e filetti di pesce in vasetto di palamita del mare di Toscana, che conosco troppo bene essendo tra le catture preferite da mio marito, nelle sue battute di pesca a traina all'Elba. Tutti prodotti, questi di Orbetello pesca lagunare, reperibili alla Coop o alla Conad. Anche qui a Milano, dove non vedo l'ora di fare un salto per verificare e acquistare!
Non posso concludere senza menzionare le prelibatezze offerteci dalla cuoca Cristina, se non ricordo male, del Duchesco, biofattoria ad Alberese. La signora ha preparato non solo il pane ai cereali che ha accompagnato tutto il pasto, ma anche una lasagna vegana con verdure locali, squisita, e poi uno stracotto di vacca maremmana al ciliegiolo, vino prodotto dal Duchesco che ha accompagnato, anche nel bicchiere, la portata di carne così abilmente marinata e cotta a lungo che si tagliava con un grissino, anche se la cosa che mi ha più stupito è stato il sapore della carne. Avrei fatto il bis!
La degustazione si è conclusa prima con pesche noci, maremmane ovviamente, marinate al bianco Bizzosa, che aveva il gusto particolare di tutti i vini prodotti da agricoltura biologica, quindi con cantucci (sempre di Cristina) e biscotti (di Latte maremma) da intingere in un fermentato di Aleatico e miele millefiori e di Moscato e miele, che porta un nome evocativo, Maremma maiala.
Al termine saluti e convenevoli di rito e un gradito omaggio da parte di latte maremma, uno spicchio del loro Granmaremma.
Adesso non vedo l'ora di avere un lungo weekend a disposizione per poter partire alla ri-scoperta di questi meravigliosi territori.
Alla prossima e grazie #parcomaremma!
Cari amici lettori e gourmands spero, con questo racconto, di avervi messo un po' di curiosità. Il Parco Maremma non è troppo distante, dopotutto è in Toscana, al centro del nostro stivale. Ricordiamoci ogni tanto delle bellezze naturali che abbiamo a portata di mano e rechiamoci a visitarle. E godiamo dei buoni prodotti che ci possono offrire.
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giovedì 27 novembre 2014
Torna RePanettone, giunto alla settima edizione
Oggi sono a Torino, quindi non cucino, e allora approfitto dell'occasione per ricordarvi che sabato 29 e domenica 30 novembre si svolgerà a Milano la settima edizione di Re Panettone.
Amici golosi... entrate nel sito e stampate l'invito gratuito per accedere alla manifestazione.
Non potete perdervi ben 40 espositori, provenienti da tutta Italia, che vi faranno assaggiare i loro lievitati natalizi.
Ci sarà come sempre anche la possibilità di acquistare questi ottimi prodotti al prezzo speciale di 20 € al chilogrammo.
Saluti!
http://www.repanettone.it/RePanettone/re_panettone_2014.html
giovedì 1 maggio 2014
Torta al taràssaco di Conco
Ogni tanto è doveroso rendere omaggio alla produzione artigianale italiana.
Quale giorno migliore per parlare dei bravi artigiani italiani, che lavorano secondo scienza e coscienza, del giorno della festa del lavoro?
Almeno questo è quello che mi sento da fare io quando incrocio sulla mia strada di acquirente esigente e, nel mio piccolo, competente (sono modesta lo so!), piccole realtà che lavorano in modo superlativo.
E' notorio che i dolci non rientrano tra i miei alimenti preferiti, sono decisamente propensa per il salato.
Proprio perché non dipendente dallo zucchero, credo di avere quello che si potrebbe definire un "palato assoluto", un po' come alcuni fortunati dotati di orecchio assoluto per la musica.
Non sono avvezza a cibarmi di dolci per la necessità di soddisfare voglie improvvise, sin da piccola sgranocchiavo volentieri una michetta rafferma in caso di buco nello stomaco o per merenda, quindi se un dolce non è fatto più che bene me ne accorgo immediatamente e, quando incappo in qualcosa di buonissimo realizzato con ingredienti freschi, lo avverto all'istante ed è un piacere per il palato.
E a voi tocca sorbirvi la mia voglia di esternarvi queste scoperte, lo faccio con l'intento di suggerirvi qualcosa di interessante da andare a ricercare in caso di gite fuoriporta o da farsi spedire.
In occasione del weekend trascorso sull'altopiano di Asiago e dei 7 comuni, acquistai una tortina al taràssaco della pasticceria Cortese di Conco (Vi). Conco è appunto uno dei sette comuni facenti parte dell'altopiano.
Mi colpì subito il buon sapore di burro, farina e uova mescolato alla delicata fragranza di fiori e foglie della tipica piantina spontanea, che tappezza l'altopiano in primavera. Una piccola torta, la pezzatura è di 300 g, ideale per 6/8 commensali, fatta come la si potrebbe realizzare in cucina con buon burro di montagna e uova fresche.
Molto incuriosita, appena tornata a casa mi misi in contatto con la pasticceria Cortese e, dopo accordi telefonici col titolare, signor Gabriele, ordinai alcuni loro prodotti, tra i quali anche la tipica torta vicentina La gata, a base di cioccolato, mandorle, farine di frumento e mais di Marano, grappa.
Famoso e rappresentativo dolce del territorio berico, ha persino un Consorzio dedicato, QUI trovate la sua storia. Cliccateci, è interessante scoprire le possibili ipotesi sull'origine del detto "vicentini magnagati".
Tempo un paio di settimane, mi arrivarono a casa alcune tortine al taràssaco, che subito sottoposi all'assaggio dei nostri ospiti. Successo annunciato. Ovviamente nella spedizione inclusi una Gata e alcune fugasse, dolce che mi riporta all'infanzia, quando nonna Salute le impastava per Pasqua e poi le portava al forno del paesello perché venissero cotte a legna. Un lievitato semplice, poco dolce e piuttosto compatto, ideale da bagnare nel latte a colazione, tipico del vicentino-trevigiano, molto simile alla pinza triestina.
