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domenica 17 maggio 2020

Mediterranean gin and tonic

Un'altra versione di questo arcinoto long drink, con aromi che ci portano al sole del nostro mare Mediterraneo.
Una tonica con note di chinino, agrumata e con uno spiccato richiamo alle erbe aromatiche tipiche della macchia: timo limone e rosmarino.
Il gin è il Panarea Sunset, profuma di lime, arancia, coriandolo, ginepro, basilico, pompelmo e mirto.
Immaginate di poterlo assaporare ammirando un tramonto sul mare. Quando sarà? Mah!!!
Intanto accontentiamoci di sognarlo. E buona prima domenica di maggio a tutti.

-ricetta-
1 tonica mediterranea (2 parti)
gin Panarea Sunset (1 parte)
ghiaccio e una fetta di agrume per decorare

Non spaventatevi, la dose è generosa ma non l'ho bevuto da sola! Però un long drink non è mai scarso.
Mettete alcuni cubetti di ghiaccio nel balloon, versate il gin e poi la tonica ben fredda.
Spremete un pezzetto di buccia di lime nel bicchiere in modo che gli olio essenziali si disperdano sulla superficie e decorate con una fettina di arancia (o quello che avete).

domenica 26 aprile 2020

Blacktorn (versione Waldorf Astoria)

Questa variazione di un famoso cocktail a base di gin, nasce nel 1931 nel bar del famoso hotel newyorkese.
In cosa differisce dall'altro Blacktorn? Nella tipologia di gin usato, in questo caso l'Old Tom.
Vi avevo già detto qualcosa di questo cocktail nel luglio dello scorso anno.
Il nome deriva dal bastone celtico usato come strumento di offesa/difesa e ricavato dal cespuglio di prugnolo, i frutti del quale sono impiegati nella distillazione dell'Old Tom che è un gin aggraziato, ricco, arrotondato e saporito secondo la moda della fine del 1700. Inizialmente addizionato di zucchero, in seguito la parte dolce gli derivò dall'uso di frutta.
Curioso è invece sapere che Tom era l'immagine di un vecchio gatto nero appeso alla finestra di case dove si produceva gin. Ci si avvicinava chiamando puss e si attendeva dall'interno un miagolio di risposta. Sotto la finestra c'era una fessura dove inserire la moneta e una cannetta dalla quale usciva il gin dopo che lo si era pagato. Queste storie sono sempre avvincenti.
Dunque: questo è un cocktail che va mescolato, non shakerato.
Nel lungo periodo di lockdown mio marito ci ha dato dentro e mi ha deliziato con molti cocktail, che spesso abbiamo avuto modo di gustare in terrazza.
Brindiamo alla, forse, penultima domenica di clausura.
Le dosi sono per uno, generoso.
I dash sono spruzzi. Serve ghiaccio in più per freddare il bicchiere.

-ricetta-
2 parti (60 ml) Old Tom Gin
1/2 parte di Dry Martini
1/2 parte di Martini Rosso
1 dash di Angostura
1 dash Orange bitter
ghiaccio abbondante

Si mescola il tutto nel bicchiere grande assieme a 5 cubetti di ghiaccio e si versa filtrando con lo strainer in una grande coppa Martini.

domenica 17 febbraio 2019

Cardinale cocktail

Come spesso succede, a tavola si parla di bevande. Abbiamo ricordato la genesi di questo cocktail durante il cenone della vigilia di Natale.
Il Cardinale nasce nella Roma felliniana della fine anni 50, inizio 60.
Racconta la storia che un cardinale, o alto prelato, frequentasse il bar dell'Hotel Excelsior e che per lui, cliente abituale, il barman abbia inventato questo semplice cocktail il cui colore richiama la veste purpurea.
Tre semplici e ultraclassici ingredienti lo compongono: gin 3/6, vermouth 2/6, Campari 1/6. Convertire le dosi è sempre complicato dal momento che spesso sono in oz, cl, ml.
Va servito in una coppetta Martini ben ghiacciata con una scorza di agrume, arancia o limone, strizzata tutto intorno in modo che avvolga il bicchiere e poi immersa nel liquido.
Si mescola nel mixing glass con abbondante ghiaccio.

