mercoledì 14 maggio 2014

Formaggio alla piastra/griglia

Quando si dice fare di necessità virtù!
Avevo acquistato un bel pezzo di Branzi, tipico formaggio DOP delle Orobie che prende il nome dall'omonimo paese dell'alta Val Brembana, provincia di Bergamo.
Formaggio ricavato da latte intero, a pasta cotta, matura per minimo 60 gg. Evidentemente il bel pezzo che ho acquistato è stato prodotto in pieno inverno e pertanto con vacche alimentate con foraggi secchi che poco sapore rilasciano nel latte. Fatto sta che l'aspetto era fantastico ma il sapore, ahimè, scarso.
Non mi sono persa d'animo, certo non potevo utilizzarlo in una polenta pasticciata perciò ne ho ricavato fette regolari che ho passato velocemente sulla piastra caldissima, il tempo di farlo fondere leggermente.
Beh, che ve lo dico a fare? cotto così è diventato buonissimo e succoso. Filante e saporito.
Con un pezzo di pan focaccia e un pomodoro cuore di bue, tagliato a fettine sottili, ho risolto il pranzo.
Che ne dite? In più in questa stagione pre-estiva, si può acquistare a buon prezzo.
Dosi secondo le vostre necessità.

-ricetta-
formaggio Branzi a fette spesse, circa 110 g ciascuna
pomodori costoluti o cuore di bue
pane/focaccia
olio evo
sale

Affetto pane e pomodori e li divido tra i piatti, spolverandoli con un pizzico di sale e condendoli con un filo d'olio.
Scaldo una bistecchiera/piastra antiaderente, quando è rovente verso un goccio di olio e vi adagio le fette di formaggio. Lascio che si formi una leggera crosticina e le giro aiutandomi con una paletta quindi, appena vedo che iniziano a fondere, le trasferisco nei piatti.
Sono eccezionali appena spadellate.

lunedì 12 maggio 2014

Trofie al pesto di pistacchi e patate viola

Che fare con una confezione di pesto di pistacchi trovata nei pacchi dono natalizi?
Le classiche trofie, ovviamente. Ma, come mio solito, pretendevo di aggiungere un tocco di colore insolito e ho cotto la pasta assieme a dadi di patate viola, che ahimé qui da noi non sono viola intenso come le vitelotte vere. Nemmeno il pesto se è per quello era uguale a quello che mi portava da Vittoria la mia amica Mara e ho sbagliato, forse, a diluirlo troppo poco.
Quindi alla fine l'aspetto del piatto, col pesto di un colore verde smorto e le patate appena lilla, non era quello che mi ero figurata nella testa ma il gusto non mancava.
Dosi per 4

-ricetta-
300 g trofie secche
300 g patate viola
150 g pesto di pistacchi
olio evo
sale
Sbuccio le patate e le taglio a dadi regolari. Scaldo in una pentola l'acqua per cuocere la pasta e quando inizia a intiepidire verso le patate, al bollore la salo e aggiungo le trofie.
Porto tutto a cottura e nel frattempo stempero il pesto con un mestolino d'acqua di cottura della pasta e due cucchiai di olio in una terrina.
Scolo pasta e patate e le condisco col pesto.

domenica 11 maggio 2014

Petits Pains au Chocolat

Oggi come da tradizione, essendo la seconda domenica di maggio, è la festa della mamma.
Auguri a tutte le mamme, inclusa la mia Giulietta. Festeggiamo con un dolce? Facile facile.
Vi coglie mai una una voglia improvvisa di dolce e avete in casa almeno un vasetto di crema alle nocciole (tanto per non fare nomi...) e un rotolo di pasta sfoglia rettangolare?
In meno di 30' potrete preparare una dozzina di piccoli dolcetti, esattamente uguali a quelli che sfornano ogni mattina le boulangeries francesi, friabilissime sfoglie contenenti cioccolato, che si sciolgono in bocca in una nuvola di piccole briciole.
Sono così veloci da fare che si preparano in pochissimo tempo, per un fine pasto, dopo cena o per merenda.
Se poi siete golosissimi, invece che ritagliare 12 dolcetti, potrete farcirne solo 6 oppure 8.
Buona domenica! Io per la prossima prevedo di gustarli in loco, il pain au chocolat è la mia colazione abituale in Francia e sono sicura che troverò una boulangerie che ne avrà sfornati di freschi in Rue d'Antibes, a Cannes. A presto...