Basta, non mi dilungo oltre. Oggi daremo fondo all'ultima tortina rimasta, delicata e morbida, un ottimo fine pasto se abbinata a un dolce e aromatico Moscato d'Asti naturale come quello di Gianni Doglia, ad esempio.
Se vi ho incuriosito abbastanza, nel roll laterale del blog alla voce 'consigli per gli acquisti' troverete, nell'elenco dei mie suggerimenti, il link diretto al sito della pasticceria Cortese.
Quale giorno migliore per parlare dei bravi artigiani italiani, che lavorano secondo scienza e coscienza, del giorno della festa del lavoro?
Almeno questo è quello che mi sento da fare io quando incrocio sulla mia strada di acquirente esigente e, nel mio piccolo, competente (sono modesta lo so!), piccole realtà che lavorano in modo superlativo.
E' notorio che i dolci non rientrano tra i miei alimenti preferiti, sono decisamente propensa per il salato.
Proprio perché non dipendente dallo zucchero, credo di avere quello che si potrebbe definire un "palato assoluto", un po' come alcuni fortunati dotati di orecchio assoluto per la musica.
Non sono avvezza a cibarmi di dolci per la necessità di soddisfare voglie improvvise, sin da piccola sgranocchiavo volentieri una michetta rafferma in caso di buco nello stomaco o per merenda, quindi se un dolce non è fatto più che bene me ne accorgo immediatamente e, quando incappo in qualcosa di buonissimo realizzato con ingredienti freschi, lo avverto all'istante ed è un piacere per il palato.
E a voi tocca sorbirvi la mia voglia di esternarvi queste scoperte, lo faccio con l'intento di suggerirvi qualcosa di interessante da andare a ricercare in caso di gite fuoriporta o da farsi spedire.
In occasione del weekend trascorso sull'altopiano di Asiago e dei 7 comuni, acquistai una tortina al taràssaco della pasticceria Cortese di Conco (Vi). Conco è appunto uno dei sette comuni facenti parte dell'altopiano.
Mi colpì subito il buon sapore di burro, farina e uova mescolato alla delicata fragranza di fiori e foglie della tipica piantina spontanea, che tappezza l'altopiano in primavera. Una piccola torta, la pezzatura è di 300 g, ideale per 6/8 commensali, fatta come la si potrebbe realizzare in cucina con buon burro di montagna e uova fresche.
Molto incuriosita, appena tornata a casa mi misi in contatto con la pasticceria Cortese e, dopo accordi telefonici col titolare, signor Gabriele, ordinai alcuni loro prodotti, tra i quali anche la tipica torta vicentina La gata, a base di cioccolato, mandorle, farine di frumento e mais di Marano, grappa.
Famoso e rappresentativo dolce del territorio berico, ha persino un Consorzio dedicato, QUI trovate la sua storia. Cliccateci, è interessante scoprire le possibili ipotesi sull'origine del detto "vicentini magnagati".
Tempo un paio di settimane, mi arrivarono a casa alcune tortine al taràssaco, che subito sottoposi all'assaggio dei nostri ospiti. Successo annunciato. Ovviamente nella spedizione inclusi una Gata e alcune fugasse, dolce che mi riporta all'infanzia, quando nonna Salute le impastava per Pasqua e poi le portava al forno del paesello perché venissero cotte a legna. Un lievitato semplice, poco dolce e piuttosto compatto, ideale da bagnare nel latte a colazione, tipico del vicentino-trevigiano, molto simile alla pinza triestina.
Basta, non mi dilungo oltre. Oggi daremo fondo all'ultima tortina rimasta, delicata e morbida, un ottimo fine pasto se abbinata a un dolce e aromatico Moscato d'Asti naturale come quello di Gianni Doglia, ad esempio.
Se vi ho incuriosito abbastanza, nel roll laterale del blog alla voce 'consigli per gli acquisti' troverete, nell'elenco dei mie suggerimenti, il link diretto al sito della pasticceria Cortese.
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mercoledì 27 novembre 2013
Re Panettone torna a Milano
Sabato 30 novembre e domenica 1° dicembre torna a Milano la golosa manifestazione Re Panettone, alla sua sesta edizione, ospitata nello spazio ex-Ansaldo in via Bergognone 34, angolo via Solari.
Cliccate QUI per trovare tutte le notizie relative.
Mi rivolgo ai milanesi e a tutti quelli che possono raggiungere la città, non perdete l'occasione di assaggiare le eccellenze della pasticceria italiana!
Manca meno di un mese a Natale, è un'ottima occasione per acquistare prodotti di pregio, non il solito panettone...
Cliccate QUI per trovare tutte le notizie relative.
Mi rivolgo ai milanesi e a tutti quelli che possono raggiungere la città, non perdete l'occasione di assaggiare le eccellenze della pasticceria italiana!
Manca meno di un mese a Natale, è un'ottima occasione per acquistare prodotti di pregio, non il solito panettone...
lunedì 11 febbraio 2013
DiamoDelTuAiFornelli, presente!
Avete idea di com'è difficile scrivere 'tuttoattaccato', come nell'hashtag di Twitter, il titolo dell'eBook nel quale è inserita anche una mia ricetta? ho corretto 6 volte! (forse è tutta colpa dell'emozione?)
Almeno quanto è stato difficile per me scrivere una ricetta dando del TU ai miei lettori.
Da semplice persona dedita alla cucina quale sono uso sempre la prima persona singolare quando descrivo le mie ricette, dico quello che faccio, come lo faccio, sono una 'vecchia signora' abituata a dare del Lei/Voi, il tu lo do solo a quelle persone con cui ho confidenza, raramente agli estranei, invece lo spirito del libro è esattamente l'opposto, un modo semplice e giovane di rivolgersi al pubblico che legge.
A novembre è partito in gran segreto il progetto di Ricette 2.0 per la pubblicazione di questo ebook e anch'io ho deciso di aderire alla proposta di Riccardo Mares, babbo del sito aggregatore di ricette, di cui faccio parte da tempo.