-ricetta-
30 ml Gin
23 ml Vermouth dry
15 ml Bitter Campari
scorza di arancia
ghiaccio

Mentre si ghiaccia la coppetta, nella quale ho messo qualche cubetto di ghiaccio, verso il resto nel vaso per mescolare assieme a molto ghiaccio.
Mescolo con energia, verso filtrando nel bicchiere e spruzzo la scorzetta in modo che i suoi oli si diffondano sulla superficie del cocktail, infine la affondo nel bicchiere.
Buon aperitivo a tutti.
Questo cocktail ben si accompagna a tartine o val au vent con salmone affumicato.

domenica 10 febbraio 2019

Buck's fizz cocktail- quasi un long drink

Un classico derivato da un Buck's fizz, long drink IBA a base di spumante e succo di arancia, rinforzato da alcolici più strutturati.
Non è proprio la ricetta originale quanto una riedizione messa a punto da me e consorte come pre-dinner, servito come apri-cena accompagnato da snack di farinata e mousse di mortadella.
Tanto che non era un vero e proprio long drink, diciamo una via di mezzo, altrimenti si sarebbero riempiti troppo, a scapito della degustazione di vini che gli hanno fatto seguito.
L'intento era di stimolare l'appetito -manco ce ne fosse bisogno- aprire lo stomaco al resto, abbondante, che sarebbe arrivato dopo. Per cui una dose di 190 ml sarebbe stata eccessiva assai... meglio rimanere sui 130 ml pro capite.
Per giungere allo scopo ci siamo sottoposti, noi due cavie consapevoli, a una serie di esperimenti, per arrivare a dosare nella giusta misura le spremute di arancia e lime.
Lo spumante è meglio che sia un metodo classico senza arrivare allo champagne- a mio modesto avviso sempre sprecato nei cocktail a meno che non sia uno di quelli extra-basic dei quali, però, non disponiamo quasi mai-, un brut va benissimo, tanto che noi abbiamo utilizzato un Millesimato Cesarini Sforza. Poi, spremuta di arance e lime freschi, poco Aperol e Triple sec.
La mistura finale ha il giusto punto di secco, dolce, amaro, acido e alcolico. E la bolla vivacizza il tutto.
L'hanno gradito tutti.
Dosi per una bottiglia di brut, ovvero per 12 persone.
-Il bicchiere basculante 'sempreinpiedi' lo adoro. Non ringrazierò mai abbastanza Silvia e Patrizio per averceli regalati! Ah, quanto spazio dovrei avere a disposizione per tutti gli accessori da tavola che mi piacciono e reputo fondamentali. Poi c'è chi si meraviglia che ho mille cose in giro e la casa straborda... Mary Kondo, levate!, vade retro. Qui non hai scampo, è una mission impossible!-
E tanti auguri a NOI! Domani saranno 35+10. Insomma, tra un lustro arriveremo alle 'nozze d'oro', calcolando gli anni non ufficiali.
Grazie per la lunga condivisione, mon cher. Non è da tutti.

-ricetta-
750 ml brut metodo classico
120 ml Aperol
120 ml Triple sec
360 ml spremuta arancia
120 ml spremuta lime

Mescolo in una caraffa le spremute fresche di agrumi, filtrate se occorre, con Aperol e Triple sec.
Meglio farlo in anticipo, coprire e tenere al fresco.
Al momento di servire mescolo ancora e ripartisco 60 ml di mistura per ogni bicchiere e suddivido equamente anche lo spumante, versandolo in un piccolo dosatore altrimenti fa molta schiuma e rischia di fuoriuscire dai calici se non sufficientemente capienti.
Servo subito.

domenica 23 settembre 2018

Duroni sciroppati alla vodka

Segnatevi la ricetta per l'anno prossimo quando ritornerà la stagione di questi frutti. Si prepara da maggio a luglio e la si ultima in settembre, dopo 3 mesi di riposo al sole.
Il tempo delle conserve di questo tipo è l'estate, oramai finita.
Approfittando della piena stagione di ciliegie, duroni e frutti vari mi piace metterne da parte alcuni da poter consumare mesi dopo, nei dolci, sopra il gelato, da soli.
Non mi piace il sapore degli stessi conservati sotto grappa, trovo che li caratterizzi troppo.
Per questo motivo scelgo la vodka, che è più neutra e si insaporisce con la frutta, assumendone il sapore.
Per poter consumare queste ciliegie ci vuole pazienza, il vaso deve stare al sole per 3 mesi.
In pratica potrò consumarle al rientro dalle mie vacanze, avendole separate dal liquore appena prima della partenza, ma naturalmente si conservano anche nei mesi successivi.
La vodka si diluisce con lo zucchero e gli umori della frutta, colorandosi piacevolmente.
Basta avere la pazienza e l'accortezza di scuotere bene e capovolgere varie volte il vaso ogni giorno, soprattutto nelle prime due settimane.
Nulla di complicato. Ho scelto di mettere via dei duroni, rimarranno più masticabili.
Per le dosi fate voi, a seconda delle vostre necessità.
Il peso della vodka deve essere uguale a quello della frutta. Lo zucchero pari a circa un terzo.
Non mi ripeterò mai abbastanza sulla necessità di utilizzare un vaso capiente opportunamente sterilizzato, e di lavare e tamponare molto bene la frutta, eliminando quella che presenta anche il più piccolo difetto.
Buona domenica!

