sabato 15 marzo 2014

Trippa risottata o grattonato

Nel corso della puntata finale dell'ultima edizione di MasterChef Italia, i tre finalisti si sono dovuti confrontare con piatti della tradizione culinaria regionale, portate servite di norma nelle osterie del belpaese, come le sarde in saor tipiche veneziane, i tortelli di zucca, proposti in tutta la bassa padana e la trippa risottata, antica ricetta lucana.
Appena ho sentito quest'ultima ho fatto un salto in poltrona... mai sentita nominare.
Per forza, è una ricetta tipica della Basilicata, tradizionalmente servita nei pranzi di matrimonio.
A base di trippa ovina, nella ricetta originale, si può e si deve, sempre che si voglia rifare qui da noi, usare trippa bovina.
Rare volte dedico così tanta energia nella ricerca di notizie a proposito di qualcosa che mi interessa. Cosa volete che vi dica, da amante della trippa il solo nome mi aveva stuzzicato, durante una pausa pubblicitaria cercai sul tablet qualche notizia in merito senza trovare alcuna menzione del piatto, due giorni dopo, approfondii la ricerca trovando uno scritto di Federico Valicenti, il cuoco-oste che la presentò in trasmissione, proprietario del locale Luna Rossa a Terranova del Pollino, ultimo comune della provincia di Potenza situato sulle falde del monte Calvario e confinante con la provincia di Cosenza. Nel raccontare dei tradizionali banchetti di nozze, descrive anche come fare questo piatto di trippa. Un po' sommariamente ma, tra le indicazioni scritte e quelle viste in trasmissione mi sono fatta un'idea e mi sono buttata.
Ieri poi, rimettendomi alla ricerca, ho visto spuntare ricette secondo le quali riprodurre la trippa risottata, peccato che, con la versione originale, abbiano ben poco a che spartire.
So che non avrò molto seguito con questa proposta, mi rivolgo agli amanti della trippa cui consiglio vivamente di provare a cucinarla. E' un piatto gustoso e non troppo difficile da fare.
Della ricetta originale ho dovuto omettere la coratella e il fegatello ovino, per motivi di difficile reperimento, però mi sono permessa di aggiungere qualche peperone di Senise, i cosidetti cruschi, prodotti tipici coltivati nella stessa zona e provincia. Nelle indicazioni infatti si fa cenno a polvere di peperone rosso, non piccante proprio come i cruschi, per cui assieme ad un bel cucchiaio di pimento, ho messo tre cruschi a pezzettini.
Dal momento che la trippa si deve tritare a coltello, non occorre che sia del tipo centopelli o foiolo, va benissimo la chiappa o cuffia, e siccome deve cuocere risottandosi mescolata a uova e pecorino, per non allungare troppo la cottura, che comunque è lunga rischiando di stracciare le uova, l'ho ulteriormente bollita in un brodo aromatico che ho poi usato, mescolandolo a brodo di manzo, per ultimare la cottura.
Dosi per 6

-ricetta-
1 kg di trippa di manzo
200 g pecorino
4 uova
3 peperoni cruschi (facoltativi)
1 litro di brodo di carne
1 cucchiaio colmo di polvere di peperone dolce (paprika)
1 cucchiaio di strutto
1 cucchiaio d'olio evo
sale, pepe
sedano, carota, cipolla, alloro per il brodo
Metto a scaldare abbondante acqua con le verdure a tocchi, quando prende il bollore la salo e ci metto la trippa ben lavata. Lascio cuocere per circa un'ora, se voglio dimezzare i tempi faccio tutto con la pentola a pressione, cuocendola per 40' dal fischio.
La scolo e conservo, filtrandolo mezzo litro circa di brodo di cottura, che mescolo ad altrettanto brodo di carne.
Grattugio il pecorino, quindi preparo un composto miscelandolo a 4 uova sbattute, una presa di sale e un'abbondante macinata di pepe nero.
Quando la trippa si è intiepidita la trito a coltello e la mescolo al composto di uova e formaggio.
Scaldo olio e strutto in una pentola capiente, quando sono molto caldi verso il peperoncino in polvere, lo faccio tostare, facendo attenzione a che non bruci, quindi verso la trippa condita, la mescolo per farla tostare, e inizio ad aggiungere il brodo caldo a mestoli, lasciandolo assorbire ed evaporare prima di aggiungerne altro. Dopo un quarto d'ora metto anche i cruschi a pezzetti, così si reidratano.
Dopo circa 30' dall'inizio, il piatto è pronto.
Insolito, saporito, una vera delizia, che il consorte ha voluto accompagnare con un Bordeaux delle Graves, un Grand Vin, corrispondente al second vin, che non ha nulla da invidiare al primo vino dello château di provenienza. Vendemmia 2002, ancora fresco e vivo, con spiccati aromi di frutta matura e una leggera speziatura, un bel colore rubino carico con appena un'unghia granato, davvero elegante e perfetto per accompagnare la sapidità del piatto. Château Crabitey, di Arnaud de Butler, propriétaire viticulteur à Portets.