I tempi erano strettissimi e lì per lì non ho avuto fantasia nè testa da dedicare alla progettazione di una ricetta ad hoc però, giusto pochi giorni prima, avevo preparato uno sfizioso finger food, miracolosamente fotografato, com'è ormai mia abitudine, ma non pubblicato.
I capitoli proposti avevano titoli stuzzicanti, 4 sezioni di ricette così suddivise:
-scaccia tristezza
-dell'allegria
-euforiche da baldoria
-romantiche
Quale avrei potuto scegliere? a dire il vero mi piacevano tutte le categorie, ma poi ho capitolato sulla baldoria, dopotutto la mia ricetta era un finger food, adatto a una festa gioiosa e piena di gente.
Vi ho incuriosito abbastanza? nel libro ci sono 74 ricette diverse proposte da 74 food blogger diversi, di ognuno di noi è scritto qualcosa, quello che noi stessi abbiamo voluto raccontare della nostra passione, unitamente a una foto che ci rappresenta (chi vuole può iniziare la caccia al tesoro e cercare la mia faccia sulla copertina!)
Sul sito di 'epubblica' è acquistabile al prezzo speciale di 4,99 € sino al 19 febbraio e, a partire dal 13/2, lo troverete su tutti gli ebook stores.
Io stessa avevo dei dubbi sugli ebook, ma oramai mi sono convertita al digitale, leggere libri sul tablet o sugli appositi e-readers è comodo e pratico, per una divora-libri come me significa poter portare in giro tutti i libri che voglio, contenuti in un piccolo strumento leggero e funzionale.
Ho convertito persino la mia ottuagenaria mammina all'uso del tablet, fornendole una libreria che può sfogliare anche senza l'uso di occhiali da lettura, perchè può ingrandire i caratteri a suo piacimento.
So che adesso Riccardo inorridirà, lui CEO-mago di internet dovrebbe farmi un corso accelerato di pratica sulle cose spicciole del web di cui sono totalmente ignorante ma è un dato di fatto che non so come linkare il sito di epubblica, quindi scrivo tutto il link di cui potrete fare copia/incolla.
Sempre se vi interessa una copia del libro, confido nella vostra curiosità!
Io l'ho sfogliato in anteprima, naturalmente, e mi è piaciuto già dalla prefazione di Claudio Gagliardini, è bello leggere l'entusiasmo con cui è nato.
Allora.... per chi volesse scoprire qual è la mia ricetta e quali sono quelle degli altri bloggers, coraggio!
http://www.epubblica.com/ebook/diamo-del-tu-ai-fornelli-72.aspx?utm_source=n-ddtai-1&utm_medium=newsletter&utm_campaign=startup
www.diamodeltuaifornelli.it
Buona lettura e buona cucina a tutti! :)
lunedì 5 novembre 2012
Torna "Re panettone"
Ormai giunto alla sua quinta edizione torna a Milano Re Panettone, la manifestazione dedicata all'eccellenza tra i produttori di panettoni artigianali.
Manifestazione organizzata allo spazio ex Ansaldo, il 24 e 25 novembre, aperta al pubblico con orario continuato dalle 11 alle 19.
Ingresso libero.
Golosi e curiosi, fatevi sotto!
Adesso lo sapete, di queste manifestazioni si viene a conoscenza spesso troppo tardi, meglio prepararsi per tempo.
Milano, Spazio A ex-Ansaldo, via Bergognone 34
24-25 novembre, ore 11-19 ingresso libero
Cinque, cifra tonda. Questo è il numero d’ordine della prossima edizione di Re Panettone®, Festa del dolce milanese, l’evento che ogni anno fa il punto sulle migliori interpretazioni del panettone artigianale.
Trentasei fra i migliori pasticcieri italiani si riuniranno per far assaggiare grtuitamente ai milanesi e ai gastroturisti panettoni artigianali e altri lievitati d’eccellenza. Prezzo al chilo: 20 €, uguale per tutti i dolci in mostra.
La manifestazione sarà organizzata dall’Associazione Amici del Panettone, presieduta da Sabrina Dallagiovanna, segretario e ideatore dell’evento,Stanislao Porzio.
Quest’anno è denso di novità. La prima riguarda l’ingredientistica. Re Panettone® 2012 accoglierà solo lievitati privi di conservanti, emulsionanti e altri additivi artificiali, per esaltare la freschezza, la naturalità e l’artigianalità dei prodotti presenti.
L’industria, ormai, è in grado di realizzare prodotti di qualità, con ottime materie prime. L’unico vero discrimine tra artigianale e industriale, numeri a parte, può essere la freschezza. Mentre le aziende industriali devono prevedere per i loro prodotti una shelf life piuttosto lunga e, quindi, ricorrere a conservanti o a emulsionanti, i veri artigiani, che conoscono la loro clientela, possono puntare sulla freschezza e sulla naturalità dei loro prodotti. Un vero prodotto artigianale, perciò, non avrà mai la durata di un prodotto industriale, ma c’è chi ne sa apprezzare la differenza. A Re Panettone® 2012 se ne potranno assaggiare di 36 produttori diversi, provenienti da Milano, dalla Lombardia, dal resto d’Italia e anche dalla Svizzera
http://www.repanettone.it/RePanettone/re_panettone_2012.html
domenica 26 agosto 2012
I peperoni cruschi di Senise
Buongiorno amici!
Dove non arrivo io, se posso, mando i miei inviati speciali, così quest'anno uno dei compiti di Max.Pa, in vacanza a Diamante, è stato quello di riportarmi questa prelibatezza da Senise, un paesino lucano dove ha approfittato per fare una gitarella.
Si chiamano così dei peperoni dolci con polpa sottile, che secca velocemente, prodotti a Senise e in pochi altri comuni lucani ai piedi del Parco del Pollino e che hanno la denominazione IGP.
Una volta raccolti vengono stesi per qualche giorno su graticci per una prima asciugatura poi infilati in serte e appesi a essiccare, passeggiando per i paesi inclusi nella denominazione se ne vedono alle finestre, sotto i portici, ovunque.