-ricetta-
700 g duroni
70 ml vodka
250 g zucchero
1 vaso 4 stagioni da 1 l
Con una forbice taglio il picciolo ai duroni, lasciandone un centimetro.
Comincio a comporre il vaso mettendo uno strato di frutti che spolvero di zucchero. Ripeto sino a quando ne ho e poi riempio di vodka. Tappo bene e scuoto per far dissolvere lo zucchero.
Lo metto al sole e per la prima giornata lo agito spesso.
Quindi lo lascio all'aperto, in un posto parzialmente soleggiato, e mi ricordo di agitarlo ogni giorno per 3 mesi. In capo a questo tempo i duroni sciroppati alla vodka saranno pronti da consumare.
Filtro il liquido e invaso i frutti in piccoli barattoli ricoprendoli di vodka.
Metto in piccole bottiglie il resto del liquore, ottimo da bere da solo perché l'aggiunta dello zucchero e i succhi della frutta, diluendolo, ne hanno ridotto la gradazione.



mercoledì 15 agosto 2018

“Art director” Cocktail

Ieri, vigilia di Ferragosto.
In attesa di amici a pranzo sto ultimando i preparativi e come spesso accade ho la radio accesa.
Poco dopo il notiziario delle 12 c'è un aggiornamento e ascolto impallidendo la notizia del crollo parziale del ponte Morandi sulla A10 a Genova. Subito mio marito accende la tv e si vedono immagini cui non si vorrebbe credere.
Il pensiero corre a mio fratello, in vacanza sulla riviera ligure non troppo lontano dal capoluogo di regione, dove spesso si reca a fare spesa al mercato orientale.
E all'amica Denni, non avendo ben presente la mappa cittadina non so se abiti lì vicino o se magari era nei pressi. Mio fratello mi rassicura che non si sono mossi da casa a causa di una pioggia scrosciante. Quella stessa che si vede cadere incessante nelle riprese tv e amatoriali.
E ripenso all'ultima volta che ho percorso quell'autostrada, che non mi è mai piaciuta tra le tante che percorriamo così spesso. Troppo stretta, troppe curve, troppo vento. Troppe gallerie e troppi viadotti altissimi. La soffrivo sin da bambina quando papà ci faceva salire in auto per andare a mangiare il pesce a Cogoleto; oppure quando andavamo in visita a Chiavari e Lavagna ad amici e parenti con case al mare. Tant'è che nella casa di mia cognata ad Arenzano ci sono stata una sola volta.
Un paio di volte, tornando dall'Elba, invece che percorrere la Cisa abbiamo deciso di optare per la La Spezia-Genova, ma sto sempre sulle spine sino a che non si arriva a Serravalle.
Adesso vedendo le immagini del ponte prima e dopo, capisco che la mia idiosincrasia ha un suo fondamento. Simili opere, costruite oltre 50 anni fa e così intensamente sfruttate, avrebbero bisogno di manutenzioni costanti e attente.
La conta di morti e feriti gravi è impressionante. Che tragedia. E chissà quante altre vittime innocenti dovremo contare in futuro per situazioni simili che potrebbero ripetersi, visto lo stato in cui versano la maggior parte delle opere pubbliche.
Questo per dirvi che è bastato uno sguardo e il consorte ha subito capito che mi serviva qualcosa per tirarmi su.
Cosa meglio di un buon cocktail ultra secco?
Per sé ha preparato la versione originale, per me una più austera.
Vi scrivo entrambe le ricette. Con tutti gli ingredienti a disposizione non è difficile da rifare. Forse non tutti avrete il Triple Sec in casa. E poi perdonate la foto, mancante di oliva e ciliegina al maraschino, quando mi sono ricordata di scattarla le avevo già mangiate!
Buon Ferragosto a tutti voi, nonostante questa triste e lunga premessa.
Qui la giornata è meravigliosa. Spero lo sia altrettanto da voi, ovunque siate.

