martedì 12 novembre 2013

Farfalle alla gricia

Che goduria nella sua semplicità. E' uno di quei condimenti che si prepara velocemente, intanto che la pentola con l'acqua per cuocere la pasta si scalda.
La gricia altro non è che l'amatriciana in bianco, la ricetta originale prima dell'introduzione del pomodoro, quella che usavano i pastori a base di guanciale, pecorino e pepe.
Una bontà assoluta nella sua essenzialità che necessita di ingredienti scelti e di qualità. Se aggiunta a pasta all'uovo delle Marche meglio ancora. In tutta la regione ci sono ottimi pastifici che confezionano paste spettacolari, da Campofilone a Camerino.
La ricetta richiederebbe l'uso di pecorino abruzzese (Amatrice, ora in provincia di Rieti, sino al 1927 era in Abruzzo), passatemi la licenza ma avevo in casa solo quello romano, però del tipo a ridotto tenore di sale. Ce lo siamo fatti andare bene. E abbondate col guanciale.
La pasta all'uovo rende molto, un pacco da mezzo chilo ha soddisfatto 8 commensali.
Io ho preferito far sudare lentamente il guanciale con mezzo cucchiaio di strutto e poi, quando è diventato traslucido, ho continuato la sua cottura sino a che si è colorato senza bruciare.
Nella padella dove ha cotto il guanciale, nel grasso rilasciato, si fa saltare la pasta aggiungendo pecorino poco a poco. Pepe solo alla fine.
Se non volete usare lo strutto sostituitelo con olio evo.
Buon martedì, c'è un'alba magnifica dopo tutto il vento che ha soffiato. Anche noi abbiamo avuto, al centro Italia, il nostro piccolissimo ciclone, niente in confronto alla devastazione nelle Filippine. Questo mondo ha urgente bisogno di aiuto!

-ricetta-
500 g pasta all'uovo corta
200 g guanciale
150 g pecorino mediamente stagionato
30 g strutto
pepe nero
Preparo il guanciale affettato a striscioline e il pecorino grattugiato.
Scaldo in una padella, preferibilmente di ferro (anche un wok), lo strutto e ci rosolo il guanciale sino a renderlo di colore dorato ma non troppo secco. Spengo e tengo in caldo.
Cuocio la pasta in abbondante acqua bollente salata e la scolo al dente versandola direttamente nella padella col guanciale, aggiungendo cucchiaiate di pecorino e mescolando delicatamente.
Una bella macinata di pepe nero e... buon appetito!

Ottimo l'abbinamento con un Chianti Classico di Fontodi, annata 2008, mediamente tannico ed elegante, in grado di sostenere la grassezza del guanciale e il sapido del pecorino.
 

domenica 10 novembre 2013

Torta con la confettura 'inside'

E' un po' di tempo che trovo in giro ricette di torte preparate con la confettura nell'impasto, cosa che mi ha all'inizio molto sorpreso. Però, riflettendoci sopra, tra le mie preferite ovvero quelle che faccio abitualmente inserendo il pilota automatico, c'è una torta semplicissima con la confettura di marroni.
Dopo aver sperimentato varie ricette trovate in giro, che non mi hanno completamente soddisfatto perchè sembravano sempre poco cotte o con poco sapore, mi si è accesa la lampadina e mi son detta che forse potevo sostituire la confettura di marroni con quella di albicocche e provare con le mie dosi supercollaudate.
Il mio intuito non mi ha tradito, il risultato è stato sorprendente e la torta è riuscita benissimo nella sua semplicità, come del resto sono tutti i dolci che amo cucinare di più, prodotti da forno e torte classiche da casa, non fatemi pensare al cake design, meglio che non mi cimenti, non so manco tenere una matita in mano!
Le classiche torte con impasti vari ma cotte in forno e semplicemente decorate sono il mio massimo.
Mi accontento di farle bene, non aspiro a chissà che, preferisco deliziare il palato con semplici ingredienti e sapori genuini.
Onestamente, tutto quello spreco di glasse zuccherine o burrose mi fa orrore. Manco si possono addentare da quanto sono dolci e ricche di grassi e glucidi.
Come promessovi la settimana scorsa, ecco pronta la ricetta per realizzare questa torta da merenda ma pure da fine pasto tra amici.
Se proprio ci tenete potreste completarla con una cucchiaiata di panna montata in Chantilly o di gelato allo stesso gusto della confettura.
Presto mi cimenterò anche con confetture scure... vedremo.
Buona domenica a tutti i buongustai che apprezzano, senza abusarne, il buon cibo.