Lo stesso paesaggio tinto di rosso che si ritrova nei paesi baschi a Espelette, Pirenei francesi, dove però la qualità coltivata è piccante.
Questi peperoni di Senise sono molto versatili in cucina, l'uso maggiore che si fa da quelle parti è di friggerli in abbondante olio extravergine d'oliva e servirli come croccante contorno, oppure si possono sbriciolare sulla pasta, aggiungere a un semplice aglio e olio, sulle frittate, in vari sughi per il pesce, in polvere nell'impasto della focaccia. Tutti da provare.
La frittura è il momento più delicato, dev'essere attenta perchè altrimenti si corre il rischio di bruciarli e di dover buttare via tutto.
E' per questo che in loco consigliano di friggere in olio caldo i peperoni a pezzetti e invece di mettere in olio freddo quelli interi e di mescolarli nella padella quando l'olio ha raggiunto il calore adatto.
Costano molto ma rendono anche tanto, per una frittata o un sugo ne bastano un paio, e come snack croccante 5/6 spezzettati in 3/4 parti.
Con l'avvento di internet è ora possibile acquistarli e farseli spedire con pochi click.
Fine del commento, seguiranno i miei esperimenti in cucina! :-)
mercoledì 6 giugno 2012
Terremoto@parmigiano-reggiano
(foto del Consorzio Parmigiano Reggiano)
In questi terribili giorni in cui l'Emilia è percossa da innumerevoli scosse sismiche a molti sarà giunta voce delle enormi difficoltà in cui versano i caseifici della zona che hanno subito danni ingenti con crolli e danneggiamenti alle forme in stagionatura, senza contare il fermo produzione.
Penso che in tanti dovremmo cercare di dare una mano in segno di solidarietà.
So che non è facile contattare gli indirizzi che seguono, ma con un po' di costanza si può magari lasciare la propria mail e attendere di venire richiamati.
La catena della solidarietà si è già messa in moto ma ribadirlo non è mai di più.
In caso di difficoltà si può scrivere al consorzio, utilizzando la mail del titolo (aggiungendo .it), che dovrebbe aiutare nel coordinamento.
Informiamoci tutti per l'acquisto di parmigiano, per aiutare i caseifici a smaltire le centinaia di migliaia di forme danneggiate dal crollo delle scaffalature di stivaggio.
Ricordo con quanta venerazione entrai in uno di questi capannoni-forzieri nel corso della visita a un caseificio... rimasi colpita dalle enormi file di scaffali dove stagionavano, ordinate, migliaia di forme.
Molti caseifici raccolgono ordini diretti per l'acquisto di pezzi da kg (sottovuoto) di formaggio di varie stagionature, per lo più 14 o 27 mesi.
Il consiglio è di fare gruppi d'acquisto raccogliendo una lista tra amici e conoscenti, per agevolare la consegna e contenere le spese di spedizione, la Posta recapita pacchi celeri sino a 30 kg per una modica spesa.
Vi copio incollo un elenco di caseifici cui rivolgersi, proviamo a fare qualcosa per aiutare questo settore in difficoltà. Sono solo alcuni, ma al Consorzio o sulla pagina ufficiale facebook del Parmigiano Reggiano sapranno essere più esaustivi, anche se non si occupano direttamente della vendita.
http://www.facebook.com/parmigianoreggiano
In questi terribili giorni in cui l'Emilia è percossa da innumerevoli scosse sismiche a molti sarà giunta voce delle enormi difficoltà in cui versano i caseifici della zona che hanno subito danni ingenti con crolli e danneggiamenti alle forme in stagionatura, senza contare il fermo produzione.
Penso che in tanti dovremmo cercare di dare una mano in segno di solidarietà.
So che non è facile contattare gli indirizzi che seguono, ma con un po' di costanza si può magari lasciare la propria mail e attendere di venire richiamati.
La catena della solidarietà si è già messa in moto ma ribadirlo non è mai di più.
In caso di difficoltà si può scrivere al consorzio, utilizzando la mail del titolo (aggiungendo .it), che dovrebbe aiutare nel coordinamento.
Informiamoci tutti per l'acquisto di parmigiano, per aiutare i caseifici a smaltire le centinaia di migliaia di forme danneggiate dal crollo delle scaffalature di stivaggio.
Ricordo con quanta venerazione entrai in uno di questi capannoni-forzieri nel corso della visita a un caseificio... rimasi colpita dalle enormi file di scaffali dove stagionavano, ordinate, migliaia di forme.
Molti caseifici raccolgono ordini diretti per l'acquisto di pezzi da kg (sottovuoto) di formaggio di varie stagionature, per lo più 14 o 27 mesi.
Il consiglio è di fare gruppi d'acquisto raccogliendo una lista tra amici e conoscenti, per agevolare la consegna e contenere le spese di spedizione, la Posta recapita pacchi celeri sino a 30 kg per una modica spesa.
Vi copio incollo un elenco di caseifici cui rivolgersi, proviamo a fare qualcosa per aiutare questo settore in difficoltà. Sono solo alcuni, ma al Consorzio o sulla pagina ufficiale facebook del Parmigiano Reggiano sapranno essere più esaustivi, anche se non si occupano direttamente della vendita.
http://www.facebook.com/parmigianoreggiano
CASEIFICIO SANT'ANGELO S.N.C.
DI CARETTI DANTE E C. (Azienda Caretti)
Indirizzo VIA IMBIANI, 7
Comune San Giovanni in Persiceto - 40017 (BO) Telefono 051/824811
Indirizzo del negozio: Via Zenerigolo 4/b – San Giovanni in Persiceto - tel. 051/823198
Email: terremoto@aziendacaretti.it
CASEIFICIO SOCIALE LA CAPPELLETTA
DI SAN POSSIDONIO SOC. COOP. AGR.
