Piano prima di inorridire, persino il Pellegrino Artusi le cita tra gli ingredienti di un suo piatto, dando per scontato che, tra le rigaglie (letteralmente roba da re) di una preparazione a base di riso, ci fossero anche le creste, di gallo o di pollo poca differenza fa, basta siano di un animale da cortile di sesso maschile dotato di cresta.
Immagino sappiate la valenza che hanno avuto gli organi interni degli animali nella storia... si dice che fortificassero chi li mangiava, vedi il cacciatore che prelevava il cuore da cervi o altra selvaggina da pelo. Gli organi riproduttivi (le palle di toro ad esempio) e quelli che chiaramente distinguono il sesso maschile si dice che fossero in grado di potenziare la virilità. Altro che pillole blu!
Settimo, un amico rodigino che abitualmente viene in vacanza qui in frazione d'estate, cucina un sublime risotto con le cicche, come chiama lui l'insieme di cresta, fegatino, durello, ventriglio e cuore di pollo.
Da quando a Milano ha chiuso un famoso pollivendolo in corso XXII marzo non si trovano più tanto facilmente, capita però che, persino nella grande distribuzione, abbiano l'illuminazione di mettere in vendita le creste recuperate dalle teste dei polli eviscerati e sezionati.
Le ho viste nei banchi di un grande supermercato e, ovviamente, pensando a papà che me le faceva recuperare quando evisceravo i polli, le ho acquistate per poi farci questo insolito risotto.
Mio marito ringrazia gli anni di barbarie cui sono stata sottoposta, tornavamo dalle visite alla nonna in Veneto con vari polli ruspanti ancora integri e a me toccava eviscerarli e sbrucciacchiarli, preparandoli per il congelamento. Non posso vantare titoli accademici di scuole di cucina ma ho accumulato molti anni di vasta pratica sul campo, sin da piccola. Bei tempi, quando si mangiavano polli squisiti.
Per chi non è ancora inorridito ma, soprattutto per chi le trova, ecco una ricetta priva di pomodoro, al suo posto ho messo alcuni peperoni cruschi tagliati a fettine, che cuocendo col riso si sono reidratati regalandogli un po' di colore e sapore.
Dai, vi ho stuzzicato? tutti a caccia di creste!
Nella banda a lato, alla voce potreste provare anche ho messo il link di un'azienda leader nella produzione di peperoni cruschi e non solo, casomai voleste ordinarli lì trovate le coordinate.
Non lo servirò all'amica Donatella, di passaggio a Milano. Non penso che il suo stomaco reggerebbe... credo che però saprebbe trarne spunto per uno dei suoi racconti fantasy!
Dosi per 4
-ricetta-
320 g riso Vialone nano
100 g creste
1 fegatino di pollo
1 cipollotto
3 peperoni cruschi
olio evo
sale, pepe
brodo vegetale
50 ml vino bianco
Pulisco le creste passandole sulla fiamma per eliminare l'eventuale peluria e le strofino con un po' di carta da cucina. Le lavo bene e le asciugo.
Taglio il fegatino a dadini e trito il cipollotto.
Metto a scaldare il brodo vegetale, elimino la maggior parte dei semi ai cruschi e li spezzetto.
Scaldo un velo d'olio nella pentola e ci metto ad appassire il cipollotto poi aggiungo le creste e le faccio rosolare brevemente quindi butto il riso, quand'è tostato lo sfumo col vino bianco e dopo che è evaporato inizio a bagnare col brodo a mestoli.
Dopo 5' aggiungo i fegatini e i cruschi e continuo a risottare.
Spengo quando il riso è al dente, lasciandolo morbido.
Copro per 5'.
Poi macino un po' di pepe nero e porto in tavola. Lo lascio nature senza aggiungere formaggio.
''invitare qualcuno a pranzo vuol dire incaricarsi della felicità di questa persona durante le ore che egli passerà sotto il vostro tetto'' J.A. Brillat-Savarin- Fisiologia del gusto- 1825
mercoledì 5 giugno 2013
Risotto con le creste
martedì 4 giugno 2013
Sovracosce di pollo ai porri
Ultimamente uso spesso le sovracosce di pollo, anche quelle di tacchino se mi occorrono più grandi, perchè la loro carne è più succulenta e morbida di quella del petto.
Le disosso per facilitare i commensali, in fondo ci vuole un po' di tempo in più ma tutti sono felici di non dover fare come la regina Margherita, che mangiava il pollo con le dita.
Con le ossa di scarto preparo saporiti brodi di pollo, la pelle invece la elimino del tutto.
Qui i porri la fanno da padrone, cuociono insieme alla carne e alla fine fanno da letto umido e da contorno alle sovracosce che rivesto di un po' di senape all'antica, che ha granelli interi ed è piuttosto aromatica senza essere troppo forte.
Il lavoro di disosso potete farlo anche un giorno o la sera prima, poi proteggete la carne con pellicola sino al momento di cuocerla. Tutto il piatto potete preparare in anticipo, poi coprite la pirofila con un foglio di stagnola e scaldate in forno 10' prima di servire.
A seconda di quante portate si compone il vostro pranzo calcolatene una o due a testa.
Dosi per 6
-ricetta-
6 o 12 sovracosce di pollo
3 porri
2 scalogni
olio evo
sale, pepe
senape con grani
Pulisco le sovracosce disossandole e privandole della pelle. Le apro a libro, le condisco con poco sale e pepe e le richiudo senza legarle.
Tengo da parte tutte le ossa. Lavo i porri ed elimino la parte verde apicale poi li taglio a fettine.
Pulisco e affetto anche gli scalogni e lo spicchio d'aglio.
Faccio uno strato di scalogno e di sovracosce sul fondo di una casseruola antiaderente grande appena unto d'olio, in modo che le possa contenere comodamente, coprendole coi porri.