venerdì 14 marzo 2014

Merluzzo al forno con limoni confit

Una sera ho invitato alcuni amici briviesi a cena, la scusa era di brindare ad anniversari vari, molto vicini tra loro.
So che Angelo e Simona non gradiscono molto la carne, perciò come secondo, in alternativa, ho scelto filetti di merluzzo nordico freschi, esaltandone il sapore con limoni confit, scalogni, cetriolini in agrodolce e insalata di puntarelle.
Una portata fresca e leggera, da gustare anche di sera.
Il merluzzo, diviso a bocconcini, l'ho prima infarinato e dorato in un velo d'olio in padella, in modo che si compattasse per non sfaldarsi in cottura.
I limoni confit, tipica conserva marocchina, me li preparo da sola ogni anno. Se non avete voglia di sfogliare il blog alla ricerca della ricetta, cliccate QUI , procuratevi limoni carnosi e biologici, sale marino integrale e fatevi il vostro barattolo che userete, dopo un adeguato tempo di riposo, per arricchire, con un sapore esotico e unico, piatti di carne o pesce o insalate vegetali.
Un bel mazzetto di scalogni a filetti, saltati nella stessa padella nella quale ho rosolato e sigillato il merluzzo, e una bella e fresca insalata di puntarelle, croccante e verde, condita con uno dei miei oli preferiti, il biologico Carusìa di Viragì, estratto da olive prodotte sui monti Iblei, saporito ma delicato (trovate il link diretto all'azienda nella striscia a lato: alla voce 'vi potrebbe interessare anche...') .
Calcolate circa 150 g di merluzzo per persona, ossia un filetto medio pulito.
Dosi per 6

-ricetta-
800/900 g merluzzo fresco in filetti puliti
4 scalogni lunghi
4 cetrioli in agrodolce
1 limone confit
olio evo
farina
sale, pepe
Riduco a striscioline il merluzzo eliminando con cura le spine residue, se ci sono, sono grandi e si vedono o si percepiscono al tatto accarezzando il filetto. Quindi le passo nella farina eliminando l'eccesso.
Scaldo un velo d'olio in una padella rovente, ci metto il pesce, lo faccio dorare da ogni lato girandolo con una pinza, molto delicatamente per non romperlo.
Lo metto da parte in un piatto e nella stessa padella, rinnovando un goccio d'olio, metto gli scalogni pelati e ridotti a spicchi assieme ai cetrolini, piuttosto grandi, divisi in 4 parti.
Li faccio appena appassire, poi spengo.
Ungo una pirofila in ceramica, ci metto il pesce, gli scalogni e i cetriolini, il limone che ho privato della polpa e ridotto a striscioline, un pizzico di sale e una macinata di pepe e inforno, nel forno già portato a 170°, per circa 25'.
Mentre il tutto si cuoce, pulisco le puntarelle, le divido a filettini e le condisco con una vinaigrette di olio, sale e aceto aromatizzato a piacere.
Servo nei piatti una porzione di pesce col suo profumato contorno di cottura e le puntarelle.