Indirizzo VIA MATTEOTTI, 80
Comune San Possidonio - 41039 (MO)
Telefono 0535/39084Email: caseificiolacappelle@libero.it
CASEIFICIO SOCIALE SAN SIMONE
Via Garcia Lorca, 18 – Marmirolo - 42123 Reggio Emilia
tel. e fax 0522 340129
Email: caseificiosansimone@alice.it
LATTERIA SOCIALE LORA
Via 25 aprile, 24 - 42040 Campegine (RE)
tel. 0522 677529
CASEIFICIO ROSSI F.LLI SRL
Via Mandrio, 18 - 42010 Rio Saliceto (RE)
tel. 0522 699700 - fax 0522 631354
Email: rssflli@tin.it
giovedì 19 aprile 2012
di Vino e formaggio
Ogni tanto capita che si stappi una bottiglia rimasta dimenticata in cantina e, una volta stappata e assaggiata e trovatala miracolosamente ok, si decida di farle onore con un pezzetto di formaggio ad hoc.
Nel senso che siccome non ti aspetti che sia ancora potabile, la bottiglia non è stata aperta per accompagnare un piatto elaborato apposta per, quindi non rimane che abbinarci un pezzo di formaggio.
Divino il vino o il formaggio?? Tutti e due!
Il vino è un Cabernet Sauvignon di Tasca d'Almerita annata 2000, allevato sulle colline di San Francesco a Regaleali, Doc Contea di Sclafani. Dopo 14 giorni a contatto con le bucce viene svinato e la malolattica si svolge in vasche inox, per essere poi affinato 12 mesi in barrique francesi. Sviluppa 14.5°.
Un colore rubino intenso con appena un accenno granato, l'estrema dolcezza, l'intenso aroma di frutti di bosco maturi in marmellata e il calore innegabile di un vino prodotto in Sicilia, ci hanno indirizzato verso un formaggio prodotto agli antipodi, in alpeggi austriaci del Voralberg a 1700 m s/l/m, con un gusto salato e leggermente astringente, a pasta dura ma friabile, con 2 anni di stagionatura.
Si chiama Furore, strano nome per un formaggio, soprattutto se consideriamo che lo fanno in Austria.
Noi lo acquistiamo da Degust, il negozio dell'amico Hansi Baumgartner, affinatore di formaggi a Varna in Valle Isarco proprio dietro l'Abbazia di Novacella, un 'orafo del latte' come lo definiscono.
La sua bottega-laboratorio, sotto la quale ci sono le grotte di affinamento è un luogo dove entri e rimani estasiato sia alla vista che all'olfatto. E se si ha la fortuna di trovare lui, spesso in giro per acquistare la materia prima o per manifestazioni gastronomiche, si ha modo di poterlo ascoltare parlare dei suoi prodotti, di come va a cercarli, di come e dove li conserva... momenti di gioia estrema, un percorso didattico-sensoriale senza eguali.
Gli piace affinare formaggi nel fieno, con le erbe e i fiori dei campi alpestri, aggirarsi tra gli scaffali è come stare in paradiso.
Abbiamo osato, siamo stati premiati.
Salute a tutti!
giovedì 22 marzo 2012
Promenade en Bourgogne
Cucù!! si prosegue anche se siamo sempre più stanchi, queste degustazioni ci sfiancano, si sta in giro dalla mattina alla sera, c'è talmente tanta gente che é impossibile per gli organizzatori allestire piccole zone relax, per cui si sta in piedi davanti i banchetti degli espositori, in piedi al buffet e finalmente quando ci si siede in auto o sulla navetta ci si sente in Paradiso.
Però è un'esperienza unica, riuscire a penetrare e approfondire sino in fondo questa regione vitivinicola così importante è realmente interessante.
La sera ci si premia cenando con cucina tradizionale regionale, ma non vedo l'ora di tornare a casa... mi manca stare ai fornelli, mi mancano le mie cene solitarie fatte di mega spremute e nulla più, mi manca la frutta!
I loro dessert sono meravigliosi tableaux composti in modo artistico, ma io non mangio dolci e comunque anche se c'è della frutta è sempre troppo poca!
Fare colazione, pranzo e cena fuori per sette giorni non fa per me, e non bisogna sottovalutare l'effetto saziante del vino.
Appena rientro avrò un paio di ricette da provare, una delle quali semplicissima, a base di coscette di quaglia marinate al peperoncino di Espelette e arrostite.
Stay tuned...
Però è un'esperienza unica, riuscire a penetrare e approfondire sino in fondo questa regione vitivinicola così importante è realmente interessante.
La sera ci si premia cenando con cucina tradizionale regionale, ma non vedo l'ora di tornare a casa... mi manca stare ai fornelli, mi mancano le mie cene solitarie fatte di mega spremute e nulla più, mi manca la frutta!
I loro dessert sono meravigliosi tableaux composti in modo artistico, ma io non mangio dolci e comunque anche se c'è della frutta è sempre troppo poca!
Fare colazione, pranzo e cena fuori per sette giorni non fa per me, e non bisogna sottovalutare l'effetto saziante del vino.
Appena rientro avrò un paio di ricette da provare, una delle quali semplicissima, a base di coscette di quaglia marinate al peperoncino di Espelette e arrostite.
Stay tuned...
domenica 18 marzo 2012
OK, si parte...
Ehhehh, stiamo lavorando (anche) per voi.
Dopo 4 anni torniamo in Borgogna per seguire una manifestazione importante, i Grands Jours de Bourgogne.
Ci attendono sei giorni di degustazioni nelle più belle locations della regione, partiremo da Chablis, culla di uno dei vini bianchi più interessanti al mondo, come interpretano lo Chardonnay loro pochi altri lo fanno, poi ci trasferiremo nelle Côtes più a sud, massima espressione del Pinot Nero, con lo Château du Clos de Vougeot in testa.
Non trascureremo di assaggiare vini di Vosne-Romanée, di Romanée-Conti...continuo?? so già che qualcuno ci invidierà moltissimo.
Ogni giorno quattro diversi posti in cui recarsi per le degustazioni, quasi mille espositori che metteranno a disposizione per l'assaggio i lori vini, ci sposteremo da Nuits Saint Georges a Beaune, a Mercurey visiteremo anche una tonnellerie, dove fabbricano botti e barriques.