-ricetta-
200 g confettura di albicocche
100 g farina 00
100 g burro morbido
100 g zucchero
2 uova
2 cucchiai di rum scuro
1 cucchiaino di lievito
sale
In una boule mescolo la confettura col burro morbido e il rum. In un'altra sbatto le uova con lo zucchero, aggiungo la farina setacciata col lievito e una presa di sale. Riunisco i due composti amalgamando con una spatola.
Scaldo il forno portandolo a 180° e verso l'impasto in uno stampo quadrato rivestito di cartaforno oppure imburrato e infarinato.
Cuocio in forno per circa 30' o fino a che non si forma una bella crosticina (mi dimentico sempre di dire che lo sportello del forno non va mai aperto durante la cottura o comunque, se proprio dovete farlo, provateci solo dopo che siano passati almeno 20', che poi la mia amica Gina mi rimprovera di tenermi i segreti... per me sono cose ovvie, sorry!)
La lascio intiepidire poi la sformo su una gratella e la faccio raffreddare del tutto prima di tagliarla a quadrotti ed eventualmente spolverarla di zucchero a velo.

Semplice, delicata e poco dolce.

sabato 9 novembre 2013

Risotto con midollo

Buon sabato! meglio ripeterlo tante volte oggi, vista la giornata uggiosa. Ma com'è che le giornate di sereno non durano più di 48 ore? persino il pesce dura di più prima di guastarsi. Autunno da dimenticare questo, possiamo solo ringraziare le temperature miti che ci faranno risparmiare sulla bolletta del gas.
Ahi ahi com'è dura aggiornare queste pagine. Intendo la difficoltà di trovare sempre qualcosa da dire perchè le idee sulle ricette non mi mancano, recito talmente tante volte a soggetto che dovrei sempre avere la macchina fotografica a disposizione. Naturalmente lei alberga abitualmente in cucina, in mezzo a quel casino galattico che già la ingombra, anzi, mi meraviglio di come non sia ancora caduta per terra o dentro il lavello, ma spesso nei momenti topici, è scarica.
Sapete qual è il problema? che le idee sui post mi vengono in mente quando mi sveglio la notte (col sonno molto leggero e la vescica debole la cosa mi capita mediamente due volte), mentre provo a riaddormentarmi penso a ricette che potrei realizzare e agli annessi e connessi, aneddoti e ricordi che me le richiamano. Dovrei prendere nota all'istante, magari sull'iPad, delle idee che mi vengono, invece mi fido della mia memoria, che inizia a perdere qualche colpetto, e la mattina le belle costruzioni verbali che ho composto sono solo vaghi ricordi. Forse dovrei usare Siri e dettare. Chissà cosa ne penserebbero le gatte o mio marito, sentendomi...
Ecco qua, queste righe che ho appena scritto sopra sono il tipico esempio di ''ispirazione del momento''.
Ho iniziato il post senza uno straccio di idea e ho scritto mezza pagina. La ricetta però è molto succulenta, non amo in modo particolare andare a scavare nell'osso a caccia di midollo, ma il sapore che disperde nel sugo, quello sì mi piace. Il vero risotto alla milanese non può non avere del midollo in cottura, oltre allo zafferano. Ma questo non è alla milanese, caso mai alla ossobuchese.
Giorni fa ho cotto dei meravigliosi ossibuchi, accompagnandoli a un riso brown americano, una varietà che mi ha regalato un'amica di ritorno da un viaggio negli States.
Erano così buoni e invitanti che li ho serviti senza fotografare il piatto finale, stupida me!
Non li avevo completati con la classica gremolata di buccia di limone e prezzemolo, perciò il loro fondo di cottura era morbido e dolciastro, infarcito di parti di midollo perse durante la cottura dagli ossi, che erano belli grandi.
Ripulendo la padella con un leccapentole, l'ho raccolto in una ciotola pregustando di riutilizzarlo per un risotto.
In mantecatura solo certosa e un'idea di salsa verde. Non aggiungo grassi nel soffritto di cipolla nè burro in mantecatura, meglio la neutralità della certosa.
Et voilà l'ennesimo piatto riciclato, ma che bontà!
Qualora vi abbia ingolosito vi consiglio, la prossima volta che cuocerete degli ossibuchi, di abbondare volutamente col brodo che si restringerà e concentrerà sapore e midollo nel fondo. Quello che avanza travasatelo in un contenitore e conservatelo per questo capolavoro!
Dosi per 4