Pongo sul fuoco vivace e faccio rosolare per 10', poi smuovo la pentola e salo, verso ancora un filo d'olio e continuo la cottura per altri 30', coprendo la pentola e abbassando la fiamma, mescolando un paio di volte.
Tolgo il pollo, raccolgo tutti i porri in una pirofila che posso portare in tavola, correggo di sale e macino un po' di pepe, spalmo sulla superficie del pollo poca senape e sistemo le sovracosce sopra i porri.
Accendo il grill pochi minuti prima di servire e passo la pirofila in forno per qualche minuto.
Le disosso per facilitare i commensali, in fondo ci vuole un po' di tempo in più ma tutti sono felici di non dover fare come la regina Margherita, che mangiava il pollo con le dita.
Con le ossa di scarto preparo saporiti brodi di pollo, la pelle invece la elimino del tutto.
Qui i porri la fanno da padrone, cuociono insieme alla carne e alla fine fanno da letto umido e da contorno alle sovracosce che rivesto di un po' di senape all'antica, che ha granelli interi ed è piuttosto aromatica senza essere troppo forte.
Il lavoro di disosso potete farlo anche un giorno o la sera prima, poi proteggete la carne con pellicola sino al momento di cuocerla. Tutto il piatto potete preparare in anticipo, poi coprite la pirofila con un foglio di stagnola e scaldate in forno 10' prima di servire.
A seconda di quante portate si compone il vostro pranzo calcolatene una o due a testa.
Dosi per 6
-ricetta-
6 o 12 sovracosce di pollo
3 porri
2 scalogni
olio evo
sale, pepe
senape con grani
Pulisco le sovracosce disossandole e privandole della pelle. Le apro a libro, le condisco con poco sale e pepe e le richiudo senza legarle.
Tengo da parte tutte le ossa. Lavo i porri ed elimino la parte verde apicale poi li taglio a fettine.
Pulisco e affetto anche gli scalogni e lo spicchio d'aglio.
Faccio uno strato di scalogno e di sovracosce sul fondo di una casseruola antiaderente grande appena unto d'olio, in modo che le possa contenere comodamente, coprendole coi porri.
Pongo sul fuoco vivace e faccio rosolare per 10', poi smuovo la pentola e salo, verso ancora un filo d'olio e continuo la cottura per altri 30', coprendo la pentola e abbassando la fiamma, mescolando un paio di volte.
Tolgo il pollo, raccolgo tutti i porri in una pirofila che posso portare in tavola, correggo di sale e macino un po' di pepe, spalmo sulla superficie del pollo poca senape e sistemo le sovracosce sopra i porri.
Accendo il grill pochi minuti prima di servire e passo la pirofila in forno per qualche minuto.
lunedì 3 giugno 2013
Frittelline di basmati, ortiche e cruschi
Eheheh, oggi niente zuppa, stiamo all'asciutto in ogni senso, perciò vi propongo uno sfizio, tutto ciò che è fritto è sempre più buono, chissà come mai.
Il riso basmati è una varietà di riso profumato, se non vi piace usate un normale riso bianco oppure integrale. Alla mancanza di cruschi ovviate con pomodori secchi, oppure contattate l'azienda che li produce, ormai sapete dove trovare l'indirizzo. Un etto di cruschi vi basteranno per un sacco di ricette. Pesano nulla, sono leggeri come piume. Le ortiche sostituitele con spinacini o erbette.
Io ho messo il timo, ma utilizzate pure un'altra erba aromatica, o di più, secondo il vostro gusto.
Due uova sono troppe, eliminate un albume, comunque regolatevi secondo la loro grandezza e la densità del composto.
Friggete queste frittelline in poco olio in una padella antiaderente, devono risultare come delle gallette, piuttosto piatte e croccanti.
Ricetta vegetariana (senza 'nduja) adatta persino a un picnic, ammesso che il tempo consenta colazioni al sacco.
Sono anche un valido appetizer. Con queste dosi si formano 25 frittelle.
Ancora una volta abbinamento con una birra, Nebra, un'ambrata a 8°, ad alta fermentazione. Prodotta artigianalmente in Italia da 32 via dei birrai, fine e delicata è gradevolmente fruttata al naso, senza essere esagerata in bocca.
Dosi per 4
-ricetta-
240 g riso basmati
50 g ortiche
2 peperoni cruschi
50 g formaggio grattugiato
2 uova
1 cucchiaino di 'nduja, o sambal o peperoncino
olio arachidi
sale
Sciacquo sotto acqua corrente il basmati poi lo lesso in acqua bollente salata.
Nel frattempo sbollento le ortiche, le scolo, le strizzo e le trito.
Elimino il picciolo ai cruschi e li frullo assieme a qualche foglia di sedano.
In una boule mescolo il riso con cruschi, ortiche e formaggio, il timo sfogliato, un bel mazzetto, un uovo intero e un tuorlo, la 'nduja, regolo di sale e lascio che il tutto si raffreddi stendendolo su un vassoio.
Formo quindi con le mani umide delle polpettine piatte dosandole con un cucchiaio, scaldo un sottile velo d'olio di arachidi in una padella e ci rosolo le gallette, girandole solo quando hanno fatto una bella crosticina.
Le metto ad asciugare su fogli di carta da cucina e le servo, magari accompagnandole con una salsina leggera di yogurt e erbe aromatiche, oppure ketchup, maionese, passatina fresca di pomodori.
Per noi, oggi, yogurt e senape.
OT
Ci ho preso gusto coi fuoritema, quasi quasi ne faccio una rubrica periodica "l'O(ff) T(opic) del giorno". Oggi, da cinefila qual sono, non posso non segnalarvi un grande film in programma stasera alle 21 su Sky Cinema Cult, l'ultima fatica che David Cronenberg, uno dei miei registi preferiti, ha presentato l'anno scorso a Cannes. E' Cosmopolis, tratto dall'omonimo libro di Don DeLillo e recitato magistralmente da Robert Pattinson supportato da Paul Giamatti e Juliette Binoche, notamment.