-ricetta-
1 rotolo di pasta sfoglia rettangolare
1 vasetto di crema di nocciole
1 tuorlo
fave di cacao (facoltative)
Accendo il forno portandolo a 200° e rivesto una placca di cartaforno.
Stendo la sfoglia su un tagliere. La divido in 4 strisce per il lato lungo e poi inizio a spalmare ogni striscia con la crema al cioccolato.
Divido il nastro in 3 pezzi, li arrotolo e li appoggio sulla placca, ben distanziati.
Preparo così gli altri 9 rotolini e li spennello con il tuorlo leggemente sbattuto assieme a un goccio d'acqua.
Se le ho in casa, trito alcune fave di cacao e le spargo sopra i petits pains.
Inforno la placca cuocendo per 10/15'.
Li sforno e li lascio intiepidire prima di poggiarli su un piattino.

sabato 10 maggio 2014

Sablés salati al formaggio e curry con sesamo



Buon sabato a tutti! Oggi sarei andata volentieri a Torino al Salone del Libro ma in questo mese ho già in programma troppe trasferte per cui è meglio che me stia buona buona a casa, a preparare il pranzo per il 5° incontro di degustazione sui vini di Borgogna. Prima o poi riuscirò a trovare l'anno giusto e il week end adatto per immergermi nel profumo di stampa; con un po' di fatica mi sono ormai abituata a leggere in formato elettronico ma un libro cartaceo è tutta un'altra storia. Il digitale è la forma perfetta per i romanzi leggeri quando, invece, incappo in un buon libro sento la necessità di vederlo stampato su carta e ammassato tra gli altri in libreria.
Quindi parliamo di cucina e, nello specifico, di questi biscottini salati ottimi per un antipasto, basta accompagnarli a una mousse di formaggio o di salumi, buoni anche da soli, se ne preparate una buona dose faranno un figurone sulla tavola di un buffet e si conservano fragranti sino a una settimana, racchiusi in sacchetti di polietilene.
Bellissima idea regalo per amici golosi, li ho serviti come entrées assieme a paté vari. Io li trovo deliziosi da soli e, se per caso non vi piacciono i semi di sesamo (o siete allergici come l'amica Ester), decorateli con semi di papavero, di zucca o girasole, o semplice paprica in polvere.
Idem, non amate il sapore del curry? Usate, per aromatizzare l'impasto, paprica oppure cipolla disidratata, curcuma o semi di finocchio/anice/cumino pestati, oppure pepe nero.
Lasciateli rustici come escono dopo aver affettato il rotolino che, per comodità, avvolgo in pellicola e faccio raffreddare in frigorifero prima di tagliare e infornare. Hanno un aspetto più naturale a parer mio.
Vi dimenticate i rotolini in frigorifero? (non avete idea di quante volte mi capiti ma, sapete com'è quando si ha tanta carne al fuoco e non si controlla bene il ruolino di marcia, può succedere!) Poco male, quando li ripescate affettateli e metteteli in forno.
Dosi per circa 24 pezzi

-ricetta-
225 g farina
180 g grana o parmigiano grattugiato
100 g burro morbido
2 tuorli + 2 albumi per spennellare
1 cucchiaino di lievito per salati
1 cucchiaio di curry
semi di sesamo
sale
Mescolo in una boule la farina con formaggio, curry, sale e lievito. Impasto questo composto con i tuorli e il burro a dadini e compatto meglio che posso la massa che sembra sbriciolarsi, formando due salametti che avvolgo nella pellicola e metto in frigorifero a riposare per un'ora. Avvolgendoli nella pellicola non dovrò stendere e reimpastare gli scarti, una bella comodità.
Trascorso questo tempo, accendo il forno a 180° e taglio la pasta a fettine spesse un cm circa.
Dispongo i sablés su una placca rivestita di cartaforno, li spennello con gli albumi leggermente sbattuti e li spolvero coi semi che ho scelto.
Inforno la placca e faccio cuocere i biscottini per circa 15/20', quando hanno assunto un bel colore dorato sono pronti. Io mi fido del mio naso, l'olfatto non tradisce e quando dal forno si sviluppa un aroma di cotto son pronti. Li stacco dalla carta e li faccio raffreddare su una gratella.