-ricetta-
320 g riso Vialone nano
150 g fondo di cottura degli ossibuchi
80 g certosa
1 cipolla piccola
1 cucchiaio di salsa verde
brodo leggero
Trito la cipolla e la faccio sudare con un goccio d'acqua nella pentola da risotto, quando diventa trasparente aggiungo il riso, lo tosto e poi lo cuocio aggiungendo brodo leggero e caldo a mestoli, man mano che asciuga. Dopo 10' metto il sugo degli ossibuchi e continuo la cottura mescolando spesso.
Al termine spengo la fiamma lasciando il riso morbido, manteco con la certosa e con la salsa verde, copro e lascio riposare per 5'.

venerdì 8 novembre 2013

Stoccafisso alla livornese

Che ricettona, un classicone! Insomma, chi mi legge sa che non mi stanco mai di baccalà, stoccafisso e merluzzo. Pertanto quando faccio la spesa, a meno che non mi aggiri tra i corridoi con una benda sugli occhi, è difficile che possa resistere al richiamo di questi pesci, diversamente conservati.
Se poi, colmo della sfortuna, mi casca l'occhio su carnosi filettoni di stoccafisso essiccato già bagnato... embè, cosa volete che vi dica, la mano scatta in automatico, non occorre neanche che le sinapsi comandino, e la vaschetta finisce nel carrello. Una volta a casa si tratta di decidere come cucinarlo, magari non nei soliti modi.
Ecco che mi torna utile il tomo della Grande enciclopedia illustrata della gastronomia, una specie di Bibbia con prefazione di Carlin Petrini, dove ci sono quasi tutte le ricette italiane, alcune con dovizia di particolari altre accennate, dove posso sfogliare in un attimo quello che altrimenti dovrei scartabellare in rete per ore, alla ricerca della ricetta giusta.
Tra le tante elencate la scelta è caduta sulla ricetta tipica livornese anche perchè, per un fortunato caso, avevo un bicchiere di Vin Santo avanzato, forse non lo sapete ma questi vini si mantengono alla perfezione anche se aperti da settimane. Per non cadere in tentazione lascio le bottiglie in un cassoncino esterno, lontane dagli occhi, lontane dal bicchiere. Caso fortunato che mi ha consentito di terminare la cottura della pietanza con l'aroma spiccato che caratterizza questo vino pregiato.
Normalmente si calcolano circa 700 g di pesce già bagnato per 4 persone, 400 g se secco, se si ha la pazienza di lasciarlo in ammollo anche una settimana, cambiando spesso l'acqua.
Il peso della verdura si intende al netto degli scarti.
La pentola ideale sarebbe di coccio, al limite usate un'antiaderente così il pesce non attacca e non si frantuma.