Non è un film facilissimo, è di grande impatto ma soprattutto molto attuale. Sono felice di poterlo registrare per poterlo rivedere 'enne volte' nelle sere in cui alla tv non c'è molto da scegliere. Se masticate bene l'inglese gustatevelo in versione originale....
Il riso basmati è una varietà di riso profumato, se non vi piace usate un normale riso bianco oppure integrale. Alla mancanza di cruschi ovviate con pomodori secchi, oppure contattate l'azienda che li produce, ormai sapete dove trovare l'indirizzo. Un etto di cruschi vi basteranno per un sacco di ricette. Pesano nulla, sono leggeri come piume. Le ortiche sostituitele con spinacini o erbette.
Io ho messo il timo, ma utilizzate pure un'altra erba aromatica, o di più, secondo il vostro gusto.
Due uova sono troppe, eliminate un albume, comunque regolatevi secondo la loro grandezza e la densità del composto.
Friggete queste frittelline in poco olio in una padella antiaderente, devono risultare come delle gallette, piuttosto piatte e croccanti.
Ricetta vegetariana (senza 'nduja) adatta persino a un picnic, ammesso che il tempo consenta colazioni al sacco.
Sono anche un valido appetizer. Con queste dosi si formano 25 frittelle.
Ancora una volta abbinamento con una birra, Nebra, un'ambrata a 8°, ad alta fermentazione. Prodotta artigianalmente in Italia da 32 via dei birrai, fine e delicata è gradevolmente fruttata al naso, senza essere esagerata in bocca.
Dosi per 4
-ricetta-
240 g riso basmati
50 g ortiche
2 peperoni cruschi
50 g formaggio grattugiato
2 uova
1 cucchiaino di 'nduja, o sambal o peperoncino
olio arachidi
sale
Sciacquo sotto acqua corrente il basmati poi lo lesso in acqua bollente salata.
Nel frattempo sbollento le ortiche, le scolo, le strizzo e le trito.
Elimino il picciolo ai cruschi e li frullo assieme a qualche foglia di sedano.
In una boule mescolo il riso con cruschi, ortiche e formaggio, il timo sfogliato, un bel mazzetto, un uovo intero e un tuorlo, la 'nduja, regolo di sale e lascio che il tutto si raffreddi stendendolo su un vassoio.
Formo quindi con le mani umide delle polpettine piatte dosandole con un cucchiaio, scaldo un sottile velo d'olio di arachidi in una padella e ci rosolo le gallette, girandole solo quando hanno fatto una bella crosticina.
Le metto ad asciugare su fogli di carta da cucina e le servo, magari accompagnandole con una salsina leggera di yogurt e erbe aromatiche, oppure ketchup, maionese, passatina fresca di pomodori.
Per noi, oggi, yogurt e senape.
OT
Ci ho preso gusto coi fuoritema, quasi quasi ne faccio una rubrica periodica "l'O(ff) T(opic) del giorno". Oggi, da cinefila qual sono, non posso non segnalarvi un grande film in programma stasera alle 21 su Sky Cinema Cult, l'ultima fatica che David Cronenberg, uno dei miei registi preferiti, ha presentato l'anno scorso a Cannes. E' Cosmopolis, tratto dall'omonimo libro di Don DeLillo e recitato magistralmente da Robert Pattinson supportato da Paul Giamatti e Juliette Binoche, notamment.
Non è un film facilissimo, è di grande impatto ma soprattutto molto attuale. Sono felice di poterlo registrare per poterlo rivedere 'enne volte' nelle sere in cui alla tv non c'è molto da scegliere. Se masticate bene l'inglese gustatevelo in versione originale....
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domenica 2 giugno 2013
Crema al cioccolato e latte di mandorla
Buona domenica e buona festa della Repubblica.
La consultazione politica del '46 fu la prima in cui le donne ebbero diritto di voto. Yuppi, diritto innegabile se non fosse che, dopo 67 anni, ci hanno quasi tolto la voglia di operare una scelta.
La tradizionale parata militare ci sarà ma con spese contenute. Ci sono troppe emergenze economiche.
Bene, qui da me si festeggia col dolce della domenica, una densa crema al cioccolato, aromatizzata con... una cosa che dovete andare a cercare nei negozi di prodotti biologici.
Un dessert al cucchiaio da servire nel bicchiere, qualcosa di cioccolatoso ma con una complessità di sapori in più.
Non è farina del mio sacco, ho preso la ricetta da un opuscolo sul cioccolato allegato a La Cucina Italiana apportando qualche piccola variante, tipo bagnare il frollino sul fondo con un goccio di rum, aggiungere dei dadini di pera passati al burro e completare con panna montata.
Il latte di mandorla è piuttosto difficile da trovare, se acquistate lo sciroppo di latte di mandorla non aggiungete lo zucchero, altrimenti il tutto risulta troppo dolce.
Spero non fosse un complimento ma agli amici cui l'ho servito è piaciuto, io ho appena appena assaggiato la crema dal leccapentole, come sapete non amo i dolci e mi costa fatica anche assaggiarli, quelli al cioccolato in modo particolare.
Vi consiglio di scegliere dei bicchieri carini non troppo grandi.
Dosi per 4
-ricetta-
250 ml latte di mandorla (non sciroppo)
120 g cioccolato fondente
60 g zucchero di canna
4 frollini
1 pera kaiser
1 tazzina di caffè
15 g burro
vaniglia
cannella
meringhette
rum scuro
Nella bastardella per la cottura a bagnomaria metto il cioccolato spezzettato, lo zucchero di canna, il latte di mandorle, un po' di estratto di vaniglia Bourbon (liquido o in polvere), il caffè e un cucchiaino di cannella in polvere.