Il vino abbinato? dunque, era un Etna Bianco, il Salisire di Vivera, vendemmia 2010, vino prodotto a Linguaglossa, sul versante nord-est del vulcano a 600 s.l.m. da uve Carricante 100%.
Giustamente minerale, fresco e sapido, affinato sui lieviti senza uso di legno.

mercoledì 12 marzo 2014

Pennoni alla carbonara con cavolini di Bruxelles

In montagna, durante la settimana bianca, usciamo qualche volta a cena ma il più delle volte preferisco cucinare in casa perchè sono stanca e non ho voglia di uscire al freddo. Oltretutto quest'anno quasi ogni sera nevicava fitto, meglio lasciar perdere di avventurarsi per strada.
Accoglievo pertanto gli sciatori indefessi, quelli che anche con visibilità zero e in mezzo alla tormenta di neve si avventuravano sulle piste, con un buon piatto di pasta, sapendo che avevano già abbondato di proteine pranzando nei rifugi, con spezzatini, costine, salsicce o gran piatti di uova (tre per porzione) speck e patate.
Avete mai provato a fare una carbonara con l'aggiunta dei cavolini? è ottima.
Possiamo considerare il tutto un piatto unico, fatta eccezione per gli amici sciatori, infatti hanno proseguito la cena con formaggi e giusto qualche fettina di speck, salamino, kaminwurst, dolcetti, grappa e caffè. Chissà se non avessere pranzato al rifugio.
Dosi per 4

-ricetta-
400 g pennoni
350 g cavolini di Bruxelles
1 cipolla
3 uova
formaggio grattugiato
3 cucchiai d panna
olio evo
sale, pepe
Prima di tutto pulisco i cavolini eliminando le foglie più esterne, li lavo bene e li divido in quattro parti.
Li rosolo in una padella con un velo d'olio e la cipolla tritata, li salo e poi li bagno con un mestolino d'acqua, proseguendo la cottura sino a che sono teneri senza disfarsi.
Scaldo l'acqua salata per far cuocere la pasta e nel frattempo sguscio le uova in una boule, le condisco con un pizzico di sale, una macinata di pepe, il formaggio grattugiato, almeno un cucchiaio a testa e la panna. Lascio il composto da parte.
Cuocio la pasta, la scolo ributtandola nella pentola calda, la condisco con le uova e i cavolini, mescolo bene e porto in tavola

lunedì 10 marzo 2014

Zuppa con orzo, bianco-verde, ceci e cruschi

Lunedì, piatto caldo al cucchiaio. La primavera si avvicina a grandi passi e non piove da... 7 giorni 7. Un record da ottobre. Eppure una bella zuppa di verdure e orzo spezzato ci sta ancora bene.
E se facesse più caldo, la si gusta tiepida.
L'orzo spezzato assomiglia al bulgur ma ha un colore più scuro, evidentemente subisce un processo di tostatura, ha una buona consistenza al palato e, come dice mia mamma, l'orzo rinfresca e fa bene all'intestino. A me piace, punto.
Cosa compone il bianco-verde? Zucchine, cipolle, cavolo nero e topinambur, col loro sapore dolciastro a contrastare il cavolo nero.
In più un po' di ceci, facoltativi, io ho sempre un qualche tipo di legume a disposizione e, come tocco finale, macchie di colore date da una manciata di peperoni cruschi spezzettati, messi a rinvenire nella zuppa durante l'ultimo quarto d'ora di cottura.
Con tutta 'sta verdura calcolate 30 g di orzo a persona, non di più. Se non lo trovate spezzato, usate tranquillamente quello perlato o un altro cereale a vostra scelta.
Dosi per 4

-ricetta-
120 g orzo spezzato
un mazzo di cavolo nero
2 zucchine, solo la parte verde
1 cipolla grande
300 g topinambur
150 g ceci cotti
6 peperoni cruschi
olio evo
sale, pepe
Comincio col preparare tutte le verdure pulite e ridotte a cubetti o striscioline.
Scaldo un velo d'olio in una casseruola capiente, ci rosolo la cipolla per 5' mescolando spesso, poi verso  i topinambur, le zucchine e il cavolo nero. Lascio insaporire qualche minuto poi verso acqua bollente salata a coprire il tutto, metto il coperchio, abbasso la fiamma e lascio sobbollire per 20', quindi aggiungo i ceci e l'orzo, e poi i cruschi spezzettati, con quasi tutti i loro semi.
Diluisco con ancora un po' di acqua bollente, se dovesse addensare troppo, e porto a cottura l'orzo.
Assaggio e regolo il sale.
Scodello la zuppa dopo averla fatta riposare un pochino, e in tavola porto il pepe e del buon extravergine per condire a crudo. Con le verdure non amo molto l'aggiunta di formaggio grattugiato, preferisco che si distinguano i sapori delle singole verdure.