Una delle degustazioni sarà nel piccolo e affascinante Château de Pommard, poi passeremo a Mersault e termineremo a Chassagne Montrachet.
Ne assaggeremo di vini! Sono proprio felice, il BIVB organizza questa manifestazione in maniera ineccepibile, in ogni lieu allestiscono buffet golosissimi, la sera ci sono persino cene guidate se si vuole approfittare, ma noi abbiamo già compilato una piccola lista di restaurants dove andare a rifocillarci.
Termineremo con una visita alle Halles di Lione, dove presumo svaligerò un po' di botteghe...
In coda a tutto ciò ci sarà il Vinitaly per cui, se il wifi mi assisterà, cercherò di tenervi aggiornati... altrimenti "au revoir les amis... à bientôt".
domenica 18 dicembre 2011
il Panettone
Non metterò la ricetta del più tipico e tradizionale dolce milanese, insignito della De.Co. e che vanta un disciplinare preciso per la sua produzione.
Prepararlo in casa è realmente un'impresa, ci vorrebbero troppe ore, ambiente adatto, molta perizia, poi qualcuna delle amiche che mi leggono assiduamente mi potrebbe rimproverare di fare le cose sempre più difficili.
Perciò eccomi qui a commentare i miei assaggi alla manifestazione Re Panettone, giunta alla 4^ edizione, che si è tenuta nel week end a Milano, organizzata dall'Associazione Amici del Panettone in collaborazione col Comune, presenti 35 tra i pasticceri più titolati e famosi che offrivano i loro prodotti in libera degustazione.
L'afflusso di gente era notevole sin dalla prima ora, i concittadini golosi del Pan de' Toni sono molti, in più si potevano acquistare a un prezzo vantaggioso (19 €) panettoni che arrivano a costare sino al doppio nelle pasticcerie.
Unico appunto la location, l'ex Ansaldo, ambiente grande e spazioso ma che poteva essere un minimo decorato...vabbè, sono la solita perfezionista.
La mia personale classifica ne premia quattro con la stella dell'eccellenza, unico giudice il mio palato che posso considerare 'vergine' non essendo io zucchero-dipendente, nel senso che non mangio qualsiasi cosa abbia un sapore dolce. Dietro ci devono stare tutti gli altri sapori, il profumo della pasta acida del lievito madre, l'aroma del burro, quello dei canditi e dell'uvetta.
Il panettone lo assaggio per dovere della tradizione in ogni pranzo natalizio ma nulla di più. Ne conservo sempre una fetta sino al 3 febbraio per San Biagio, la leggenda vuole che protegga la gola dai malanni invernali.
Mi piace che sia il più naturale possibile ossia quello classico con uvetta e canditi, alto o basso non importa, dev'essere ben alveolato, non troppo umido, non dev'essere troppo dolce o lasciare un retrogusto grasso.
Unica eccezione ieri, l'assaggio di quello alle olive dolci 'celline' di Emanuele Lenti, il mio 'mastro pasticcere in panettoni' preferito, che ho incontrato con piacere.
Parlare con lui dei suoi prodotti così amorevolmente curati, la cura maniacale con la quale sceglie le materie prime, la lunga lievitazione, la cottura in forni a legna...un savoir faire da vero appassionato, coadiuvato dalla moglie Antonella e dalle sue tre figlie.
Questa sua passione sfrenata l'ha portato a sperimentare, in collaborazione con lo chef Andrea Serravezza e il maitre Massimo Gaetani, il PANDOLIVOTTO, un'interessante connubio tra la terra pugliese e quella lombarda, proponendo un panettone con crema dolce di olive e olivelle della cultivar 'Cellina di Nardò' (autoctona del Salento).
Un'espressione del territorio dov'è prodotto e un'omaggio a Milano.
Una vera scoperta per la vista, in primis per il colore marrone-violaceo che lo fa sembrare un panettone con cacao nell'impasto mentre il colore è dovuto alla crema di olive nere, poi la sorpresa di trovare delle olive intere al posto di uvetta e canditi.
Il gusto è di panettone, l'oliva non predomina pur percependosi chiaramente una leggera nota caratteristica e profumata di olio appena franto, che però non disturba.
Una vera innovazione, dopo tante creme e farciture tra le più insensate.
Dei quattro che a mio avviso hanno dominato la scena non redigerò una classifica, li elenco in semplice ordine alfabetico.
Pasticceria La boutique del Dolce di Achille Zoia, Pasticceria Perbellini, Pasticceria Vecchia Milano, Pregiata Forneria Emanuele Lenti.
Buon panettone a tutti!
sabato 26 novembre 2011
in arrivo...
prossimi post in via di pubblicazione...
il salame di cioccolato e 'colomba-pain perdu' con coulis di piccoli frutti rossi.
Stay tuned!
buon week end! :-))
martedì 20 settembre 2011
Riflessioni vacanziere...
Anticipazioni sulla serata odierna...
è in arrivo un nuovo capitano 'in seconda', molto più maturo dell'altro, in partenza domattina....
pertanto cena dei saluti ma pure del benvenuto, ovviamente in compagnia degli altri magnifici cinque.
In carta "chez JO" : 'quiche mediterranea', piadine mignon con speck del mitico 'Pizzinini' (il nostro amico Walter, super-macellaio-salumiere di San Cassiano in Badia) e frittelle di riso (+ zucchine + alici sott'olio).
A presto con la ricetta delle frittelle... ;)
-la riproduzione del veliero della nave scuola Amerigo Vespucci, grande orgoglio italiano, è opera di mio padre che lo realizzò appositamente per questa casa.
-la targa 'chez Jo' è un dono di Ester, dipinta su un legnetto portato dal mare, in collaborazione con le sue figlie Ale e Marti.
è in arrivo un nuovo capitano 'in seconda', molto più maturo dell'altro, in partenza domattina....
pertanto cena dei saluti ma pure del benvenuto, ovviamente in compagnia degli altri magnifici cinque.