giovedì 8 maggio 2014

Involtini saporiti di carne, speck e formaggio

Buongiorno! Ho scritto genericamente di carne perché lascio a voi la scelta di quale fettina usare da rivestire e riempire. Potete spaziare come volete, lonza di maiale, fettine di petto di pollo o tacchino, vitello. Quello che più vi aggrada, tanto lo speck si abbina con tutte.
Ho scoperto questo semplice modo di servire la carne dal mio macellaio altoatesino, senza aggiungere sale si ottengono saporiti e succulenti sigari di carne che cuociono in pochi minuti in padella oppure in forno. Si preparano velocemente, già che ci siete potete prepararne molti e poi suddividerli in porzioni e insacchettarli sottovuoto, per conservarli 'sempre pronti' in freezer, per qualche mese.
Preparandoli noi in casa, abbiamo la certezza di sapere la qualità degli ingredienti e hanno un costo inferiore. Per comodità di taglio e forma, uso lonza di maiale e calcolo almeno tre involtini per persona.
Se preferite il pollo, un petto intero basterà per 4 persone.
Dosi per 6

-ricetta-
600 g lonza maiale
18 fettine sottili di speck
200 g formaggio (latteria, fontina, emmental)
vino bianco

Affetto la carne molto sottile, casomai la passo per breve tempo nel congelatore per riuscire meglio a tagliarla. Appoggio su un tagliere una fettina di speck, sopra ne metto una di carne e al centro pongo un bastoncino di formaggio. Arrotolo stretto dal lato corto, non occorre fermare i sigari con uno stecchino, si incollano da soli.
Scaldo una padella antiaderente, ci appoggio gli involtini e li faccio rosolare a fuoco medio in modo uniforme, scuotendo appena la padella o maneggiandoli con una pinza. Sfumo con un dito di vino bianco che deve evaporare e asciugare a fiamma alta quindi spengo e copro, lasciandoli riposare 10' prima di servirli. Qui in foto sono accompagnati da cotolettine di sedano rapa.

mercoledì 7 maggio 2014

Gelée di peonie

Nel mio piccolo giardino terrazzato ho due piante di peonie, di quelle legnose dette arbustive, i cui rami rimangono spogli durante l'inverno.
Hanno più di 60 anni, sono state piantate quando costruirono per la prima volta questa casetta e, quando l'abbiamo ristrutturata nel '97, ho combattuto con i denti per salvarle dalla furia distruttrice dei muratori, ero arrivata a essere il loro incubo quotidiano. Ma alla fine l'ho vinta io e i miei cespugli continuano ogni anno a fiorire rigogliosamente, tutti insieme, purtroppo.
La pianta delle peonie, originaria di Cina e Giappone, ha una fioritura effimera, cespugli grossi quanto i miei prolungano la fioritura per massino 10/15 giorni.
Prima che le magnifiche e profumate corolle sfioriscano del tutto ne raccolgo alcune per fare la gelatina, una dolce e profumata texture rosa ciclamino che abbino a formaggi molto saporiti o erborinati.
Ne avevo prodotto alcuni vasetti l'anno dopo che mi sono insediata in questa casa, poi mi ero completamente scordata di rifarla. Anche perchè, troppo spesso fioriscono o mentre siamo assenti, per uno dei nostri brevi viaggi, o perché le piogge a dirotto rovinano tutto.
Ma stavolta ci sono riuscita. La loro fioritura è durata sino a Pasqua, e già si è prolungata, tanto lo so che non arrivano mai sino ad oggi, non festeggio mai il mio compleanno con un mazzo odoroso dei loro fiori.
Può capitare di trovare gelatina di petali di rosa, ma vi assicuro che anche questa di peonie non è da sottovalutare e ha una punta di tannicità in più. Perfetta con formaggi mediamente stagionati di capra.
Casomai anche voi aveste delle piante di peonie in giardino, provateci! Basta che siano totalmente nature, le mie vengono concimate solo per l'invernaggio. Niente altro che acqua per la loro crescita. E un buon terreno, ovvio. Ma quello ce lo ha regalato la natura.
Calcolate che circa 10 corolle grandi danno un etto di petali, sufficienti per 2/3 vasetti mignon.
Lo sciroppo di rose, che acquisto in Provenza, serve a rafforzare il profumo, ma andrebbe bene anche dell'acqua di rose per uso alimentare, ancor più difficile da reperire.