-ricetta-
700 g stoccafisso bagnato e pulito
700 g cipolle affettate
700 g pomodori ramati maturi, spellati e tagliati a tocchi
700 g patate, spellate e a pezzi
100 ml olio evo
100 ml Vin Santo
1/2 limone, la buccia grattugiata
1/2 peperoncino piccante
sale
Nel tegame metto, assieme all'olio, le cipolle, i pomodori, il peperoncino e una presa di sale, faccio rosolare su fiamma vivace per 15' scuotendo e mescolando, poi aggiungo lo stoccafisso pulito e tagliato a tocchi adagiandolo sulle verdure, gratto la buccia del limone e faccio cuocere per 30' parzialmente coperto e a fiamma media. Quindi aggiungo le patate e proseguo la cottura per altri 40', o sino a che il pesce non è tenero, scuotendo il tegame per non frantumarlo troppo.
Il sugo a questo punto dovrebbe essersi addensato, è il momento di versare il vin santo, lascio cuocere per altri 10' poi spengo e lascio riposare a tegame coperto almeno 15'.

giovedì 7 novembre 2013

Tostini alla caprese

Altra giornata di sole, non ci farà male? Che fortuna, dico io, oggi devo correre come una pazza per Milano, meglio così.
Quindi ecco una ricettina veloce, più o meno quello che mi concederò come spuntino a mezzogiorno.
Quanti di noi hanno panini avanzati in dispensa? Io per esempio, uso e riuso tutto quello che non viene finito in tavola, acquisto spesso le mantovane di pasta dura perchè invecchiando la mollica si infittisce ma non diventano mai un sasso e, tagliate sottili, si possono mangiare tranquillamente.
Proprio perchè la pasta è piuttosto compatta di frequente le taglio a fettine spesse un dito, poi le farcisco con fiordilatte e pomodoro, le scaldo su una griglia e preparo dei tostini veloci, buoni ed economici, con vero pane non con fette conservate con alcoli, che hanno sempre quel retrogusto un po' così.
Una validissima soluzione se arrivano amici all'improvviso e occorre qualcosa da spizzicare con un buon bicchiere di vino.
Fate attenzione ad asciugare bene il fiordilatte dal latticello e spalmate le fette di pane con un velo sottilissimo di senape per dare sapore e impermeabilizzare il pane.
I pomodori meglio che siano del tipo cuore di bue, che ha pochi semi e poco succo.
Per arrostirli va benissimo anche una padella antiaderente, girateli delicatamente con una paletta e quando sono dorati appoggiateli su un vassoio e tagliateli a metà, infilzandoli poi con uno stecchino.
1 mantovana, 1 fiordilatte e 1 pomodoro sono sufficienti per 4 tostini.
Tempo totale: massimo 10'.

-ricetta-
panini 'mantovane' avanzati
pomodori
fiordilatte
basilico
senape
Affetto i panini ricavandone fette regolari spesse 1,5 cm, le appaio due a due e le spalmo con un velo di senape solo da un lato.
Taglio a fettine mozzarella e pomodori, lascio eventualmente questi ultimi a scolare su un piatto inclinato.
Metto due fettine di fiordilatte su una fetta di pane, le sormonto con due rondelle di pomodoro e una foglia di basilico, chiudo con un'altra fetta di pane.
Compongo così quanti toast mi occorrono. Scaldo una padella antiaderente per abbrustolire i tostini da entrambi i lati, li sposto su un vassoio e li divido in due con un coltello seghettato, poi li fermo con uno stecchino e li servo ben caldi.

Toh, strano! per caso avevamo una bottiglia di Champagne in frigorifero, uguale a una stappata all'Elba, il prodotto base di François Secondé, brut Clavier, l'emblema di quello che i francesi considerano champagne à l'apéritif. Fresco, fruttato, ma non banale.