-ricetta-
originale:
40 ml London dry gin
10 ml Rum bianco
10 ml Vermouth dry
10 ml Triple sec
1 schizzo di Angostura bitter
oliva e ciliegina al Maraschino

for Jo:
50 ml  London dry gin
5 ml Rum bianco
5 ml Vermouth dry
5 ml Triple sec
2 schizzi Angostura bitter
oliva e ciliegina al Maraschino

Mettere nel mixing glass abbondanti cubetti di ghiaccio, versare tutti gli ingredienti e mescolare energicamente. Filtrare e servire nella coppa Martini con la decorazione di ciliegina e oliva.

domenica 6 maggio 2018

Vesper Martini cocktail

La genesi di questo cocktail è curiosa.
È stato descritto e inventato da Ian Fleming- il papà di James Bond- in "Casinò Royale" nel 1953. Questo fu il primo racconto dove apparve l'agente James Bond, mai portato al cinema prima del 1967 da un pool di registi e con due protagonisti: David Niven chiamato a interpretare Bond anziano e Peter Sellers nelle vesti di quello giovane.
Oggi, sarebbe impossibile replicare esattamente il Vesper M. come lo descrisse Fleming perché uno degli ingredienti, il Kina Lillet, non viene più prodotto. Bisognerebbe usare gocce di essenza di chinino (e francamente la vedo dura, anche se adesso è tutto un fiorire di piccolissimi produttori di essenze tratte da materie prime insolite e rare).
Vesper invece era il nome della Bond-girl del film che ne trassero, interpretata da Ursula Andress, già Bond-girl in "Agente 007-Licenza di uccidere" del 1962 dove affiancava Sean Connery. Chi non se la ricorda emergere come una venere dal mare in bikini bianco e cinturone?
Ecco, vi ho fatto un po' di storia, confesso che ho molto apprezzato i libri di Fleming, che mio suocero collezionava, più dei film che ne hanno tratto. O piuttosto, sono affezionata ai primi, molto meno ai più recenti.
Adesso però eccovi le dosi di questo cocktail non troppo secco grazie al Lillet bianco, simile ma non sovrapponibile al vermouth Martini, del quale in questo periodo vorrei berne fino a ubriacarmi...

-La vita riserva sempre sorprese, ma di alcune si vorrebbe tanto farne a meno. Sono settimane difficili per me e il blog va avanti solo perché durante la mia forzata immobilità, dopo l'incidente sugli sci di febbraio, mi sono portata avanti scrivendo decine di ricette e programmandole.
Adesso non solo non ne avrei il tempo, ma nemmeno la forza. Ho troppi pensieri per la testa, primo fra tutti quello di redigere al più presto un testamento biologico, perché mai e poi mai vorrei perdere la mia dignità di persona come, purtroppo, sta succedendo a mia mamma da settimane-.

-ricetta-
60 ml Gin (Tanqueray)
15 ml Vodka (Absolut)
7,5 ml Lillet Blanc
ghiaccio

Tutti gli ingredienti vanno shakerati con abbondanti cubetti di ghiaccio e poi il cocktail va versato, omettendo il ghiaccio, nella coppetta Martini ben ghiacciata, con una scorzetta di limone/lime.

domenica 19 ottobre 2014

Princeton cocktail

Seconda domenica casalinga dopo il rientro dal mare, quella a ridosso del ritorno non la calcolo.
Ieri siamo stati a Barbaresco, in giro per cantine e degustazioni, perciò oggi me la cavo con un cocktail di quelli classici, tipo quelli che ordiniamo ad Alberto al bar Innamorata, quando si è finito di spiaggiare la barchetta dopo la pescata, ad esempio.
Come spesso accade, molti dei cocktail ancora in auge sono antiche ricette americane, dedicate ai nomi delle più famose università.
E' anche il caso del Princeton, la cui ricetta originale risale alla fine dell'800.
Pochi ingredienti, 3 per la precisione, Gin, Porto e Orange bitter (Angostura) mixati e filtrati, versati in un bicchiere da cocktail preventivamente ghiacciato e completato da una scorzetta di limone.
Una vecchia ricetta consigliava di shakerare gin e bitter e poi versare filtrando nel bicchiere, quindi versare il Porto in modo che si depositasse sul fondo creando due strati definiti.
Normalmente però si preferisce mescolare tutto nel mixing glass e poi servire trattenendo il ghiaccio con lo strainer.
Piuttosto secco e aromatico, per via del vino di Porto, mio marito ha leggermente aumentato le dosi del gin, tutto perché mi conosce e sa che non mi piacciono i cocktail dolciastri.