Metto a scaldare su fiamma dolcissima e faccio sciogliere il tutto mescolando di continuo.
Lascio sul fuoco una decina di minuti, spengo quando la crema vela il cucchiaio.
Appoggio un frollino sul fondo di ogni bicchiere, lo bagno con una goccia di rum, sbuccio la pera, la taglio a dadini e la faccio saltare nella noce di burro per 6/7', sfumandola con un goccino di rum.
Distribuisco le pere nei quattro bicchieri sopra il frollino, poi verso la crema al cioccolato.
Metto i bicchieri in frigorifero per un paio d'ore, prima di servire sbriciolo qualche meringhetta e decoro con panna montata.
La consultazione politica del '46 fu la prima in cui le donne ebbero diritto di voto. Yuppi, diritto innegabile se non fosse che, dopo 67 anni, ci hanno quasi tolto la voglia di operare una scelta.
La tradizionale parata militare ci sarà ma con spese contenute. Ci sono troppe emergenze economiche.
Bene, qui da me si festeggia col dolce della domenica, una densa crema al cioccolato, aromatizzata con... una cosa che dovete andare a cercare nei negozi di prodotti biologici.
Un dessert al cucchiaio da servire nel bicchiere, qualcosa di cioccolatoso ma con una complessità di sapori in più.
Non è farina del mio sacco, ho preso la ricetta da un opuscolo sul cioccolato allegato a La Cucina Italiana apportando qualche piccola variante, tipo bagnare il frollino sul fondo con un goccio di rum, aggiungere dei dadini di pera passati al burro e completare con panna montata.
Il latte di mandorla è piuttosto difficile da trovare, se acquistate lo sciroppo di latte di mandorla non aggiungete lo zucchero, altrimenti il tutto risulta troppo dolce.
Spero non fosse un complimento ma agli amici cui l'ho servito è piaciuto, io ho appena appena assaggiato la crema dal leccapentole, come sapete non amo i dolci e mi costa fatica anche assaggiarli, quelli al cioccolato in modo particolare.
Vi consiglio di scegliere dei bicchieri carini non troppo grandi.
Dosi per 4
-ricetta-
250 ml latte di mandorla (non sciroppo)
120 g cioccolato fondente
60 g zucchero di canna
4 frollini
1 pera kaiser
1 tazzina di caffè
15 g burro
vaniglia
cannella
meringhette
rum scuro
Nella bastardella per la cottura a bagnomaria metto il cioccolato spezzettato, lo zucchero di canna, il latte di mandorle, un po' di estratto di vaniglia Bourbon (liquido o in polvere), il caffè e un cucchiaino di cannella in polvere.
Metto a scaldare su fiamma dolcissima e faccio sciogliere il tutto mescolando di continuo.
Lascio sul fuoco una decina di minuti, spengo quando la crema vela il cucchiaio.
Appoggio un frollino sul fondo di ogni bicchiere, lo bagno con una goccia di rum, sbuccio la pera, la taglio a dadini e la faccio saltare nella noce di burro per 6/7', sfumandola con un goccino di rum.
Distribuisco le pere nei quattro bicchieri sopra il frollino, poi verso la crema al cioccolato.
Metto i bicchieri in frigorifero per un paio d'ore, prima di servire sbriciolo qualche meringhetta e decoro con panna montata.
sabato 1 giugno 2013
Malfatti di ortiche al cucchiaio
Siamo arrivati a giugno, ci avviciniamo all'estate senza aver goduto della primavera e quei cattivoni dei meteorologi già preannunciano che sarà una stagione anomala. Uff!
Consoliamoci cucinando. I veri malfatti sono gnocchi irregolari a base di ricotta e spinaci, chiamati anche gnudi. Questi sono malfatti perchè più irregolari di così non potevo farli.
E' diverso anche l'impasto perchè a base di patate e ortiche, un uovo e farina. E' rimasto piuttosto molliccio e non volevo aggiungere altra farina che avrebbe cambiato il loro sapore.
Avevo inizialmente pensato di fare gli spätzle, ma la consistenza dell'impasto era troppo solida e non passava dalla grattugia, per cui non ho trovato altra alternativa che formarli al cucchiaio, cuocerli pochi alla volta e raccoglierli man mano in una pirofila.
Per esaltare il sapore dell'impasto li ho semplicemente conditi con olio extravergine e formaggio grattugiato. Un ottimo extravergine è il Carusìa di Viragì, ottenuto da olive di varietà Tonda Iblea coltivate con agricoltura biologica, è profumato e fruttato, si sposa bene con le ortiche e si esalta col parmigiano. Penso che condire gnocchi verdi con l'olio al posto del burro sia più indovinato.
Continuo a raccogliere ortiche, sino a che piove a intermittenza la loro crescita è veloce. Le cimo e dopo pochi giorni posso raccogliere nuovi germogli, sempre pulitissimi, teneri e verdi.
Quest'anno mi è presa così, è il momento delle ortiche.
Con le dosi delle patate sono sempre in crisi, gli gnocchi li faccio a occhio tenuto conto che se son troppi li offro a qualche amica.
Dosi per 4
-ricetta-
700 g patate
100 g ortiche cotte
150 g (circa) farina
1 uovo
sale, pepe
olio e parmigiano
pinoli
Lesso le patate e nel frattempo sbollento le ortiche che poi frullo aggiungendo un filo della loro acqua di cottura.
Scolo le patate, le sbuccio e le schiaccio. Le raccolgo in una boule e le mescolo con le ortiche e con l'uovo, metto un pizzico di sale e impasto aggiungendo farina sino a ottenere un composto legato ma morbido, non lavorabile a secco sul tagliere.