domenica 9 marzo 2014

Tortelli di Carnevale all'ambrosiana

Questa ricetta di fritti carnascialeschi è tipica di Milano e dintorni, basta entrare in qualsiasi panetteria o buttare un occhio alle vetrine delle pasticcerie per vedere enormi vassoi ricolmi di tortelli dall'aria invitante. Fritta è buona anche una suola di scarpa, si dice.
I tortelli buoni lo sono per davvero, ma hanno un difetto, la loro fragranza diminuisce man mano che rimangono lì. Quindi preparateli in tarda mattinata e fatene un'abbuffata come dessert. Dopo sono, diciamo, ''passabili'' per altre 12 ore.
C'è chi farcisce questa pasta bigné con crema pasticcera, ma vi assicuro che sono golosissimi anche vuoti, se freschissimi. Vanno assolutamente rotolati nello zucchero semolato, operazione da farsi appena scolati dalla carta assorbente, lo zucchero si attacca solo se sono ancora tiepidi.
Con mamma li facevamo almeno una volta in stagione, a volte anche con uvetta mescolata all'impasto. Lavorare a 4 mani è diverso, adesso devo accontentarmi delle mie sole forze, qui a casa sul fiume.
Ma adesso quando mai lei arriva da Milano per aiutarmi? caso mai è il contrario, vado io da lei per darle una mano, almeno per la frittura delle chiacchiere, che persiste nel preparare in abbondanza. Massì, si tiene occupata e fa qualcosa di (ultra)buono per gli altri.
Dai dai, fedeli lettori, all'opera! Ciotola, impasto, e padella. In un'oretta sono pronti.
Fine del Carnevale, anche per quest'anno ho dato, e parecchio. Mercoledì scorso, con Le Ceneri, c'è stata la chiusura ufficiale dei bagordi e conseguente ingresso in tempo di Quaresima ma, secondo il calendario ambrosiano, sabato grasso era ieri. Faccio l'ultimo strappo alla regola.
Anyway, buona e golosa domenica a tutti!!
Dosi, ragionevoli, per 4/6 persone

-ricetta-
200 g farina
150 ml latte
150 ml acqua
80 g burro
60 g zucchero
10 g lievito
5 uova
1 limone bio, scorza grattugiata
1 presa estratto vaniglia
1 cucchiaio tavola di rum
sale
olio di semi di arachidi
zucchero semolato
In una pentola verso acqua e latte, aggiungo lo zucchero, il burro a tocchetti, la scorza di limone grattugiata e un pizzico di sale. Porto a ebollizione poi tolgo dal fuoco e verso, tutta in una volta, la farina setacciata col lievito mescolando velocemente per amalgamare senza grumi, poi rimetto sul fuoco girando con un cucchiaio di legno sino a che la massa sfrigola staccandosi dalle pareti.
Spengo, trasferisco il composto nella planetaria e lo faccio intiepidire, poi aggiungo le uova, aspettando a metterne un altro sino a che il precedente non si è ben inglobato all'impasto, azionando l'apparecchio per amalgamare, devo ottenere un impasto fluido ma non troppo liquido.
Lascio riposare l'impasto il tempo di scaldare abbondante olio di semi di arachidi nella padella dei fritti, quando vedo che la temperatura è buona, versando una goccia di impasto questo deve risalire subito in superficie, inizio a mettere nell'olio piccoli cucchiai di impasto, 5 o 6 bigné alla volta, non di più, per non abbassare troppo la temperatura dell'olio. Li rigiro con due forchette, facendoli dorare uniformemente, quindi li scolo su carta da cucina, metto nuovi tortelli a friggere e intanto passo quelli scolati nello zucchero semolato e poi li accumulo su un vassoio.
Li servo entro poche ore dalla frittura.

Mio marito, molto carino come sempre, mentre ero dedita alla frittura mi ha preparato un cocktail, è il suo modo per ringraziarmi. Era un Affinity, ve lo racconterò, magari una delle prossime domeniche.