-ricetta-
100 g petali peonie
400 g acqua
200 g zucchero
2 cucchiai da tavola di sciroppo di rose
2 cucchiai da tavola di succo di limone
2 semi di una stella di anice
5 g pectina
Sfoglio le peonie e metto i petali in una pentola con l'acqua. Scaldo sino a ebollizione, poi faccio appassire piano per 10 minuti. Trasferisco la massa di petali in un colino e recupero tutto il liquido, che lascio pazientemente scolare e da ultimo strizzo anche tutti i petali.
Raccolgo il liquido ricavato nella stessa pentola, verso lo zucchero e la pectina e faccio bollire sino a che addensa. Quando comincia a gelificare metto anche il succo di limone e lo sciroppo di rose.
Verso la gelatina in piccoli vasetti sterilizzati, chiudo e capovolgo.
Quando sono freddi li rigiro e li conservo in cantina.

lunedì 5 maggio 2014

Risotto bufala, lardo e olive

Della serie, cosa ti cucino adesso? Inaspettatamente è arrivata un'amica a casa e, dopo un paio d'ore di chiacchiere, si è fatta ora di pranzo. Conoscendo la sua non passione per l'atto di cucinare, inversamente proporzionale al suo amore per il cibo, l'ho invitata a restare a pranzo, attendevo già il rientro dalla metropoli del consorte.
Avevo fatto male i conti con la dispensa, dove c'era poco o nulla, il rifornimento settimanale lo avrei fatto solo nel pomeriggio.
Dunque: dopo un breve check, ho trovato olive, lardo di Arnad, una mozzarella di bufala e qualche asparago già cotto.
E vabbè, poteva bastare. Pasta o riso? naaa, la pasta si sarebbe incollata col fiordilatte, meglio un risotto che sarebbe diventato filante. Tanto tra scaldare l'acqua e cuocere la pasta e cuocere un risotto, i tempi sono pressoché uguali.
Il lardo di Arnad, paesino della Valle d'Aosta, ha un sapore più gentile di quello di Colonnata, l'ho usato per salare e regalare un filo di grassezza al risotto.
Dosi per 4

-ricetta-
320 g riso Carnaroli, Vialone nano, Arborio
150 g mozzarella di bufala
60 g lardo Arnad
30 g olive taggiasche denocciolate
4/5 asparagi interi cotti
1 piccolo cipollotto o mezzo porro
olio evo
sale
Trito in modo grossolano il lardo, dopo che ho eliminato il rosmarino che serve ad aromatizzarlo.
Taglio a quadretti la mozzarella, cercando di eliminare più latticello possibile.
Sgocciolo le olive dall'olio di conservazione.
Scaldo un velo d'olio nella pentola dei risotti, ci metto a sudare il cipollotto pulito e tritato assieme al lardo, quindi aggiungo anche gli asparagi tagliati a pezzetti, che lascio insaporire.
Verso il riso, lo faccio rosolare in modo che si tosti bene a fiamma vivace e comincio a bagnarlo con acqua bollente. Lo porto a cottura aggiungendo altra acqua caldissima a mestoli.
Quando è quasi cotto aggiungo le olive, lo lascio piuttosto ricco di liquidi e spengo. Regolo di sale, se occorre.
Verso a questo punto i dadini di bufala e manteco mescolando, coprendo e lasciando riposare per circa 5'.
Lo porziono nei piatti e servo subito. Buon appetito!

domenica 4 maggio 2014

Bugnes Stéphanoises

Come per le chiacchiere nostrane, la storia delle bugnes parte da molto lontano, sin dall'epoca romana, quando tradizionalmente venivano preparate per carnevale.
Sono poi approdate nel ducato di Savoia e infine sono diventate il dolce tipico di tutta la fascia francese che abbraccia Lione e la Valle del Rodano e il Delfinato sino alla Francia Contea, passando per Saint-Étienne, dove le fanno alte e soffici, mentre a Lione sono sottili e croccanti e, nel 1800, si preparavano anche durante la Quaresima ma senza latte burro e uova, ossia con pasta fritta fatta di farina, acqua e lievito, una vera quaresima!
Ho seguito la ricetta di Saint-T'É, quindi le mie sono morbide e soffici, profumate con acqua di fiori d'arancio ma si possono aromatizzare, a piacere, con buccia di limone o rum.
Essendo morbide si mantengono fragranti per un paio di giorni al massimo, quindi vi consiglio, al contrario delle chiacchiere, di cuocerne una dose giusta in modo che non ne avanzino.
Pertanto ho aggiustato le dosi per farne un bel vassoio per 6/8 persone, vedrete che non ne resterà neanche una briciola.
Ho avuto solo una volta la fortuna di assaggiarle in loco, deliziosamente profumate ai fiori d'arancio, eravamo in costa del Rodano per la settimana della Découverte en Côte du Rhône (manifestazione enologica che si tiene ogni due anni nella regione) e le panetterie le offrivano in entrambe le varianti.
L'impasto rimane piuttosto morbido, meglio lasciarlo riposare in frigorifero qualche ora e poi stenderlo non troppo sottile, non è affatto dolce ma, come per le chiacchiere, ci penserà lo zucchero a velo che le ricopre a compensare.
Come d'abitudine vi auguro una buona, dolce domenica.
Dosi per 8