Lascio riposare un po' l'impasto e poi metto a scaldare una pentola di acqua salata.
Mi preparo una pirofila accanto e col cucchiaio lascio cadere pezzetti di impasto nell'acqua che bolle.
Formo pochi pezzi alla volta per non abbassare la temperatura dell'acqua e li scolo appena risalgono in superficie.
Li adagio nella pirofila unta d'olio e quando uno strato è completo li spolvero con formaggio grattugiato e un filino d'olio, poi ripeto un nuovo strato e condisco nuovamente. Macino un po' di pepe (facoltativo) e cospargo con una manciata di pinoli.
Quando ho finito l'impasto posso anche coprire la pirofila e tenerla pronta da scaldare dopo qualche ora, oppure la inforno subito per pochi minuti a 200°.
Consoliamoci cucinando. I veri malfatti sono gnocchi irregolari a base di ricotta e spinaci, chiamati anche gnudi. Questi sono malfatti perchè più irregolari di così non potevo farli.
E' diverso anche l'impasto perchè a base di patate e ortiche, un uovo e farina. E' rimasto piuttosto molliccio e non volevo aggiungere altra farina che avrebbe cambiato il loro sapore.
Avevo inizialmente pensato di fare gli spätzle, ma la consistenza dell'impasto era troppo solida e non passava dalla grattugia, per cui non ho trovato altra alternativa che formarli al cucchiaio, cuocerli pochi alla volta e raccoglierli man mano in una pirofila.
Per esaltare il sapore dell'impasto li ho semplicemente conditi con olio extravergine e formaggio grattugiato. Un ottimo extravergine è il Carusìa di Viragì, ottenuto da olive di varietà Tonda Iblea coltivate con agricoltura biologica, è profumato e fruttato, si sposa bene con le ortiche e si esalta col parmigiano. Penso che condire gnocchi verdi con l'olio al posto del burro sia più indovinato.
Continuo a raccogliere ortiche, sino a che piove a intermittenza la loro crescita è veloce. Le cimo e dopo pochi giorni posso raccogliere nuovi germogli, sempre pulitissimi, teneri e verdi.
Quest'anno mi è presa così, è il momento delle ortiche.
Con le dosi delle patate sono sempre in crisi, gli gnocchi li faccio a occhio tenuto conto che se son troppi li offro a qualche amica.
Dosi per 4
-ricetta-
700 g patate
100 g ortiche cotte
150 g (circa) farina
1 uovo
sale, pepe
olio e parmigiano
pinoli
Lesso le patate e nel frattempo sbollento le ortiche che poi frullo aggiungendo un filo della loro acqua di cottura.
Scolo le patate, le sbuccio e le schiaccio. Le raccolgo in una boule e le mescolo con le ortiche e con l'uovo, metto un pizzico di sale e impasto aggiungendo farina sino a ottenere un composto legato ma morbido, non lavorabile a secco sul tagliere.
Lascio riposare un po' l'impasto e poi metto a scaldare una pentola di acqua salata.
Mi preparo una pirofila accanto e col cucchiaio lascio cadere pezzetti di impasto nell'acqua che bolle.
Formo pochi pezzi alla volta per non abbassare la temperatura dell'acqua e li scolo appena risalgono in superficie.
Li adagio nella pirofila unta d'olio e quando uno strato è completo li spolvero con formaggio grattugiato e un filino d'olio, poi ripeto un nuovo strato e condisco nuovamente. Macino un po' di pepe (facoltativo) e cospargo con una manciata di pinoli.
Quando ho finito l'impasto posso anche coprire la pirofila e tenerla pronta da scaldare dopo qualche ora, oppure la inforno subito per pochi minuti a 200°.
venerdì 31 maggio 2013
Baccalà con capperi e olive di Kalamata
Happy friday to all! che bello il venerdì!
Ricettina facilissima, poi col baccalà che volete farci? è buono da solo, appena condito da un filo d'olio, ancora meglio con qualche oliva e dei capperi molto ma molto ben dissalati.
I capperi sotto sale stanno a quelli in aceto, per sapore, come il baccalà sta al merluzzo fresco.
Tutta un'altra storia.
Poi, se vi piacciono o se vi aggrada, potete anche aggiungere qualche tocchetto di patata bollita a quest'insalata, che potrete servire indistintamente calda, tiepida o fredda. La preparate con calma il mattino e ve la ritrovate pronta per pranzo o cena.
L'importante è condirla con olive di ottima qualità, verdi o nere non importa, basta che siano saporite senza eccedere in sale.
Io ho sempre la mia scorta personale grazie a Georgia, ma ho notato che compaiono sempre più spesso sui banchi di alcuni venditori ben riforniti.
Ricetta facile e veloce se non si contano i tempi di riposo, il baccalà cuoce in poco tempo.
Dosi per 4
-ricetta-
600 g baccalà ammollato
25 olive nere di Kalamata
30 g capperi salati
prezzemolo
cipollotto
olio evo
succo di limone
pepe
Metto i capperi in ammollo in una ciotolina con acqua fresca per almeno 15', cambiandola due volte. Poi li sciacquo e li strizzo.
In una pentola metto il baccalà in acqua fredda, porto a ebollizione, abbasso la fiamma e faccio cuocere 15'.
Spengo, lascio che il pesce intiepidisca poi lo spolpo, eliminando lische e pelle.
Lo lascio a falde piuttosto grandi.
In una terrina condisco il cipollotto tritato finissimo col prezzemolo in 50 ml di olio, macino un po' di pepe. Metto anche i capperi e le olive e un po' di succo di limone.
Lascio in infusione per altri 15' prima di aggiungere il pesce, mescolo con delicatezza e lascio riposare ancora qualche minuto.
Se voglio completare con le patate le faccio insaporire nell'infusione tagliandole a cubetti.