In carta "chez JO" : 'quiche mediterranea', piadine mignon con speck del mitico 'Pizzinini' (il nostro amico Walter, super-macellaio-salumiere di San Cassiano in Badia) e frittelle di riso (+ zucchine + alici sott'olio).
A presto con la ricetta delle frittelle... ;)
-la riproduzione del veliero della nave scuola Amerigo Vespucci, grande orgoglio italiano, è opera di mio padre che lo realizzò appositamente per questa casa.
-la targa 'chez Jo' è un dono di Ester, dipinta su un legnetto portato dal mare, in collaborazione con le sue figlie Ale e Marti.
mercoledì 27 luglio 2011
Il SALE
Si fa presto a dire sale...NaCl, formula chimica del sale di sodio dell'acido cloridrico, è il comune sale da cucina, che si estrae dalle acque salate del mare, o da miniere dove ci sono giacimenti di antichi mari, da cui si estrae allo stato solido in blocchi, detto salgemma.
Il sale da miniera quasi sempre viene sottoposto a raffinazione per separare residui di altri minerali e in cucina ha spesso un retrogusto amaro. Ma va benissimo, ad esempio, per purificare le lavastoviglie senza acquistarne di appositi e carissimi, che altro non sono che semplice sale!
E' quindi sempre preferibile utilizzare quello marino e/o integrale, ricavato dall'essicazione nelle saline.
Qui in Italia esistono ancora alcune saline, in Puglia, Sardegna, Sicilia e Romagna, molto suggestive da visitare.
Spesso viene demonizzato il suo uso in cucina, per le sue proprietà di influire sulla parete dei vasi sanguigni, sul sovraccarico delle funzioni renali ecc.
E' bene non abusarne, ma dosandolo con perizia non può che far risaltare alcuni sapori in cucina.
Bisogna ad esempio tener conto del contenuto in sale di molti alimenti, dai prodotti da forno ai salumi, ai prodotti conservati e regolarsi di conseguenza.
Se nel ragù, ad esempio, metto della salsiccia insieme alla carne, potrò certamente evitare di salare ulteriormente. Oppure posso aggiungere a tante preparazioni spezie e erbe aromatiche che mi aiuteranno a diminuire l'aggiunta di sale.
L'importante è scegliere per la cucina sale marino integrale e iodato, e usarne pochissimo!
Essendo io molto curiosa, quando viaggio sono sempre alla ricerca di 'materiali' nuovi e/o diversi per le mie ricette, vado in giro esplorando e battendo a tappeto drogherie varie alla ricerca di pepe, sale, olio e.v.o., ecc.
Chissà, magari la mia passione per il sale deriverà dal fatto che mio padre è nato in un paese delle Marche situato sulla via Salaria?? :)
Fatto sta che la mia collezione di sali dal mondo è piuttosto ricca e, a seconda che debba salare dell'insalata, del pesce, una bella bistecca, delle verdure o un arrosto, uso un sale diverso.
In tavola porto abitualmente del sale rosa dell'Himalaya in grani grossi da macinare al momento, oppure il fleur de sel francese o portoghese, che con le loro scagliette croccanti, come anche il sale Maldon inglese, regalano una nota croccante ai piatti, sono poco salati e per niente amari.
Adoro quello cosiddetto 'dolce' di Cervia (così chiamato perchè povero di sali amari di magnesio potassio e calcio) quando è aggiunto al cioccolato amaro.
Del Blu di Persia, proveniente dall'Iran, ne basta davvero pochissimo perchè è molto salante.
Quelli nero e rosso delle Hawaii risaltano su un filetto di manzo (il loro colore è dato da residui lavici e argillosi), molto delicato è invece quello australiano rosato del Murray River.
Interessante un sale gallese affumicato scovato da Fortnum & Mason...
E poi il grigio di Bretagna (tutti quelli grigi sono integrali e non raffinati).
Insomma, la regola è pochissimo ma buono!
Concludo con un detto napoletano che riassume bene il concetto di non abusarne a tavola...
(spero di non sbagliare a scriverlo...)
''Pe' 'n'aceno 'e sale, perdimm'a menesta''
Il sale da miniera quasi sempre viene sottoposto a raffinazione per separare residui di altri minerali e in cucina ha spesso un retrogusto amaro. Ma va benissimo, ad esempio, per purificare le lavastoviglie senza acquistarne di appositi e carissimi, che altro non sono che semplice sale!
E' quindi sempre preferibile utilizzare quello marino e/o integrale, ricavato dall'essicazione nelle saline.
Qui in Italia esistono ancora alcune saline, in Puglia, Sardegna, Sicilia e Romagna, molto suggestive da visitare.
Spesso viene demonizzato il suo uso in cucina, per le sue proprietà di influire sulla parete dei vasi sanguigni, sul sovraccarico delle funzioni renali ecc.
E' bene non abusarne, ma dosandolo con perizia non può che far risaltare alcuni sapori in cucina.
Bisogna ad esempio tener conto del contenuto in sale di molti alimenti, dai prodotti da forno ai salumi, ai prodotti conservati e regolarsi di conseguenza.
Se nel ragù, ad esempio, metto della salsiccia insieme alla carne, potrò certamente evitare di salare ulteriormente. Oppure posso aggiungere a tante preparazioni spezie e erbe aromatiche che mi aiuteranno a diminuire l'aggiunta di sale.
L'importante è scegliere per la cucina sale marino integrale e iodato, e usarne pochissimo!
Essendo io molto curiosa, quando viaggio sono sempre alla ricerca di 'materiali' nuovi e/o diversi per le mie ricette, vado in giro esplorando e battendo a tappeto drogherie varie alla ricerca di pepe, sale, olio e.v.o., ecc.
Chissà, magari la mia passione per il sale deriverà dal fatto che mio padre è nato in un paese delle Marche situato sulla via Salaria?? :)
Fatto sta che la mia collezione di sali dal mondo è piuttosto ricca e, a seconda che debba salare dell'insalata, del pesce, una bella bistecca, delle verdure o un arrosto, uso un sale diverso.