-ricetta-
3 parti di Gin
1 parte di Porto tawny
2 gocce di Angostura bitter (Orange bitter)
scorza limone
ghiaccio

Mescolare in un largo bicchiere e versare filtrando nei bicchieri freddi.
Decorare con una scorzetta di limone.
Servire con qualche stuzzichino.

domenica 1 giugno 2014

Blue Gimlet

Buona domenica à tout le monde.
Non ho assolutamente idea se dalla Normandia riesco ad aggiornare il post prima che venga pubblicato, pertanto mi limito ad augurarvi una serena giornata proponendovi un aperitivo alcolico che mio marito, il mio bartender personale (da artista qual è), ha modificato nel colore semplicemente aggiungendo qualche goccia di blue curaçao.
Gin sour facilissimo da preparare, c'è chi lo preferisce con la vodka, il gimlet assomiglia a un daiquiri, che invece è a base di rum.
Il resto è succo di lime, o limone se non ne avete, e un pochino di sciroppo di zucchero. Una buccia di lime o una fettina per decorare.
Si crede che il suo nome derivi dall'essere penetrante, in effetti funziona quasi come un succhiello e apre lo stomaco. E' un aperitivo molto fresco.
Raymond Chandler lo cita nel suo racconto Il lungo addio.
Non occorre lo shaker, bastano un mixing glass e qualche cubetto di ghiaccio.
the original
-ricetta-
4 parti di gin
2 parti di succo di lime
1/2 parte di sciroppo di zucchero
ghiaccio
lime a fettine

Mescolare bene gli ingredienti con 4/5 cubetti di ghiaccio, versare nel bicchiere freddo filtrando e decorare con una scorzetta o una fettina di lime.
Se lo volete fare blu come quello di mio marito aggiungete 1/2 parte di curaçao.

mercoledì 21 maggio 2014

Panzerotti al forno saporitissimi

Ecco qui un altro appetizer, mica per altro ma scrivere di queste ricette è meno impegnativo che parlare di altre quindi, dal momento che mi sono portata avanti per non lasciarvi orfani mentre me ne sto, spero, al sole della Costa Azzurra, parlo di antipastini e amuse-bouche. Golosità che vanno bene come aperitivo, antipasto, spuntino, merenda. Saporite quanto basta da richiedere un buon calice di vino o spumante.
Super facili e sbrigativi da preparare, grazie ai dischi di pasta già pronti, è sufficiente preparare un ripieno a piacere e, una volta che sono farciti e sigillati, metterli in forno a cuocere.
Nella confezione ci sono 16 dischi.
E la foto finale? Dimenticata! Nel caos di servire e stappare ogni tanto mi capita di scordarmi che devo scattare la foto. Tanto avete capito lo stesso.

-ricetta-
1 confezione di pasta in dischi
100 g pomodori secchi sott'olio
150 g ricotta
10 filetti di alici sott'olio
1 cucchiaio di capperi
1 ciuffo di prezzemolo
Passo al mixer tutti gli ingredienti, dopo aver ben sgocciolato i pomodori e le alici.
Quando ho ottenuto un composto omogeneo farcisco le sfoglie richiudendole a raviolo e sigillando bene i bordi coi rebbi di una forchetta.
Adagio tutti i panzerotti su una placca rivestita di cartaforno e li spennello con un tuorlo d'uovo leggermente sbattuto con un goccio d'acqua.
metto in forno, già portato a 200° per circa 20' o sino a che non sono ben dorati e cotti.
Li servo freddi o tiepidi.