Ricettina facilissima, poi col baccalà che volete farci? è buono da solo, appena condito da un filo d'olio, ancora meglio con qualche oliva e dei capperi molto ma molto ben dissalati.
I capperi sotto sale stanno a quelli in aceto, per sapore, come il baccalà sta al merluzzo fresco.
Tutta un'altra storia.
Poi, se vi piacciono o se vi aggrada, potete anche aggiungere qualche tocchetto di patata bollita a quest'insalata, che potrete servire indistintamente calda, tiepida o fredda. La preparate con calma il mattino e ve la ritrovate pronta per pranzo o cena.
L'importante è condirla con olive di ottima qualità, verdi o nere non importa, basta che siano saporite senza eccedere in sale.
Io ho sempre la mia scorta personale grazie a Georgia, ma ho notato che compaiono sempre più spesso sui banchi di alcuni venditori ben riforniti.
Ricetta facile e veloce se non si contano i tempi di riposo, il baccalà cuoce in poco tempo.
Dosi per 4
-ricetta-
600 g baccalà ammollato
25 olive nere di Kalamata
30 g capperi salati
prezzemolo
cipollotto
olio evo
succo di limone
pepe
Metto i capperi in ammollo in una ciotolina con acqua fresca per almeno 15', cambiandola due volte. Poi li sciacquo e li strizzo.
In una pentola metto il baccalà in acqua fredda, porto a ebollizione, abbasso la fiamma e faccio cuocere 15'.
Spengo, lascio che il pesce intiepidisca poi lo spolpo, eliminando lische e pelle.
Lo lascio a falde piuttosto grandi.
In una terrina condisco il cipollotto tritato finissimo col prezzemolo in 50 ml di olio, macino un po' di pepe. Metto anche i capperi e le olive e un po' di succo di limone.
Lascio in infusione per altri 15' prima di aggiungere il pesce, mescolo con delicatezza e lascio riposare ancora qualche minuto.
Se voglio completare con le patate le faccio insaporire nell'infusione tagliandole a cubetti.
giovedì 30 maggio 2013
Orecchiette fave e pomodorini
Piove si, sempre a dirotto, piove no, per poco, tira molto vento e non fa caldo per nulla.
Adesso per esempio c'è un po' di sole, quanto durerà? Che tempo! Ne abbiamo tutti piene le tasche, passeremo dal cappotto al costume da bagno senza aver modo di adeguarci alle temperature. Provo almeno a mettere un po' di colore e sapore nel piatto.
Ho sbirciato la foto di questo piatto in una rivista dalla parrucchiera, mi ha colpito la sua semplicità, tanto che non ho neanche preso appunti, felice di poter utilizzare ancora un po' delle orecchiette fatte a mano dalla nonna di un pazientino.
Le fave basta stufarle un pochino con un cipollotto e i pomodorini sono cotti in forno. Operazione che faccio spesso preparandoli la sera, ne cuocio un po' e poi li utilizzo in vari modi per qualche giorno, io sono pomodoro dipendente, ne mangio ogni giorno sia crudi che cotti di tutte le specie possibile, datterini, ciliegini, camoni, cuore di bue, uso un po' meno i ramati perchè spesso hanno poco sapore.
Come fare i ciliegini al forno potete leggerlo qui.
Se utilizzate orecchiette secche industriali pesatene un po' di più perchè rendono meno.
Un piatto semplice, tricolore, pieno di sapore ma leggero.
Dosi per 4
-ricetta-
350 g orecchiette fresche
300 g fave già sgusciate
350 g pomodorini cotti al forno
1 cipollotto grande
olio evo
sale, pepe
formaggio grattugiato
Affetto sottile il cipollotto pulito e lo faccio appassire dolcemente con un po' d'olio, quindi aggiungo le fave sbollentate e private anche della pellicina e le faccio stufare per circa 10'.
Lesso le orecchiette in acqua bollente salata e le scolo versandole nella padella delle fave, mescolo anche i pomodori e lascio insaporire 2' poi le metto in una pirofila che possa andare in tavola e spolvero col formaggio, nel piatto aggiungo un filo d'olio a crudo e un po' di pepe.
nota a margine, off topic
Stamattina sono incappata in questa lettera-testamento di Franca Rame, è uno scritto bellissimo.
Mi è venuta voglia di costruire un'apposita pagina per archiviare 'parole degne di nota'.
Se volete leggerlo lo trovate qui, prendetevi 10 minuti...
Adesso per esempio c'è un po' di sole, quanto durerà? Che tempo! Ne abbiamo tutti piene le tasche, passeremo dal cappotto al costume da bagno senza aver modo di adeguarci alle temperature. Provo almeno a mettere un po' di colore e sapore nel piatto.
Ho sbirciato la foto di questo piatto in una rivista dalla parrucchiera, mi ha colpito la sua semplicità, tanto che non ho neanche preso appunti, felice di poter utilizzare ancora un po' delle orecchiette fatte a mano dalla nonna di un pazientino.
Le fave basta stufarle un pochino con un cipollotto e i pomodorini sono cotti in forno. Operazione che faccio spesso preparandoli la sera, ne cuocio un po' e poi li utilizzo in vari modi per qualche giorno, io sono pomodoro dipendente, ne mangio ogni giorno sia crudi che cotti di tutte le specie possibile, datterini, ciliegini, camoni, cuore di bue, uso un po' meno i ramati perchè spesso hanno poco sapore.
Come fare i ciliegini al forno potete leggerlo qui.
Se utilizzate orecchiette secche industriali pesatene un po' di più perchè rendono meno.
Un piatto semplice, tricolore, pieno di sapore ma leggero.
Dosi per 4
-ricetta-
350 g orecchiette fresche
300 g fave già sgusciate
350 g pomodorini cotti al forno
1 cipollotto grande
olio evo
sale, pepe
formaggio grattugiato
Affetto sottile il cipollotto pulito e lo faccio appassire dolcemente con un po' d'olio, quindi aggiungo le fave sbollentate e private anche della pellicina e le faccio stufare per circa 10'.