martedì 5 novembre 2013

Linguine al sugo di brasato

E va bene, non potrò che farci l'abitudine, ma quest'autunno così altalenante mi uccide.
Per la maggior parte ci affligge, qui al nord almeno, con giornate uggiose ed estremamente piovose e poi dalle nuvole sbuca fuori un cielo terso come quello di oggi e tutto assume un altro sapore.
Sappiate che l'ho fatto apposta, quando ho cotto i guanciali di manzo brasandoli ho volutamente abbondato col sughetto così che me ne avanzasse, in modo da poterci condire la pasta.
Ottima idea, la vaschetta avanzata mi è bastata sia per le linguine che per un avanzo di polenta.
Cosa c'è di meglio di un sugo che ha cotto molto lentamente raccogliendo e concentrando i succhi della carne? A un po' della marinata di vino rosso con cui avevo messo a bagno i guanciali ho aggiunto poca passata di pomodoro e paprica dolce, prima ho soffritto carota e cipolla e poi la carne, completando la lunga cottura con un mestolo di brodo.
Ci sarebbero stati divinamente bene anche i tajarin, ma in occasione dell'ultima gita in Piemonte non ne ho trovati. Sob!
Naturalmente avevo avanzato anche un paio di fettine di guancia che ho spezzettato assieme.
Perciò non lesinate col condimento quando farete il prossimo brasato, se vi avanza sugo sapete come riciclarlo.
Non avete sugo avanzato? fatelo appositamente cucinando lentamente un piccolo pezzo di cappello del prete in un soffritto leggero, bagnate con un po' di vino rosso, fatelo evaporare, a quel punto condite con paprica e un po' di sale, versate poca passata di pomodoro e brodo e fate sobbollire lentamente per un paio d'ore.
A cottura terminata sfilacciate la carne nel sugo e conditeci pasta, riso, polenta. E' un po' più leggero di un ragù, un filo più liquido, perfetto per saltare la pasta in padella.
Buon appetito!

lunedì 4 novembre 2013

Minestra asciutta di orzo spezzato e crema verde

La minestra del lunedì è pronta! Oggi il protagonista è l'orzo.
Ogni volta che varco la soglia di un market di prodotti naturali e biologici ne esco con sporte piene di pacchetti vari, per la maggior parte cereali di ogni tipo.
L'orzo spezzato di questa minestra è precotto, infatti bastano 20' perchè sia pronto, i 15' indicati in confezione sono scarsi mentre sono troppo abbondanti le dosi consigliate di acqua o brodo.
L'ho cotto risottandolo ma penso che sarebbe perfetto per un'insalata estiva perchè ha una consistenza eccellente, rimane croccante e masticabile senza gonfiarsi a dismisura.
In più fa bene, mia mamma diceva sempre che l'orzo aiuta e rinfresca l'intestino, quando ce lo preparava per cena.
La crema verde con cui l'ho, diciamo così, mantecato, è a base di erbette e spinaci ma potrebbe essere anche di broccoli, di carciofi, di qualsiasi cosa vi piaccia o abbiate a disposizione.
Giusto per dare un gusto in più e decorare il piatto ho fritto a minuscoli dadini una patata, l'ho condita una volta scolata e asciugata con un pizzico di sale alle erbe, quello che mi regala l'amica Etta, e poi l'ho divisa tra i piatti sopra l'orzo. Niente formaggio. Consideratelo un piatto unico.
Dosi per 4

-ricetta-
200 g orzo spezzato
100 g crema di verdure
1 patata
1 cipolla piccola
olio evo
sale aromatico
Faccio appassire la cipolla in un velo di olio lasciandola molto morbida, poi tosto l'orzo mescolandolo per 3/4', inizio a bagnarlo con acqua bollente a mestoli, in tutto circa 4 volte il peso dell'orzo, cuocendolo come se fosse riso per circa 20', lasciandolo poco brodoso.
Al termine lo condisco con la crema di verde mescolando bene.
Intanto che l'orzo cuoce friggo la patata sbucciata e tagliata a dadini di 1x1 cm in poco olio, li scolo quando sono dorati e li salo solo prima di aggiungerli alla minestra, mettendone alcuni dadini al centro del piatto.