-ricetta-
350 g farina
75 g burro morbido
50 g fecola
30 g zucchero
2 uova
100 ml latte
3 cucchiai da tavola di acqua fiori d'arancio
1 bustina di lievito di birra disidratato
sale
zucchero a velo per decorare
olio arachidi per friggere
Impasto nella planetaria tutti gli ingredienti (tranne lo zucchero a velo), lavoro sino ad ottenere una palla liscia e morbida, la metto in un contenitore e la sigillo con pellicola prima di riporla in frigorifero a riposare per qualche ora.
Intanto preparo la macchina per tirarle, ho la fortuna di usare un'Imperia a motore, ma la nonna papera tradizionale a manovella o il mattarello, vanno ugualmente bene.
Tiro la pasta piuttosto spessa, ne ricavo dei fazzoletti piuttosto grandi che incido con due tagli verticali. Li allineo su vassoi spolverati di farina e li copro per non farli asciugare troppo. Reimpasto i ritagli e tiro nuove sfoglie fino a che non ho terminato tutta la pasta.
Scaldo abbondante olio nella padella per friggere e ci cuocio due, massimo tre, bugnes alla volta, le faccio colorare da entrambi i lati poi le metto a scolare su carta da cucina.
Man mano che raffreddano le allineo su un vassoio e le spolvero di zucchero a velo.

venerdì 2 maggio 2014

Pane e panelle

Buongiorno a tutti! Passato bene il 1° maggio? Maltempo permettendo... cerco di non lamentarmi più per non diventare noiosa, tanto ormai conoscete il mio disagio e la mia meteoropatia.
Qua non è andata troppo male, ieri.
Ne approfitto per ringraziarvi tutti, dai più fedeli (che passano di qui ogni giorno alla ricerca di nuove ricette) ai visitatori occasionali capitati qui per caso attirati, forse, da una pagina google in cui sono tra le prime proposte per un determinato argomento.
Ieri il mio piccolo blog, senza l'ausilio di banner pubblicitari né collaborazioni (per le quali non avrei comunque il tempo) né interazioni con altri food blogger, per la mia nota allergia a frequentare il web al di fuori del tempo, risicato, che già gli dedico, ha sorpassato le 400.000 visite! Io direi che è un numero imponente per nemmeno 3 anni di vita.
L'unico modo che conosco per potervi ricompensare è scrivere, per raccontarvi passo passo le mie ricette e i miei esperimenti culinari; a volte mi permetto di lasciarvi alcuni suggerimenti, del tutto slegati da qualsiasi forma di pubblicità, su prodotti scovati per caso che mi/ci hanno entusiasmato.
GRAZIE MILLE A TUTTI :)

Adesso vi racconto il mio incontro ravvicinato con le panelle. Una proposta totalmente vegetariana, l'ideale sarebbe usare mafalde tonde da riempire ma, non avendone trovate dai panettieri qui attorno, mi sono sbrigata con un filone siciliano tagliato a fette.
Ho cucinato le panelle come secondo piatto (di magro) per l'annuale ritrovo del Venerdì santo.
Siccome, per tutta una serie di motivi indipendenti dalla mia volontà, alla fine le ho dovute servire tiepide, vi raccomando vivamente di portarle in tavola caldissime, al limite del bollente, solo così la polentina di ceci è fragrante.
Tipico street food siciliano, nell'ormai lontano 2005 (mamma mia, sono trascorsi quasi 10 anni!) non avendo incrociato un panellaro in tutta Palermo abbiamo avuto miglior sorte a Marsala dove, fuori dal mercato coperto che abbiamo esplorato dopo la visita alla cantina di Marco de' Bartoli, c'era proprio un baracchino/friggitoria che serviva panini farciti di panelle.
Una delizia unica, da addentare maneggiandolo nel quadrato di carta velina in cui viene avvolto; chi lo direbbe che una semplice polentina di farina di ceci fritta possa essere tanto invitante?
Di facilissima esecuzione, bastano solo un paio di passaggi, tanto la polentina si può fare in anticipo.
Dosi per 10/12 persone