Lesso le orecchiette in acqua bollente salata e le scolo versandole nella padella delle fave, mescolo anche i pomodori e lascio insaporire 2' poi le metto in una pirofila che possa andare in tavola e spolvero col formaggio, nel piatto aggiungo un filo d'olio a crudo e un po' di pepe.
nota a margine, off topic
Stamattina sono incappata in questa lettera-testamento di Franca Rame, è uno scritto bellissimo.
Mi è venuta voglia di costruire un'apposita pagina per archiviare 'parole degne di nota'.
Se volete leggerlo lo trovate qui, prendetevi 10 minuti...
mercoledì 29 maggio 2013
Tartare di manzo, condita sì, condita no
Col diluvio che c'è in atto non è proprio il piatto del giorno, ma quando l'ho preparata alcuni giorni fa c'era il sole, casualmente.
La tartare è un piatto che mi piace molto, facilissimo da fare ma dal gusto molto personale.
Infatti sul condimento della bistecca alla tartara ognuno ha le sue preferenze, tant'è vero che pur amandola molto non la chiedo mai al ristorante, nemmeno quando leggo che è tagliata a coltello, finisce sempre che litigo con lo chef o con il comis di sala perchè non sono d'accordo su come vorrebbero condirla.
Sono pochi gli ingredienti tradizionali che io metto nel condimento, fosse per me condirei solo con sale e un filo d'olio, oppure solo tuorlo con sale e pepe, ma ogni tanto faccio un'eccezione aggiungendo limone e senape.
E' capitato per esempio, da uno chef particolarmente insistente nella regione dello Champagne, che mi lasciassi convincere a mangiare quella che, secondo lui, era la 'meilleure tartare du monde'. Accidenti a lui, sapeva di tutto tranne che di carne. Troppi cetriolini, troppa senape, troppa Worcester, troppa cipolla, tuorlo d'uovo, troppo tutto.
L'ho deluso non apprezzandola, mai quanto lui ha deluso me rovinando un bel pezzo di controfiletto tagliato magistralmente a coltello.
Perciò oggi vi racconto il massimo di quello che sopporto io come condimento, e no, niente taglio a coltello stavolta, la carne era già macinata.
I carciofini in salamoia sono il gentile dono di una nonna, completamente diversi dai miei sott'olio, questi sono in conserva senza olio, molto sbiancati ma niente male. Gli immancabili pomodori di contorno, ma può andare bene anche un'insalata.
-ricetta-
circa 150 g polpa a testa
maionese con senape
succo di limone
sale in fiocchi, pepe
Mescolo in una boule la carne con un pizzico di sale, pepe macinato fresco, mezzo cucchiaio di maionese mista a senape medio-forte per persona, bagno con un cucchiaio di succo di limone e mescolo per amalgamare. Trasferisco la carne in una ciotolina rivestita di pellicola, la comprimo e la lascio riposare 15', poi la sformo sul piatto, completo con il contorno ed è pronto.
La tartare è un piatto che mi piace molto, facilissimo da fare ma dal gusto molto personale.
Infatti sul condimento della bistecca alla tartara ognuno ha le sue preferenze, tant'è vero che pur amandola molto non la chiedo mai al ristorante, nemmeno quando leggo che è tagliata a coltello, finisce sempre che litigo con lo chef o con il comis di sala perchè non sono d'accordo su come vorrebbero condirla.
Sono pochi gli ingredienti tradizionali che io metto nel condimento, fosse per me condirei solo con sale e un filo d'olio, oppure solo tuorlo con sale e pepe, ma ogni tanto faccio un'eccezione aggiungendo limone e senape.
E' capitato per esempio, da uno chef particolarmente insistente nella regione dello Champagne, che mi lasciassi convincere a mangiare quella che, secondo lui, era la 'meilleure tartare du monde'. Accidenti a lui, sapeva di tutto tranne che di carne. Troppi cetriolini, troppa senape, troppa Worcester, troppa cipolla, tuorlo d'uovo, troppo tutto.
L'ho deluso non apprezzandola, mai quanto lui ha deluso me rovinando un bel pezzo di controfiletto tagliato magistralmente a coltello.
Perciò oggi vi racconto il massimo di quello che sopporto io come condimento, e no, niente taglio a coltello stavolta, la carne era già macinata.
I carciofini in salamoia sono il gentile dono di una nonna, completamente diversi dai miei sott'olio, questi sono in conserva senza olio, molto sbiancati ma niente male. Gli immancabili pomodori di contorno, ma può andare bene anche un'insalata.
-ricetta-
circa 150 g polpa a testa
maionese con senape
succo di limone
sale in fiocchi, pepe
Mescolo in una boule la carne con un pizzico di sale, pepe macinato fresco, mezzo cucchiaio di maionese mista a senape medio-forte per persona, bagno con un cucchiaio di succo di limone e mescolo per amalgamare. Trasferisco la carne in una ciotolina rivestita di pellicola, la comprimo e la lascio riposare 15', poi la sformo sul piatto, completo con il contorno ed è pronto.
martedì 28 maggio 2013
Riso bamboo dello Yunnan con ortiche e fave
Accidenti, caspiterina, perdincibacco! Ho guardato per caso il contatore delle visite e sono rimasta a bocca aperta! Ieri hanno varcato la soglia di 200.000. Grazie a tutti, in meno di 700 giorni mi sembrano tantissime.
Tra poco spegnerò la seconda candelina del mio blog e sono felice che vi piaccia così tanto. Grazie, ancora grazie! Auguro buona cucina a tutti voi che quotidianamente cliccate per aggiornarvi sulle mie proposte culinarie e sulle mie chiacchierate.