venerdì 7 marzo 2014

Risotto con vongole e ceci

Buon venerdì! accidenti a Blogger, in questi giorni mi sta facendo impazzire nel caricare le foto, alcune le accetta altre le rifiuta! Come posso fare? Scrivo senza sapere se il post andrà a buon fine.
Per stavolta è andata. Spero sia incantato per problemi di web.
Non me la prendo più di tanto perchè continua a splendere un bel sole... sono giornate bellissime qui sul fiume, la natura si risveglia, il giorno si allunga e la mattina presto è ricominciato il chiacchiericcio allegro e ininterrotto degli uccellini.
Festeggio il bel tempo ritrovato con un piatto che sa di mare.
Mi è venuta voglia di aggiungere i ceci al normale risotto con le vongole solo perchè ne avevo di già cotti.
Per decorare il tutto una pioggia di foglie di prezzemolo e sedano tritate.
Un mix che più vegetariano di così non si può e, come spesso sono i miei primi, anche piatto unico.
Nel mio frigo ci sono sempre legumi cotti, fagioli borlotti, cannellini, o di Lamon, ceci, lenticchie, cicerchie. Li metto quasi dappertutto. Con loro vado sul sicuro, aggiunti a pasta o riso vanno bene nei primi, fungono da ottimi contorni o li abbino a carne e pesce nei secondi.
Fanno bene, sono ricchi di fibre, abbassano i livelli di colesterolo, apportano proteine quasi assimilabili a quelle della carne.
Dosi per 4

-ricetta-
300 g riso Baldo
300 g ceci cotti
500 g vongole veraci
1 spicchio di aglio
1 scalogno
1 ciuffo di prezzemolo
1 ciuffo di tenere foglie di sedano
olio evo
sale, pepe
Inizio con le vongole, che ho messo a bagno in acqua fredda salata per un paio d'ore. Le sciacquo bene sbattendole per capire se non ce ne sia qualcuna farcita di sabbia, il che comprometterebbe tutto il piatto, poi le metto ina pentola con un filo d'olio, lo spicchio d'aglio schiacciato, un rametto di prezzemolo. Faccio scaldare a fiamma alta col coperchio e quando sono tutte aperte spengo, le sguscio lasciandone qualcuna nel guscio per bellezza, e filtro il liquido che hanno emesso.
Soffriggo lo scalogno nella pentola per risotti assieme a un velo d'olio, lo lascio appassire senza che bruci poi verso il riso, lo faccio tostare, lo sfumo con un goccio di vino bianco che deve evaporare completamente, quindi aggiungo i ceci e porto il tutto a cottura con l'aggiunta di acqua bollente a mestoli, quand'è quasi cotto verso il liquido delle vongole, lo faccio assorbire parzialmente e da ultime aggiungo le veraci.
Intanto ho tritato sedano e prezzemolo, copro il riso lasciandolo insaporire per qualche minuto dopo aver verificato se è a posto col sale.
Preparo le porzioni e sopra spargo il trito verde.

giovedì 6 marzo 2014

Piadina cotto, pomodori e formaggio

Vi prende mai quella voglia di raddrizzare un qualcosa che avete mangiato e non vi ha soddisfatto?
A me capita sempre più spesso, persino coi panini degli Autogrill.
Tornando dalla montagna non abbiamo potuto fermarci nel nostro ristorante preferito perchè era chiuso per ferie, giustamente in valle ne approfittano per riposarsi prima che esploda la piena stagione del Carnevale, e chi ci rimette siamo noi che apposta scegliamo di fare la settimana bianca il più possibile distante da questa festa chiassosa.
Non avevamo voglia di cercare una valida alternativa perciò durante la sosta rifornimento sono entrata nell'autogrill sperando di imbroccarne uno con il banco pizza. Invece niente. Solo gran panini, che hanno pensato bene di rinominare Nuovo (Camogli, rustico ecc.).
All'apparenza tutti nuovi, invece sempre le vecchie ricette, molto panosi e con poco ripieno. Se per giunta te lo intiepidiscono appena appena, altro che mappazzone, come direbbe chef Barbieri.
Ho masticato a fatica il mio 'nuovo Camogli', ossia due fettazze di focaccia (aromatizzata al rosmarino?) con un'ostia di prosciutto cotto, una fettina trasparente di formaggio e qualche pezzo di pomodoro.
Per buttarlo giù ho dovuto aiutarmi con quasi un litro d'acqua, alla fine il mio stomaco dilatato mi faceva sembrare un'oca ingozzata.
In auto, appena ripartiti, rimuginavo tra me sulla mia stupidità, potevo acquistare qualche buon panino ai cereali integrali e farmelo farcire dal macellaio, prima della partenza, con vero speck. Sempre meglio di quello schifo.
Perciò arrivata a casa, una delle tante mattine che sono qui sola soletta, mi sono farcita una gran piadina con gli stessi ingredienti, stimando un costo pari alla metà di quello della famosa catena. In fondo si tratterebbe solo di volontà di far le cose per bene, o magari noi utenti finali potremmo rifiutarci di buttare via 5 euro per simile robaccia.
Scegliete la piadina che più vi piace, tradizionale con lo strutto, sfogliata all'olio, integrale, di mais, farro o kamut.
Dosi per 2 piadine, che intere fungono da pasto, a metà da snack o per merenda.