domenica 3 novembre 2013

Confettura di uva, melone e frutti gialli al Porto

Ho comprato circa 3 kg di uva confezionata in un bel cestino che solo in superficie, sul primo strato, era pizzutella, il resto era normale uva regina.
Un po' scornata, la regina ha qualche semino di troppo, non potevo fare altro che riciclarla in confettura. Lavoro per lavoro ho mescolato un meloncino retato, probabilmente l'ultimo della stagione, pesche nettarine gialle e qualche prugna sempre gialla, aromatizzando tutto con un bicchiere di Porto white, aggiunto a fine cottura.
Ultimi sprazzi di stagione per ingabbiare il colore del sole in barattoli da aprire quando le temperature saranno sotto zero.
In tutto la frutta pulita pesava 2,5 kg, cui ho aggiunto 900 g di zucchero. Cerco di stare sempre al di sotto della soglia consigliata, le confetture in questo modo mantengono il sapore della frutta con cui sono fatte e facendole bollire su fiamma molto alta i tempi si accorciano, in più risultano anche di un bel colore vivace.
Sto facendo esperimenti per fare torte con la confettura nell'impasto. Dopo vari tentativi non soddisfacenti, ho raggiunto lo scopo reinventando la torta con la crema di marroni. Domenica prossima troverete la ricetta.

-ricetta-
1100 g uva bianca pulita
650 g pesche nettarine pulite
500 g melone pulito
250 g prugne gialle pulite
900 g zucchero
100 ml Porto bianco
succo di un limone
Il lavoro più complesso è pulire l'uva, divido l'acino in 4 e tolgo tutti i vinaccioli, per le pesche elimino la buccia e il nocciolo, privo le prugne del nocciolino e dal melone ricavo fettine.
Taglio tutto a pezzetti piccolissimi.
Metto tutta la frutta nella pentola e verso lo zucchero. Mescolo e faccio riposare qualche ora, anche una notte, coperto.
La mattina porto sul fuoco a fiamma alta, quando inizia a bollire mescolo per eliminare la schiuma e continuo la cottura, mescolando, per circa 20'. A questo punto aggiungo il Porto, lo faccio assorbire, verso il succo di limone, proseguo la cottura per 2' quindi spengo. Dovrebbe essere pronta.
La invaso caldissima in barattoli puliti che tappo capovolgendoli. Quando sono freddi li rigiro, li etichetto e li porto in cantina, al buio e al fresco.

sabato 2 novembre 2013

Gratin di tagliolini ai funghi

Buon sabato agli amanti della cucina. Oggi commemoriamo i defunti, tutti abbiamo nel cuore qualcuno in particolare tra coloro che non ci sono più, il mio pensiero va a ... a tutti quelli che se ne sono andati improvvisamente lasciandoci sgomenti e con un senso di incompiuto.
Ma adesso eccovi un'idea per domani.
Non so voi, ma quando ho molti amici a pranzo o cena cerco di preparare piatti che mi consentano di stare in loro compagnia il più possibile.
Largo quindi a timballi e piatti da riscaldare, che posso preparare in anticipo e devono solo rimanere caldi sino al momento di portarli in tavola.
E' la stagione dei funghi ma se ne trovano pochi di belli da acquistare, fortuna che un paziente ci ha regalato un bel sacchetto di porcini essiccati da lui e al mercato ho trovato dei carnosi cardoncelli della Puglia.
Mischiando i due tipi, li ho trifolati in padella e ci ho condito i tagliolini all'uovo, componendoli a strati in una teglia imburrata, cospargendo con abbondante formaggio.
Con mezzo chilo di pasta fresca si prepara una teglia per almeno 8 persone.
Una portata vegetariana, piuttosto veloce da preparare (ammollo dei funghi secchi e gratinatura a parte).
Nonostante i funghi è un piatto delicato che si sposa bene con un vino bianco, il Pinot Grigio di Gigante, COF Friuli, anno 2011, fruttato ed elegante, giustamente alcolico.
Dosi per 8/9 persone
-ricetta-
500 g tagliolini freschi all'uovo
300 g cardoncelli
70 g funghi secchi
100 g parmigiano grattugiato
prezzemolo
1 scalogno
1 spicchio di aglio
olio evo
Metto in ammollo in acqua tiepida i funghi secchi, se non sono molto puliti cambio l'acqua almeno tre volte (quelli che ci hanno regalato erano perfetti), intanto elimino i residui terrosi ai coardoncelli, soprattutto tra le lamelle, e li taglio a pezzi.
Scaldo un velo d'olio nella padella e ci soffriggo lo scalogno affettato e lo spicchio di aglio, che elimino prima che prenda troppo colore, poi verso i cardoncelli e gli faccio emettere tutta l'acqua che contengono saltandoli a fiamma vivace, quindi aggiungo gli altri funghi strizzati, condisco con un pizzichino di sale, diluisco con un mestolino dell'ultima acqua di ammollo dei funghi e porto a cottura, in circa 15'.
Al termine aggiungo il prezzemolo tritato e spengo.
Lesso in abbondante acqua bollente e salata i tagliolini, se sono freschi basterà un minuto da quando risalgono in superficie, li scolo e li condisco con la padellata di funghi tenendone da parte un paio di cucchiai.
Imburro una pirofila rettangolare e scaldo il forno a 200°.
Verso un primo strato di tagliolini, spolvero con abbondante formaggio grattugiato e faccio un secondo strato, completo con altro formaggio e distribuisco i funghi che avevo tenuto da parte.
Inforno per circa 15', poi spengo, faccio riposare 5' quindi porziono nei piatti.