In tavola porto abitualmente del sale rosa dell'Himalaya in grani grossi da macinare al momento, oppure il fleur de sel francese o portoghese, che con le loro scagliette croccanti, come anche il sale Maldon inglese, regalano una nota croccante ai piatti, sono poco salati e per niente amari.
Adoro quello cosiddetto 'dolce' di Cervia (così chiamato perchè povero di sali amari di magnesio potassio e calcio) quando è aggiunto al cioccolato amaro.
Del Blu di Persia, proveniente dall'Iran, ne basta davvero pochissimo perchè è molto salante.
Quelli nero e rosso delle Hawaii risaltano su un filetto di manzo (il loro colore è dato da residui lavici e argillosi), molto delicato è invece quello australiano rosato del Murray River.
Interessante un sale gallese affumicato scovato da Fortnum & Mason...
E poi il grigio di Bretagna (tutti quelli grigi sono integrali e non raffinati).
Insomma, la regola è pochissimo ma buono!
Concludo con un detto napoletano che riassume bene il concetto di non abusarne a tavola...
(spero di non sbagliare a scriverlo...)
''Pe' 'n'aceno 'e sale, perdimm'a menesta''
mercoledì 20 luglio 2011
Il pepe NERO
Il ''PEPE''...
per ogni notizia relativa vedi wiki...''http://it.wikipedia.org/wiki/Piper_nigrum''
Io preferisco l'uso di quello NERO in cucina...alcune rare volte verde, al massimo rosa, mai bianco!
Quello bianco è rifermentato, e spesso sa di stantio.
Toglietevi dalla testa che sia più leggero del nero!
Se una spezia bisogna usare, osiamo!
Ormai viaggio col mio macinapepe personale, stanca di chiedere il pepe nei ristoranti che, vuoi perchè hanno paura che 'ti freghi' il loro macinapepe, vuoi perchè ce lo hanno già macinato (ma da quanto??) nei pepini in tavola, spesso è bianco (e puzza, cambiando il sapore ai piatti!), come purtroppo si trova in molti restaurant in Francia...
Dunque, sulle varie tipologie di pepe e notiziole varie leggetevi la nota esaustiva di Wiki...
Per quanto attiene invece alle mie annotazioni personali, esse sono le seguenti:
For me esiste quasi solo il pepe nero, lo adoro...
aiuta a esaltare il sapore dei cibi, quasi tutti, dolci (quasi) esclusi.
E' un accompagnamento indispensabile a molti piatti.
Non è assolutamente vero che è nocivo per chi soffra di digestione difficile o per chi soffre di...(shhhh, lo scrivo sottovoce...) 'emorroidi'.
Una leggera macinatina su paste, risotti, carni non prevarica affatto il gusto finale del piatto....
provare per credere! chiedetelo a tanti nostri ospiti. E ben si sposa anche col vino, non alterando le papille gustative come può accadere che succeda col peperoncino, che peraltro ha molte indicazioni terapeutiche benefiche.
Diciamo che io sono più pro 'cacio e pepe' che 'ajo ojo e peperoncino'...
Sporadicamente uso quello verde, frutto acerbo trattato con diossido di zinco per mantenerne inalterato il colore, per aromatizzare filetti di carne da fare ai ferri, ma solo se la ricetta lo richiede espressamente, altrimenti una concassé di pepe nero mi piace di più.
Quello rosa non è pepe vero, ma una bacca simil pepe, più decorativo che altro.
Quello lungo, aromatico, esotico, ha svariati usi nella cucina indiana soprattutto, oggi va molto di moda.
Quello 'creolo', un mix di nero, bianco, verde, rosa e pimento... lo uso a volte per piatti di pesce.
Anyway, viva il pepe (nero)... :))
per ogni notizia relativa vedi wiki...''http://it.wikipedia.org/wiki/Piper_nigrum''
Io preferisco l'uso di quello NERO in cucina...alcune rare volte verde, al massimo rosa, mai bianco!
Quello bianco è rifermentato, e spesso sa di stantio.
Toglietevi dalla testa che sia più leggero del nero!
Se una spezia bisogna usare, osiamo!
Ormai viaggio col mio macinapepe personale, stanca di chiedere il pepe nei ristoranti che, vuoi perchè hanno paura che 'ti freghi' il loro macinapepe, vuoi perchè ce lo hanno già macinato (ma da quanto??) nei pepini in tavola, spesso è bianco (e puzza, cambiando il sapore ai piatti!), come purtroppo si trova in molti restaurant in Francia...
Dunque, sulle varie tipologie di pepe e notiziole varie leggetevi la nota esaustiva di Wiki...
Per quanto attiene invece alle mie annotazioni personali, esse sono le seguenti:
For me esiste quasi solo il pepe nero, lo adoro...
aiuta a esaltare il sapore dei cibi, quasi tutti, dolci (quasi) esclusi.
E' un accompagnamento indispensabile a molti piatti.
Non è assolutamente vero che è nocivo per chi soffra di digestione difficile o per chi soffre di...(shhhh, lo scrivo sottovoce...) 'emorroidi'.
Una leggera macinatina su paste, risotti, carni non prevarica affatto il gusto finale del piatto....
provare per credere! chiedetelo a tanti nostri ospiti. E ben si sposa anche col vino, non alterando le papille gustative come può accadere che succeda col peperoncino, che peraltro ha molte indicazioni terapeutiche benefiche.
Diciamo che io sono più pro 'cacio e pepe' che 'ajo ojo e peperoncino'...
Sporadicamente uso quello verde, frutto acerbo trattato con diossido di zinco per mantenerne inalterato il colore, per aromatizzare filetti di carne da fare ai ferri, ma solo se la ricetta lo richiede espressamente, altrimenti una concassé di pepe nero mi piace di più.
Quello rosa non è pepe vero, ma una bacca simil pepe, più decorativo che altro.
Quello lungo, aromatico, esotico, ha svariati usi nella cucina indiana soprattutto, oggi va molto di moda.
Quello 'creolo', un mix di nero, bianco, verde, rosa e pimento... lo uso a volte per piatti di pesce.
Anyway, viva il pepe (nero)... :))
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