-ricetta-
300 g farina di ceci
600 ml acqua
sale
farina
olio per friggere
pane siciliano, mafalde tonde o un filone a fette
Scaldo in una pentola l'acqua salata, al bollore verso tutta la farina, mescolo velocemente per eliminare i grumi, quindi lascio che cuocia per circa 5', deve sfrigolare e staccarsi dalla parete, come una pasta da bigné.
Stendo subito la polentina su un vassoio inumidito o un piano di marmo, la livello con un mattarello umido a 1 cm di spessore e lascio raffreddare, prima di ricavare 10/12 quadrotti grandi come i panini.
Li infarino e li friggo, facendoli dorare per 3/4' da ciascun lato, in abbondante olio di arachidi.
Li scolo su carta da cucina e farcisco i panini, servendoli subito.

giovedì 1 maggio 2014

Torta al taràssaco di Conco

Ogni tanto è doveroso rendere omaggio alla produzione artigianale italiana.
Quale giorno migliore per parlare dei bravi artigiani italiani, che lavorano secondo scienza e coscienza, del giorno della festa del lavoro?
Almeno questo è quello che mi sento da fare io quando incrocio sulla mia strada di acquirente esigente e, nel mio piccolo, competente (sono modesta lo so!), piccole realtà che lavorano in modo superlativo.
E' notorio che i dolci non rientrano tra i miei alimenti preferiti, sono decisamente propensa per il salato.
Proprio perché non dipendente dallo zucchero, credo di avere quello che si potrebbe definire un "palato assoluto", un po' come alcuni fortunati dotati di orecchio assoluto per la musica.
Non sono avvezza a cibarmi di dolci per la necessità di soddisfare voglie improvvise, sin da piccola sgranocchiavo volentieri una michetta rafferma in caso di buco nello stomaco o per merenda, quindi se un dolce non è fatto più che bene me ne accorgo immediatamente e, quando incappo in qualcosa di buonissimo realizzato con ingredienti freschi, lo avverto all'istante ed è un piacere per il palato.
E a voi tocca sorbirvi la mia voglia di esternarvi queste scoperte, lo faccio con l'intento di suggerirvi qualcosa di interessante da andare a ricercare in caso di gite fuoriporta o da farsi spedire.
In occasione del weekend trascorso sull'altopiano di Asiago e dei 7 comuni, acquistai una tortina al taràssaco della pasticceria Cortese di Conco (Vi). Conco è appunto uno dei sette comuni facenti parte dell'altopiano.
Mi colpì subito il buon sapore di burro, farina e uova mescolato alla delicata fragranza di fiori e foglie della tipica piantina spontanea, che tappezza l'altopiano in primavera. Una piccola torta, la pezzatura è di 300 g, ideale per 6/8 commensali, fatta come la si potrebbe realizzare in cucina con buon burro di montagna e uova fresche.
Molto incuriosita, appena tornata a casa mi misi in contatto con la pasticceria Cortese e, dopo accordi telefonici col titolare, signor Gabriele, ordinai alcuni loro prodotti, tra i quali anche la tipica torta vicentina La gata, a base di cioccolato, mandorle, farine di frumento e mais di Marano, grappa.
Famoso e rappresentativo dolce del territorio berico, ha persino un Consorzio dedicato, QUI  trovate la sua storia. Cliccateci, è interessante scoprire le possibili ipotesi sull'origine del detto "vicentini magnagati".
Tempo un paio di settimane, mi arrivarono a casa alcune tortine al taràssaco, che subito sottoposi all'assaggio dei nostri ospiti. Successo annunciato. Ovviamente nella spedizione inclusi una Gata e alcune fugasse, dolce che mi riporta all'infanzia, quando nonna Salute le impastava per Pasqua e poi le portava al forno del paesello perché venissero cotte a legna. Un lievitato semplice, poco dolce e piuttosto compatto, ideale da bagnare nel latte a colazione, tipico del vicentino-trevigiano, molto simile alla pinza triestina.
Basta, non mi dilungo oltre. Oggi daremo fondo all'ultima tortina rimasta, delicata e morbida, un ottimo fine pasto se abbinata a un dolce e aromatico Moscato d'Asti naturale come quello di Gianni Doglia, ad esempio.
Se vi ho incuriosito abbastanza, nel roll laterale del blog alla voce 'consigli per gli acquisti' troverete, nell'elenco dei mie suggerimenti, il link diretto al sito della pasticceria Cortese.
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