-ricetta-
2 piadine
100 g cotto, 4 fette
100 g robiola
2 pomodori perini
alcune fettine sottili di formaggio (fontina, emmental, provola, toma, pecorino, mozzarella)
Scaldo nella padella antiaderente, o su una piastra, le piadine, ammorbidendole da entrambi i lati.
Quindi le spalmo con la robiola, sopra ci adagio due fette di cotto per ciascuna che ricopro con fettine di pomodoro che spolvero con un pizzico di sale. Completo con uno strato sottile di formaggio, ripiego a metà e rimetto nella padella perchè si scaldino bene.
Le taglio a metà e le servo caldissime assieme a una buona birra, ad esempio una trappista come la Westmalle Tripel, amo le birre di carattere.

mercoledì 5 marzo 2014

Frittata di riso avanzato

Solesolesolesolesolesolesolesolesole! Evviva! Adesso sì che il giardino, tutto decorato dalle macchie colorate delle primule, ha un senso.
Non mi chiedo più come mai mi avanzi sempre del risotto. Lo so perfettamente, ne cuocio sempre in abbondanza per poterlo poi riciclare in tortino oppure al salto o in crocchette.
Di ritorno da una giornata di sci è stato facile e veloce preparare uno spuntino che spezzasse l'appetito sino alla cena della sera.
Con gli scarsi mezzi a disposizione nella pur attrezzata cucina in montagna, ho deciso di fare un tortino in padella, mescolando il risotto avanzato con uova e formaggio.
Chiaro che, per ottenere una ricetta più leggera, si può cuocere in forno, ma la padella appena unta di olio o burro non fa gran differenza.
Poi quand'è ancora caldo, decoratelo con fettine di formaggio a delimitare le porzioni.
Idea superveloce, buonissima.
Dosi per 4

-ricetta-
1 porzione abbondante di risotto avanzato
3 uova
60 g formaggio grattugiato
qualche fettina di formaggio
burro
sale, pepe

In una boule rompo le uova e le sbatto leggermente dopo averle condite con un pizzico di sale e pepe, quindi aggiungo il formaggio grattugiato e il risotto avanzato, mescolo il composto e, se dovesse essere troppo asciutto, lo bagno con qualche cucchiaio di latte (dipende dal risotto che avete avanzato) poi lo verso in una padella calda che ho velato di burro.
Faccio fare una bella crosticina su fiamma piuttosto alta, poi abbasso leggemente e continuo a cuocere per altri 5' circa, quindi rovescio la frittata e lascio che si formi la crosta anche dall'altro lato.
Sformo la frittata nel piatto, sopra appoggio fettine di emmental, fontina o sottilette e lascio intiepidire prima di servire.

Il risotto era alle pere e zola, per cui abbiamo stappato il Kuddia delle ginestre di Abraxas, zibibbo al 100%, con spiccato profumo di moscato di Alessandria ma asciutto e avvolgente in bocca.

lunedì 3 marzo 2014

Zuppa di kamut e crema di peperoni

Non ha ancora smesso di piovere, le cime (bassine) vicine continuano a imbiancarsi ogni notte.
Il giardino è tappezzato di primule e ogni cespuglio è pieno di gemme. Che tempo assurdo.
Mi viene solo voglia di stare in cucina, anche se devo contenermi con lo stare molto ferma in piedi.
Oggi riciclo un avanzo di peperoni rossi brasati. Come?
Li frullo. E li uso per condire kamut lessato, mantecando con zola e rifinendo il piatto con fettine di fiordilatte. Una quasi zuppa, o risotto di kamut, primo piatto quasi unico vegetariano.
Chiaramente al posto dei peperoni rossi potevo avanzarne di gialli, oppure potevano essere erbette, o coste, cime o broccoli. Insomma, l'idea è di usare verdura cotta frullandola in crema, condirla appena per insaporire il cereale scolato, unendo un po' di gorgonzola.
Il kamut andrebbe messo a bagno per un paio d'ore, altrimenti è coriaceo e cuoce per un tempo lunghissimo. In mancanza dell'ammollo si può lessare con la pentola a pressione che dimezza i tempi di cottura, tanto tutti i prodotti integrali non scuociono quasi mai.
Al termine della cottura si scola e lo si condisce con i peperoni resi cremosi con l'aiuto di una frusta a immersione.
Utilizzo molto spesso cereali da agricoltura biologica come il kamut, o grano Khorasan, che ha notevoli proprietà salutari, è altamente proteico e in più è saziante.
Non è privo di glutine quindi è sconsigliato il suo consumo a intolleranti e celiaci.
Dosi per 4