Essendo molto saporiti ben si sposano con un Prosecco che, con la sua morbidezza, compensa la sapidità del panzerotto, oppure sono molto adatti ad accompagnare un cocktail piuttosto alcolico come un Negroni che sia 'giusto' o 'sbagliato', vi spiegherò a parte la ricetta. Intanto, cheers!


sabato 22 marzo 2014

Affinity cocktail

Ogni tanto vi descrivo un cocktail, di quelli semplici con pochi ingredienti, in modo che sia più facile realizzarli anche per i non esperti. Sull'uso dello shaker invece bisogna farci un po' la mano...
Mio marito è un bartender perfetto e ama viziarmi, soprattutto quando sto in cucina per ore e ore, allora sa cosa ci vuole per tirarmi un po' su.
Solitamente amo short drink secchi, non troppo femminili.
Questo è una via di mezzo, Whisky e Martini rosso lo addomesticano molto, pensate che la sua nascita risale al 1907, a Broadway, N.Y.C.
Le dosi sono in terzi, originariamente contati in once, ossia circa 30 ml cadauna.
La ricetta prescrive scotch whisky e alcune gocce di Orange Bitter, a volte sostituito con Angostura.
Dosi per 1

-ricetta-
1/3 (30 ml) scotch whisky
1/3 (30 ml) Vermouth Martini Rosso
1/3 (30 ml) Vermouth Martini Dry
2 spruzzi Orange Bitter/Angostura
un pezzetto di scorza di arancia o limone (bio)

Nello shaker versare i liquidi, alcuni cubetti di ghiaccio (almeno 6), quindi tappare e agitare bene.
Versare nella copita da Martini, possibilmente raffreddata, aggiungere la scorza di arancia e servire.

domenica 4 settembre 2011

L'ARMAGNAC

Indubbiamente la più antica acquavite di Francia e forse d'Europa, è un distillato di vino che nasce nel sud-ovest della Francia, nella terra dei Moschettieri di Dumas, la Guascogna.
Nel Medioevo era indicato come 'aygue ardente', iniziarono a produrlo regolarmente nel '600 e la sua diffusione avvenne nel '700, trasportato su carri che partivano da Mont de Marsan e poi viaggiavano via acqua lungo l'Adour sino a Bayonne, da dove poi partiva per il resto d'Europa via mare.
Il trasporto di vino trasformato in alcool era l'unico sistema per far giungere a destinazione una bevanda potabile, se fosse stato solo vino sarebbe inevitabilmente inacidito, quindi l'unica soluzione possibile era che il vino fosse già distillato in un alcolico o fortificato con alcool come nel caso dei vini di Porto o di Marsala o di Jerez.
L'Armagnac si ottiene da uve bianche che danno vini a basso grado alcolico e alta acidità come l'Ugni blanc (il nostro Trebbiano), il Colombard, la Folle Blanche, il Baco blanc.
Viene distillato in speciali alambicchi a ripiani, invecchia in botti di quercia da circa 400 l provenienti dai boschi del Limousin e della Guascogna.
Si distingue in Bas e Haut, la differenza sta nei terreni su cui vengono coltivate le viti, per il BAS il suolo ha sabbie silicee e sottosuolo argilloso, povero di calcare, che regalano al prodotto più finezza e morbidezza, sentori spiccati di frutta. Ha ottenuto l'AOC nel 1905.
Gli HAUT sono meno raffinati e aromatici, crescendo le uve su terreni più calcarei.
La gradazione va da 40° a 60°, i prodotti più vecchi, giunti al culmine della maturazione, vengono conservati in grandi recipienti di vetro per non subire ulteriori evoluzioni.
La visita a una maison che produce Armagnac è un'esperienza esaltante, ricordo ancora l'atmosfera ovattata in cui riposavano delle enormi dame nude ricolme di liquido più o meno ambrato, dai riflessi ramati, vecchio di 20, 30 anni e più.
Abbiamo avuto nel 2004 la possibilità di assaggiarne di diverse annate, per capirne le diverse sfaccettature, e anche l'opportunità di acquistarne di annate particolari in una delle più vecchie maison di produzione, certamente quella che ha l'alambicco più vecchio di Guascogna, il Domaine d'Ognoas.
Tra quelle a disposizione ne scegliemmo una dell'84, perchè avevamo appena festeggiato i 20 anni di matrimonio.
Alcune settimane fa abbiamo deciso che era arrivato il momento di rompere la ceralacca.
Siamo rimasti affascinati dalle note di frutta, vaniglia e prugna sotto alcool, senza pungenza al naso. Molto fine e vellutato.
Stasera, dopo una due giorni di abbondanti libagioni, non ho voglia di cenare, preferisco regalarmi il piacere di assaporarne un calice, finalmente al fresco sulla terrazza.
L'Armagnac si beve liscio in snifter glass, ossia balloon non troppo grandi, a temperatura ambiente, umanizzando il bicchiere, cioè scaldandolo con la mano.


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