venerdì 1 novembre 2013

Tosella in padella

Buongiorno amici e buona festa di Ognissanti!
Tanti anni fa si festeggiava anche il giorno dei defunti e quel ponte significava, per mio fratello e per me,  l'inizio della stagione sciistica in Valle d'Aosta.
Quanta neve cadeva già alla fine di ottobre negli anni '70.
Mica come adesso che ci sono temperature settembrine. Ricordo di nevicate così abbondanti che per entrare nella roulotte dovevamo spalare metri cubi di neve e nel campeggio di Gressoney si camminava all'altezza dei tetti delle caravan. Bei tempi! adesso ci tocca fare la danza della neve per trovarne un po' durante la settimana bianca.
Sabato scorso durante la gita a Soave non ho mancato di visitare le botteghe alimentari del paese, riportando a casa le mie adorate ciope de pan, che sto ancora consumando, la mostarda vicentina molto senapata e macinata fine e qualche pezzo di Monte Veronese di varie stagionature.
Mentre aspettavo che la salumaia mi servisse, ho visto la tosella, ricordandomi subito di quando la nonna ce la serviva per cena, appena scottata in una padella di ferro con una noce di burro e accompagnata da radicchi colti dal campo e uova sode.
Nel frattempo il consorte si lamentava con gli amici del mio perdere tempo (siamo arrivati a Illasi, meta della seconda azienda di vignaioli, in perfetto orario).
Il giorno dopo, mentre guarda alla tv Melaverde scopre la tosella, ne stavano giusto parlando, e mi chiama a gran voce incuriosito. Potrete capire la sua faccia quando gli ho fatto vedere l'involto col pezzo che avevo acquistato! Peccato che non ne avessi comprata di più. L'ho servita poco dopo ma con tutti gli amici eravamo in 8, quindi le porzioni erano scarse.
Formaggio fresco tipico dell'altopiano di Asiago e del bellunese, dove viene anche chiamato schiz perchè quando si scotta in padella il latticello che contiene schizza, era un prodotto di recupero dei casari malgari che 'tosavano' le forme di formaggio in asciugatura, rifilando le sbavature che fuoriuscivano dalle fasce laterali.
Il prodotto di questa tosatura veniva consumato dai malgari riscaldato in padella con burro.
Potete immaginare che cosa golosa sia. Il periodo di produzione va da maggio a ottobre, adesso viene confezionato in forma di parallelepipedo e ha pasta bianchissima. Va consumata il prima possibile.
Max.Fast, che sta leggermente meglio ma ha ancora molti postumi dell'incidente alla gamba, e tutti gli altri presenti, ne avrebbero gradito molto di più. La prossima volta provvederò, promesso!
Mi raccomando, anche se ne serve poco, il burro dev'essere di ottima qualità.
Godiamo di questa giornata soleggiata prima dell'arrivo di una nuova perturbazione piovosa.

-ricetta-
alcune fette di tosella
burro di malga

Scaldo una padella di ferro facendo sciogliere poco burro prima di mettere il formaggio e farlo scaldare il tempo sufficiente a che si formi una crosticina bruna in superficie.
Lo servo subitissimo con abbondanti fette di pane o di polenta alla griglia.

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