Adesso vi parlo di una stranezza scovata sugli scaffali di due botteghe delle meraviglie, la prima volta da Zabar's a NYC, poi da Izrael a Paris.
Avevo già acquistato questo riso a New York e quando l'ho ritrovato a Parigi l'ho riportato a casa perchè mi era piaciuto.
Ha un chicco piccolo e tondo e un colore verde salvia. Di più su di lui non sono riuscita a scovare.
Le coltivazioni di riso nella provincia dello Yunnan credo siano una delle meraviglie del mondo, le foto dall'alto delle terrazze coltivate hanno fatto il giro del pianeta. Questa regione all'estremo sud-ovest della Cina è anche ricchissima di minerali, il suo nome, tradotto, significa a sud delle nuvole. Sempre poetici, coi nomi, i cinesi!
Verde con verde ho sposato il riso con un trito di fave e con delle ortiche sbollentate e tritate, mantecando con un po' di formaggio erborinato, cuocendolo a risotto invece che bollito come suggerisce la confezione.
Se non avete modo di trovare questo particolare tipo di riso, cucinate un riso bianco profumato sempre con gli stessi ingredienti, verrà buono lo stesso. Idem per le ortiche, sostituitele con spinaci o erbette.
A volte uso ingredienti particolari per spronarvi a fare acquisti strani quando ve ne andate in giro per l'Italia e per il mondo, non fate come certe persone che conosco che usano un solo tipo di pasta o una sola marca di riso o di pelati, che noia che barba!
Ho trovato i limoni di Sorrento che hanno una scorza profumatissima, ne basta appena un'idea.
-ricetta-
320 g riso
150 g fave sbollentate
un pugno di ortiche cotte
1 cipollotto
100 g zola o altro bleu
olio evo
buccia di limone
sale
Faccio soffriggere il trito di fave con un cipollotto ugualmente tritato fine in un velo d'olio salando un pochino, poi verso il riso e lo faccio tostare prima di aggiungere acqua bollente, poca alla volta.
Dopo 10' aggiungo le ortiche strizzate e tritate a coltello e continuo la cottura sino a che il riso non è al dente. Assaggio se va bene di sale prima di mantecare col formaggio. Copro e lascio riposare pochi minuti prima di servire grattugiando poca scorza di limone nel piatto.
lunedì 27 maggio 2013
Piccoli flan di ortiche
Ancora ortiche? sì, finchè ce n'è!
In questi giorni ogni spostamento è complicato per via della ridotta viabilità per la frana (e chissà quanto durerà), per percorrere 600 m bisogna: a) fare pochi metri fermarsi e scendere, b) spostare i cavalletti, c) fare pochi metri fermarsi e scendere, d) richiudere i cavalletti, quindi dopo 300 m ripetere da a) a d). E' ovvio che, nei rari momenti che non diluvia, mi è comodo scendere sulla riva a raccogliere le ortiche e usarle al posto di erbette e spinaci, come invece potrete fare voi in alternativa. La mia fornita dispensa mi consente di diradare le uscite per la spesa.
Questi piccoli flan si fanno subitissimo, vanno bene come antipasto o come secondo, se presentati in tavola appena sfornati rimangono ben gonfi. Se non volete complicarvi la vita cuocetene uno grande in uno stampo da 18/20 cm.
Tiepidi o freddi sono ottimi per un buffet.
-ricetta-
circa 200 g ortiche sbollentate
1 cipollotto
2 uova
100 ml latte
60 ml panna
40 g farina
40 g pecorino grattugiato
olio evo
sale, pepe
Trito le ortiche e le faccio insaporire 5' nel cipollotto tritato e fatto appassire in un velo d'olio.
Salo appena.
Intanto sbatto le uova col latte e con la panna, aggiungo la farina, un altro pizzico di sale, del pepe e il pecorino, per ultimo verso le ortiche.
Trasferisco il composto a cucchiaiate in uno stampo da tartellette o in una teglietta singola unta d'olio.
Nel frattempo ho scaldato il forno portandolo a 180° dove cuocio i flan per circa 30'.
Sforno e sformo, poi porto in tavola.
In questi giorni ogni spostamento è complicato per via della ridotta viabilità per la frana (e chissà quanto durerà), per percorrere 600 m bisogna: a) fare pochi metri fermarsi e scendere, b) spostare i cavalletti, c) fare pochi metri fermarsi e scendere, d) richiudere i cavalletti, quindi dopo 300 m ripetere da a) a d). E' ovvio che, nei rari momenti che non diluvia, mi è comodo scendere sulla riva a raccogliere le ortiche e usarle al posto di erbette e spinaci, come invece potrete fare voi in alternativa. La mia fornita dispensa mi consente di diradare le uscite per la spesa.
Questi piccoli flan si fanno subitissimo, vanno bene come antipasto o come secondo, se presentati in tavola appena sfornati rimangono ben gonfi. Se non volete complicarvi la vita cuocetene uno grande in uno stampo da 18/20 cm.
Tiepidi o freddi sono ottimi per un buffet.
-ricetta-
circa 200 g ortiche sbollentate
1 cipollotto
2 uova
100 ml latte
60 ml panna
40 g farina
40 g pecorino grattugiato
olio evo
sale, pepe
Trito le ortiche e le faccio insaporire 5' nel cipollotto tritato e fatto appassire in un velo d'olio.
Salo appena.
Intanto sbatto le uova col latte e con la panna, aggiungo la farina, un altro pizzico di sale, del pepe e il pecorino, per ultimo verso le ortiche.
Trasferisco il composto a cucchiaiate in uno stampo da tartellette o in una teglietta singola unta d'olio.
Nel frattempo ho scaldato il forno portandolo a 180° dove cuocio i flan per circa 30'.
Sforno e sformo, poi porto in tavola.
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