-ricetta-
240 g kamut
300 g peperoni cotti
200 g  fiordilatte
60 g zola dolce
olio evo
semi di papavero
sale
Metto a cuocere il kamut in abbondante acqua bollente e salata, seguendo le indicazioni sulla confezione che suggeriscono i tempi, poi lo scolo lasciandolo un po' umido e riversandolo nella pentola calda.
Intanto che cuoce il Khorasan, frullo l'avanzo di peperoni nel bicchiere del mixer aiutandomi con un goccio d'olio evo.
Mescolo il grana con la crema rossa e lo zola a pezzetti, facendolo sciogliere.
Verso nei piatti e sopra ognuno accomodo fettine di fiordilatte e spolvero con semi di papavero che ho fatto tostare in un padellino senza aggiungere grassi. Daranno una piacevole nota croccantina sotto ai denti.
Completo con un filino d'olio e porto in tavola.

domenica 2 marzo 2014

Frittelle di Carnevale con farina di castagne

Beh, è dall'Epifania che siamo entrati in clima carnevalesco, o perlomeno io continuo a friggere chiacchiere et similia da allora. Adesso ci siamo in pieno, anche se sto maltempo rovinerà, non poco, sfilate e cortei mascherati.
Tanto per cambiare ho variato la scelta, scendendo a un compromesso tra tortelli e frittelle, la pastella è fatta con farine miste di grano e castagne.
I tortelli e le frittelle, al contrario delle chiacchiere che si mantengono alcuni giorni inalterate, è meglio consumarli il prima possibile, tiepidi sono un'apoteosi. Se si lasciano lì un giorno la pasta si ispessisce e perdono fragranza. Problema facilmente aggirabile, basta non prepararne troppi e finirli subito. Non è difficile, vi assicuro. Che poi sembra sempre di mangiarne chissà quanti, ma se si conta bene non sono mai più di 5/6 pezzi per ciascuno.
Calcolando anche il riposo della pastella ci vuole circa un'ora e mezza per fare tutto.
Se cominciate subito per ora di pranzo siete a cavallo e potrete concedervi un dolce fine pasto domenicale da leccarsi i baffi.
Happy sunday to all my friends. Ogni tanto succedono cose, nel blog, che mi lasciano a bocca aperta.
Tipo ieri, giornata in cui non ho pubblicato alcuna ricetta eppure ho ricevuto quasi 1000 visite. Grazie fedelissimi! Vi meritereste tutti un assaggio di queste frittelle. Idealmente ve le offro con tutto il cuore.
Dosi pert 6

-ricetta-
200 g farina 00
100 g farina di castagne
60 g zucchero
100 ml latte
3 uova grandi
3 cucchiai di rum scuro
1 arancia naturale
1 bustina di lievito
sale
olio arachidi
zucchero semolato e a velo
In una boule sbatto con le fruste elettriche, sino a rendere il composto soffice e spumoso, le uova con lo zucchero e un pizzico di sale, diluisco col latte, 3 cucchiai di succo di arancia, il rum e la scorza grattugiata dell'arancia.
Mescolo con cura, a questo composto, le farine setacciate col lievito formando una pastella cremosa e senza grumi, che lascio riposare per mezz'ora almeno, coperta.
Scaldo in una padella per fritti abbondante olio di arachidi, quando è più o meno arrivato a 170° verso la pastella a cucchiaini, le frittelle si gonfieranno e si rotoleranno da sole nell'olio, dorandosi uniformemente. Le scolo su carta da cucina e man mano le passo nello zucchero semolato accumulandole su un vassoio. Quando sono tutte pronte le spolvero con un po' di zucchero a velo. Le servo a fine pasto, possibilmente ancora tiepide.
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